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Carige, il salvagente del Fondo convince Fitch. Nuovo tonfo a Piazza Affari

Genova - Il salvagente che il Fondo Interbancario ha lanciato su Carige per consentirle di ripristinare i requisiti patrimoniali convince Fitch, che confermando il rating a lungo termine rimuove lo stato di sorveglianza negativa.

Genova - Il salvagente che il Fondo Interbancario ha lanciato su Carige per consentirle di ripristinare i requisiti patrimoniali convince Fitch, che confermando il rating a lungo termine rimuove lo stato di sorveglianza negativa.

Nonostante la sottoscrizione del bond e l’adesione all’aumento di capitale da parte dei grandi soci non sia scontata, l’agenzia giudica che i 320 milioni che Carige otterrà in prestito dal sistema bancario siano comunque sufficienti a mettere in sicurezza l’istituto ligure. Fitch ha confermato il rating a lungo termine CCC+ e rimosso il suo merito di credito dal rating watch (esame) con implicazioni negative. Il viability rating è stato abbassato da CCC+ a C, «un downgrade automatico a fronte dell’operazione straordinaria che Carige si appresta a varare», precisano fonti.

«Le azioni di rating seguono l’annuncio della pianificata ricapitalizzazione da parte del braccio volontario del Fondo di garanzia dei depositi che, nell’opinione di Fitch, riduce i rischi per i creditori senior della banca, all’origine del credit watch negativo», spiega la nota. «La conferma del rating di lungo termine e la rimozione dallo stato di sorveglianza negativa derivano dal riconoscimento del fatto che l’operazione di rafforzamento patrimoniale» permetterà «di rispettare i requisiti prudenziali della vigilanza e protegge quindi maggiormente i creditori della banca», commenta Carige.

Cattive notizie invece da Piazza Affari. La capitalizzazione della banca è finita sotto la soglia psicologica dei 100 milioni (94), dopo una nuova giornata all’insegna delle perdite: -10,5% a 0,0017 euro ieri, nonostante sia scattato il divieto di vendite allo scoperto della Consob. Pesa l’aumento di capitale da 400 milioni che l’assemblea del 22 dicembre sarà chiamata ad approvare. L’ad Fabio Innocenzi spiega che crollo è legato alle «valutazioni» che il mercato sta facendo sugli «impatti dell’aumento di capitale», che porterà con ogni probabilità a una forte diluizione dei soci. A chi gli chiede se sia fiducioso sul fatto che i grandi soci - a cominciare dal primo azionista Malacalza Investimenti - possano partecipare a bond e ricapitalizzazione, Innocenzi risponde: «Sono assolutamente fiducioso, leggendo le dichiarazioni che gli azionisti hanno fatto ai giornali».

Il piano industriale, basato su redditività e aggregazione con banca o fondo, sarà presentato con il bilancio 2018. Rispetto all’aggregazione Innocenzi conferma che l’advisor Ubs è «al lavoro». «L’analisi che stiamo facendo è ampia e articolata - dice -. È un dossier che abbiamo aperto per capire quali possano essere le soluzioni in via di aggregazione, in modo di poter beneficiare di sinergie e non solo di vantaggi di un piano stand alone». Quanto ai tempi, «da oggi alla fine del 2019 c’è più di un anno, quindi un tempo adeguato per fare tutti gli approfondimenti». Giovedì il cda deciderà sull’accorpamento delle azioni e sulla conversione delle risparmio. Rispetto al bond da 320 milioni, «siamo nella fase assieme al Fondo di definizione del tasso», dice Innocenzi spiegando che «avrà a riferimento i tassi di mercato».

Intanto, l’esposto per valutare eventuali «addebiti penali» che lo scorso 19 luglio Vittorio Malacalza, affidando l’incarico all’avvocato Alessandro Vaccaro, aveva annunciato contro «i soggetti apicali di Carige» all’epoca guidata da Paolo Fiorentino, a ieri non era ancora stato presentato.

Innocenzi: “La banca è salva”
«Con l’emissione del bond entro la fine dell’anno e poi l’aumento di capitale a inizio 2019, la banca è in sicurezza. E avrà più forza per trattare l’aggregazione chiesta da Bce. Malacalza e gli altri grandi soci? Credo che ci resteranno vicini. Per ora diciamo grazie al fondo interbancario e all’intero sistema per avere agevolato la transizione in un contesto di mercato difficile». Così Fabio Innocenzi, nuovo ad di Banca Carige, in un’intervista al Sole 24 Ore in cui esclude ulteriori cessioni. Il bond da 400 milioni, «strumento transitorio che verrà sostituito appena possibile con capitale primario», è «assimilabile a un convertendo. Con due opzioni. Per gli investitori privati che sottoscrivono il bond, compresi gli attuali azionisti escluso il retail, di fatto è come se venisse esercitato in anticipo il diritto di opzione del successivo aumento di capitale. Per il Fondo interbancario invece il ruolo è quello del garante dell’eventuale inoptato», spiega Innocenzi. «In entrambi casi il capitale sarebbe garantito e quindi la banca salva». Sull’aggregazione, «è evidente che rispetto ai piani iniziali il contesto è cambiato e un’aggregazione è più probabile. Il fabbisogno di capitale, l’aumento dello spread, le tensioni sui mercati che si riverberano sul sistema Paese sono tutti elementi che ci portano ad accelerare un possibile processo di m&a», rileva Innocenzi aggiungendo che non al momento non sono in corso trattative con partner potenziali. Il nuovo piano «sarà presentato dopo l’approvazione del bilancio e prima del lancio dell’aumento di capitale. Non ci saranno altre cessioni», dichiara l’ad. «La Cesare Ponti non è in vendita, anzi puntiamo al rilancio perché crediamo che il private banking sia una delle attività da rafforzare in un territorio ricco come il Nord-Ovest, a tal fine da qualche giorno è arrivato da Banca Aletti Maurizio Zancanaro».

Modiano: “Riprenderemo le nostre quote di mercato”
«La banca ha fatto pulizia definitiva sui crediti; lo Schema Volontario ha ritenuto di sostenerla, con un intervento tempestivo, risolutivo e circoscritto in dimensioni e tempo che consente di mettere la banca in sicurezza. Ora potremo sviluppare il circolo virtuoso che nasce dalla riduzione dei costi di raccolta e dalla capacità di essere più attivi nel mercato del credito. Riprenderemo le nostre quote di mercato. Il piano strategico sarà attraente e l’aumento di capitale potrà riscuotere interesse di vecchi e nuovi soci consentendoci di rimborsare il sistema bancario». Lo afferma il presidente di Carige, Pietro Modiano, in un’intervista al Corriere della Sera. «L’aumento di capitale che prepariamo sarà attraente per tutti. Oggi non vedo motivi per pensare che i vecchi soci possano non sottoscriverlo. Questa è una banca che ha il bilancio a posto», dichiara Modiano. Sulla fusione, «l’orizzonte di fine 2019 è molto ragionevole. Abbiamo cominciato a esplorare le opportunità teoriche in Italia e nel mondo ma in questo non c’è alcun colloquio in corso», spiega Modiano.
«Servirà del tempo ma sono convinto che il risanamento della banca, il suo efficientamento e la sua focalizzazione sul risparmio nel territorio, come dimostra l’arrivo di uno dei banchieri più bravi in Italia come Maurizio Zancanaro, ne miglioreranno l’appetibilità».

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