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Emiliano, dopo la guerra dell’acciaio parte la campagna “no trivelle”

Bari - È un nuovo fronte anti trivelle quello che il governatore pugliese, Michele Emiliano, apre a «qualunque forza politica» e a «chiunque voglia» reagire contro la «stupidità del governo» che autorizza le ricerche di idrocarburi in Adriatico.

Bari - È un nuovo fronte anti trivelle quello che il governatore pugliese, Michele Emiliano, apre a «qualunque forza politica» e a «chiunque voglia» reagire contro la «stupidità del governo» che autorizza le ricerche di idrocarburi in Adriatico con la tecnica dell’air-gun. Emiliano lancia il suo appello dopo la decisione del Consiglio di Stato che ha bocciato i ricorsi delle Regioni Puglia e Abruzzo contro le autorizzazioni del ministero dell’Ambiente rilasciate alla inglese Spectrum Geo. Ma «per noi», evidenzia il governatore, «la partita non è chiusa» e «ora comincia la battaglia per la difesa del mare Adriatico: come sempre - avverte - saremo in prima linea», con «l’ira della Puglia intera». Le preoccupazioni di Emiliano si concentrano sull’air-gun poichè «le bombe di aria compressa» con cui viene colpito il fondale, rileva, «danneggiano la fauna marina disorientando i pesci».

Anche per questo, tuona il governatore, «se si sblocca la possibilità di fare ricerche con air-gun nel nostro mare grazie a provvedimenti politici, questi politici non possono che essere considerati dei lobbisti». Intanto il primo che sembra rispondere alla sua chiamata è il governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che annuncia di voler riprendere «la battaglia istituzionale, non da soli ma con altri: farò pesare - avverte - anche questo nuovo patrimonio di rapporti che abbiamo a Roma e con le istituzioni». Le speranze delle Regioni, adesso, sono rivolte alla sensibilità dei nuovi parlamentari. Ed Emiliano, evidenziando «la cecità del governo che per fortuna è ai suoi ultimi giorni», osserva: «Bisogna che il nuovo Parlamento prenda atto di queste cose e le vieti». Da qui l’invito a collaborare a «qualunque forza politica si impegni a modificare queste norme e a vietare l’uso dell’air-gun».

Anche la senatrice di LeU Loredana De Petris ritiene che «il Parlamento neo-eletto» debba «occuparsi con urgenza» di quella che definisce una «anacronistica decisione» che «mette «a grave rischio l’ambiente e l’economia costiera di cinque Regioni: presenteremo subito - sottolinea - una proposta legislativa in tal senso». Considerando che le autorizzazioni interessano un’area di quasi 30 mila chilometri e quindi anche le regioni Emilia Romagna, Marche e Molise, non è escluso che il fronte “no triv” si allarghi come accadde nel 2016 in occasione del referendum proposto da nove Regioni per lo stop definitivo alle trivellazioni in mare entro le 12 miglia. A quanti vogliano ancora «fare una analisi del voto», Emiliano suggerisce di «rendersi conto di quanta gente ha capito perfettamente quale era il disprezzo del governo nei confronti del mare». E ricorda che «governi precedenti, addirittura Berlusconi e Monti, si erano impegnati a comportarsi diversamente». Quindi, conclude, che «governi di centrosinistra abbiano facilitato in particolare l’utilizzo dell’air gun per le ricerche e le prospezioni, è un fatto fuori dall’immaginabile».

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