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Bonaldo Gregori (Pillarstone): «Così abbiamo salvato Premuda» / COLLOQUIO

Porto Torres - «Quando siamo entrati in Premuda, la compagnia aveva debiti verso più di 15 differenti istituti bancari nazionali e internazionali, da tre anni e mezzo non si riusciva a trovare un accordo sul rilancio, e intanto le navi venivano vendute per poter creare liquidità».

Porto Torres - «Quando siamo entrati in Premuda, la compagnia aveva debiti verso più di 15 differenti istituti bancari nazionali e internazionali, da tre anni e mezzo non si riusciva a trovare un accordo sul rilancio, e intanto le navi venivano vendute per poter creare la liquidità sufficiente per poter portare avanti le discussioni sulla ristrutturazione». Gaudenzio Bonaldo Gregori è partner di Pillarstone , il fondo di private equity sostenuto da Kkr specializzato in ristrutturazioni aziendali, che dal 2016 è entrato anche nell’industria marittima italiana, a partire proprio dalle operazioni su Premuda e in seguito Rbd Armatori. «Noi abbiamo comprato la maggioranza del credito di Premuda da Intesa e Unicredit, e poi anche da Carige e Bper, abbiamo trovato l’accordo sulla ristrutturazione del debito in tre mesi e mezzo: la società aveva un patrimonio netto negativo di 90 milioni, l’abbiamo ricapitalizzata e delistata. Oltre ad aver fornito liquidità alla compagnia per circa 50 milioni di dollari».

Pillarstone è diventata azionista al 100% di Premuda nell’aprile dello scorso anno, e ora Bonaldo Gregori può tirare le prime somme dell’operazione, sia per spiegarne gli obiettivi, sia «per scrollarci quell’immagine di “invasori barbari» che ci è stata un po’ cucita addosso. Certo, scherza il finanziere, non aiuta che proprio il fondo Kkr e la sua operazione su Nabisco ispirarono il film “Barbarians at the gate ” sul rampatismo dei fondi negli Ottanta, «ma da allora molte cose sono cambiate». Esistono, e si sono verificate recentemente, operazioni speculative di hedge fund che sono entrati per breve tempo in compagnie di navigazione, circa tre anni, e sono uscite in un’ottica di liquidazione, dismettendo la flotta. «Ma gli obiettivi di un fondo di turnaround come Pillarstone sono differenti - spiega Bonaldo Gregori, ospite dell’assemblea di Federagenti -. Si tratta di un capitale paziente, che ragiona nel medio termine, in maniera flessibile. Investendo nuova finanza direttamente nella società di turnaround industriale e non per cercare veloci speculazioni finanziarie. L’obiettivo è certamente l’uscita dall’azienda dopo un certo numero di anni, dopo aver realizzato valore dall’implementazione del tournaround data dal recupero di competitività di quella stessa società. Premuda - spiega ancora Bonaldo Gregori - era una compagnia che era arrivata a gestire una flotta di 20-25 navi, dopo le cessioni degli ultimi anni è scesa a 13 unità in gestione. La divisione in maggiore sofferenza era quella del carico secco, che era gestita a Londra in outsourcing per la gestione operativa. Abbiamo riportato a Genova quell’attività, facendo leva sulle risorse e competenze esistenti, rafforzandole e consolidandole, con il focus sul know how esistente in Italia e continueremo a supportare questa strategia: puntiamo a far crescere la flotta di multipli nel numero di navi esistenti, ci stiamo guardando intorno e abbiamo già valutato varie opportunità. Premuda è un’azienda di eccellenza e ci sono piccole e piccolissime compagnie che teniamo sotto osservazione. E vogliamo fare queste operazioni proprio mantenendo l’identità italiana delle compagnie».

È noto che dopo la crisi economica, le banche abbiano progressivamente ridotto l’esposizione verso lo shipping sotto il peso di vecchie sofferenze e delle imposizioni del regolatore sempre più stringenti per evitarne di nuove. Questo ha favorito “il cambio di paradigma” più volte richiamato da Bonaldo Gregori: cioè l’affacciarsi di nuovi soggetti in grado di finanziare le imprese, alternativi e complementari al classico prestito bancario come ad esempio quotazioni, obbligazioni e appunto i fondi.

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