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Le crociate dell'Unione
contro lo shipping

Navigano in rete deprecazioni e vituperi sui tempi della politica, che potrebbero essere giudicati ridicoli, se non fossero anche drammatici. Le idee sono già scarse e deboli, se poi servono millenni per realizzarle allora la frittata è servita. Allarghiamoci ai confini europei. Con una proposta di direttiva, il vice presidente e Commissario europeo ai Trasporti, Antonio Tajani, intende semplificare le formalità amministrative esistenti e creare uno spazio marittimo europeo unico. L’idea, in estrema sintesi, è questa: se una merce (non in transhipment) ha già effettuato la verifica doganale in un porto europeo, è assurdo imporre un secondo controllo nel porto di destinazione finale. Tajani arriva con almeno 17 anni di ritardo: pensate un po’ che la stessa proposta l’avevano caldeggiata, all’inizio degli anni Novanta, gli spedizionieri genovesi guidati all’epoca da Sebastiano Gattorno. Tajani ha oggi le identiche chance di districarsi tra i morsi della burocrazia e delle corporazioni che ebbe allora Gattorno.
Non solo. Tajani potrà fare ben poco, nell’anno del suo mandato, perché l’agenda dei lavori per la sessione invernale era stata già fissata dal suo predecessore.
Per il giovane Commissario italiano sarà dura esprimere il massimo dell’efficacia nella sua azione di governo, ma pazienza. Il problema più serio è quando i tempi dell’Unione Europea si scontrano con la velocità di crisi profonde come quella che da mesi sta sconvolgendo il mondo. Nel caso dei trasporti marittimi, spina dorsale dell’economia globalizzata, la risposta europea è raggelante. Prima ha concluso con molte vittime fra i consumatori la storia di centocinquanta anni delle Conference, che per un così lungo periodo avevano governato gran parte dei traffici marittimi mondiali, garantendo equilibrio ad un mercato caratterizzato da una forte ciclicità dei noli. E adesso, nei giorni forse più difficili degli ultimi trent’anni, la scure della Commissione si abbatte sui consorzi armatoriali, che finora hanno garantito un certo equilibrio in settori vitali,  ad iniziare dal trasporto container.
La proposta avanzata dalla Commissione europea per il calcolo delle quote di mercato assimilerebbe ora i Consorzi alle singole compagnie di linea, creando blocchi monolitici con quote elevatissime. Esempio: per il maggior consorzio armatoriale sul traffico fra Asia ed Europa, si configurerebbe una quota di mercato del 60%, e addirittura superiore su altre rotte. Ma queste quote sono del tutto fuori dalla realtà, in quanto dal punto di vista commerciale ogni compagnia opera all’interno dei consorzi in maniera indipendente, come da sempre avviene anche nel settore del trasporto aereo.
L’allarme lanciato dalla European Liner Affairs Association (ELAA) è estremamente serio: la definizione di una nuova ‘Consortia Block Exemption Regulation’ (BER) non potrà non tenere conto dell’interesse dei consumatori a disporre di un’offerta diversificata su tratte essenziali per l’economia mondiale come, per esempio, le linee fra l’Asia e l’Europa. L’eventualità che i Consorzi possano essere considerati alla stregua di singole compagnie sarebbe l’ennesima prova del radicalismo burocratico di Bruxelles, a dispetto di una realtà in cui lo shipping riesce a mantenere una buona varietà di servizi in un contesto economico globalmente così deteriorato. Già in passato si è visto come i consorzi ed i pool armatoriali siano stati in grado di far fronte ai cicli economici negativi, mantenendo livelli di efficienza per i caricatori che altrimenti non sarebbero stati possibili.
Una delle conseguenze quasi inevitabili della recessione sono quasi sempre le fusioni e le incorporazioni, che riducono la quantità (e a volte la qualità) dell’offerta. I consorzi e i pool armatoriali garantiscono per loro natura un bilanciamento a questo trend di riduzione delle possibilità di scelta per i consumatori. Ma per la Commissione europea, crisi o non crisi, la crociata contro lo shipping sembra essere più importante dell’interesse dei cittadini. In questo caso l’unica speranza sono appunto i tempi della politica… Si farà tanto rumore per nulla, in attesa delle prossime elezioni.

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