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Così nel 1853 nacque a Camogli la prima assicurazione marittima / LA STORIA

Un patto di coraggio e lealtà fra gentiluomini lupi di mare scritto a penna senza alcuna formalità giuridica e senza l’aiuto di un legale o di un notaio.

“ARTICOLO 18. Tutti coloro che avranno la disgrazia di naufragare in mar Nero e nei Stati Uniti della Gran Bretagna e viaggio facendo, purché in Oceano o nel Continente fino ad Amburgo gli sarà pagato il novantotto per cento, purché succedano i sinistri dall’Equinozio di Settembre fino a quello di Marzo…”. Ancora qualche svolazzo di penna sul foglio protocollo e poi il capitano Nicolò Schiaffino firma il documento. È il 20 marzo 1853 e in una casa al secondo piano di un palazzo di piazza Colombo con vista sul porto di Camogli è appena nata la prima mutua assicurazione marittima del mondo.

Un patto di coraggio e lealtà fra gentiluomini lupi di mare scritto a penna senza alcuna formalità giuridica e senza l’aiuto di un legale o di un notaio. La Società di mutua assicurazione marittima camogliese sarà celebrata oggi pomeriggio in un convegno organizzato dal Comune di Camogli e dal Museo marinaro. Appuntamento alle 16 al Museo, poi il trasferimento nella sala consiliare e gli interventi di Luca Lo Basso, docente di Storia marittima e navale all’Università di Genova, Giacomo Madia (Confindustria), Alcide Ezio Rosina (Confitarma) e G.B. Roberto Figari, cultore di storia locale. Alla sera, alle 21 nel Teatro Sociale, la chitarra di Simone Schiaffino, alfiere di Garibaldi, tornerà a suonare in un concerto di Fabrizio Giudice.

In quella quieta darsena della memoria marinara che è il Museo “Gio Bono Ferrari”, il direttore Bruno Sacella, a sua volta comandante e già direttore d’esercizio della Tirrenia, osserva l’originale dello Statuto e prova a immaginarsi come è nato. «Camogli aveva allora 10 mila abitanti, quasi tutti benestanti. O navigavano o pescavano. Cinque-seicento velieri in giro per il mondo erano proprietà di armatori camogliesi con il sistema della caratura, per cui anche camerieri o contadini potevano averne una quota. Però i naufragi erano frequenti, e molti non potevano permettersi di pagare le carissime rate dell’assicurazione».

Come risparmiare “palanche”? Tre uomini in redingote e cappello nero discutono sulla piazza del porticciolo. Poi salgono in casa e il capitano Giuseppe De Gregori comincia a scrivere: “Statuti della Società di Mutua Assicurazione Marittima Camogliese”. Lo ripete due volte, come per prendere tempo.

I cugini Erasmo e Nicolò Schiaffino suggeriscono il primo articolo, che assicura ogni “legno” fino al 75% del valore, stabilito fra armatore e Consiglio della mutua con un semplice accordo. “Articolo 2. Potrà far parte di questa assicurazione qualunque Armatore o Capitano di Camogli”.

L’importanza è conoscersi e fidarsi fra vicini di casa. Se una nave affonda o ha un’avaria grave o un incendio, “escludendo però la Baratteria, contrabando e casi di guerra”, tutti gli associati risarciranno l’armatore danneggiato. Non ci sono fondi di riserva o garanzia. Nessun perito. Nessuna minaccia di ricorso alla giustizia. Solo all’articolo 6 affiora la diffidenza per i furbetti: i capitani naufragati “renderanno esatto conto del giusto netto ricavo degli oggetti recuperati”. In caso di “furto benché lieve” attribuito al capitano, egli sarà responsabile in proprio anche dopo un anno. Chi non presta soccorso ai soci in caso di pericolo “sarà disonorato ed escluso dalla società”.

Questi semplici fogli protocollo con qualche correzione a penna sono rimasti in vigore senza problemi e senza discussioni per nove anni. Già nel 1855 la bandiera della Società, con il numero di iscrizione in rosso su campo bianco dentro una cornice verde, sventola sugli alberi di 143 bastimenti. Molti armatori si arricchiscono con la guerra di Crimea noleggiando le navi a inglesi e francesi.

Solo il 1° febbraio 1862 lo statuto viene trasformato in una Convenzione di 62 articoli e stampato: ormai le navi assicurate sono 203 per un totale di 46 mila tonnellate e un valore complessivo di 6,7 milioni di lire, come dire 32 milioni di euro attuali. La Società ha agenti in ogni porto, da Algeri a Cardiff, da Beirut a Gibilterra, da Anversa a Buenos Aires e New York. Ma il comandante Sacella scuote il capo: «A me piace di più il primo Statuto: quello odorava di mare, questo puzza di avvocato».

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