SERVICES

L’Eni chiude temporaneamente il Centro Olio Val d’Agri

Roma - L’Eni ha deciso «la chiusura temporanea» del Centro Olio Val d’Agri (Cova) di Viggiano (Potenza) e ha avviato le «procedure di fermo dell’impianto».

Roma - Dopo i cinque mesi di fermo dello scorso anno, il centro oli di Viggiano (Potenza) dell’Eni - capace di trattare ogni giorno circa 70 mila barili di petrolio estratti dai giacimenti della Val d’Agri - si ferma per altri tre mesi. Lo stabilisce un provvedimento della giunta regionale della Basilicata, adottato la sera della vigilia di Pasqua, che sarà notificato alla compagnia petrolifera entro domani. L’Eni, dal canto suo, ha annunciato già oggi la «chiusura temporanea» del centro oli «per rispetto - ha spiegato - delle posizioni espresse dal territorio, dal presidente della Regione e dalla giunta regionale». E in effetti le posizioni della Regione Basilicata - di nuovo spiegate oggi dal governatore, Marcello Pittella (Pd), che ha garantito «una linea di estremo rigore» per tutelare ambiente e salute dei cittadini - e dell’Eni, affidate ad una nota nella quale la compagnia ribadisce «di aver adempiuto a tutte le prescrizioni imposte dagli enti competenti», hanno dominato la giornata.

Resta il dato puramente economico: la produzione italiana di petrolio (che riceve dai pozzi lucani una quota di circa il 60%) subisce un nuovo calo, dopo quello registrato nel 2016, quando il centro oli fu bloccato in seguito ad un’inchiesta della Procura di Potenza. Le conseguenze sono almeno quattro: meno petrolio prodotto in Italia, meno diritti di sfruttamento alla Basilicata (con ricadute negative sul suo bilancio), occupazione dell’indotto (circa duemila persone) di nuovo in fibrillazione e forse, in prospettiva, problemi per la raffineria di Taranto. Alla sospensione dell’attività del «Cova» per 90 giorni si è giunti dopo che analisi fatte dall’Arpab hanno evidenziato, in una zona al di fuori del perimetro del centro oli, una contaminazione da ferro, manganese e idrocarburi policiclici insaturi che ha superato «di cinque volte» la soglia fissata dalla legge. Per arginarla, sono state imposte all’Eni delle prescrizioni: la compagnia ha ricevuto anche una diffida relativa all’uso di serbatoi interni al centro privi di doppio fondo.

Sabato scorso è stata la giornata decisiva: prima una riunione in prefettura, poi quella della giunta regionale, che ha approvato la delibera di sospensione, il cui contenuto è stato subito comunicato ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, Gian Luca Galletti e Carlo Calenda. Fra le motivazioni: il mancato rispetto delle prescrizioni da parte dell’Eni e l’invio alla Regione di dati definiti «poco chiari»: «Abbiamo dovuto agire - ha detto Pittella - e in questi 90 giorni controlleremo costantemente la situazione e le azioni dell’Eni. È evidente che la nostra azione ha portato ad un rafforzamento dei controlli ed è la strada che continueremo a seguire, con la schiena dritta», ha sottolineato. La chiusura del centro oli ha provocato diverse reazioni: i deputati Latronico (Direzione Italia), Antezza e Vico (Pd) hanno annunciato interrogazioni ai ministri Galletti e Calenda, Confindustria Basilicata ha chiesto «equilibrio e lucidità» nell’affrontare la situazione, i sindacati sono preoccupati in particolare per le conseguenze sui lavoratori e sulla tranquillità dei cittadini della Val d’Agri, col fiato sospeso per il timore di un inquinamento della falda acquifera (per ora tale pericolo sembra scongiurato per la diga del Pertusillo, che fornisce acqua anche alla Puglia, e che è comunque controllata continuamente). Ma Eni ha confermato che durante la chiusura del Cova farà «le verifiche necessarie a rassicurare gli stakeholder sulla correttezza ed efficacia del proprio operato, l’integrità dell’impianto e la presenza di tutte le condizioni di sicurezza per lo svolgimento delle attività di esercizio».

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››