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Carige, il Fondo pronto a entrare nel capitale della banca

Genova - La conversione in azioni del bond sottoscritto a novembre dallo Schema Volontario del Fondo Interbancario a sostegno di Carige è «verosimile» e «concreta».

Genova - La conversione in azioni del bond sottoscritto a novembre dallo Schema Volontario del Fondo Interbancario a sostegno di Carige è «verosimile» e «concreta», dice il presidente del Fondo Salvatore Maccarone al termine del cda che ha esaminato la possibile partnership con Blackrock nell’aumento di capitale della banca commissariata. Peccato che dell’aumento di capitale da 630 milioni programmato dai commissari - e destinato a essere sottoposto all’assemblea di Carige quest’estate - non vi sia certezza. Per ora non sono infatti note le intenzioni dell’azionista Malacalza Investimenti, che con il suo 27,5% controlla l’assemblea e già una volta, il 22 dicembre scorso, ha bocciato l’aumento di capitale da 400 milioni.

«Abbiamo esaminato i possibili scenari, nessuna decisione è stata presa, così come era previsto - ha spiegato ieri Maccarone al termine della riunione del cda -. Stiamo dialogando con Blackrock e abbiamo riferito al consiglio quello che ci stiamo dicendo. Ci sono - ha aggiunto - alcuni punti di questo piano generale che non riguardano noi direttamente che devono essere precisati. Blackrock è comunque l’unico interlocutore».

Secondo il presidente la conversione del bond da 320 milioni (318 per la precisione) in equity è «molto verosimile perché le esigenze sono aumentate rispetto ai 400 milioni che c’erano all’epoca, quando noi abbiamo sottoscritto». Se il bond fosse convertito integralmente, lo Schema diventerebbe azionista di peso in Carige. L’obiettivo è «rimanere sotto il 50%», ma anche se si andasse sopra «non è un vero problema - ha detto Maccarone - perché non significherebbe necessariamente avere il controllo. Ci sono una serie di meccanismi per neutralizzare gli effetti». Per statuto, lo Schema del Fondo può avere anche la maggioranza di una banca purché non ne abbia il controllo. Il problema vero - come Maccarone ha evidenziato - è che per ora non si sa se i soci di Carige delibereranno l’aumento da 630 milioni: «Non sappiamo quanto sarà l’aumento di capitale e chi lo sottoscriverà. E non sappiamo nemmeno se sarà votato». Secondo rumors circolati nei giorni scorsi, ma non confermati, la famiglia Malacalza sarebbe intenzionata a sottoscrivere non per l’intera quota posseduta bensì per una cifra che le permetta di non diluirsi troppo. «Noi non siamo interessati a gestire - ha ribadito il presidente - non siamo gestori, siamo investitori, siamo una struttura che fa interventi per eliminare problemi alle banche». La conversione è «verosimile» ma «dipende dagli altri compagni di viaggio. Le banche hanno fatto quello che hanno ritenuto responsabilmente di fare ma questa è un’operazione di salvataggio, non è stata fatta con letizia e gioia». L’ultima parola spetta all’assemblea dello Schema, e per ora nuovi incontri di cda non sono stati calendarizzati

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