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Dalla rassegnazione alla rivincita

In attesa di riferirvi buone o discrete notizie (che ancora non ci sono) sulla pratica-dragaggi e sulla trattativa aperta sul lavoro e il ruolo delle Compagnie a Genova, rilevo con piacere che comincia ad affiorare tra i partecipanti al nostro blog quel minimo senso d’indignazione la cui assenza inchioda da anni al palo Genova e il resto del mondo dello shipping. E’ possibile considerare la crisi che stiamo vivendo come un’occasione d’oro, anche tecnicamente, per riflettere sul motore profondo della nostra vita? Noi inseguiamo il bene, il benessere collettivo, la concordia, il dialogo, l’amicizia, il buon senso, la politica intesa come costruzione quotidiana di crescita, funzionalità, servizi, sicurezza, sviluppo. Poi basta un burocrate che nega una firma, bastano le ideologie o le incomprensioni che rallentano un accordo non impossibile: e cascano le braccia. Rassegnazione e frustrazione si insinuano nei comportamenti, nelle stesse aspirazioni, nel discernimento tra utile e inutile. Ci stiamo abituando a sopportare il peso e le ripetizioni più ignobili. Finiremo con l’accettare la mediocrità?
Non sono solo una città (Genova) o un porto che amano farsi del male, ma il mondo intero. Alternative? C’è chi scrive sul blog che non ce ne sono, aggiungendo che l’unica forse sarebbe disertare le urne e il voto per punire una classe politica mediocre. E’ un’idea, quest’ultima, su cui si discute e che non è più considerata sacrilega all’interno della cultura di sinistra. Ma questa sinistra non ha più fiato, troppo presa a discutere di se stessa piuttosto che a interpretare, rappresentare ed essere gente e mondo reale.
E allora? Allora, proviamo ancora a scommettere su Merlo, per dare una forma e una logica al magma deprimente e incomprensibile. Merlo non è un superuomo e neppure Gesù Cristo in terra, anzi Non è un fighetto, non veste da Finollo, spesso sbaglia a coniugare camicia e cravatta, non frequenta salotti borghesi o retrobotteghe del potere, è l’antitesi stessa della genovesità. Non sappiamo se si rivelerà geniale, se alla fine farà bene o farà male. O se semplicemente farà. Però ci pare una persona per bene, affidabile, schietta, onesta, impegnata con passione in questo nuovo lavoro. Tenace nel voler imporre o far rispettare le regole del gioco alla luce del sole. E’ vero, Merlo è espressione della politica e dei partiti. Ma ci pare pure che abbia saputo smarcarsi in fretta, incassando un’immediata solitudine. Non crediamo, insomma, che il presidente dell’Authority Merlo e il suo segretario generale, D’Aste, siano troppo funzionali al sistema genovese che voleva depotenzializzare l’industria portuale.
L’ex presidente, Novi, a quel sistema era invece funzionalissimo. Rammento bene che sull’adeguatezza (tecnica) di Novi al ruolo di presidente del porto di Genova, Il Secolo aveva espresso forti riserve ancor prima della nomina. Ma su quella designazione erano tutti d’accordo: Pericu e Scajola, la sinistra e la destra, i padroni del vapore e gli operai.
E’ andata a finire esattamente come avevamo previsto: quanto hanno poi messo in scena non ci riguardava e non ci comprendeva affatto. Non avevano vere sfide da lanciare, ma posizioni da difendere. Cercavano di mantenersi in quota. Facciamoli smettere, urlavamo. Azzeriamo il cinismo che ha inquinato la vita politica. L’onda lunga del disincanto ha finito per sommergerci.
Quel disegno agghiacciante di conservazione e profitto corporativo era almeno  legittimato dalle scelte della politica al ribasso. Ma nessuna giustificazione si può concedere a chi (scuola, università, società civile, media, economisti e sociologi) ha contribuito ad alzare un muro tra il mondo dello shipping e l’opinione pubblica. Impedendo o non favorendo un sano approccio culturale tra i due estremi. Anzi: cancellando ogni forma di cultura marittimo-portuale, negandone l’essenza vitale per la crescita economica collettiva, ignorandone le valenze storiche e anche umanistiche.
Merlo non è l’unico, anche altri in Italia e a Genova faranno la loro parte. Credo la faranno anche i dirigenti delle Compagnie portuali, accordandosi per una nuova organizzazione del lavoro senza più ombre né compromessi. Ma in conclusione, è soprattutto da ciascuno di noi cittadini e persone – dai comportamenti e dalle aspirazioni – che il porto e l’economia genovese potrebbero ricevere una spinta concreta.

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