SERVICES

La Francia allarga i suoi confini marittimi

Genova - La“guerra dei gamberi” fa un passo indietro e si riaccende la querelle su porzioni di mar Mediterraneo che contrappone da anni Italia e Francia. E il casus belli questa volta arriva da un documento del ministero francese dell’ambiente con cui le autorità transalpine riaprono la ferita

Genova - La“guerra dei gamberi” fa un passo indietro e si riaccende la querelle su porzioni di mar Mediterraneo che contrappone da anni Italia e Francia. E il casus belli questa volta arriva da un documento del ministero francese dell’ambiente con cui le autorità transalpine riaprono la ferita “annettendosi” - soltanto su carta, anzi su una cartina - quelle porzioni di mare contese. Ma non basta: la procedura avviata in Francia prevede che entro il 26 marzo chiunque possa avanzare osservazioni sulle linee strategiche marittime transalpine. E, finora, il governo italiano non ha ancora fatto pervenire nulla. Un silenzio giudicato rischioso dalla Lega che, tramite il proprio responsabile economia, Claudio Borghi, chiede all’esecutivo di far sentire la propria voce contro “lo scippo” di mare.

Tutto parte nel marzo del 2015: i ministri degli esteri francese e italiano, Laurent Fabius e l’attuale premier Paolo Gentiloni, sottoscrivono il Trattato di Caen, un accordo in cui si definivano nuovi confini marittimi, per porzioni di Mediterraneo che interessano Liguria, Toscana e Sardegna. Specchi d’acqua molto pescosi, nei quali ci sarebbero anche promettenti giacimenti di idrocarburi, soprattutto metano ma anche petrolio. Quell’accordo, però, mentre venne considerato immediatamente operativo dalle autorità francesi, non è mai stato ratificato dall‘Italia. Ma la questione che fece esplodere la “guerra dei gamberi” fu il sequestro del peschereccio “Mina”, il 13 gennaio 2016, disposto dalle dogane di Nizza perché mentre calava le reti proprio nello specchio d’acqua che i cugini transalpini consideravano già entro i propri (nuovi) confini. Dopo pochi giorni il peschereccio sanremese fu dissequestrato.

A gennaio però arriva un’altra svolta. Il ministero dell’ambiente francese avvia una “concertazione pubblica”, una sorta di processo partecipativo che coinvolge i principali attori marittimi, con un dossier dal titolo emblematico: “Documento strategico sul litorale del Mediterraneo: situazione esistente, posta in gioco e prospettive al 2030”. Un documento che sembrerebbe innocuo ma in cui è contenuta una cartina delle acque francesi che “annette” - di nuovo - le porzioni contese. La procedura partecipativa prevede che si possano presentare osservazioni entro il 26 marzo. E il timore è che passi una sorta di principio del silenzio-assenso. A sollevare il problema, informando il suo collega di partito e segretario ligure Edoardo Rixi, è stato il responsabile nazionale economia della Lega, Claudio Borghi. «È come se l’Italia facesse un documento in cui una cartina dice che Nizza è italiana - spiega -. Con questa procedura avviata dalla Francia c’è il rischio, se tutto tace da parte nostra, di trovarci in una posizione di ulteriore debolezza in caso di eventuali e futuri contenziosi. È vero che non abbiamo ratificato il trattato ma la Francia, con questo ulteriore passo, potrebbe accampare una sorta di presunzione di buona fede. Il governo deve inviare delle osservazioni ufficiali, specificando che quelle cartine non sono corrette».

A tuonare contro la (presunta) furbata transalpina è stato anche un gruppo di pescatori sardi, “capitanati” dall’ex deputato e governatore dell’isola Mauro Pili: «Quella procedura dà per acquisito un accordo internazionale di tre anni fa, che l’Italia non ha mai ratificato e, dunque, è pari a carta straccia - sostiene Pili - La Francia tenta la strada della procedura unilaterale». Ad allarmarsi è stata anche la responsabile del dipartimento pesca di LegaCoop, Barbara Esposto, che ieri ha contattato il ministero degli Esteri. «In Francia viene stilato un documento programmatico sul mare che però non cambierebbe la questione delle acque contese - spiega la Esposto -. Abbiamo allertato la Farnesina e ci hanno detto che a loro non risulta alcun tipo di problema o di scadenza». La “guerra dei gamberi” va avanti, in attesa del prossimo passo indietro.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››