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«Scontro Cina-Usa, l’Italia punti sull’Africa» / INTERVISTA

Giachino: «Necessario per non rimanere schiacciati. Ma il treno della Bri non deve essere perso».

CINA e Africa settentrionale sono i due poli su cui deve puntare la logistica italiana, secondo Bartolomeo Giachino, presidente di Saimare: «Sono entrambe - spiega - una grande opportunità per il nostro Paese». Le imprese europee investono sempre più in siti produttivi nell’Africa settentrionale e in particolare in Maghreb, dal Marocco, dove sta crescendo la piattaforma logistica e industriale intorno al porto di Tangeri, grazie ad esempio a giganti dell’auto come Renault, alla Tunisia. Dall’altro lato, l’Europa è fortemente proiettata verso Est. Giachino sottolinea: «La novità geopolitica, per cui vale la pena costruire anche la Tav Torino-Lione, è che l’esportazione dall’Europa si dirige al 70 per cento verso Russia, Cina e altri paesi dell’Asia fra cui ad esempio l’India. Gli Stati Uniti e il resto del mondo rappresentano la parte restante. Per questo sostengo che la Nuova via della seta è un’opportunità, non soltanto per la Cina, ma anche per l’Europa».

Come spedizionieri siete osservatori privilegiati dell’andamento dei commerci internazionali. Risentite degli effetti di dazi e sanzioni?

«Cominciamo a risentire di qualche problema nei traffici verso gli Stati Uniti. Invece non abbiamo effetti verso l’Asia e andiamo bene sul fronte dell’Africa, un’area che in Italia è sottovalutata. Noi siamo specializzati in ro-ro e Genova è centrale per i traffici di questo tipo in origine e destinazione europea. Tutte le aziende che hanno delocalizzato in Africa settentrionale, ad esempio in Tunisia, arrivano nel porto di genova, utilizzando compagnie marittime come Cotunav, soprattutto, ma anche Grimaldi e Grandi navi veloci».

Che vantaggi ha per l’Italia quest’area?

«Noi italiani siamo i più interessati a questo sviluppo. Perciò sottolineo l’importanza che a Genova nasca un istituto per i rapporti Italia-Africa che curi le relazioni culturali e commerciali. Nei prossimi 20 anni l’Africa sarà un continente in grande sviluppo e il primo porto a beneficiarne sarà quello di Genova».

Quindi si deve guardare all’Africa per risentire meno del conflitto commerciale fra Stati Uniti e Cina?

«È una diversificazione importante. Questa opportunità l’abbiamo soltanto noi. All’Africa conviene di più utilizzare il porto di Genova che non quello di Barcellona, per non parlare del Northern range. Il traffico ro-ro cresce e potrà crescere sempre di più, man mano che si insediano e raccolgono merce in Africa le maggiori aziende della logistica europee, italiane, tedesche».

Chi dovrebbe promuovere l’istituto per i rapporti con l’Africa?

«L’invito è rivolto a Regione Liguria e Comune di Genova. Il sindaco Marco Bucci e il presidente Giovanni Toti sono due personalità che hanno capito l’importanza del porto e che hanno esperienza. Avevo presentato l’idea a Bucci prima che l’emergenza di ponte Morandi diventasse la priorità su tutto il resto. L’associazione culturale dovrebbe essere promossa perché la crescita dell’Africa porterebbe allo sviluppo delle importazioni e delle esportazioni da e verso l’Europa. I beneficiari saranno i porti del Nord Tirreno e del Nord Adriatico. E sarà anche una risposta alle emigrazioni perché si creeranno posti di lavoro nei paesi di partenza».

Tornando alla Via della seta e alla Cina, perché pensa che in questo progetto sia importante la Tav, che è rivolta nella direzione opposta?

«La Nuova via della seta è destinata a arrivare fino a Budapest, dove arriverà anche il Corridoio mediterraneo europeo. Quando questo sarà ultimato, in 10-12 anni, potrà collegarsi alla Via della seta e collegare Europa e Asia, servendo un bacino di oltre due miliardi di persone. Ai cinesi interessa raggiungere Spagna, Francia e Regno Unito, ma la Via della seta passerà per la pianura Padana soltanto se ci sarà la Tav. la grande prospettiva dal punto di vista geopolitico è che lo scambio commerciale fra Europa e Asia aumenti. La tav è interesse di tutti, non soltanto di Torino e del Piemonte. Tutti sono consapevoli che i rapporti colla Cina sono importanti come dimostra il recente viaggio a Shanghai del presidente del porto di Genova, Paolo Signorini».

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