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2018: naufragi dimezzati, ma i morti raddoppiano

Genova - Lo scorso anno l’industria del trasporto marittimo ha registrato il più basso numero di perdite di navi da un decennio: 46 unità in tutto sulle 60 mila in navigazione nel mondo, -50% rispetto all’anno precedente e -55% rispetto a 10 anni fa, secondo l’ultimo rapporto del gruppo assicurativo tedesco Allianz

Genova - Lo scorso anno l’industria del trasporto marittimo ha registrato il più basso numero di perdite di navi da un decennio: 46 unità in tutto sulle 60 mila in navigazione nel mondo, -50% rispetto all’anno precedente e -55% rispetto a 10 anni fa, secondo l’ultimo rapporto “Sicurezza e shipping” del gruppo assicurativo tedesco Allianz.

Il documento non contiene il numero di quanti hanno perso la vita in questi incidenti, ma incrociando i dati con le notizie dei naufragi registrate nel corso del 2018, il numero legato alle 46 unità più grandi registrate da Allianz è di 101 tra morti e dispersi, 42 quelli legati alle navi più grandi: i 32 marittimi della petroliera iraniana “Sanchi” andata a fuoco all’inizio dell’anno, e le 10 persone che si trovavano a bordo della draga “Rong Chang 8”, rovesciatasi il 21 di marzo nello Stretto di Malacca.

Se si esce dal perimetro dell’ufficialità, scorrendo le cronache locali o tenendo conto di incidenti che non hanno comportato la perdita della nave (oppure dove la nave non era assicurata) i morti in navigazione sono stati 774 (432 nel 2017) - compresi quelli in acque interne, tenendo conto di equipaggi e passeggeri, ma escluse le morti naturali a bordo, gli assassinii o il triste fenomeno dei naufragi di migranti.

Pesa enormemente il disastro registrato sul Lago Tanzania il 20 settembre, col ribaltamento per eccesso di carico del battello “Nyerere” (224 morti); quello sul Lago Toba in Indonesia il 15 luglio, con il rovesciamento del traghetto “Sinar Bangun” e 94 persone mai più ritrovate; infine quello al largo dell’atollo di Nonouti il 18 gennaio, quando l’Oceano Pacifico ha inghiottito il catamarano in legno “Butiaroi” insieme a 81 vite.

Ritornando al rapporto di Allianz - e quindi alla navigazione regolarmente registrata e assicurata - rimangono in sostanza invariati gli incidenti (2.698, -1%), un quinto dei quali si concentrano tra Mediterraneo Orientale e Mar Nero, e di cui il 40% è determinato da guasti meccanici. Negli ultimi 10 anni le navi perdute sono 1.036, di cui 429 unità da carico, 149 grandi pescherecci e 93 navi passeggeri. L’affondamento è per circa la metà dei casi (555) la causa principale della perdita, seguita da incagliamenti (208) ed esplosioni (103) - dati in linea col 2018.

Negli ultimi 10 anni, le collisioni (43) sono la quinta causa di perdita della nave dopo i danni alle macchine (50), mentre nel 2018 c’è stata un’unica collisione, ma che ha provocato l’incidente più disastroso in termini di vite umane, quello della “Sanchi”. Per Allianz, la riduzione delle total loss dipende da migliori infrastrutture e organizzazione del traffico portuale, e in Asia, da una cartografia più precisa: «Ma i benefici delle minori perdite - spiega Rahul Khanna, a capo della divisione Marine Risk Consulting di Allianz Global Corporate & Specialty - sono vanificati dall’aumento delle dimensioni delle navi». Allianz calcola che una collisione tra una portacontainer e una nave da crociera di ultima generazione potrebbe costare fino a quattro miliardi di dollari.

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