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«Malacalza investirà ancora, io sarò garante della gestione» / IL COLLOQUIO

Genova - La scelta di mettersi in gioco a Genova per guardare al futuro di Carige avviene in uno dei momenti più difficili nella storia della città. Sono passati nove giorni dal crollo del Ponte Morandi quando Pietro Modiano, 66 anni, viene indicato nella compagine di dieci nomi in lizza per il prossimo Cda

Genova - La scelta di mettersi in gioco a Genova per guardare al futuro di Carige avviene in uno dei momenti più difficili nella storia della città. Quando la lista della famiglia Malacalza viene diffusa, il 23 agosto, sono passati 9 giorni dal crollo del ponte Morandi e Pietro Modiano, 66 anni, ex direttore generale di Intesa Sanpaolo e attuale presidente di Sea (Aeroporti di Milano), è indicato nella compagine di dieci nomi in lizza per il prossimo Cda della banca all’assemblea dei soci del 20 settembre. Se l’attuale azionista di maggioranza la spunterà nella contesa che lo vede opposto all’alleanza Mincione-Volpi-Spinelli, sarà lui il nuovo presidente dell’istituto. «Il primo obiettivo - dice Modiano - è quello di dare, o ridare, un’identità a Carige sul suo territorio e di ricostruire il rapporto fiduciario con dipendenti, imprese e famiglie. Lo si deve a tutte le parti interessate al futuro di Carige, prima tra tutte la città di Genova che sta affrontando un difficile e drammatico momento». A chi gli chiede chi e perché l’ha convinto, risponde senza indugi: «La candidatura alla presidenza di Carige mi onora e l’ho accettata perché proviene da un investitore che ha una storia imprenditoriale solida e trasparente. Ho avuto modo di confrontarmi con la famiglia Malacalza: anzitutto sulla disponibilità di Malacalza Investimenti a supportare finanziariamente, come già accaduto in passato, la banca anche in questo frangente. E sono certo che questo sostegno continuerà anche nel prossimo futuro nelle forme più appropriate, così da poter assicurare il rispetto dei ratio di Bce».

A un supermanager che ha fatto del pragmatismo - insieme con la discrezione - uno dei tratti salIl ienti della quotidianità, non sfugge che il rapporto con chi l’ha candidato è uno dei nodi cardine anche e soprattutto in prospettiva. «Sulle modalità della futura interazione fra l’azionista, il consiglio, il management, la lista innova rispetto al passato, anche per l’assenza di un rappresentante diretto del primo azionista in Consiglio. Una scelta lungimirante, che prefigura una giusta e chiara divisione dei compiti fra assemblea dei soci, azionista di riferimento, consiglio, management, che forse in questi anni è mancata. Darà serenità alla gestione e pone le premesse per una vita aziendale più lineare. Ne sarò garante». Anche per questo, spiega Modiano, in lista ci sono nomi come quelli di Fabio Innocenzi, candidato al ruolo di amministratore delegato, e di Lucrezia Reichlin. «Mi conforta e personalmente mi lusinga la qualità, in termini di trascorsi e storie professionali, tutte all’insegna della più rigorosa indipendenza, degli altri candidati della lista che hanno accettato di condividere quest’iniziativa mettendo al servizio della banca esperienze di straordinaria qualità».

Con loro, oltre che ovviamente con la famiglia Malacalza, l’attuale presidente di Sea ha messo a punto la strategia per far uscire l’istituto ligure dalla situazione attuale e cercare il rilancio. «Bisogna ripartire da un obiettivo molto concreto e tangibile: la ricostruzione della reputazione dell’istituto, che è poi il vero capitale su cui si regge qualunque banca che, come Carige, aspiri a svolgere un ruolo di leadership nel suo territorio d’elezione. Le banche sono fatte di tante cose, e oggi la tecnologia pesa più di prima, anche nel contatto con la clientela. Ma il rapporto personale fra i colleghi delle filiali e i clienti resta fondamentale, ed è ancora lì che si misura la qualità di una presenza e la possibilità di crescere e servire il territorio. Ed è un rapporto che si alimenta della convinzione dei colleghi, loro per primi, di avere un futuro insieme ai loro clienti, altrimenti prevale il distacco burocratico, e si perdono clienti e quote di mercato». L’obiettivo, in concreto? «Carige può ancora aspirare a essere una eccellente banca regionale, se ci proverà seriamente, con un impegno corale e con un orizzonte temporale che consenta di investire, motivare, potenziarne le professionalità, ricostruire legami e fiducia. Certo, bisogna avere la capacità di concentrare per intero le forze nella riconquista del mercato, e non nelle scaramucce intestine. È la strategia che ci siamo dati». In quanto alla sequenza temporale per riportare in linea la banca, Modiano scandisce le parole: «Ci sono diversi casi, sia in Italia sia Europa sia negli Stati Uniti, che indicano chiaramente che è possibile costruire una banca di territorio in grado di ricoprire nei prossimi 2-3 anni una posizione di prim’ordine nell’attuale panorama bancario. Per riuscirci, però, ci vuole concentrazione, non distrazioni, impegno e coesione. Concentrazione significa, per esempio, non dare per scontata la necessità di un’aggregazione, tanto più in tempi brevi, sei-dodici mesi. Intraprendere, in una fase delicata come l’attuale, un percorso aggregativo sarebbe la scelta più pericolosa che si potrebbe assumere con riflessi negativi certi e di lunga durata per tutti; per i piccoli risparmiatori, per gli azionisti, per la stessa banca, per i suoi dipendenti e in ultima istanza per la Liguria e per tutto il Paese. Perseguendo questa via, infatti, Carige si ritroverebbe ingessata per almeno un anno e quindi ancora più lontana dal mercato rispetto ad oggi». Ma camminare da soli, non sfugge al candidato presidente di Malacalza, che sia un obiettivo limitato nel tempo. «Solo dopo il completamento della fase di rilancio, la questione dell’aggregazione potrà essere affrontata, ma a quel punto si avrebbe una posizione di forza e ben diversa dall’attuale»

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