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Matteoli,
il porto di Ancona
e le solite brutte abitudini

Scrivevamo che i porti sono al verde, pensavamo di occuparci del mondo del lavoro, riflettendo sui tanti clamori iniziali del ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, che è letteralmente sparito dall’orizzonte dell’economia marittima. Sbagliavamo, sbagliavamo di grosso. Nel momento più nero dello shipping  mondiale, con le grandi società di navigazione che tagliano investimenti e dipendenti, con le Compagnie portuali sull’orlo del collasso, il ministro Matteoli da Livorno ha trovato il modo di finanziare un porto.
Non il principale scalo italiano, ma pazienza. Il meccanismo scelto è impagabile. E’ bastato scegliere per la presidenza dell’Autorità portuale di Ancona un avvocato livornese, tale Luciano Canepa, suscitando la normale e prevedibile opposizione dei marchigiani. Per la successione a Giovanni Montanari, ex presidente di Confitarma e armatore di spicco internazionale con sede a Fano, l’ineffabile Matteoli ha pensato bene di trascurare tutto quello che aveva detto e scritto sulla riforma della legge portuale. E cioè la necessità di concentrare i finanziamenti su pochi grandi scali e l’urgenza di togliere al settore il bavaglio soffocante della politica.

Con un’improntitudine che sconcerta, Matteoli ha fatto carte false per riuscire a inserire il suo candidato conterraneo Luciano Canepa nella terna predisposta dagli enti locali di Ancona. La reazione del presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, passerà alla storia come fulgido esempio di  pragmatismo politichese. La Regione, infatti, non ha detto no all’inserimento di Canepa nella terna. Anzi, in cambio della sua eventuale nomina, ha invece chiesto i soldi per completare le opere previste dal piano operativo fatto approvare tempo fa da Montanari. La cifra che i contribuenti italiani dovranno pagare per godere del privilegio di avere un livornese alla presidenza dell’Autorità portuale di Ancona, sarà quindi nell’ordine dei 150 – 180 milioni di euro. Una bella somma, più o meno la stessa che sarebbe stata ridistribuita dallo Stato tra Genova, Napoli, Trieste & C. se l’altro ministro anti-porti, Tremonti, non avesse bloccato tutti i finanziamenti pubblici per il 2009.
Tranquilli però. Non dobbiamo preoccuparci più di tanto per la competenza professionale del futuro presidente-avvocato del porto di Ancona. Infatti dal mondo della politica si è già lasciato intendere che Canepa “sarà affiancato da un segretario generale anconetano doc, profondo conoscitore quindi dei problemi del porto dorico”.
Il presidente Montanari ha così ottenuto una proroga di 45 giorni al suo mandato, per consentire al ministero dei Trasporti e alla Regione Marche di trovare un pacifico e fruttuoso accordo. Ma è mai possibile che non provino un pochino di vergogna?

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