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Genova, bruchi, farfalle e bufale

Il console della compagnia Pietro Chiesa, Tirreno Bianchi, ha ragione: il progetto del “bruco”, il tunnel di 35 chilometri che dovrebbe collegare il porto di Voltri con un’area di movimentazione dei container oltre Appennino, non sarà mai farfalla, ma solo l’ennesima bufala frutto delle indecisioni di amministrazioni cittadine dilettantesche ai limiti dell’inverosimile.
Non ripetiamo qui le argomentazione che Tirreno Bianchi ha fornito, intervenendo nella precedente puntata del blog. Argomentazioni documentate in dettaglio, che rendono risibile l’ipotesi di avviare 280.000 trenini l’anno tra il terminal portuale e il retroporto, cioè  778 treni al giorno, praticamente un treno ogni 2 minuti. Quella che nelle parole di Bianchi viene smontata pezzo per pezzo, è l’ennesima fuga in avanti di personaggi che purtroppo capiscono poco di  shipping. E che, soprattutto, non tengono conto della necessità che le infrastrutture al servizio della merce siano remunerative per la collettività. Non si capisce perché in tutto il mondo i terminal container debbano essere costruiti secondo criteri di economicità e con investimenti predeterminati, mentre solo a Genova ci si potrebbe permettere di movimentare milioni di container con un investimento almeno triplo rispetto a quello della media internazionale. Senza contare che ci sarà comunque e sempre una rottura del carico, i cui costi dovranno pur essere pagati da qualcuno. O si pretende che la sperimentazione genovese diventi una tassa perenne a carico della collettività?
Non è la prima volta che il nodo dei costi viene completamente trascurato dagli apprendisti stregoni della progettualità portuale. E’ già successo negli anni scorsi con l’affresco di Renzo Piano, che tra molte pennellate aveva immaginato anche di spostare le riparazioni navali in un’isola dei servizi al largo della diga foranea. Bella idea, salvo scoprire che la sua realizzazione era di fatto impossibile, considerati i costi che l’opera avrebbe comportato.
Eppure, per tornare al tema dello sviluppo dei traffici container, la soluzione possibile esiste, è contenuta nel Piano Regolatore Portuale approvato alla fine della presidenza di Giuliano Gallanti. Prevedeva lo sviluppo futuro dei terminal container al di fuori della diga foranea attuale, al largo del bacino di Sampierdarena.
Questa è una strada logica e percorribile, con costi equivalenti a quelli dei terminal internazionali e quindi finanziabile con strumenti innovativi tra pubblico e privato, come quelli utilizzati per la nuova piattaforma container di Vado. E’ quindi sacrosanto, come sottolinea lo stesso Bianchi, chiudere rapidamente i progetti acquisiti, dal Terzo valico ai passanti autostradali di ponente e di levante, dai riempimenti portuali nell’area di San Benigno alla posa di nuovi binari a Voltri, dal rifacimento della galleria del Campasso alla definitiva elettrificazione delle  linee ferroviarie portuali con accesso ai servizi di nuovi operatori, dal rifacimento del nodo di San Benigno all’avvio del  retroporto di Alessandria. Per ragionare su cose concrete e realizzabili, perché con le fughe in avanti, con i continui annunci d’ispirazione berlusconiana di cose che non si potranno mai fare, si sta facendo davvero poca strada.

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