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Banca Carige verso la prima resa dei conti

Genova - L’unica certezza, dopo la bufera iniziata con le dimissioni del presidente Giuseppe Tesauro e proseguita con l’uscita di scena volontaria di altri due consiglieri (Stefano Lunardi e Francesca Balzani), è che Paolo Fiorentino non intende dare segnali di debolezza.

Genova - L’unica certezza, dopo la bufera iniziata con le dimissioni del presidente Giuseppe Tesauro e proseguita con l’uscita di scena volontaria di altri due consiglieri (Stefano Lunardi e Francesca Balzani), è che Paolo Fiorentino non intende dare segnali di debolezza. Al mercato, ma anche al turbolento azionariato della banca.

Così, come ha rivelato ieri il Secolo XIX, martedì prossimo l’amministratore delegato di Carige, principale bersaglio delle polemiche defezioni dei giorni scorsi, si presenterà al board con due missioni. La prima: convocare l’assemblea dei soci, che sarà chiamata - probabilmente a settembre - a nominare il nuovo presidente. La seconda: integrare senza rinvii il comitato rischi della banca, che dopo le dimissioni di Balzani e Lunardi si è ridotto a una sola unità, vale a dire Giulio Gallazzi. Sarà inserito invece all’ordine del giorno del cda fissato il 3 agosto l’esame dei conti semestrali.

E proprio la riunione di martedì si preannuncia decisamente calda. «Siamo di fronte a tre dimissioni pesanti, motivate tra l’altro da divergenze importanti con l’amministratore delegato. Per una banca già protagonista di polemiche, azioni legali e improvvisi avvicendamenti di manager, il rischio è quello di attirare nuovamente su di sé l’attenzione dei mercati», spiega una qualificata fonte finanziaria. Attenzione che, nel frattempo, si concentra su Vittorio Malacalza e sull’atteggiamento che il primo azionista intenderà adottare in consiglio. «È probabile che si arrivi a una parziale resa dei conti, ma non tale da pregiudicare l’ordinaria amministrazione della banca», sostiene un consigliere che chiede l’anonimato. «Ci aspettiamo che parte dei rilievi fatti dall’azionista a Fiorentino lo scorso gennaio (che riguardavano in primis le modalità di completamento dell’aumento di capitale, ndr) vengano riproposti alla luce delle tre dimissioni». Un deciso «no comment» arriva, invece, dalla famiglia Malacalza, mentre il presidente della Regione Giovanni Toti ribadisce: «Fino all’assemblea credo che i soci cercheranno di trovare un equilibrio. Sono in contatto con Fiorentino quasi costantemente. Credo che stiano facendo un buon lavoro, e penso che gli azionisti liguri che hanno fatto investimenti importanti continueranno a sostenere la banca e i loro stessi investimenti. Abbiamo passato momenti difficili, spero che nessuno voglia disturbare il manovratore».

A rendere il quadro più complicato, poi, c’è l’incognita rappresentata dal finanziere Raffaele Mincione. L’uomo d’affari romano, socio di Carige con il 5,6% del capitale e platealmente vicino alle posizioni di Fiorentino, potrebbe chiedere un’integrazione all’ordine del giorno dell’assemblea per un rinnovo completo del consiglio d’amministrazione. Un’azione che Mincione, come sostiene da tempo, reputa doverosa, ma che i Malacalza considerano del tutto ostile.

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