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Dragaggi, Genova si gioca il futuro

Grazie di cuore ai numerosi frequentatori del sito shippingonline.it,che hanno accompagnato con attenzione, passione e competenza l’esordio del nuovo blog “Pilotina”. Raccogliamo l’invito del signor Bacci: cercheremo di ampliare l’iniziativa, affrontando tutti i temi legati alla realtà dei porti e dello shipping.
 Non a caso l’argomento odierno è di strettissima e drammatica attualità, è un iceberg gigantesco contro cui rischiano di schiantarsi tutti gli scali italiani. A cominciare da Genova, ovviamente. Il cui porto ha per la prima volta e in modo sostanziale i giorni contati: o nello spazio di un paio di mesi si apre e si chiude l’operazione-dragaggi, oppure è la fine. Niente più navi da crociera, stop alle multinazionali del mare come Msc di Gianluigi Aponte, addio alle speranze di bloccare in qualche modo una recessione imposta non solo dal mercato ma soprattutto dal malgoverno e dalle connivenze politico-sociali che hanno inchiodato lo sviluppo delle banchine genovesi negli ultimi cinque anni. Senza dragaggi, il presidente dell’Authority, Luigi Merlo, potrebbe varare la migliore delle organizzazioni del lavoro possibile, ma servirebbe a niente. Perché non ci sarebbero più navi né container e neppure lavoro.
 Situazione paradossale e scandalosa, quella del porto di Genova. Problemi banalissimi che dovevano essere risolti sotto la presidenza Novi e dalle amministrazioni locali di ieri e di oggi, sono invece ancora tutti sul tappeto. E diventano questione di vita o di morte. Si trasformano nel simbolo stesso dell’ignavia politica, dell’ignoranza, delle colpevole incapacità del governo, dei veleni che spesso con grande piacere la burocrazia di Stato che si occupa di vicende portuali semina a piene mani sulle banchine nazionali. Al punto che il futuro di Genova è oggi legato ad una firma apposta su un documento o rinviata
 La storia è quella dei dragaggi nelle acque della Stazione Marittima ed è strettamente intrecciata alla realizzazione del terminal di Calata Bettolo, l’approdo che secondo il piano regolatore doveva essere pronto e funzionante già nel 2005. L'appalto integrato del valore di 120 milioni di euro e della durata di quattro anni è stato affidato alla Tecnis spa insieme a Boskalis e alla Si.gen.co. L’Autorità portuale guidata da Merlo ha predisposto un progetto di variante, perchè la Capitaneria di Porto ha evidenziato la necessità di dragare l’intera area di Stazione Marittima. Proprio per consentire l'attracco in sicurezza delle navi di nuova generazione, cioè i colossi del gruppo di Aponte: attualmente la Msc Fantasia e tra qualche mese anche la gemella Msc Splendida.
 Il progetto è stato predisposto a tempo di record ed è stato inoltrato lo scorso dicembre all'organismo cui compete l'approvazione, cioè il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici. Per adeguare i fondali di Stazione Marittima entro il prossimo aprile e quindi rispondere dignitosamente alle esigenze della nuova stagione crocieristica, è assolutamente indispensabile che il Consiglio superiore dei Lavori Pubblici approvi l’operazione entro la fine di gennaio. Pare che una seduta sia in calendario venerdì prossimo e c’è chi teme che il  solito burocrate di turno rallenti la pratica.
 Chi pagherebbe i ritardi e i danni spaventosi? Chi risarcirebbe Genova e Msc? Tutto, infatti, è legato ad un filo sottile. Se passano i dragaggi, nell'arco di poche settimane possono partire i lavori, si può adeguare Stazioni Marittime e contemporaneamente con il materiale “pescato” a Ponte dei Mille si possono accelerare i lavori per il recupero funzionale di Calata Olii Minerali e per l’ampliamento di Calata Bettolo. Ampliamento che comporta la realizzazione di un nuovo terminal contenitori con capacità di circa 600.000 teus all’anno e una nuova darsena tecnica. La banchina sud lunga circa 750 metri ed il retrostante piazzale di 180.000 metri permetteranno l'attracco contemporaneo di due mega-portacontainer, con capacità fino a 15.000 teus, grazie ad un tirante d'acqua di 17 metri. Si tratta dell'intervento più importante previsto dall'attuale piano regolatore, che tra l'altro innescherebbe una rivoluzione nel porto di Genova, con l'arrivo di Msc a Calata Bettolo come terminalista.
 Nei giorni scorsi Genova ha celebrato molto sottotono i cento anni della morte di un eroe, Stefano Canzio, il primo presidente del Consorzio Autonomo del porto. Che con la spada, la parola e le opere si faceva rispettare a Roma e in città. Più che caratteriali o esistenziali, le sorprendenti analogie sono soprattutto legate ai periodi storici in cui i due (uomo d’armi il primo, mite politico l’ultimo successore) sono stati chiamati dal destino a vivere. Economia portuale italiana praticamente inesistente, governi lontani anni luce dalle esigenze delle banchine e porto di Genova più o meno allo sfascio, senza autorità, incline all’anarchia piuttosto che alle regole. Il generale Stefano Canzio, genero di Garibaldi (ne aveva sposato la figlia Teresita), nominato presidente del Cap il 25 giu¬gno 1903, muore per polmonite esattamente cento anni fa, il 14 gennaio 1909. Sacrifica la propria vita al servizio del porto gettandosi nelle acque gelide per collaborare alle operazioni di spegnimento di un incendio divampato su alcune chiatte.
Certo, è improbabile che per nobile causa a Luigi Merlo venga chiesto pure di immolare la propria vita. Ma solo com’è lasciato, minimo si beccherà sicuramente un esaurimento. Merlo, del resto, non si è ancora iscritto all’Associazione Garibaldini.

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