SERVICES

Vigilanza Bce, Carige verso l’uscita

Genova - Carige potrebbe uscire dall’orbita delle banche vigilate dalla Banca centrale europea a fine 2018. Lo scenario è probabile, anche se non matematicamente certo: le 127 banche vigilate direttamente dalla Bce rispondono infatti a una serie di criteri

Genova - Carige potrebbe uscire dall’orbita delle banche vigilate dalla Banca centrale europea a fine 2018. Lo scenario è probabile, anche se non matematicamente certo: le 127 banche vigilate direttamente dalla Bce rispondono infatti a una serie di criteri, Carige ha perso il più rilevante, ovvero il valore degli asset attivi, sceso sotto i 30 miliardi dal 2016, ma Francoforte potrebbe comunque decidere di tenerla sotto il proprio controllo per la rispondenza ad altri criteri più discrezionali, come ad esempio l’importanza economica rispetto al territorio.

A fare un cenno allo scenario è stato l’amministratore delegato dell’istituto ligure, Paolo Fiorentino, nel corso della presentazione del bilancio 2017 agli analisti finanziari. «Abbiamo un orologio che sta partendo e che ci dovrebbe riportare nei perimetri di sorveglianza di Banca d’Italia», ha spiegato il manager a margine di alcune riflessioni riguardanti i crediti deteriorati e i severi parametri imposti dalla vigilanza europea alle banche italiane. «È un elemento soft - ha aggiunto - probabilmente su Bankitalia abbiamo un goodwill (immagine positiva, ndr) un po’ più storico, essendo io stato un interlocutore per decenni di Banca d’Italia, fermo restando gli aspetti di valutazione puramente industriali». L’orologio di cui parla Fiorentino è legato al valore degli attivi dello stato patrimoniale consolidato della banca, che negli ultimi anni si è ridotto di quasi sei miliardi.

Le banche europee vigilate direttamente da Bce sono 127 in Europa, di cui 15 italiane. Per assurgere al livello di significant bank in ambito europeo occorre possedere alcuni requisiti, i più importanti sono dimensionali e di rilevanza economica sul territorio. E il primo criterio è appunto il valore degli asset, che deve essere superiore ai 30 miliardi di euro: il dato di Carige è rimasto sopra il 30 miliardi sino al 31 dicembre 2015; nel 2016 è sceso a 26,1 miliardi e nel 2017 si è ulteriormente ridotto a 24,9 miliardi.

Secondo quanto ricostruito, per fare sì che una banca venga declassata a less significant è necessario che tale valore resti sotto i 30 miliardi per almeno tre anni: è il caso appunto di Carige, che a fine 2018 festeggia il terzo anno. Ma anche finire sotto la soglia e restarci per tre anni non comporta, automaticamente, un declassamento. Sarà infatti la Bce a valutare se declassare Carige oppure no. Nel caso accadesse, l’istituto ligure tornerebbe sotto la vigilanza nazionale diretta di Bankitalia, che viene comunque esercitata in stretta collaborazione con Francoforte.

PICCOLI AZIONISTI

Erano 54 mila ma nel corso dell’ultimo aumento di capitale il loro numero si è ridotto. Fiorentino ieri ha incontrato i rappresentanti dell’associazione dei piccoli azionisti Carige, Silvio De Fecondo e Gianni Lecca. L’associazione, 250 iscritti, chiede un rappresentante dei “piccoli” in cda: l’ad ha risposto che l’istanza sarà portata all’attenzione del board. L’associazione esprime un giudizio «complessivamente positivo» dell’incontro perché alcune richieste sono già state soddisfatte.

«Ci sarà fornito il libro soci, che è in fase di aggiornamento - spiega De Fecondo - e questo ci permetterà di fare campagna per nuove adesioni». Accolta anche la richiesta di creare un link pre-assemblea con l’associazione sul sito della banca, di fruire dei locali dell’istituto in caso di incontri, e di valutare nuove opportunità commerciali per i piccoli azionisti correntisti.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››