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«Chevron ha evaso il Fisco». Dirigenti indagati

Genova - Il blitz dei finanzieri è andato in scena nei giorni scorsi, quando si sono presentati nella sede di “Chevron Products Italia” a Firenze, una delle declinazioni nostrane della corporation petrolifera americana che ha a sua volta la principale base europea nel Regno Unito

Genova - Il blitz dei finanzieri è andato in scena nei giorni scorsi, quando si sono presentati nella sede di Chevron Products Italia a Firenze, una delle declinazioni nostrane della corporation petrolifera americana che ha a sua volta la principale base europea nel Regno Unito. Proprio la variegata localizzazione degli uffici è al centro dell’inchiesta alla quale la Procura di Genova, città in cui Chevron Italia Products ha la sua divisione primaria, ha impresso una svolta cruciale, accusando alcuni dirigenti appartenenti a varie controllate del gruppo di «omessa dichiarazione»: importanti introiti secondo gli investigatori sono avvenuti in Italia, ma sono stati dichiarati all’estero con l’obiettivo di drenare il prelievo fiscale. Nell’opinione del pm Paola Calleri, titolare dell’indagine, è andata in scena insomma una classica operazione di «esterovestizione». Gli inquirenti hanno notificato un avviso di garanzia, ma sono almeno quattro-cinque i nomi del mirino del pubblico ministero. La somma contestata ammonta secondo le poche indiscrezioni filtrate a vari milioni di euro

Sebbene l’ultima e cruciale perquisizione sia avvenuta in Toscana, l’indagine è incardinata in Liguria anche perché è nata dall’inchiesta sull’ex direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate Walter Pardini, arrestato ad aprile poiché aveva incassato una tangente da un’azienda di sicurezza campana bisognosa di ammorbidire un contenzioso. Nel corso dell’istruttoria erano emersi possibili favori del dirigente anche nei confronti di Chevron, tanto che Procura e Finanza avevano sospettato d’un vero e proprio «sistema», consolidando le proprie convinzioni dopo aver captato le comunicazioni d’una funzionaria delle Entrate a sua volta sconcertata dal modus operandi del direttore. Daniela Chiarini, intercettata dalle Fiamme Gialle all’inizio dell’anno mentre parlava sempre con Pardini, faceva cenno a un atteggiamento molto disinvolto del suo superiore, senza riferimenti precisi a Chevron e però palesando un andazzo inquietante: «Qui - ribadiva - ci sono fatture false, operazioni inesistenti, falsi in bilancio, investimenti in tecnologia che potrebbero celare frodi per il credito d’imposta... Cose visibili, reati, c’è già la segnalazione penale. Siamo oltre il fiscale, sconfinano un po’ tanto... Andiamoci molto cauti perché ci sono delle cose che poi espongono noi come direzione provinciale...». Dopo che l’ex numero uno era finito in manette, i suoi ex sottoposti si erano ulteriormente smarcati. E due di loro, interrogati, avevano adombrato perplessità sulla posizione sempre troppo favorevole del «capo» in occasione di contenziosi milionari.

Gli ex colleghi avevano citato in particolare una situazione che riguardava la Chevron. E di nuovo l’affaire Chevron era stato sommariamente contestato a Pardini durante un interrogatorio, in cui si era difeso sostenendo di non aver avuto ruoli particolari in quella vicenda. Gli accertamenti di Procura e Guardia di finanza sono proseguiti e le perquisizioni hanno fatto registrare la prima svolta importante, con le contestazioni d’un reato fiscale alla multinazionale e i primi nomi iscritti sul registro degli indagati per «omesse dichiarazioni». Il Secolo XIX ieri ha contattato la sede genovese di Chevron Products Italia, dove al momento si preferisce non rilasciare dichiarazioni.

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