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Malacalza valuta azioni legali contro i vertici Carige

Genova - Vittorio Malacalza contro tutti. Dopo le azioni di responsabilità contro l’ex presidente Cesare Castelbarco e l’ex ad Piero Montani, ai quali la Carige a trazione Malacalza Investimenti ha chiesto un risarcimento di 1,2 miliardi

Genova - Vittorio Malacalza contro tutti. Dopo le azioni di responsabilità contro l’ex presidente Cesare Castelbarco e l’ex ad Piero Montani, ai quali la Carige a trazione Malacalza Investimenti ha chiesto un risarcimento di 1,2 miliardi, e dopo la causa contro il fondo Apollo, una nuova battaglia legale rischia di aggiungersi alle tribolazioni della banca ligure. Vittorio Malacalza, presidente ad interim in sostituzione di Giuseppe Tesauro, e ora pure dimissionario seppur a far data dall’assemblea di settembre in aperto conflitto con l’ad Paolo Fiorentino, annuncia di avere «conferito incarico all’avvocato Alessandro Vaccaro di prendere in esame documenti, condotte e fatti posti in essere da soggetti apicali nel corso della travagliata gestione aziendale» della banca «al fine di valutare se, in relazione agli stessi, siano ravvisabili profili di rilevanza penale, riservandosi, nel caso, di assumere le più opportune iniziative a tutela della sua persona».

Nel mirino ci sono Fiorentino e gli alti dirigenti della banca. L’incarico a Vaccaro, spiega la nota diramata ieri a Borse chiuse da Malacalza stesso, arriva «a seguito delle vicende interne ed esterne che hanno interessato Carige e che, da ultimo, lo hanno determinato, per le motivazioni che ha già avuto modo di esprimere nella lettera ufficiale già presentata, a rassegnare le proprie dimissioni, ancorché differite, dalla carica di membro del consiglio di amministrazione dell’azienda». Le dimissioni di Malacalza seguono le dimissioni di Tesauro e dei consiglieri Stefano Lunardi e Francesca Balzani, nonché la richiesta di revoca del cda avanzata dal socio Raffaele Mincione.

Per conoscere quali siano i «profili di rilevanza penale» ravvisabili a carico dei vertici di Carige occorre attendere qualche giorno: «Inizierò ad esaminare la documentazione venerdì, approfondirò e solo dopo potrò esprimere il mio parere», risponde l’avvocato Vaccaro al Secolo XIX.

Fiorentino, ormai alle prese con un terremoto che pare non aver fine, bersaglio di forti critiche da parte del primo azionista della banca, replica dicendosi «tranquillissimo». «Esaminino con la massima attenzione tutte le carte - dice - sono e siamo tranquillissimi». Meno tranquilla rischia di essere la vigilanza europea, poiché Carige rientra tra le banche sorvegliate speciali. Milanofinanza.it riporta indiscrezioni di mercato che riferiscono di una lettera inoltrata nei giorni scorsi da Francoforte all’indirizzo dello stesso Malacalza. Il livello dello scontro in Carige è ormai ai livelli massimi. Nella sua lettera di dimissioni, Malacalza ha motivato la sua decisione con «il sussistere di motivi di dissenso e di divergenze con l’organo di governo della società per quanto riguarda la gestione aziendale e la visione di governance». Fiorentino ha già detto di non avere intenzione di rimanere alla guida dell’istituto «a tutti i costi». «Resterò se ci saranno le condizioni per portare avanti il piano di rilancio concordato con Bce, che punta a un’aggregazione in tempi ragionevoli con un’altra banca. - ha affermato - Ma la mia permanenza dipenderà anche dalla compagine azionaria». E la corsa a due per il controllo di Carige tra Malacalza (20,6%) e Mincione (8%) deve ancora entrare nel vivo.

IL CONSIGLIERE GALLAZZI: «INSTABILITÀ NEGATIVA PER LAVORATORI E CLIENTI»

La nuova belligerante iniziativa di Vittorio Malacalza contro l’ad Paolo Fiorentino e i top manager di Carige piomba sul cda e sui lavoratori dell’azienda, generando imbarazzo e rammarico. Dal consiglio si alza solo la voce di Giulio Gallazzi, consigliere indipendente non esecutivo, eletto da Assogestioni, che rappresenta il risparmio gestito: «Vittorio Malacalza ha votato il 99% delle delibere approvate dal consiglio di amministrazione. - osserva Gallazzi - Non capisco il senso di questa sua iniziativa. Le condotte sono state condivise, a meno che non ci siano cose che io non conosco». Gallazzi sottolinea come la banca abbia «bisogno di tranquillità, fiducia e sostegno perché sta cercando di attuare un piano industriale approvato all’unanimità dal consiglio, che contiene azioni conosciute e attese da Bce e Bankitalia e che mirano a completare il percorso di ristrutturazione avviato».

«Qualsiasi sottrazione di tranquillità e dedizione sulla gestione della banca e sull’attuazione del piano approvato - afferma Gallazzi - non è positiva né per Carige, né per i dipendenti che si impegnano quotidianamente per realizzare i programmi, né per i clienti che confermano ogni giorno la fiducia in questo istituto, che ha fatto un percorso molto importante, a partire dall’aumento di capitale realizzato con il plauso del mercato e delle istituzioni». Parole di sconforto e insofferenza arrivano dal sindacato, in difesa dei 4.000 dipendenti dell’istituto.

Mauro Corte, segretario della Uilca del gruppo Carige, taglio corto: «Prendiamo atto con rammarico dell’ennesimo scontro al vertice». Lucio Gambetti, segretario della Fisac Cgil, dice: «I lavoratori hanno superato da tempo i livelli di stress fisiologici legati a una situazione che si prolunga da anni, della quale non hanno alcuna responsabilità, ma che pesa soprattutto su di loro. Almeno da cinque anni richiedono di poter lavorare entro una prospettiva di stabilità e di rilancio, ma sembra che questo non sia una priorità».

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