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L’Italia produce ogni anno più debito che reddito / FOCUS

Roma - Il debito pubblico italiano in forma di bond è detenuto per il 65% da detentori italiani di cui banche (20%), compagnie di assicurazione (17%), Banca d’Italia (11%), fondi comuni (3%), famiglie (6%), altri italiani (8%) e per il rimanente 35% da un’istituzione straniera, la Bce (9%) e da investitori esteri (26%).

Roma - Il grande problema che soffoca l’Italia è il suo debito pubblico: 2.341,7 miliardi, secondo l’ultima rilevazione di Banca d’Italia e riferita allo scorso luglio, pari a oltre il 132% del Pil. Il debito pubblico italiano in forma di bond è detenuto per il 65% da detentori italiani di cui banche (20%), compagnie di assicurazione (17%), Banca d’Italia (11%), fondi comuni (3%), famiglie (6%), altri italiani (8%) e per il rimanente 35% da un’istituzione straniera, la Bce (9%) e da investitori esteri (26%).

L’Italia produce ogni anno più debito che reddito. La crescita reale del Pil italiano è attualmente intorno all’1,5%, l’aumento dell’inflazione è pari all’1,3%, quindi la crescita nominale è circa il 2%, mentre gli interessi che paghiamo ai mercati finanziari sono pari a oltre il 3% del Pil. Per finanziarsi il Paese deve emettere titoli del debito pubblico e obbligazioni finanziarie. Tra la fine del 2018 e per tutto il 2019, secondo una stima di Dealogic, ci saranno circa 57 miliardi di euro di titoli in scadenza, il grosso dei quali (circa 37 miliardi di euro) emesso da società finanziarie. Rifinanziare questo debito potrebbe comportare oneri aggiuntivi per via del rialzo dello spread, più che raddoppiato dai 115 punti dell’agosto 2016 ai circa 280 punti attuali. A fine ottobre è molto probabile che Moody’s taglierà il rating sovrano e rivedrà al ribasso l’outlook sull’Italia.
Altrettanto probabile è una bocciatura anche da S&P. A quel punto si dovrebbe rivedere al ribasso il merito di credito delle banche e alcuni istituti di medie dimensioni che hanno un rating appena sopra il livello «investment grade» potrebbero scendere a quota «junk».

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