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«Carige: aggregazione non obbligatoria, ma porta valore» / INTERVISTA

Genova - «Ora Carige è in sicurezza». Fabio Innocenzi chiude il cellulare e allarga un sorriso. Da Roma gli hanno appena annunciato che l’assemblea dello Schema Volontario del Fondo Interbancario ha approvato la sottoscrizione del bond da 320 milioni di euro

Genova - «Ora Carige è in sicurezza». Fabio Innocenzi chiude il cellulare e allarga un sorriso. Da Roma gli hanno appena annunciato che l’assemblea dello Schema Volontario del Fondo Interbancario ha approvato la sottoscrizione del bond da 320 milioni di euro. «Sono 318,2 milioni versati dal Fondo e 1,8 milioni da Banco Desio che non partecipa allo Schema», precisa il manager prima di cominciare questa intervista.

320 milioni sono in cassa, adesso cosa succede?
«Sino all’assemblea del 22 proporremo la sottoscrizione del bond ai grandi soci e in seconda battuta ad altri investitori professionali. Purtroppo non possiamo offrire l’obbligazione al retail, dopo tutti i sacrifici fatti. Dico purtroppo perché il 13% annuo è un bel rendimento».

Quanto tempo hanno i soci per decidere?
«Il 22 è una soglia psicologica, si può decidere anche oltre il 22: soci e eventuali investitori potranno investire sino al giorno in cui il cda fisserà le caratteristiche tecniche dell’aumento di capitale».

Quando accadrà?
«Dopo l’approvazione del bilancio, quindi dopo metà febbraio, a presentazione del piano industriale avvenuta perché vogliamo andare sul mercato con il piano».

Quando l’aumento?
«Marzo o aprile, vedremo le condizioni di mercato, non abbiamo più fretta».

Il rispetto dei requisiti patrimoniali è garantito nel 2018 e anche nel 2019?
«Nel 2018 rientriamo nei parametri di capitale con questi 320 milioni. Nel 2019 bisognerà vedere quali obiettivi patrimoniali (Srep) saranno dati a Carige: 400 milioni sono sufficienti per il 2019, se lo siano anche 320 milioni dipende dagli Srep».

Cosa succede se il Fondo diventa azionista con più del 49,9%?
«Spetta allo Schema decidere come gestire i vincoli statutari. In linea teorica esistono tante alternative, solo a titolo di esempio: potrebbe rinunciare ai diritti di voto per la parte eccedente».

Se il Fondo diventa primo azionista si avranno riflessi sulla governance?
«Da questo aumento di capitale, come da qualsiasi, possono verificarsi o meno cambiamenti agli assetti azionari. Se tutti gli attuali azionisti parteciperanno, lo Schema sarà interamente rimborsato e nulla cambierà».

Ipotesi remota. Uno scenario più probabile?
«È possibile che qualcuno entri e qualcuno esca, difficile fare previsioni».

Se il Fondo resta con una quota rilevante deve essere rappresentato in consiglio di amministrazione?
«Bisognerà che il Fondo dialoghi con gli altri azionisti. Sarà un dialogo tra soci. Immagino che il Fondo prenderà decisioni in una logica non di lungo termine, perché non ha un interesse industriale».

Malacalza, Volpi e Mincione sottoscriveranno?
«Non lo so. Il mio compito è spiegare a tutti perché questo bond è uno strumento molto interessante».

Perché dovrebbero sottoscriverlo, quando possono decidere all’ultimo se partecipare (o no) all’aumento in base ai contenuti del piano industriale?
«Perché il rendimento è buono e l’obbligo di conversione del bond in azioni c’è solo in caso di inoptato».

Ma l’inoptato è probabile che ci sia.
«Spero proprio di no. Il piano industriale sarà convincente e inoltre siamo flessibili nei tempi, possiamo andare all’aumento nel momento di mercato migliore».

Il piano industriale sarà double face: Carige autonoma oppure aggregata.
«Partiamo da dati oggettivi. L’aggregazione ha vantaggi finanziari che la non aggregazione non ha. Poi ci sono gli aspetti industriali: tanto meglio va la banca in termini industriali, tanto più probabile è l’aggregazione perché diventa attraente».

La Banca centrale europea obbliga Carige all’aggregazione?
«No, ma è una chiara indicazione: il rispetto dei requisiti viene valutato anche in ottica aggregazione».

Sarà aggregazione?
«L’aggregazione porta valore aggiuntivo e richiede un altro soggetto. Tra qualche mese avrò chiara l’idea della soluzione».

Come si torna alla redditività?
«Carige è stata zavorrata dagli Npl, che ancora adesso pesano per circa il 20% sui crediti totali. Dobbiamo scendere al 10%. La zavorra Npl ha prodotto perdite e limitato gli investimenti. Bisogna investire in tecnologie e persone, essere snelli e veloci. La grande banca avrà 50 mutui diversi, la banca snella ne ha solo 5 ma li eroga in un quinto del tempo. Ho trovato nei colleghi professionalità e grande energia, possiamo fare bene».

Il contenzioso con il fondo Apollo?
«Obiettivo è chiuderlo, trovare una via per lavorare bene insieme. La banca vive di progetti, non di cause».

Bce ha chiesto 257 milioni di rettifiche crediti che hanno provocato il rosso dell’ultima trimestrale. Ha elementi per dire che il precedente cda ha omesso informazioni?
«Non ho alcun elemento».

Nel cda di giovedì 29 avete parlato di fare indagini interne e di eventuali azioni di responsabilità?
«Assolutamente no».

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