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Cina e Usa: «Sui dazi possiamo collaborare»

Bali - La guerra del commercio, con lo scontro in atto tra Cina e Usa, pone «enormi incertezze davanti a noi» e «il mondo intero deve lavorare insieme a soluzioni costruttive».

Bali - La guerra del commercio, con lo scontro in atto tra Cina e Usa, pone «enormi incertezze davanti a noi» e «il mondo intero deve lavorare insieme a soluzioni costruttive»: il governatore della Banca centrale cinese Yi Gang ha rilanciato il suo appello alla «composizione» delle differenze nell’ultimo giorno delle assemblee di Fmi e Banca mondiale, dove il braccio di ferro tra le prime due economie del pianeta è stato ampiamente segnalato tra i fattori di maggior rischio per l’economia globale. E un nuovo appello a fare i conti con il debito pubblico arriva dal Governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

A Bali, in Indonesia, gli incontri dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G20 hanno esplorato i modi per raffreddare gli effetti dell’aumento delle tensioni commerciali, senza concordare soluzioni concrete (e la stessa dichiarazione congiunta), lasciando la soluzione del problema al summit G20 del mese prossimo e soprattutto su basi bilaterali. Domani, l’attenzione sarà sui mercati finanziari dopo una settimana di perdite e turbolenze causate dai timori che gli aumenti dei tassi Usa possano favorire la fuga dei capitali dai mercati emergenti e dall’incertezza sul commercio. Nicolas Dujovne, ministro del Tesoro dell’Argentina e presidente di turno del G20, ha detto nella conferenza stampa di venerdì che i Paesi membri avevano concordato sul commercio come «importante motore di crescita» riconoscendo la necessità di «risolvere le tensioni che possono influenzare negativamente il mercato e aumentare la volatilità finanziaria». Il G20, però aveva i suoi limiti, suggerendo che l’accesa disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina fosse risolta solo bilateralmente.

«Parte delle tensioni dobbiamo risolverle tra membri: il G-20 può fornire una base per la discussione, ma ovviamente le differenze che persistono dovrebbero essere risolte dai membri direttamente coinvolti», ha aggiunto Dujovne. Il presidente americano Donald Trump e l’omologo cinese Xi Jinping potrebbero vedersi a margine del summit di Buenos Aires, a novembre. Il tycoon, con l’imposizione dei dazi all’import del «made in China», ha iniziato la campagna per correggere il deficit strutturale nell’interscambio con Pechino e le pratiche commerciali come il trasferimento forzato di tecnologia dalle società americane a quelle cinesi, condizione de facto - è l’accusa - per poter operare nel Dragone. Pechino ha risposto con analoghe misure su prodotti americani. Scenari incerti che hanno spinto il Fmi, nelle sue ultime stime sulla crescita, a tagliare al 3,7% quella globale sia nel 2018 sia nel 2019, con un taglio in entrambi i casi dello 0,2%.

Da quando «i debiti pubblici e delle società nelle economie sviluppate sono saliti di più rispetto alla metà degli anni 90 non c’è spazio per abbassare la guardia», ha invece sollecitato il governatore Visco. Nel discorso depositato al Development Committee della Banca mondiale. Il governatore ha osservato che una migliore struttura fiscale e monetaria, mercati finanziari più solidi, e tassi di cambio più appropriati caratterizzano «la situazione attuale rispetto alla passata condizione caratterizzata da elevata volatilità».

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