SERVICES

Libia: terrorismo e armi, arrestato imprenditore nautico

Roma - Ha fatto il suo rientro in Italia, attraverso la frontiera aerea di Ciampino, l’imprenditore bolognese di 54 anni Giulio Lolli, detenuto dal 2017 a Tripoli e sul quale pendeva un’ordinanza di custodia cautelare

Roma - Ha fatto il suo rientro in Italia, attraverso la frontiera aerea di Ciampino, l’imprenditore bolognese di 54 anni Giulio Lolli, all’ergastolo dal 2017 a Tripoli e sul quale pendeva un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari di Roma Cinzia Parasporo su richiesta del pubblico ministero Sergio Colaiocco che procedeva per i reati di associazione con finalità di terrorismo internazionale e traffico di armi e munizioni da guerra. Il rimpatrio di Lolli, che sarà portato nel carcere romano di Regina Coeli, è stato assicurato dall’agenzia Informazioni e sicurezza esterna (Aise) che ha curato i rapporti con le autorità libiche nelle varie fasi, mentre ad eseguire la misura cautelare sono stati questa mattina i Carabinieri del Raggruppamento operativo speciale. Le indagini hanno accertato come Lolli sia stato tra i comandanti del cartello islamista denominato Majlis Shura Thuwar Benghazi. Nell’ambito della stessa organizzazione l’imprenditore avrebbe operato sino all’ottobre 2017 quale Comandante delle forze rivoluzionarie della marina. Majlis Shura Thuwar Benghazi è una formazione jihadista controllata dall’organizzazione terrorista Ansar Al Sharia (affiliata ad Al Qaeda, sino al suo definitivo scioglimento avvenuto a novembre 2017), molto attiva due anni fa nella città di Bengasi con base operativa a Misurata. Gli investigatori ritengono che proprio da lì Lolli, latitante in Italia per il fallimento di una società legata a un giro di yacht di lusso, si occupasse di garantire alle milizie di Majlis Shura Thuwar a Bengasi i rifornimenti di armi; approvvigionamenti che via mare (non essendo sicuro il trasporto via terra), dovevano giungere da Misurata.

Le indagini sull’imprenditore originario di Bertinoro hanno origine da due controlli effettuati in acque internazionali, tra maggio e giugno 2017, al largo della Libia da parte di unità navali operanti nell’ambito della missione militare europea Eunavfor Med - Operazione Sophia. In entrambe le circostanze veniva rinvenuto e sequestrato un ingente quantitativo di armi da guerra, inclusi lanciarazzi e mine anticarro. Il pm Colaiocco, del gruppo antiterrorismo, ha così delegato al Ros le indagini da cui è emerso che l’imbarcazione fermata era (sino al suo trasferimento in Libia ormeggiata presso il porto turistico di Rimini) in origine uno yacht registrato in Italia sotto il nome di “Mephisto” poi ridenominato “El Mukhtar” all’atto della sua militarizzazione. Lolli aveva effettuato analoga operazione in precedenza con un’altra imbarcazione, anche questa proveniente dall’Italia, la “Leon”, ridenominata “Buka El Areibi”. Chi indaga è convinto che Lolli, assieme ad altre persone (tre sono indagate) abbia messo a disposizione la propria esperienza marittima, e almeno due mezzi navali fatti venire dall’Italia, nella formazione e organizzazione delle truppe del Majlis Shura Thuwar Benghazi.

Su un altro fronte investigativo, i Carabinieri del comando provinciale di Rimini hanno eseguito nei confronti dello stesso Lolli altri due provvedimenti restrittivi emessi dal gip in relazione ad ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio e la fede pubblica, legati a numerose compravendite di imbarcazioni di lusso, nonché di estorsione. Sono finiti nei guai per essere clienti di Lolli commercianti e uomini d’affari di peso o di una certa esperienza, come Flavio Carboni (condannato in primo grado nel marzo 2018 a sei anni e mezzo di reclusione per la vicenda della P3).

Nell’ambito di un’indagine parallela a quella romana, denominata “Rimini Yacht” e portata avanti dalla procura di Rimini, Lolli è accusato di estorsione ed associazione per delinquere. Lolli si era reso irreperibile dalla fine di maggio 2010, quando a seguito di alcuni accertamenti incrociati relativi alle iscrizioni di numerosi motoryacht, era emerso che grazie a una società di San Marino, dove operava una sua testa di legno con una serie di prestanome come intestatari, ciascuno yacht (imbarcazioni con valore commerciale che oscillava tra i 300 mila ed i 6,5 milioni di euro), veniva finanziato due o addirittura tre volte, mediante contratti di noleggio stipulati con società legate a istituti bancari italiani e stranieri, per lo più sammarinesi, ai quali venivano sottoposti in sede di compravendita, documenti di conformità falsi, precedentemente estorti con la violenza ad una sua ex dipendente che disponeva di una tipografia.

Ben 86 le imbarcazioni oggetto dell’indagine: tutte con due proprietari, qualcuna con tre, alcune totalmente inesistenti e create ad hoc solo sulla carta, per ottenere i finanziamenti.Gli utilizzatori in buona fede delle imbarcazioni vendute dalla Rimini Yacht, nel corso delle indagini, si erano dunque visti sequestrare le costosissime barche, in attesa che il giudice decidesse chi, tra le due o tre finanziarie, fosse il reale proprietario.

Tra i clienti c’erano imprenditori e commercianti di altissimo livello, anche Flavio Carboni al quale lo stesso Lolli faceva utilizzare una lussuosissima Aston Martin acquistata con un contratto di leasing stipulato a San Marino e poi non pagato. L’autovettura fu poi ritrovata dal personale dai carabinieri, dopo la fuga di Lolli, in stato di abbandono, presso l’aeroporto di Cagliari. Proprio con la barca che lo stesso Flavio Carboni intendeva acquistare, un costosissimo Bertram 570, Lolli si dava alla latitanza approdando dapprima in Tunisia, quindi a Tripoli. Nel frattempo il personale dell’Arma di Rimini e della Capitaneria di Porto, recuperavano in giro per l’Italia e all’estero, yacht (Bertram, Aicon, Azimut, Galeon), autovetture (Ferrari, Lamborghini, Maserati), orologi (Cartier, Patek Philippe), vari gioielli, quadri antichi e danaro, per un valore stimabile intorno ai trecento milioni di euro. Una fuga, quella di Lolli, degna di un lungometraggio d’azione. A Tunisi, dove Lolli godeva dei favori della famiglia del poi deposto presidente Ben Alì, il latitante aveva aperto una propria attività di importazione-esportazione. Venne individuato grazie al movimento di una grossa somma di denaro dall’Italia verso la Tunisia dagli investigatori riminesi che iniziarono il suo monitoraggio in Nord Africa.

Un amico di Lolli si recava periodicamente in un centro commerciale di Forlimpopoli, dove portava all’anziana madre del latitante notizie e pizzini, quindi ripartiva alla volta del Nord Africa, non prima di aver trovato tutto ciò di cui Lolli aveva bisogno e che poi gli faceva avere. A seguito della richiesta di cattura e di estradizione inviata dalla Procura della Repubblica di Rimini alle Autorità tunisine, richiesta giunta proprio all’alba della primavera araba, Lolli, che non poteva più contare sulla protezione della famiglia Ben Alì, venne espulso e cacciato via mare.

Con il Bertram 570 fece rotta su Malta, dove venne rifornito di carburante e viveri quindi, poco prima di essere intercettato dalle motovedette maltesi - attivate sempre da Rimini, tramite l’Ufficio Sirene dell’Interpol - fece rotta su Tripoli. Qui ha trovato alloggio nel lussuoso Hotel Rixos, lo stesso dove trovarono poi rifugio anche i giornalisti, nei giorni della rivoluzione, rimaneva fino al suo primo arresto. Siamo nel gennaio del 2011 quando, gli investigatori attivavano l’Interpol, che unitamente alle forze dell’allora capo di Stato Muhammar Gheddafi, riusciva a far arrestare Lolli e a eseguire il mandato di cattura internazionale a suo carico. Ma la storia continua. Detenuto assieme a prigionieri politici, durante la rivoluzione libica veniva liberato da un gruppo di ribelli ai quali si univa e con i quali, forse, ebbe anche modo di combattere. Cambiato nome e probabilmente religione, spostatosi con una donna libica, si faceva chiamare Giulio Karim Lolli. Nel 2017 veniva arrestato dalle forze speciali di Al Rada, la squadra antiterrorismo libica.

Hai poco tempo?

Ricevi le notizie più importanti della settimana

Iscriviti ››