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Russia al voto, ecco i candidati alla presidenza / FOCUS

Mosca - Domani domenica 18 marzo la Russia si recherà alle urne per eleggere il presidente che governerà il Paese per i prossimi sei anni.

Mosca - Domani domenica la Russia si recherà alle urne per eleggere il presidente che governerà il Paese per i prossimi sei anni. La campagna elettorale è iniziata il 18 dicembre e le elezioni si tengono nell’anniversario esatto dell’annessione della Crimea alla Russia. Inizialmente, erano state 70 le persone che avevano dichiarato l’intenzione di candidarsi, ma di questi sono arrivati al rush finale solo otto. Con un consenso che sfiora l’80%, l’attuale presidente Vladimir Putin, dovrebbe facilmente conquistare il suo quarto mandato (non consecutivo) da capo di Stato. Il suo sfidante più carismatico, l’oppositore Aleksei Navalny, 41 anni, non è stato registrato come candidato per via di una condanna penale a suo carico e che a suo dire, però, è stata emessa appositamente per tenerlo lontano dalla politica.

Di seguito i candidati.

VLADIMIR PUTIN, 65 anni, ha preso le distanze dal suo partito Russia Unita e si presenta come indipendente. È stato presidente della Federazione russa dal 2000 al 2008, per poi occupare la poltrona di primo ministro, visto che la Costituzione vieta più di due mandati consecutivi. Al suo posto è salito al potere, fino al 2012, l’allora premier Dmitri Medvedev, che prima di lasciare il Cremlino ha cambiato la Costituzione per estendere da quattro a sei anni il mandato presidenziale. A marzo dello stesso anno, Putin è stato rieletto e se domenica vincerà si avvierà ad essere il leader russo più longevo dai tempi di Stalin. Per via dei limiti costituzionali, non potrà candidarsi nel 2024, ma secondo molti osservatori continuerà comunque a giocare un ruolo di primo livello nella vita politica russa. Secondo l’istituto ufficiale Vtsiom, domenica potrebbe conquistare il 69-73% dei voti. È talmente certo la sua vittoria, che non ha mai partecipato ai dibattuti tv con gli altri candidati.

KSENIA SOBCHAK, 36 anni, è la figlia del padrino politico di Putin, l’ex sindaco di San Pietroburgo, Anatoly Sobchak. Ribattezzata la Paris Hilton russa per il suo stile di vita, il presenziassimo nella vita mondana e la sua partecipazione a programmi tv alla Grande Fratello, è poi diventata giornalista tv impegnata e si è unita nel 2012 alle fila dell’opposizione di piazza. La sua discesa in campo è stata vista da molti come una strategia del Cremlino per avere un candidato liberale, ma controllabile, che certificasse l’esistenza di concorrenza politica nel controverso sistema democratico russo e suscitasse interesse in parte dell’elettorato delle grandi città, che potrebbe invece boicottare il voto. Sobchak ha sempre respinto l’accusa di collusione con il Cremlino e in campagna elettorale ha affrontato tematiche delicate, di solito non molto presenti in tv e nei media di Stato, come la questione dei prigionieri politici, l’annessione della Crimea o i diritti umani in Cecenia. Il suo slogan è «contro tutti». Ha subito ammesso di gareggiare non per vincere e si è astenuta dal criticare in modo diretto Putin. Sobchak raccoglie consensi tra quello che è rimasto dopo la crisi della middle class delle grandi città, soprattutto Mosca e San Pietroburgo. Secondo l’istituto ufficiale Vtsiom, il suo consensi è tra il 2 e il 3% e domenica dovrebbe conquistare il quarto posto nella corsa al Cremlino.

PAVEL GRUDININ, 57 anni, è la vera sorpresa della campagna elettorale perché in poco tempo si è conquistato un vasto consenso, tanto che secondo i sondaggi è subito dietro Putin nei consensi. Miliardario direttore del Sovchoz Lenin di Mosca, il più grande centro di produzione di fragole di tutta la Russia, è stato candidato dal partito Partito Comunista (Kprf), ma fino al 2010 era membro del partito di governo Russia Unita. È critico dell’attuale sistema politico ed economico russo, ma ha evitato anche lui di puntare direttamente il dito contro Putin. La sua candidatura è stata letta come un tentativo dei comunisti di allargare la loro base di consensi oltre i nostalgici dell’Urss. Grudinin è riuscito a raccogliere l’appoggio anche dei piccoli e medi imprenditori e di chi finora non si interessava di politica. Secondo l’istituto ufficiale Vtsiom, il suoo consenso è tra il 10 e il 14%.

VLADIMIR ZHIRINOVSKY, 71 anni, veterano della politica russa, è a capo del partito ultranazionalista Ldpr, noto per le sue posizioni xenofobe. Questa è la sesta volta che corre per il posto di presidente. Mentre da una parte infiamma gli elettori con la sua retorica populista, dall’altra ha sempre sostenuto Putin e il suo partito in Parlamento, pur rappresentando formalmente l’opposizione. Alle ultime presidenziali, nel 2012, ha ottenuto il 6%. Secondo l’istituto ufficiale Vtsiom, domenica uscirà terzo dalle urne ed è dato tra l’8 e il 12%.

GRIGORY YAVLINSKY, 65 anni, candidato e leader del partito liberale Yabloko, si è già presentato alle presidenziali nel 2000, ottenendo il 6% dei voti. Ha denunciato spesso le politiche del Cremlino e ha criticato con regolarità Putin, chiedendo maggiore libertà politica e un corso economico più liberale. La sua base di supporto è circoscritta alle vecchie generazioni nelle cerchie liberali delle grandi città. Secondo l’istituto ufficiale Vtsiom, domenica conquisterà il quinto posto; il suo consenso è tra l’1 e il 2%.

BORIS TITOV, 57 anni, leader del partito della Crescita (Partia Rosta, in russo), si candida per la prima volta. Dal 2012, ricopre l’incarico di ombudsman dei diritti degli imprenditori, dopo aver avuto una carriera nel settore dei fertilizzanti e della chimica. Il suo programma si concentra sul creare un clima più favorevole per il business in Russia. Secondo l’istituto ufficiale Vtsiom, il suo consenso è sotto il 2% come quello dei rimanenti candidati.

SERGHEI BABURIN, 59 anni, esperto legale, candidato della piccola formazione nazionalista “Panrussa”, ha giocato un ruolo di primo piano nella politica degli anni ‘90, opponendosi alla dissoluzione dell’Unione sovietica nel 1991 e diventano uno dei leader del parlamento ribelle contro Boris Eltsin, nel 1993. È stato anche vice presidente della Duma negli anni ‘90 e 2000. Nel 2007, non è riuscito a entrare in Parlamento e ha lasciato la politica, andando a ricoprire il posto di rettore dell’Università di Mosca. Le posizioni del suo partito sono a favore di Putin sia in politica estera, che interna.

MAXIM SURAIKIN, 39 anni, è a capo del partito Comunisti di Russia, un gruppo marginale che si presenta come alternativo al Kprf, che ritiene si tratti di una formazione nata su disegno del Cremlino per frammentare il voto comunista. Ha una formazione da ingegnere e ha un piccolo business di computer. Nel 2014, si è candidato a governatore della regione di Nizhny Novgorod, ottenendo il 2% dei voti.

IL BOICOTTAGGIO DEL VOTO. I russi come era in passato non troveranno la casella «contro tutti» nella scheda, ma l’affluenza sarà l’altro “candidato”. L’oppositore Navalny ha lanciato un appello per uno «sciopero degli elettori» , invitando i russi che vogliono più libertà e competizione ad astenersi dal voto per delegittimare la scontata vittoria di Putin. Il presidente, secondo alcuni esperti, mirerebbe a ottenere il 70% dei voti con il 70% delle preferenze per poter essere sicuro di contare su una forte base di appoggio. Il fatto però che l’esito delle urne appaia già scritto, unito alla tradizionale apatia dell’elettorato russo potrebbero influire in modo negativo sull’affluenza. L’opposizione ha già denunciato l’uso massiccio di pressioni sui dipendenti pubblici perché vadano a votare e si prepara a un massiccio controllo delle operazioni di voto con numerosi osservatori indipendenti, che dovranno impedire il ricorso a brogli e manipolazioni. Sempre secondo l’ultimo sondaggio dell’istituto Vtsiom, l’affluenza alle presidenziali sarà del 74%.

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