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L’Europa introduce la nuova stretta sulla banche, l’Italia dice no / IL CASO

Bruxelles - L’Italia si è opposta per una questione di principio: finora si è puntato solo sulla riduzione dei rischi, cara alla Germania, e poco e niente sulla condivisione.

Bruxelles - Nonostante l’opposizione di Italia e Grecia, il dossier che dà una nuova stretta ai requisiti per le banche allo scopo di ridurne ulteriormente i rischi passa l’esame dell’Ecofin e va ora al negoziato con il Parlamento europeo. L’Italia si è opposta per una questione di principio: finora si è puntato solo sulla riduzione dei rischi, cara alla Germania, e poco e niente sulla condivisione. Un approccio che non è mai piaciuto al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e che, è facile immaginare, non piacerà nemmeno al nuovo Governo, che quelle stesse regole bancarie vuole modificare ma non certo in senso più restrittivo. Il cosiddetto “pacchetto bancario” approvato oggi era stato proposto dalla Commissione Ue a novembre 2016, per cercare di sbloccare lo stallo sull’Unione bancaria: Germania e altri si opponevano alla condivisione dei rischi prima della loro ulteriore riduzione, quindi Bruxelles presentò un altro pacchetto di norme in questa direzione. Già allora le banche espressero scetticismo, temendo un inasprimento dei requisiti di capitale.

Tra le novità più rilevanti, infatti, si introduce un livello minimo di capacità di assorbimento delle perdite (TLAC), che consentirà anche alle banche “globalmente sistemiche”, straniere incluse, di essere risolte senza scossoni al sistema. E viene introdotto un nuovo buffer di liquidità che costringe le banche a finanziare le attività di lungo termine con fonti stabili. Il nuovo pezzo di regolamentazione bancaria modifica la direttiva sui requisiti di capitale (CRD) e quella che introduce il tristemente noto “bail in” (BRRD). Sarebbe quindi stato un “grimaldello” perfetto per il nuovo Governo, intenzionato a ridiscutere le regole bancarie, per riaprire il dossier in Europa. E forse non a caso l’Ecofin si è affrettato a chiudere oggi senza aspettare, per garbo istituzionale, il nuovo ministro italiano certamente presente alla riunione di fine giugno. Per l’Italia ci sarà comunque tempo e modo per opporsi eventualmente alla nuova stretta, perché dopo il negoziato con il Parlamento tutto ripassa all’Ecofin per l’ultimo voto.
Ma la legislazione può passare a maggioranza, quindi l’eventuale contrarietà italiana potrà solo restare agli atti. «Non ci aspettiamo delusioni dal nuovo governo italiano», fa però sapere la presidenza dell’Ue. Soddisfatti i ministri francese e tedesco, che vedono ora la strada spianata per passare a discutere di condivisione dei rischi a giugno, mandando avanti almeno l’idea di creare un paracadute comune al fondo salva-banche attraverso il fondo salva-Stati Esm. «Abbiamo fatto molti progressi sulla riduzione dei rischi - ha detto il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz - Era il primo passo necessario per sviluppare l’Esm, per avere il backstop comune, quindi tutti quelli che si aspettavano i prossimi passi (sulla condivisione dei rischi, ndr) possono essere sicuri che ora accadranno. E non ci abbiamo messo troppo tempo». E poi sull’Italia: «È un buon segno che il premier incaricato italiano abbia detto che l’Italia seguirà le regole che abbiamo. E se qualcuno ti tende una mano, devi prenderla».

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