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Il Lodo Schifani
per i porti

Chiamatelo come vi pare: new deal del cazzeggio libero, nuova frontiera dell’orrido, le allegre comari, a ciascuno il suo, a briglia sciolta, Serpico o le mani sulla città. Però assaporate fino in fondo l’incommensurabile genialità dei nostri governanti, qualcosa di assolutamente grandioso per preparazione, causa ed effetto.
Prendiamo Renato Schifani, che sta per preparare a tavolino un apposito lodo funzionale al sistema portuale italiano. Il presidente del Senato vola in Sicilia, a Trapani, si presenta al cospetto del consiglio comunale riunito in pompa magna e annuncia a sorpresa la ricostituzione dell’Autorità portuale, chiusa due anni fa senza rimpianti. Il ministro Matteoli, «da me sensibilizzato – spiega Schifani - mi ha assicurato che entro il 31 marzo, data di scadenza definitiva del mandato del commissario liquidatore, verrà conferito un apposito incarico a personalità di rilievo istituzionale che, in attesa della revisione della legislazione in materia di porti, verificherà la sussistenza dei presupposti di ordine economico, sociale e politico, per la ricostituzione dell'Autorità portuale a Trapani».
E tutti noi, fessi, che avevamo creduto prima a Prodi e poi a Berlusconi quando giuravano che le Autorità portuali sarebbero state selezionate e dimezzate. E che Genova avrebbe avuto come corollario pochi satelliti di livello internazionale.
L’esternazione del presidente Schifani bilancia, del resto, il colpo d’ala di Altero Matteoli in quel Ancona. Dove il ministro dei Trasporti riesce a piazzare un suo amico avvocato livornese alla presidenza del porto, barattando la nomina con il governo regionale di centrosinistra sulla base della promessa di  finanziamenti (più o meno 250 milioni) e dell’inserimento di Ancona (!) nella ristretta elite dei porti di valenza internazionale.
Forse non vale neppure più la pena di indignarsi. Perché in molti hanno la volpe sotto l’ascella e sopra il fuoco di questo nuovo corso di politica portuale, il pentolone ribolle fin troppo.
A Trieste la Corte dei Conti apre un’inchiesta sulla concessione novantennale che l’Autorità portuale ha rilasciato nel 2004 alla Greensisam, per la riconversione di cinque magazzini del Porto Vecchio. Al centro dell’indagine, il canone irrisorio che la società, nata 25 anni fa per rappresentare il gruppo taiwanese Evergreen in Italia, è tenuta a pagare fino al 2010 per un’area che in totale vanta ben 37 mila metri quadri: 296 euro all’anno. Solo a partire dal 30 luglio 2010, a sei anni esatti dalla stipula dell’atto formale tra l’Authority e Greensisam, scatterà il canone ordinario, fissato a quota 427.934 euro.
A Livorno sono sotto inchiesta, oltre all’ex commissario Bruno Lenzi, l’ex presidente dell’Autorità portuale Nereo Marcucci (oggi manager di punta del gruppo Contship Italia e presidente di Assologistica) e l’attuale presidente dell’Authority ed ex console dei portuali, Roberto Piccini. Quella su cui indaga la procura è una storia ingarbugliatissima che mette in rilievo i rapporti e gli intrecci tra la Compagnia dei portuali e l’Authority. L’attenzione è concentrata soprattutto sulla compravendita di terreni con i fondi della legge sulle autostrade del mare.
Questo passa il convento. E questa è anche la dimensione politico-esistenziale in cui si colloca la Genova-story, con la sua caccia affannosa ai dragaggi e alla ricerca di un ruolo che consenta alla Culmv di inserirsi entro i confini delle normative vigenti. Le soluzioni teniche individuate sono almeno tre, ma oggi, tenuto conto anche della difficile congiuntura e della necessità di individuare la  soluzione meno traumatica possibile, sempre nel pieno rispetto della legge, si ipotizza una gara per il 17 (autorizzazione a fornire manodopera) che tenga conto dell'utilizzo dei mezzi meccanici e della tutela sociale. Se la soluzione risultasse praticabile, si tratterebbe di una svolta storica. Genova si adegua dopo 15 anni alla legge e per la Culmv si configura una nuova stagione fatta di stabilità e consolidamento del proprio ruolo. Mentre la Pietro Chiesa potrà strutturarsi tranquillamente come articolo 16 (impresa che fornisce servizi).

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