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Eni torna all’utile, Descalzi promette valore

Roma - L’Eni torna all’utile dopo due anni di conti in rosso, mette a segno il record della produzione e si avvia su un tracciato solido in cui, se il mercato lo consentirà, la remunerazione degli azionisti potrebbe anche migliorare

Roma - L’Eni torna all’utile dopo due anni di conti in rosso, mette a segno il record della produzione e si avvia su un tracciato solido in cui, se il mercato lo consentirà, la remunerazione degli azionisti potrebbe anche migliorare. Questa la sintesi dei conti 2017 diffusi dal gruppo petrolifero, risultati che l’amministratore delegato Claudio Descalzi definisce «eccellenti» e che anche la Borsa dimostra di apprezzare, premiando il titolo con un rialzo dello 0,95% a 13,632 euro.

Dopo un 2015 e un 2016 chiusi in perdita, il 2017, grazie anche alla ripresa del prezzo del greggio ma non solo, termina con un utile netto pari a 3,4 miliardi di euro e un utile netto adjusted a 2,4 miliardi. Particolarmente positivo è stato il quarto trimestre, in cui l’Eni è stata capace di mettere a segno un utile netto di 2,1 miliardi, mentre quello adjusted ha raggiunto quota 0,98 miliardi, più che raddoppiando rispetto allo stesso periodo del 2016 (460 milioni di euro) e superando le attese del mercato.

Molto bene sono andate le cose del settore Exploration and production, non solo per il doppio record della produzione a dicembre con 1,92 milioni di barili e di quella media annua con 1,82 milioni (+3,2%) raggiunti malgrado il taglio agli investimenti, ma soprattutto per le plusvalenze derivanti dalle cessioni del 40% del giacimento Zohr in Egitto (1,2 miliardi) e del 25% nell’offshore del Mozambico (quasi due miliardi). La strategia che prevede l’individuazione dei giacimenti e la vendita delle quote continua dunque a dare importanti frutti: ulteriori dismissioni, è stato spiegato dal direttore finanziario Massimo Mondazzi, potrebbero ora riguardare «Messico, Indonesia e altre aree».

Positivo comunque è stato l’andamento di tutti i settori: il gas ha raggiunto l’utile operativo con un anno di anticipo rispetto ai piani, la raffinazione ha messo a segno il risultato operativo record degli ultimi otto anni e la chimica ha conseguito la migliore performance operativa di sempre. Un quadro in salute dunque, che soddisfa in pieno Descalzi: «Chiudiamo il 2017 con risultati eccellenti», dice l’amministratore delegato, aggiungendo che «per il futuro le prospettive di crescita sono eccellenti in tutti i business e saranno perseguite con disciplina finanziaria e grande attenzione alla loro sostenibilità in presenza di scenari anche più difficili. Il che vorrà dire che, se al contrario le condizioni di mercato fossero più favorevoli, saremo in condizione di generare un enorme extra valore per i nostri azionisti».

Non una parola di più però su eventuali aumenti del dividendo (confermato a 0,80 euro), tagliato nel 2015 in una manovra lacrime e sangue resasi necessaria per affrontare il crollo dei prezzi del greggio: qualunque eventuale dettaglio in merito è stato infatti rimandato al 16 marzo, quando la società presenterà al mercato il nuovo piano strategico per il 2018-2020. Le uniche anticipazioni riguardano per il 2018 la stima sulla crescita della produzione (+3%), gli investimenti che saranno pari a otto miliardi, un utile operativo adjusted di 0,3 miliardi nel settore gas e un margine di breakeven a circa tre dollari al barile per la raffinazione. Per tutto il resto, gli investitori dovranno «avere pazienza», ha detto Descalzi in conference call.

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