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Quindici anni dopo l’attacco a Saddam, l’Iraq dilaniato da guerra e terrore / FOCUS

Beirut - Erano le 5.35 del 20 marzo 2003 (le 3.35 ora italiana) quando i primi 40 missili da crociera Tomahawk lanciati da navi americane nel Golfo Persico, Mar Rosso e Mediterraneo si abbattevano su Baghdad.

Beirut - Erano le 5.35 del 20 marzo 2003 (le 3.35 ora italiana) quando i primi 40 missili da crociera Tomahawk lanciati da navi americane nel Golfo Persico, Mar Rosso e Mediterraneo si abbattevano su Baghdad. Era l’inizio di una guerra che secondo i piani del presidente George W. Bush doveva spazzare via in poco tempo il regime di Saddam Hussein e portare la democrazia in Iraq, rendendo più sicuro il mondo del dopo-11 settembre.

Da quel giorno, invece, sono passati 15 anni in cui l’Iraq non ha più avuto pace, i conflitti interconfessionali si sono moltiplicati, portando tra l’altro l’avvento dell’Isis, e l’Iran ha rafforzato la sua influenza nel Paese vicino e in gran parte della regione. Impossibile stabilire il numero esatto delle vittime di questa guerra infinita. Secondo l’Iraq Body Count, i civili iracheni uccisi sono tra i 180.000 e i 200.000. I soldati americani caduti quasi 4.500 (33 quelli italiani della Coalizione internazionale, compresi i 19 uccisi nell’attentato di Nassiriya) e 30.000 i feriti. Parlando nei giorni scorsi con il vice presidente Usa Mike Pence, il premier iracheno Haidar al Abadi ha detto che continuerà a lavorare per «rafforzare il processo democratico e le istituzioni dello Stato». Uno snodo fondamentale, dopo la vittoria sullo Stato islamico dichiarata in dicembre, saranno le elezioni del 12 maggio, dove torneranno a sfidarsi partiti e raggruppamenti contrapposti soprattutto sulla base di differenze religiose, sciiti contro sunniti. Mentre oltre 2 milioni di cittadini sono ancora sfollati per la guerra con l’Isis. Il 9 aprile del 2003, dopo una cavalcata inarrestabile, le truppe americane arrivarono a Baghdad.

Le scene di giubilo, con il famoso abbattimento della statua di Saddam, si accompagnarono all’anarchia che si impadronì della capitale. Gli assalti di bande di criminali al Museo nazionale e agli ospedali furono il primo segnale delle difficoltà che gli occupanti avrebbero incontrato nel cercare di controllare il Paese. In dicembre Saddam veniva catturato, cinque mesi dopo l’uccisione dei suoi due figli, Uday e Qusay. Ma fece in tempo ad essere condannato alla pena capitale solo per le esecuzioni di 148 sciiti. La sua esecuzione, nel dicembre del 2006, impedì che si facesse chiarezza su altri episodi quali i bombardamenti chimici sui curdi e sulle truppe iraniane nella guerra tra il 1980 e il 1988, o l’invasione del Kuwait nel 1990. Le immagini scioccanti dei boia sciiti che insultano l’ex dittatore sunnita prima di impiccarlo, e poi i festeggiamenti nelle maggiori città sciite del sud contrapposte alle proteste di quelle sunnite nel nord e nell’ovest, sono i prodromi dell’esplosione di una guerra civile interconfessionale che sconvolge il Paese fino al 2008, provocando decine di migliaia di morti.
Molti dirigenti e ufficiali dell’ex regime passano nelle file dei rivoltosi, e alcuni ricompaiono in posti di comando dello Stato islamico, che riesce a presentarsi come vendicatore dei sunniti contro le discriminazioni del governo dello sciita Nuri al Maliki. È così che nel 2014 i miliziani del “Califfo” Abu Bakr al Baghdadi riescono a impadronirsi di Mosul e di quasi un terzo del Paese quasi senza colpo ferire, accolti come liberatori da buona parte della popolazione. La sconfitta dell’Isis non ha certo cancellato le divisioni confessionali, mentre rimangono le tensioni tra il governo centrale e la regione autonoma del Kurdistan, dopo un referendum per l’indipendenza nel settembre scorso. All’America, oltre ai morti e ai feriti, restano le immagini che finiranno sui libri di storia come macchie alla sua immagine.
Quella degli aguzzini del carcere di Abu Ghraib per esempio, con i prigionieri al guinzaglio. O quella del segretario di Stato Colin Powell che al Consiglio di Sicurezza dell’Onu mostra la provetta contenente un liquido misterioso, nel giorno in cui presenta le prove - false - delle armi di distruzione di massa di Saddam. Un episodio che secondo molti ha segnato la fine della sua carriera politica.

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