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La crisi tedesca? Potrebbe essere un bene per l’economia italiana / FOCUS

Roma - Da una parte avrà un impatto negativo sull’export delle nostre aziende, specie quelle del Nord Est e dall’altra costringerà il governo di Berlino a reagire con un’espansione del budget che per noi «potrà avere effetti positivi».

Roma - Il rallentamento dell’economia tedesca per l’Italia «rappresenta una notizia cattiva e una mezza buona». Da una parte avrà un impatto negativo sull’export delle nostre aziende, specie quelle del Nord Est e dall’altra costringerà il governo di Berlino a reagire con un’espansione del budget che per noi «potrà avere effetti positivi». Così l’economista Luigi Guiso, ordinario di Economia all’Università Tor Vergata di Roma, commenta all’Agi la contrazione del Pil della Germania, che nel primo trimestre è arretrato dello 0,1% congiunturale e i possibili effetti che potrebbe avere sull’Italia un’eventuale recessione tecnica della prima economia europea. «La Germania - sostiene Guiso - è la prima vittima della guerra dei dazi. La nostra e la loro economia sono fortemente integrate, per cui la ricaduta sull’Italia di un’eventuale recessione tedesca sarà molto forte, perché parte del manifatturiero italiano, specie quello del Nord Est, serve il manifatturiero tedesco. Anche la Francia è interconnessa con la Germania ma l’economia francese è in condizioni molto migliori di quella italiana, per cui per loro l’impatto sarebbe minore. D’altra parte, la frenata dell’economia costringerà Berlino a un mutamento di politica economica, i tedeschi dovranno espandere il loro budget e non potranno più dire agli altri Paesi europei, Italia inclusa, che devono contenere le spese e che non possono fare politica espansiva sui loro budget. Cambierà la filosofia della politica fiscale in Europa». «La Germania è un Paese che ha una fortissima vocazione alle esportazioni. Quindi era molto favorita dalla dinamica positiva del commercio internazionale e, di conseguenza, risente più di altri dell’attuale dinamica avversa e dalla politica di chiusura commerciale degli Stati Uniti».

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Insomma, «il rallentamento dell’economia tedesca, per l’Italia, rappresenta una cattiva notizia e una mezza buona. Noi siamo fortemente integrati con la Germania e la frenata della loro economia determinerà un calo di domanda dei prodotti intermedi manifatturieri forniti dalle aziende italiane e in particolare da quelle del Nordest, che sono quelle più esposte con le industrie tedesche. Tuttavia la contrazione tedesca comporterà un cambio di politica economica da parte di Berlino, i tedeschi dovranno fronteggiare il calo di domanda estera con un’espansione interna. La Germania dovrà rivedere la politica economica che ha avuto dal 2008 fino ad oggi e questo per noi potrebbe essere un cambiamento positivo, che controbilancerà l’effetto negativo sull’export. Sostanzialmente Berlino dovrà espandere il budget federale a sostegno della domanda interna e questo significherà un cambio di filosofia. La Germania dovrà legittimare la politica di alleggerimento monetario della Bce e dovrà rivedere il suo atteggiamento nei confronti degli altri Paesi europei, Italia inclusa. Berlino avrà più difficoltà a dirci di moderare le spese e che non possiamo fare una politica di bilancio espansiva. Questo mutamento della politica di Berlino sarà importante e se fosse avvenuto prima darebbe stato desiderabile e anche dovuto. Insomma, cambierà la politica fiscale dell’Europa». Dopo la contrazione odierna dello 0,1% dell’economia, Guiso considera «molto probabile» un’altra contrazione nel terzo trimestre e dunque una recessione tecnica della Germania.
«Tutto dipenderà - spiega - da cosa succede al commercio internazionale, se continuerà a rallentare, come è prevedibile, è possibile che questo possa produrre un nuovo segnale congiunturale negativo in Germania. Tuttavia che ci sia la recessione tecnica o meno non cambia la sostanza del problema. A meno che questo non sia un calo meramente transitorio, il che non mi sembra proprio, visto il forte rallentamento dei flussi di commercio internazionale. La realtà è che il commercio internazionale continuerà a rallentare in modo duraturo, la Germania lo seguirà e bisognerà vedere se la prossima contrazione sarà piccola, come quella attuale, o magari sarà di mezzo punto percentuale. Ecco, questo potrebbe fare una bella differenza».

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