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Unicredit, la banca turca Yapi Kredi sorvegliata speciale

Milano - La situazione della Turchia rappresenta uno dei rischi a cui Unicredit «ha prestato particolarmente attenzione» nel corso della prima metà del 2018.

Milano - La situazione della Turchia rappresenta uno dei rischi a cui Unicredit «ha prestato particolarmente attenzione» nel corso della prima metà del 2018. È quanto emerge dalla relazione semestrale appena depositata in cui i “Rischi Geopolitici esistenti nelle aree dove opera UniCredit, specialmente in Turchia e in Russia” sono indicati tra quelli oggetto di più stretto monitoraggio. In Turchia Unicredit è presente con Yapi Kredi, quarta banca privata con 788 sportelli e 365,1 miliardi di asset, espressi in lire turche (circa 53 miliardi di euro). L’istituto guidato da Jean Pierre Mustier detiene l’82%, equamente suddiviso con la famiglia turca Koc.
La banca è consolidata a patrimonio netto e il suo contributo al conto economico è rappresentato dalla quota di utili realizzati.

«Yapi Kredi è una banca molto buona e il nostro investimento è di lungo termine», ha detto martedì scorso Mirko Bianchi, cfo di Unicredit, nel corso della presentazione agli analisti dei risultati della banca. Nel corso del primo semestre il contributo di Yapi Kredi al conto economico di Unicredit è stato di 183 milioni di euro (+28% nel secondo trimestre a cambi costanti ma -3,4% per effetto della svalutazione della lira turca). Si tratta di meno del 2% dei ricavi del gruppo. Unicredit, che ha anche una piccola esposizione in titoli di Stato di Ankara (circa 165 milioni di euro), ha spiegato agli analisti che una svalutazione del 10% della lira turca avrebbe un impatto di circa 2 punti base sull’indicatore patrimoniale Cet1.

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