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«Un desk dedicato allo shipping per aiutare le imprese a crescere» / INTERVISTA

Genova - Parla Cristina Balbo, direttore regionale Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria di Intesa Sanpaolo.

Genova - Il passaggio dalla grande industria di Stato a un’economia prevalentemente di servizi ha modificato in modo radicale il tessuto imprenditoriale della Liguria. Un tessuto fatto oggi di piccole, spesso piccolissime realtà, che faticano – per cultura e dimensione – a crescere, fare rete con le imprese più grandi, esportare. Cristina Balbo, direttore regionale Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria di Intesa Sanpaolo, dati e statistiche liguri li conosce benissimo. Ed è proprio da quei numeri che parte per intercettare in tempo utile le esigenze delle aziende. «Essere vicini al territorio significa essenzialmente questo. Non sempre è facile, ma noi abbiamo l’obbligo di provarci, di fare il possibile per offrire il migliore servizio».

Pochi giorni fa avete perfezionato il finanziamento al cantiere Mariotti per la costruzione di due navi da crociera Seabourn. Un’operazione tutt’altro che semplice, considerato il tempo che è stato necessario per concluderla.
«Ma noi ci abbiamo creduto fin dall’inizio. Avevamo già appoggiato Mariotti in un’operazione simile, qualche anno fa, ed eravamo consapevoli dell’importanza di quelle commesse per l’indotto e per l’occupazione. E’ vero: abbiamo avuto bisogno di tempo sia per la complessità finanziaria, sia per gli sviluppi societari che erano in corso (che si sono conclusi con l’ingresso di Fincantieri, ndr). Ma alla fine del percorso l’azienda ne è uscita rafforzata. Basti pensare che quando sono state chieste le garanzie al mercato, anche le compagnie assicurative internazionali sono arrivate molto rapidamente. E’ la dimostrazione concreta di quanto appeal abbiano le eccellenze italiane sui mercati stranieri».

Nel pieno della crisi le aziende chiedevano alle banche sostegno alla liquidità, pochissimi imprenditori vi domandavano denaro per investimenti. Oggi che cosa succede?
«In effetti per molto tempo l’obiettivo è stato la sopravvivenza delle imprese. Nel corso del 2017 e del 2018 nel Nord Ovest abbiamo assistito a un’inversione di tendenza, le aziende hanno ripreso a investire. Il clima che respiriamo oggi, invece, è di attesa. La liquidità non è più un problema, il mercato del credito ha consentito alle imprese di finanziarsi a buon prezzo. Ma non c’è una forte domanda per investimenti. E allora siamo noi, come banca, a ideare programmi per stimolare questa domanda».

Come vi state muovendo?
«Anzitutto adottando un approccio consulenziale, grazie a un modello che definirei di dialogo industriale. Aiutiamo il cliente a individuare il miglior business plan, a scegliere il posizionamento competitivo più intelligente. Un’attività molto importante, soprattutto su un territorio come la Liguria, fatto di piccole realtà. Un tempo la finanza strutturata era un prodotto riservato alle grandi aziende, oggi sono le pmi, qui come nel resto d’Italia, ad averne bisogno».

Per molti imprenditori si tratta di scelte coraggiose…
«Ma il coraggio si trova più facilmente se qualcuno ti supporta. I nostri desk del Mediocredito specializzati in settori come lo shipping, l’agroalimentare e il turismo, per esempio, sono una risposta a questa esigenza. E grazie alla collaborazione con gli specialisti di Banca Imi possiamo offrire servizi davvero completi».

Avere un approccio consulenziale significa investire in formazione del personale. Oggi, parlando di recruiting, quali sono le figure che vi interessano maggiormente?
«Persone che sappiano interagire, confrontarsi col cliente, ascoltare le sue richieste e tradurle in soluzioni. La nostra collaborazione con l’Università di Genova, per esempio, parte proprio da qui».

Ascoltare i clienti è la cosa più difficile?
«Noi partiamo da un’idea precisa: innovazione, internazionalizzazione e crescita sono le basi su cui costruire un rapporto con le imprese. Per questo abbiamo sottoscritto 12 accordi di filiera che hanno coinvolto altrettante aziende- capofila e cinquecento aziende fornitrici. Ai fornitori riconosciamo vantaggi in termini di miglioramento del rating e di accesso al credito, dando valore a ciò che il bilancio non può esprimere. Il senso di fare rete fra aziende è questo».

Parlando di clienti privati, che segnali arrivano dal settore immobiliare?
«Percepiamo la stessa incertezza di cui abbiamo parlato nel caso delle imprese. Da parte nostra continuiamo a erogare mutui anche del 100% e, per i giovani, arriviamo a firmare contratti di 40 anni, con i primi dieci anni di pre-ammortamento».

Il sistema bancario ha rinunciato, e continua a farlo, a un numero significativo di sportelli. Voi a che punto siete?
«In Liguria abbiamo quasi ultimato il processo di razionalizzazione. Ma razionalizzare non significa abbandonare i territori. Al contrario: le nostre filiali sono sempre più grandi e lavorano con orari sempre più estesi. Non solo. Grazie alla convenzione con Banca 5, i nostri clienti possono effettuare operazioni come prelievi e piccoli bonifici in 600 tabaccherie liguri e 15.000 in tutta Italia. E poi ci sono tutte le attività legate alla nostra App, che è utilizzata da 8 milioni di clienti. Tornando al territorio: noi cerchiamo di essere il più vicino possibile alle persone. Lo abbiamo dimostrato dopo il crollo del Morandi, mettendo a disposizione 4,5 milioni di euro per azzerare i mutui delle abitazioni coinvolte. Siamo certi che il rapporto fra banca e territorio sia alla base della nostra missione».

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