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Porti, ecco
il Grande Sogno
del governatore
Burlando

E’ un Grande Sogno. L’occasione perché finiscano tribolazioni pluridecennali, per mettere ordine in porto dopo trent’anni di pulsioni e di tensioni che non hanno avuto l’esito di un blocco sociale permanente e nefasto (come a Marsiglia), ma neppure hanno prodotto una sana ristrutturazione del sistema. Oggi il Sogno torna a portata di mano: costruire un porto moderno,  approfittando della stagione di crisi. Claudio Burlando rompe gli indugi e a sorpresa chiede di salire a bordo della nostra Pilotina. Non per lanciare la rete e pescare energie popolari, che spesso servono solo come carburante ad apparati politici che, una volta incassati voti e buona volontà, li trasformano in deleghe in bianco. Il governatore della Liguria si mette in gioco, accetta i rischi del caso e lancia il suo messaggio: è ancora possibile riformare il porto di Genova, scalfire l’impenetrabilità sostanziale della politica. E tentare almeno di rompere la mediocrità, aggiungiamo noi. Che sarà pure comoda e riposante, ma ad affogarci dentro dalla mattina alla sera diventa come un abito vecchio e puzzolente.
La sua controffensiva Burlando la combatte su sei fronti: 1) la nuova organizzazione che nascerà dal bando di gara sul lavoro, lanciato dal presidente dell’Authority, Merlo (che il governatore reputa «ottimo dirigente politico, preparato, lungimirante e trasparente»); 2) la condanna pesante degli imprenditori genovesi che si mostrano perplessi e critici nell’accettare la svolta impressa dall’accoppiata Merlo-D’Aste; 3) la centralità del lavoro, la caduta dei blocchi sociali, la possibilità finalmente reale di costruire un porto culturalmente moderno, approfittando della stagione di grande recessione; 4) il dovere assoluto di rivitalizzare la parte fisica delle banchine, le pietre del porto: dragaggi, Calata Bettolo, l’ampliamento degli spazi, le nuove infrastrutture su cui investire forte; 5) un inedito sistema di autofinanziamento nel segno del “fai da te” alla genovese e del federalismo fiscale; 6) l’inserimento di Genova nello stesso pacchetto di federalismo: la ricchezza che i moli producono, non dovrà più essere depredata o destinata a tappare gli altrui buchi, ma impiegata sotto la Lanterna per produrre nuovi business e altra ricchezza.
«Grazie a Merlo e al contributo delle persone di buon senso – spiega il presidente del governo ligure dalla Pilotina – siamo riusciti a ritrovate un punto di equilibrio smarrito dall’avvento del container. Oggi la centralità del lavoro non è dominante rispetto alle imprese, ma non viene umiliata. Il patto per il lavoro fu un equilibrio transitorio, Merlo ha avuto una grande intuizione. Le critiche degli imprenditori all’accordo sinceramente non le ho capite. Il numero dei portuali è dimensionato alle esigenze operative. Ha vinto l’idea di non destrutturare la forza lavoro, creando un processo di ammortizzatori sociali, in attesa della ripresa dei traffici. Oggi Genova è un porto in regola e il pool è un polmone di flessibilità. Chi critica, avrebbe il dovere di proporre alternative credibili. La sicurezza? La responsabilità è del terminalista, ma dovremo dettare regole molto chiare e su queste la Regione potrà anche investire. Naturalmente,  mi auguro che a questa stagione nuova di rinnovamento e non di conservazione partecipi anche il mondo imprenditoriale».
Nel caso di Genova, sostiene Burlando, non c’è il rischio che si adottino provvedimenti tali da aggravare il problema, anziché risolverlo. «Naturalmente il Grande Sogno si può avverare se si ha in testa un Paese che considera il porto di Genova come un’occasione di sviluppo globale e non un disegno politico, come quello di Tremonti, che mi pare esattamente il contrario  – spiega il governatore – E a questo punto entrano in ballo autonomia finanziaria e federalismo fiscale. Lancio una proposta in sintonia: agganciamo Msc, scontando alla compagnia di Aponte i costi delle concessioni, in cambio di investimenti immediati sulle banchine e il territorio. Si può fare subito, sul modello Maersk-Vado, ad esempio per ampliare Stazioni Marittime. Grazie alla prima finanziaria del governo Prodi, c’è la possibilità di usare la fiscalità che produrrà il terminal per realizzare l’opera, attraverso il sistema bancario. E’ vero che lo Stato non incasserà gettiti per un po’, ma senza il terminal non ne prenderebbe per niente…».
Ma sulle banchine italiane aleggia anche un paradosso clamoroso, aggiunge Burlando. «Il governo approva il federalismo ma tiene in frigo l’unico elemento di federalismo già esistente. Parlo di quel punto della seconda finanziaria Prodi, che consentiva di usare parte del gettito fiscale per investire nei porti e nelle infrastrutture logistiche intorno alle banchine». Insomma, l’extragettito fiscale. «Può e deve essere recuperato attraverso il pacchetto del federalismo. Costruiamo insieme questo passaggio politico in modo tale da riconoscere alla Liguria la sua specificità».

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Commenti inseriti: 1 — pagina 1 di 1

Spedito da: genova Pubblicato il: 23 aprile 2009 alle 07:00

magolino

Il sogno di Burlando è un"paradosso senza logica" xchè mi ripeto che chi vive di speranza sono le zitelle ed i pescatori alla lenza Innanzitutto è necessario il progetto portuale regionale Nel raggio di 250 km ca operano 3 porti di importanza nazionale Non esistendo un progetto specifico ciscuno cammina x conto proprio infischiandosene del vicino anzi applicando la massima mors tua vita mea Pertando prima di pontificare si sappia di cosa si parla Molti scrivono di porto ma pochi sanno di porto Uno che ne sapeva è mancato in questi giorni Non era della mia linea politica ma lo rispettavo xchè sapeva come pochi di porto Alla città alle Istituzini manca la proiezione del GENOVA FUTURA Si agisce come se ancora oggi la politica del dire e non quella del fare, è la soluzione ottimale x risolvere i tanti problemi sul tavolo Alla luce degli avvenimenti economici mondiali che purtroppo andramnno a segnarne il futuro, Genova parla solo di porto come fonte di reddito Suvvia siamo seri Ke Linse

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