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In settimana i nuovi vertici della Cdp

Roma - Conto alla rovescia per il rinnovo dei vertici di Cassa Depositi e Prestiti, primo tassello del maxi-risiko delle nomine delle aziende pubbliche. La partita, dagli esiti ancora incerti, si chiude alla fine della prossima settimana, quando Tesoro e Acri depositeranno la lista dei nomi

Roma - Conto alla rovescia per il rinnovo dei vertici di Cassa Depositi e Prestiti, primo tassello del maxi-risiko delle nomine delle aziende pubbliche. La partita, dagli esiti ancora incerti, si chiude alla fine della prossima settimana, quando Tesoro e Acri depositeranno la lista dei nomi. Si tratta del tema più urgente sul tavolo del nuovo governo, visti i tempi stretti dovuti alle imminenti scadenze societarie.

Cdp ha fatto slittare le date dell’assemblea che dovrà rinnovare il consiglio d’amministrazione, il presidente e l’amministratore delegato, per i quali sono in corso le valutazioni del Tesoro e delle fondazioni, oltre a quelle dei partiti di maggioranza. L’assemblea degli azionisti, in sede ordinaria e straordinaria, ci sarà il 28 e 29 giugno, rispettivamente in prima e seconda convocazione, e non più il 20 e 28. Quindi venerdì o al più tardi domenica deve chiudersi la trattativa fra Tesoro e Acri per depositare una lista di nomi.

Ad auspicare che si tratti di un’unica lista è stato due giorni fa il presidente delle Fondazioni bancarie Giuseppe Guzzetti, annunciando la riunione delle Fondazioni azioniste prima del 24 giugno per presentare l’elenco dei nomi: «Abbiamo sempre fatto una lista unica» tra Fondazioni e ministero dell’Economia «e non c’è motivo per non farla anche ora», ha sottolineato Guzzetti. «Il Mef indicherà i suoi 6 consiglieri compreso l’ad - ha spiegato - e noi i nostri tre compreso il presidente». Ora il totonomine: l’attuale presidente di Cassa depositi e prestiti, Claudio Costamagna, ha già fatto sapere di non essere disponibile a un secondo mandato. La designazione del presidente spetta per statuto alle Fondazioni che detengono il 16% del capitale di Cdp. Il nome più favorito resta quello di Massimo Tononi, ex Goldman Sachs, già sottosegretario all’Economia nel governo Prodi ed ex presidente del Monte dei Paschi. La scelta dell’amministratore delegato spetta invece al Mef, azionista di maggioranza con oltre l’82% del capitale.

Le Fondazioni vorrebbero alla guida Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti (che sarebbe ben visto anche per la presidenza) ma Lega e M5s sono pronti a far valere il loro peso politico. I leghisti spingono per Massimo Sarmi, ex ad di Poste, sponsorizzato dalle prime linee del partito.

Mentre il Movimento 5 stelle (secondo cui Sarmi «non rappresenta il cambiamento», come ha sottolineato il fedelissimo di Di Maio, Stefano Buffagni) punterebbe sulla soluzione interna: Fabrizio Palermo, attuale direttore finanziario.

Fuori gioco Flavio Valeri, responsabile territoriale per l’Italia della Deutsche Bank, che gli M5s volevano al posto di Fabio Gallia in uscita, ma che ha già fatto sapere che proseguirà il suo impegno professionale nell’ambito del gruppo tedesco.

La soluzione di compromesso che si potrebbe configurare vedrebbe favorito Sarmi nel ruolo di ad e per Palermo, esperto di industria e di finanza, la poltrona di direttore generale. Ma la partita è ancora aperta e altri nomi sono spuntati in corsa, come quello di Giuseppe Bono, numero uno di Fincantieri. Sullo sfondo anche le intercettazioni contenute nelle carte dell’inchiesta sullo stadio della Roma, da cui emerge il nome di Luca Lanzalone, subito uscito di scena. Il rinnovo dei vertici apre la strada a nuovi scenari per la Cdp, che il governo punta a trasformare in una Banca pubblica degli investimenti. L’istituto dovrebbe fornire credito a tassi moderati alle piccole e medie aziende e finanziare iniziative di interesse pubblico e strategico nazionale. Quindi anche per eventuali operazioni su Tim e Alitalia. Un progetto su cui le Fondazioni hanno chiesto maggior chiarezza mettendo in guardia il governo. Il modello da seguire, ha spiegato da parte sua il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, è una «collaborazione pubblico-privato in un modello di Stato innovatore. Non nego che è un momento cruciale per l’istituto - ha ammesso Castelli - ci sono dei nomi da decidere e non nego che i nomi sono propedeutici». I dettagli su «come struttureremo questa banca sono in lavorazione - ha aggiunto - e stiamo valutando i membri che si potranno aggregare a una struttura come quella di Cdp, che chiaramente ha da una parte la tutela del risparmio postale e dall’altra si occupa di investimenti, senza stravolgere ciò che oggi funziona».

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