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«Genova, mano tesa a Svizzera e Baviera» / INTERVISTA

Genova - Pitto (Spediporto): «Sull’innovazione digitale siamo un porto all’avanguardia».

Genova - «Genova deve lavorare con l’obiettivo di diventare il terminale della Via della seta grazie alle nuove infrastrutture già programmate e che saranno completate tra qualche anno». Per Alessandro Pitto, presidente di Spediporto, lo scalo del capoluogo ligure sta completando il proprio sviluppo «per incrementare gli attuali volumi di traffico e conquistare nuovi mercati». In meno di due anni la Cina diventerà il più grande operatore container al mondo. A concorrere al raggiungimento dell’obiettivo di dominio mondiale, ci sono due fattori: intanto la fusione tra China Shipping e Cosco ha creato un gigante sia sul mare, con una flotta tra le principali del settore, ma anche sulle banchine con un gruppo terminalistico tra i più grandi. L’altra spinta propulsiva arriva dagli ingenti investimenti che Pechino sta già mettendo in campo per sviluppare la Via della seta. Il tesoro che la Cina investirà nel progetto supera i 150 miliardi di dollari. Negli ultimi dodici mesi sul fronte portuale sono già stati investiti 20 miliardi. Con il raddoppio del Canale di Suez, poi, il Mediterraneo ha acquisito nuova centralità. La Cina ha investito nel Pireo ed è alla ricerca di un canale di accesso per connettere velocemente le merci con il resto d’Europa. Il governo italiano ha offerto ai cinesi una via complementare alla ferrovia che Pechino ipotizza di costruire per collegare il porto greco all’Europa attraverso i Balcani, e suggerisce di sfruttare anche i sistemi portuali e ferrati già esistenti - e già pronti - come Trieste.

Presidente, il Terzo Valico dovrebbe essere ultimato entro pochi anni. Per la nuova diga del porto, invece, ce ne vorranno almeno quindici. Non le pare troppo tempo?
«Genova – spiega il numero uno degli spedizionieri - non è stata in grado di accelerare sulle grandi opere oggi necessarie e non ci sono dubbi che in passato si sia perso molto tempo: se questi progetti fossero stati avviati prima, infatti, oggi avremmo opere già pronte e un porto già all’altezza delle nuove sfide che arrivano dal mercato. Ma sono comunque ottimista perché una volta ultimati i progetti oggi in corso e quelli già programmati, lo scalo avrà ultimato il proprio sviluppo e sarà in grado di movimentare una maggiore quantità di merci con tempi molto più ridotti rispetto a quelli attuali».

Quali sono le opportunità che possono arrivare dallo sviluppo della Via della seta per il porto di Genova?
«I principali margini di crescita riguarderanno il comparto merci, specialmente contenitori. La Cina sta facendo grandi investimenti e in Italia ha individuato proprio Genova e Triste come porti di riferimento. Ci saranno grandi opportunità non solo per il settore portuale ma più in generale per l’intero comparto economico».

Quali sono i mercati di riferimento ai quali deve puntare il porto di Genova?
«Il capoluogo ligure rappresenta le banchine naturali per buona parte del Nord Italia, ma sono quello svizzero e della Baviera i mercati che Genova deve conquistare a tutti i costi sottraendo traffico al Nord Europa. Il nostro scalo, per la sua posizione geografica nel Mediterraneo, non ha troppi porti rivali: la concorrenza da sconfiggere resta sempre quella dei porti nordeuropei».

Dal punto di vista informatico, invece, quali sono i limiti da migliorare?
«Il nostro porto, dal punto di vista dell’innovazione digitale, è all’avanguardia e sicuramente all’altezza dei porti del Nord Europa. Grazie al sistema E-port possiamo contare su un sistema unico nel panorama italiano che garantisce efficienza e sicurezza. Abbiamo iniziato a lavorarci nel 2004 sull’onda delle code quotidiane e della congestione ai gate. Allora lo scalo movimentava 1.600.000 teu: oggi il porto movimenta 2.600.000 teu, quasi il doppio. Restano, invece, da migliorare i controlli che a livello locale vengono effettuati sulle merci: sono spesso troppo lenti e fermano i prodotti in banchina per molto tempo».

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