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Assoporti, Venezia e Napoli in pole position per la presidenza / IL RETROSCENA

Genova - È una corsa a due, per ora. Perché gli outsider già scaldano i motori.

Genova - È una corsa a due, per ora. Perché gli outsider già scaldano i motori. Qualcuno però lo ha spento quasi subito, altri lo tengono invece al massimo dei giri per provare lo sprint finale. La corsa alla più alta poltrona di Assoporti è partita. In palio non c’è solo un incarico di rappresentanza. L’associazione dei porti italiani siede ai tavoli più importanti, compreso quello per il rinnovo dei contratti di lavoro. E vanta anche una cassa di tutto rispetto, utile per le attività di promozione e marketing del sistema portuale nei mercati che tirano di più. Persino quelli che sussurrano l’inutilità di Assoporti «viene il sospetto che lo facciano per dissimulare un certo interesse a conquistare il vertice» spiega efficacemente un presidente della vecchia guardia.

Zeno D’Agostino, numero uno del porto di Trieste, nella recente intervista al Secolo XIX/The MediTelegraph, ha aperto le danze: «Me ne vado anche prima della scadenza di aprile» ha detto, permettendo dunque a diversi presidenti di scoprire le carte. In pole per questa tornata ci sono due nomi: al Nord è schierato Pino Musolino, giovane e vulcanico presidente di Venezia, porterebbe in dote una dimensione internazionale: parla un perfetto inglese, ha lavorato all’estero e cerca opportunità spesso fuori dai confini nazionali. Ha però una serie di inciampi sul percorso, primo fra tutti quello del rapporto, non proprio idilliaco, con il “suo” sindaco, Luigi Brugnaro. Ma Musolino è anche l’uomo che si sta ergendo a baluardo contro i cinesi e il lato oscuro della Via della Seta. Ai blocchi di partenza però c’è anche un rappresentante dei porti del Sud: è Pietro Spirito, numero uno degli scali campani (Napoli e Salerno).
L’uomo ha un curriculum notevole, politicamente ed economicamente, sarebbe la scelta dell’esperienza e ha il vantaggio di guidare due porti fondamentali per l’economia del Mezzogiorno. Anche lui però in casa deve riuscire a superare il clima diventato tesissimo con il mondo del lavoro e rischia di dover combattere una guerra con portuali e sindacati. È uno dei grandi sponsor della trasformazione delle Authority in società per azioni e questo piace alla arte leghista del ministero, meno a quella pentastellata.

Il terzo incomodo è, come spesso accade, Genova. Paolo Signorini però non sembra interessato alla corsa, pur vantandone i maggiori diritti: guida il primo porto d’Italia che ha sempre garantito, sebbene a intervalli, anche la regia dell’associazione nazionale. Dalla Liguria è comunque arrivato il primo vero outsider. C’è stato un partito alternativo ai due favoriti, che ha chiesto a più riprese a Carla Roncallo, presidente del porto della Spezia, di scendere in campo. L’unica donna dei porti avrebbe però declinato e così la Liguria non sarà almeno in questa occasione, protagonista della partita, pur rimanendo “azionista di maggioranza” dell’associazione: il sistema ligure dei porti è di gran lunga il più importante d’Italia, in termini di traffico e di peso politico.

È tornato in auge anche il nome di Pasqualino Monti, presidente di Palermo, uscito da Assoporti, ma proprio per questo appetibile: potrebbe riportare trionfalmente le Authority siciliane ribelli all’interno dell’associazione. E poi quel ruolo lo ha già ricoperto, anche se durante la sua presidenza uscirono sbattendo la porta gli scali di Genova e Ravenna. Sempre a Sud, c’è anche Sergio Prete tra i papabili, già candidato contro D’Agostino, ora impegnato nell’opera di rinascita di Taranto. Infine, e proprio per questo indicato come il più pericoloso dai “concorrenti”, c’è Rodolfo Giampieri: equilibrato, diplomatico di buon senso e a capo di un’Authority piccola. Il quadro che dovrà affrontare il nuovo presidente è però funestato dalle annunciate ispezioni del Mit in tre porti: Civitavecchia, Ravenna e Taranto. Ed è il porto di Roma quello su cui si è acceso il faro più forte, sul tema delle concessioni.
Anche il segretario generale, il genovese Franco Mariani, lascerà l’incarico allo scadere del contratto in primavera, come aveva già annunciato. Su tutto questo pesa però la parola di Edoardo Rixi, il viceministro leghista ai porti su cui alcuni presidenti puntano per arrivare prima – e meglio – alla poltrona di Assoporti.

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