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Più sovvenzioni pubbliche al rigassificatore Olt / IL CASO

Genova - L’Autorità riconosce un altro 3% di remunerazione dell’investimento oltre al fattore di garanzia. Dietrofront di Iren sulla vendita: «Valuteremo». Uniper affida a Goldman Sachs la cessione del 48%.

Genova - Il salvagente pubblico del rigassificatore Olt Offshore Lng Toscana si irrobustisce e la vendita dell’impianto torna di attualità per l’italiana Iren e la tedesca Uniper (ex E.On), i due gruppi che controllano la società. Uniper ha affidato a Goldman Sachs l’incarico di vendere la propria quota (48,24%), nell’ambito di un’operazione che, secondo fonti, valorizza l’intera società un miliardo di euro. Iren non ha ancora deciso che fare. O meglio: prima che il salvagente pubblico sulla redditività del terminale si irrobustisse, l’ad della multiutility, Massimiliano Bianco, ha più volte affermato che non essendo Olt una partecipazione strategica Iren intendeva vendere non appena se ne fosse presentata l’occasione. Ora però lo scenario è cambiato e il manager mette le mani avanti: «Nei prossimi mesi valuteremo cosa fare alla luce del nuovo quadro regolatorio».

Dopo la fine di agosto Iren incontrerà Uniper e - «anche in base alle esigenze del partner» - valuterà come muoversi. Di certo la vendita del 49% di Olt - 467milioni di euro a bilancio, ma il valore di mercato potrebbe essere più alto - non sembra più né urgente né scontata. La ragione sta nel «nuovo quadro regolatorio», sovvenzioni pubbliche che garantiscono alla società una più alta remunerazione dell’investimento. Chiudendo un vecchio procedimento istruttorio del 2016, l’Autorità per l’energia ha infatti confermato a Olt il fattore di garanzia pari al 64% riconoscendole una remunerazione addizionale pari al 2% con riconoscimento aggiuntivo di un ulteriore 1%. Ciò significa che il salvagente pubblico garantito al terminale - infrastruttura classificata «strategica» a livello nazionale nel 2014 dal governo Renzi - sale dal 64% al 67% e permette a Olt di raggiungere il break even prima del previsto.

La costruzione del rigassificatore aveva assorbito 8 anni di lavoro, svariate modifiche progettuali e un investimento vicino al miliardo. Collocato davanti alla costa di Livorno, per un paio di anni l’impianto è stato fermo a causa delle difficoltà nell’approvvigionamento del Gnl. Più di recente ha cominciato a marciare, ma comunque in forma limitata rispetto alla capacità annua. Con la decisione dell’Authority, il problema della redditività viene risolto a monte. Durante la presentazione della semestrale agli analisti, Bianco ha spiegato: «La sentenza dell’Autorità riconosce un’extra remunerazione del 3% che porta a un impatto addizionale sull’utile netto 2017 di 20 milioni di euro, di cui 5 correnti, strutturali e ripetibili; più 15 milioni retroattivi poiché relativi al recupero dal 2014 a oggi. Il riconoscimento di questo 3% consente a Olt di raggiungere il break even».

A prescindere dalla performance sul mercato, è la collettività a remunerare il terminale. Il fattore di garanzia è una forma di sostegno che risponde all’esigenza dell’Italia di garantirsi la sicurezza degli approvvigionamenti, sovvenzionando impianti che possono essere inutilizzati (in toto o in parte), ma che in caso di crisi potrebbero tornare attivi in tempi brevi. Perché ciò accada occorre che gli azionisti guadagnino anche se l’infrastruttura non rende. Il fattore di garanzia di Olt copriva il 64% della tariffa calcolata come somma di investimento più redditività. Adesso garantisce un 3% in più. La novità non sfuggirà a chi è interessato a comprare la quota di Uniper (sono circolati i nomi di Macquarie, First State Investments). E Iren potrebbe decidere che la partecipazione in Olt, sia pure non strategica, è comunque abbastanza conveniente da essere mantenuta.

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