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Hitachi Rail si riorganizza e punta sui manager italiani / IL RETROSCENA

Genova - Marino e Manfellotto verso la guida delle divisioni veicoli e service. Ansaldo Sts alla finestra.

Genova - Hitachi Rail si riorganizza a livello mondiale e affida due delle tre divisioni del gruppo a manager italiani dell’ex AnsaldoBreda, società acquistata nel 2015 dall’allora Finmeccanica per 30 milioni di euro. Da quanto ricostruito dal Secolo XIX, con una comunicazione interna il colosso giapponese ha informato i lavoratori della riorganizzazione che sarà operativa dal 1° aprile.

Le divisioni create in Hitachi Rail sono tre a livello mondiale: veicoli, segnalamento ferroviario, service e manutenzione. A quanto risulta, la divisione veicoli sarebbe affidata a Giuseppe Marino, senior vice president e direttore operativo di Hitach Rail Italy, già direttore operativo di AnsaldoBreda. A capo della divisione service e manutenzione andrebbe Maurizio Manfellotto, ad di Hitachi Rail Italy con una lunga carriera percorsa da Italcantieri ad AnsaldoBreda passando attraverso Ansaldo Trasporti e Ansaldo Segnalamento Ferroviario.

«La scelta di Marino e Manfellotto sembra dire che i giapponesi hanno un’alta considerazione del know-how italiano e sono pronti a valorizzarlo», fa notare una fonte. Il fatto che in Hitachi Rail due divisioni su tre finiscano sotto la guida di professionalità del mondo Finmeccanica è un riconoscimento per un’industria strategica italiana, quella dei trasporti, che ha nel segnalamento ferroviario il punto di forza tecnologico. La riorganizzazione di Hitach Rail è infatti seguita con interesse da Ansaldo Sts, società controllata al 50,7% da Tokyo ma non ancora integrata nel gruppo a causa del braccio di ferro tra Hitachi e l’azionista di minoranza Elliott, il fondo di Paul Singer che possiede il 31% della società quotata in Borsa. Secondo indiscrezioni, l’ad Andrew Barr avrebbe mandato una mail ai dipendenti per ricordare che Sts non rientra nella riorganizzazione perché ancora non può essere integrata. Ma c’è chi scommette che quando lo sarà, anche il segnalamento ferroviario italiano avrà modo di «esprimere professionalità di alto livello».

A fronte dei buoni risultati industriali di Breda, diversi osservatori auspicano che Hitachi ed Eliott possano firmare presto l’armistizio. A sperare nell’integrazione sono anche i lavoratori (4.000, di cui 600 a Genova), che hanno da poco avviato il negoziato sul rinnovo del contratto di secondo livello e che considerano l’operazione un’opportunità in termini di mercato e acquisizione di nuovi ordini. La società genovese ha chiuso il 2017 con ricavi per 1,3 miliardi e un utile a 64,9 milioni in calo del -16,7%. Recentemente tre gare sono state perse in Norvegia e un grande contratto con l’Arabia Saudita ancora non è entrato.

Prove tecniche di dialogo tra Hitachi ed Elliott pare siano avvenute durante incontri a Tokyo. Ma la svolta potrebbe arrivare dopo il 24 marzo, giorno a partire dal quale Hitachi non dovrà più corrispondere a chi ha aderito all’Opa lanciata nel 2016 a 10,5 euro un’integrazione del prezzo in caso di nuova offerta a un prezzo più alto.

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