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Brexit: il modello degli accordi doganali Turchia-Ue / FOCUS

Istanbul - L’accordo doganale che si profila per la Brexit viene accostato al “Turkey minus”, “Turchia meno”, dal nome dell’unione doganale tra Ankara e l’Ue.

Istanbul - L’accordo doganale che si profila per la Brexit viene accostato al “Turkey minus”, “Turchia meno”, dal nome dell’unione doganale tra Ankara e l’Ue. L’intesa è entrata in vigore il primo gennaio 1996, dopo che nel 1970 la firma di un protocollo d’intesa aveva già eliminato per entrambe le parti tariffe e restrizioni sul commercio di beni industriali.
L’unione doganale si è rivelata un accordo di successo che ha facilitato i commerci al punto da rendere Ankara il quinto partner commerciale dell’Europa mentre la Turchia concentra verso l’Ue più del 40% del proprio volume di esportazioni (quasi la metà dei quali macchinari, pezzi meccanici e mezzi di trasporto). Tuttavia gli accordi doganali tra Ankara e Bruxelles non ricalcono l’unione doganale interna all’Unione Europea. Quest’ultima, infatti, riguarda tutti i beni che viaggiano attraverso le frontiere (abolite) dell’Unione, mentre l’accordo con la Turchia abolisce tariffe, restrizioni quantitative, riduce la tassazione nel commercio bilaterale per determinati tipi di beni e prodotti e permette di fissare tariffe unificate per l’import da Paesi terzi.

Un tentativo di liberalizzare la fornitura di servizi compare nel protocollo di Ankara, che alleggerisce i carichi fiscali ma non li elimina del tutto, lasciando la fornitura di servizi sotto l’egida degli accordi presi in ambito World Trade Organizations (WTO).
Tra i beni parte dell’accordo figurano prodotti industriali ma non agricoli, rimangono fuori il carbone e l’acciaio e le aziende turche sono tagliate fuori dalla partecipazione ad appalti pubblici e fornitura di servizi. Rispetto ai prodotti agricoli gli accordi che prevedono agevolazioni non sono bilaterali, né reciproci. L’Unione ha eliminato quasi tutti i dazi su prodotti agricoli e ittici dalla Turchia, ma non il contrario. Un segnale comunque importante verso l’allargamento del ventaglio di prodotti il cui scambio tra i due Paesi si intende favorire. Una situazione che rende di attualità i colloqui tra Turchia ed Ue, con Ankara che spinge per ampliare il ventaglio dei prodotti esportabili a tariffe agevolate o addirittura a tariffa zero.
Turchia e Gran Bretagna sono inoltre destinate a perdere reciprocamente accesso alla franchigia doganale (duty free), in vigore tra Ankara e i Paesi dell’Ue di cui la Gran Bretagna ha cessato di far parte. In questo senso le due parti potrebbero in un prossimo futuro sedersi al tavolo per trovare un nuovo accordo.

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