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Tirrenia, privatizzazione (o svendita) al buio

Dopo una serie infinita di rinvii, Tirrenia si avvia verso la privatizzazione nella peggiore delle stagioni vissute dal sistema economico e finanziario. Con la prospettiva che al carrozzone di Stato, in almeno un paio di casi si sostituiscano carrozzoni regionali. Tirrenia da sola potrebbe vivere senza aiuti di Stato, mentre le società regionali devono essere sovvenzionate.
La pratica è comunque aperta, ed è oggetto di approfondimento da parte della Commissione europea. E’ certamente vero che Tirrenia non è Alitalia, almeno al suo timone non si sono succeduti portaborse e manager improvvisati. Ma se per fatturato Tirrenia è solo un ottavo di Alitalia, per i contribuenti il peso delle sovvenzioni pubbliche annue risulta relativamente maggiore rispetto ad Alitalia, anche se non in cifra assoluta. Nel caso Tirrenia, il rapporto è di circa 200 milioni di euro di sovvenzione complessiva, rispetto a un fatturato che sfiora i 600 milioni. In sostanza, meno di due terzi degli introiti provengono dalla clientela e un terzo dai contribuenti “per oneri di servizio pubblico”.
Oggi si parla insistentemente di bando di gara, e del resto la privatizzazione costituisce l’unica soluzione per offrire prospettive di continuità e rafforzamento al gruppo. Pochissime, comunque, le certezze sui tempi e i modi.
La flotta Tirrenia non è male, con un’età media delle navi di 10 anni. Non esistono esuberi di personale, è stato definito un accordo sindacale con le cinque sigle del settore che prevede recuperi sul costo del personale, non c’è l’incubo di procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea. Quest’ultima, ha ripetutamente riconosciuto la compatibilità del regime convenzionale con la normativa europea.
Oggi l’interesse (anche) di Tirrenia, è che la privatizzazione si realizzi con l’accesso al mercato di operatori indipendenti, che abbiano effettivo interesse a rilanciare la compagnia e la competizione, valorizzando pienamente il complesso aziendale, la sua presenza commerciale, le competenze tecniche e la capacità di servizio. E’ grazie a compagnie private ben gestite come Moby e Corsica Sardinia Ferries, che la qualità dei collegamenti con le isole maggiori ha raggiunto standard di eccellenza, con tariffe talmente convenienti da essere addirittura impensabili negli anni del predominio Tirrenia. Una vera e solida privatizzazione è quindi nell’interesse di Tirrenia e dei suoi dipendenti.
Ma è altrettanto necessaria una seria fase di trasformazione aziendale, che purtroppo va a coincidere con un periodo di crisi strutturale del sistema economico-finanziario nazionale e internazionale. Dall’autunno scorso, il settore del cabotaggio nazionale ha registrato un brusco rallentamento dei traffici. La componente passeggeri sarà ancora pesantemente condizionata dalla contrazione dei flussi turistici, mentre la componente merci non potrà che proseguire nella pesante riduzione complessiva prevista su tutta la catena della logistica, conseguenza della forte contrazione della domanda per consumi intermedi e finali.
A questo punto, sarebbe sicuramente opportuno avviare subito tutte le pratiche necessarie alla privatizzazione, ma con l’obiettivo di chiudere l’operazione solo quando la congiuntura e le condizioni dei mercati finanziari si saranno stabilizzate. Cioè in presenza di un contesto idoneo ad attirare compratori disposti al rilancio dell’attività e alla valorizzazione completa degli asset. Un’accelerazione forzata della dismissione, comporterebbe la svendita della compagnia di Stato. Verrebbero trasferite sotto costo agli armatori concorrenti quote di mercato, smobilizzando le linee esistenti. L’intera vicenda, andrebbe riproposta a Bruxelles in una logica incentrata sullo stato generalizzato di crisi. Regalare Tirrenia è pura follia, anche se è improbabile che a questo punto si possa chiedere l’allungamento delle convenzioni e lo slittamento dei tempi.
A prevalere, per una volta, dovrebbe essere il punto di vista dei clienti, ad iniziare dalle popolazioni residenti nelle isole minori, che nel peggiore dei casi vedranno sparire servizi di continuità territoriale ad esse storicamente garantiti, ma che rischiano anche di cadere dalla padella delle società controllate da Tirrenia alla brace di carrozzoni regionali improvvisati.

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