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«Piaggio vende, ma senza esuberi» / INTERVISTA

Genova - Renato Vaghi sottolinea che l’aspetto principale del nuovo piano industrialedi Piaggio Aerospace è «aver salvato tutti i 1.200 posti di lavoro. Quest’azienda - spiega l’amministratore delegato del gruppo aeronautico - ha dovuto scegliere quale strategia adottare per continuare a crescere»

Genova - Renato Vaghi sottolinea che l’aspetto principale del nuovo piano industriale di Piaggio Aerospace è «aver salvato tutti i 1.200 posti di lavoro. Quest’azienda - spiega l’amministratore delegato del gruppo aeronautico - ha dovuto scegliere quale strategia adottare per continuare a crescere e superare le difficoltà. Ma non ci saranno spacchettamenti, né delocalizzazioni».

Velivoli militari oppure civili. Su quale business si concentrerà la produzione?

«In entrambi i settori, senza dismettere alcuna attività. Continueremo a lavorare e investire su diversi progetti che riguardano i droni militari P1HH e P2HH. Allo stesso tempo però, la scelta del nostro azionista è proseguire anche con la realizzazione e la vendita del velivolo civile P180».

Ma non avete (come anticipato dal Secolo XIX) già preso accordi con imprenditori cinesi per la cessione del P180?

«C’è una trattativa già avviata con la società Pac Investment per vendere i diritti di proprietà intellettuale e il diritto di produrre il velivolo. Ma l’intera produzione resterà nello stabilimento di Villanova d’Albenga».

Quali sono i dettagli di questa operazione?

«Nel caso in cui andasse in porto la trattativa, sarà costituita una nuova società che sarà interamente controllata dai nuovi investitori. Avrà probabilmente sede in provincia di Savona e impiegherà personale che curerà la progettazione del velivolo. La produzione invece sarà sempre fatta dal personale di Piaggio a Villanova».

Per sempre? O la produzione rischia di essere trasferita in Cina?

«Non ho la sfera di cristallo. Nell’accordo, che va ancora essere perfezionato, sarà inserito un arco temporale durante in cui il P180 potrà essere realizzato solo in Italia, nello specifico in Liguria: penso cinque, sei o sette anni... Questo ovviamente non vieta a chi comprerà il diritto di aprire in futuro uno stabilimento per realizzare il prodotto altrove in Italia e nel mondo».

La cessione della divisione motori, che impiega circa 350 lavoratori, è confermata?

«La parte che riguarda manutenzione e realizzazione motori non rientra più negli asset strategici dell’azienda, che ha deciso di concentrarsi sulla produzione di velivoli, civili e militari. Cederemo questo asset non appena troveremo un compratore adatto, e abbiamo trattative in corso: i dipendenti passeranno alla nuova società ma continueranno a operare nei nostri stabilimenti facendo il lavoro di sempre».

Piaggio è controllata dal fondo Mubadala di Abu Dhabi. Per l’azionista quali saranno i vostri mercati di riferimento?

«Fuori Italia proseguiamo la nostra attività di vendita in Nord America, ma l’intera area asiatica è sicuramente quella che in prospettiva può avere maggiori margini di crescita».

I sindacati non hanno accettato il nuovo piano industriale. Farete passi indietro?

«Siamo disponibili al dialogo, che in verità non si è mai fermato neppure negli ultimi mesi. Ma le nostre linee guida non cambieranno».

Oltre allo stabilimento di Villanova, Piaggio impiega anche 300 dipendenti a Genova, di cui 80 in cassa integrazione da tempo. Negli ultimi anni avete ridotto molto la vostra presenza nel capoluogo ligure. Continuerete?

«Non ci saranno altri cambiamenti. Il numero dei dipendenti presenti a Genova non calerà ancora e per il personale considerato in esubero stiamo cercando un’adeguata soluzione. Contiamo di chiudere il cerchio entro pochi mesi».

L’aeronautica italiana è pronta a comprare da Piaggio diversi droni P2HH: l’investimento sarà di 766 milioni di euro. L’ordine è ormai certo?

«Attendiamo le prossime settimane per avere conferma definitiva, ma soprattutto la firma sulla commessa da parte del governo».

Esercitando il golden power su Piaggio lo Stato italiano ha messo davvero al sicuro l’azienda?

«Da parte della ministra Pinotti è stata presa una decisione corretta».

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