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Torna la tensione tra Grecia e Turchia / ANALISI

Genova - Grecia e Turchia stanno vivendo giorni di grande tensione,da quando lo scorso 12 aprile un caccia dell’aeronautica ellenica è precipitato nel Mar Egeo: il Dassalut Mirage 2000-5 greco stava rientrando presso la base sull’Isola di Skyros dopo aver intercettato un caccia turco

Genova - Grecia e Turchia stanno vivendo giorni di grande tensione, da quando lo scorso 12 aprile un caccia dell’aeronautica ellenica è precipitato nel Mar Egeo: il Dassalut Mirage 2000-5 greco stava rientrando presso la base sull’Isola di Skyros dopo aver intercettato un caccia turco. In questa porzione di Mediterraneo, Grecia e Turchia si fronteggiano anche per questioni di sovranità territoriale, e non è la prima volta nella storia che i due vicini si confrontano nei cieli.

A farne le spese questa volta il capitano Giorgos Baltadoros, del 331esimo squadrone Theseus/114esimo, caduto in mare in seguito a un incidente, su cui comunque rimangono dubbi. I due alleati nel quadro dell’Alleanza atlantica, fra i quali non corre per ricorsi storici buon sangue, hanno vissuto a più riprese piccole scaramucce nel corso degli ultimi decenni, e la storia pare destinata a ripetersi ancora una volta.

Con il recente attacco americano, francese e britannico in Siria, gli occhi di molte potenze sono concentrati sull’area, ma questo non ha impedito ai velivoli turchi e greci di confrontarsi a più riprese nel corso dell’ultima settimana. Il 10 aprile un elicottero militare di Ankara pare abbia sorvolato a più riprese l’isola greca di Ro, prima di essere allontanato dagli spari delle forze greche. L’isolotto greco si trova a poche miglia dalle coste turche, e la convivenza può risultare quantomai complessa in questa fase. Solo tre giorni prima uno Uav turco era stato avvistato sull’Isola di Rodi. Il primo ministro ellenico Alexis Tsipras aveva negato la richiesta di abbattere il velivolo senza pilota dopo una consultazione con il ministro degli Esteri Kotzias, per evitare una possibile escalation con lo scomodo alleato turco, che sta vivendo un momento estremamente delicato. La Turchia infatti gioca su più piani una partita difficile, passando dal contatto con la Russia agli attacchi contro i curdi in territorio siriano. Lo scorso lunedì il primo ministro turco Binali Yildirim ha affermato che la Guardia costiera aveva rimosso una bandiera greca nell’isola di Furni, issata da tre cittadini greci. Versione respinta da Atene, che ha sottolineato come la bandiera garrisse ancora al vento dell’Egeo. Bisogna fare attenzione alle dichiarazioni, perché anche un piccolo pretesto potrebbe fornire nuovo carburante a una convivenza mai facile fra Grecia e Turchia.

Il fastidio reciproco - sfociato in odio aperto in alcuni momenti storici non così remoti - è palese a Cipro, dove persiste una divisione territoriale e materiale dell’isola, in zona greca e zona turca. Stando alle informazioni dello Stato Maggiore greco, i velivoli militari turchi avrebbero violato oltre 30 volte lo spazio aereo greco solo negli ultimi 20 giorni. Come se non bastasse, a marzo due ufficiali greci sono stati imprigionati in Turchia con l’accusa di spionaggio. Il sentimento popolare non volge certamente al dialogo, anche se le diplomazie sono al lavoro per arginare le forze più populiste di entrambe le parti. L’apice della crisi è stato raggiunto martedì, quando l’elicottero con a bordo Alexis Tsipras e il Capo di Stato maggiore Evangelos Apostolakis è stato agganciato da due caccia turchi, che volavano molto al di sopra del Chinook presidenziale greco.

Alla richiesta degli F16 di Ankara di fornire posizione e dettagli della rotta, è stata avvertita immediatamente l’Aeronautica greca, che ha fatto alzare in volo due Mirage. Alla vista dei jet ellenici, i turchi sono tornati sui propri passi. Una provocazione, che però rischia di infiammare il già precario equilibrio. In conseguenza della spiacevole esperienza, il premier di Atene ha dichiarato: «La Grecia non cederà di un centimetro e difenderà la propria sovranità con ogni mezzo» ribadendo comunque la volontà di cooperazione e coesistenza pacifica con Ankara. Bruxelles monitora la situazione, e il Parlamento Europeo ha approvato mercoledì la risoluzione B8 0194/2018 con 607 voti favorevoli riguardo alla detenzione dei due militari greci detenuti in Grecia. Il vice-presidente del Parlamento ruropeo, Dimitris Papadimoulis, ha affermato che «la plenaria del Parlamento europeo ha appena adottato quasi all’unanimità, con 607 voti a favore, solo sette contrari e 18 astensioni, una risoluzione in cui si chiede l’immediato rilascio dei due militari greci. È un forte schiaffo al primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan per le sue azioni arbitrarie che violano lo stato di diritto e le regole del diritto internazionale». Le mosse di Erdogan si potrebbero anche leggere in un’ottica elettorale, dato che le elezioni sono state anticipate dal novembre 2019 al prossimo 24 giugno 2018.

Una nuova tornata elettorale che fa seguito all’incontro fra Erdogan e Devlet Bahceli, il leader del Partito del movimento nazionalista, che richiedeva elezioni anticipate al prossimo agosto. Sarà anche l’occasione per il presidente turco per cristallizzare le riforme politiche volute con il referendum dell’aprile 2017, quando erano state rafforzati i poteri del Capo dello Stato.

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