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Gli armatori ai porti: “Zero tituli!” (avvertite Matteoli…)

Francamente deludente. Certo poco stimolante per costruirci sopra una Pilotina. Parlo della 48 Ore del Mare, che Confitarma mette in scena forse più per rispettare la ricorrenza che per l’effettiva convinzione di voler proporre idee nuove e rivoluzioni. Anzi, sembra una “due giorni” improntata molto su temi aziendalistici, giocati all’ombra della categoria. Prendiamo il grande spazio ritagliato per il caso-Tirrenia, che con tutti questi chiari di luna non ci pare proprio il tema dominante, su cui non dormirci la notte. Non può sfuggire che una componente di Confitarma intenda gestire la privatizzazione dell’ultima compagnia di Stato con tutte le cure del caso. Il contesto di riferimento del 2009 non fornisce, già ad una prima analisi, le condizioni per procedere ad una privatizzazione proficua per la società, per il venditore e per il sistema Paese. Un’accelerazione forzata del processo di dismissione, in assenza delle idonee condizioni di base, comporterebbe al massimo una svendita di Tirrenia con una operazione che, non valorizzando asset, competenze e presenza di mercato, trasferirebbe sotto-costo quote di mercato agli armatori concorrenti, smobilizzando le linee esistenti con fortissimo pregiudizio sui livelli occupazionali. Detto di Tirrenia, bisogna anche ammettere che nel momento di maggiore difficoltà, sta emergendo tra gli armatori una forma di solidarietà. Soprattutto fra quelli napoletani e in particolare di Torre del Greco. E’ un segnale confortante, comunque vada a finire. In un mondo così competitivo, nessuno sta cercando di crescere a scapito di altri, approfittando della situazione. E’ anche un segnale di maturità di un settore che continua a confermarsi come elemento essenziale per lo sviluppo della nostra economia. Maturità zero e “zero tituli”, invece, per i nostri scassati porti. Da trent’anni, ad ogni assemblea di Confitarma, ascolto la stessa litania: porti inadeguati, porti zavorra, porti colli di bottiglia che strangolano la merce, porti inefficienti, porti senza infrastrutture. E ogni ministro di turno, servilmente e goffamente ossequiato, pronto a balzare sul pulpito per aprire la sua sporta vuota e ripetere la stessa solfa: faremo, investiremo, svilupperemo, punteremo alle priorità, basta con gli interventi a pioggia, più treni per i container, più autostrade del mare. Una barzelletta. Adesso che non se la possono più prendere con i camalli, sembrano macchiette. Però restano i “zero tituli”, appesantiti da un andazzo che ci sta portando a giocarci la retrocessione con il Terzo Mondo. L’ultima è divertente, se non fosse tragica. I terminalisti genovesi sono alla disperata ricerca di nuove gru, anche di seconda mano. Temono ciò che già sta accadendo: i pochi traffici vengono convogliati su mega portacontainer. Se non sei pronto a servirle a dovere, buonanotte! Per favore, qualcuno avverta Matteoli…

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Commenti inseriti: 57 — pagina 1 di 3

Spedito da: Genova Pubblicato il: 18 luglio 2009 alle 18:46

Lady Writer

Mumble...
Tremonti, dato il suo nome, sarebbe poco interessato ai porti (ho letto qui o in altra parte del blog) ... Certo, una battuta ... O un alibi.
Tremonti decide e Franco Porto e gli altri si debbono adeguare ...
Perchè?
Tremonti è una persona molto intelligente. E quindi curiosa.
Perchè i senatori e deputati liguri non lo "incuriosiscono" sul nostro porto, sulla nostra città...

Oppure ci si deve sembre adeguare. In nome di cosa poi, nel "caso di specie"?

Spedito da: italia Pubblicato il: 09 luglio 2009 alle 02:03

gerry

ACQUE AGITATE SOTTO AL VESUVIO

Ieri un amico napoletano mi ha riferito che il presidente di Assoporti si aggirava per il porto partenopeo. Nel Comitato portuale di ieri si e' parlato delle compartecipazioni che l'A.P. detiene con altri soggetti pubblici e privati.
Secondo voci di banchina, pare si voglia andare verso le dismissioni delle quote societarie A.P. Non è che si andrà incontro ad una seconda ''Bari'' anche per Napoli? Tutte le concessioni della precedente gestione saranno passate al setaccio.

Spedito da: Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 23:00

maurizio maresca

Due esigenze mi paiono condivise da tutti da quanto emerge:
a) necessità di norme ad hoc per i porti corridoio (come scritto nei DPEF 2008 e 2009);
b) coinvolgimento delle compagnie nella progettazione, costruzione e gestione dei terminali, che restano ovviamente regolati dallo Stato (Taranto, Savona, Rotterdam, Amburgo ecc.), condizionato al trasferimento di quota di traffico.

Quanto alla riforma della l.84, condivido che il ddl in esame al Senato è molto conservatore. D'altra parte da anni non è il momento delle riforme (e i risultati...): ma non ho proprio la sensazione che quel testo sia condiviso dai parlamentari interessati. E lo stesso Ministro mi pare coltivi ancora una idea di politica dei trasporti opposta, basata cioè su pochi "porti corridoio", ma che si realizza sul piano industriale e non sul piano amministrativo.

E' comunque indispensabile prima o poi uno strumento di regolazione vero, tanto più potenti sono gli operatori. Ma che c'entra Guarino, caro Tirreno?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 19:37

Titta D'Aste

In merito all'intervento del Senatore Musso mi sembra importante che abbia espresso un giudizio "svincolato" dalla mera logica di schieramento politico. Non ho visto ancora il "restyling" o l' "adeguamento" della nostra legge portuale, ma se avesse risolto solo alcune delle difficoltà pratiche di gestione del demanio che viviamo quotidianamente, questo costituirebbe indubbiamente un buon risultato.

Caro Tirreno, la risposta è, ovviamente, ... Deng xiao ping.
Ciao
Titta

Spedito da: Civitavecchia Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 17:57

Seagull

Grazie Raina, grazie Carozzi.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 17:53

Uncino Lavico

TERZA PUNTATA
E non parliamo poi delle concessioni delle aree demaniali, dai meccanismi di selezione, al controllo, alla compartecipazione dei privati.
Perdonatemi....ma come si pongono le due questioni dell'ingresso dei capitali privati con i meccanismi di selezione dei concessionari? D'accordo con D'Aste che la parte principale deve svolgerla il pubblico, ma allora vanno risolti di problemi dei soldi e delle procedure che dovrebbero essere senz'altro più snelle, più moderne...insomma...diverse da quelle attuali.
Scusatemi il pistolotto...questa volta ho proprio esagerato

Spedito da: Genova Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 17:44

Uncino Lavico

E non mi sembra che Genova, come altri porti importanti nello scenario portuale italiano, siano nella condizione di avere l'uno o l'altro.
Bisognerebbe che il processo di "concentrazione" delle risorse partisse, prima o poi...ma questa è messa detta da mò.
Sulla questione della Governance...ripropongo le mie questioni....una SPA sarebbe la soluzione? Snellezza e libertà di movimento? Con quali soldi? e soprattutto partecipata da chi? Comune, Regione, Stato, oppure il vecchio modello di CAP?
Per non parlare poi del Presidente "supermanager" proposto da Matteoli che dovrebbe decidere tutto, fatti salvi i fatti "stragegici" importanti di competenza del Comitato....c'è da pensarci bene. Mi chiedo cosa ci sta dietro...per non parlare poi delle procedure di nomina in cui entrerebbe Governo e Regioni (e gli altri?) Quando poi lo sviluppo dei porti è strettamente legato ai fatti "locali" (anche se non si esaurisce lì).

Spedito da: Genova Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 17:39

Uncino Lavico

PRIMA PUNTATA
Sono d'accordo con Tirreno Bianchi. Restyling = tempo buttato a mare. Ma credo che nessuno di noi "fedelissimi" alla Pilotina si aspettassero altro dal Ministro Matteoli. Ho già detto la mia sul "plauso" di Musso e derivati...
Il numero di AP rimarrà lo stesso (anzi, forse aumenterà) mentre invece dovrebbe ridursi notevolmente.
La tanto auspicata autonomia finanziaria non ci sarà...lo stesso Senatore chiede di riflettere sulla possibilità che le autorità partecipino in qualità di azionisti a società miste che favoriscano il partenariato pubblico-privato. E io mi chiedo, con quali soldi? Ritorno sul tema....la tanto decantata autonomia finanziaria di rotterdam, per esempio, è figlia da un lato di tasse e canoni che vanno moltiplicati per una quantità di merce e per estensioni di aree imparagonabili con quelle di Genova e dall'altro da una politica "nazionale" e "locale" che concentra le risorse, anche e soprattutto finanziarie su pochissime realtà.

Spedito da: genova Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 16:46

giorgio.carozzi

Consentitemi di ricordare con affetto e riconoscenza Raina Junakovic, di cui ricorre l'anniversario della scomparsa. L'ho conosciuta alla fine degli anni Settanta. Mi ha insegnato più lei che cento professori e mille convegni. Soprattutto era l'incarnazione della generosità, della passione, della devozione totale ad una giusta causa. Una Teresa di Calcutta del mare. I marittimi di mezzo mondo le devono molto. Con Falco Accame, allora ammiraglio e poi parlamentare del Psi, fondarono quel Comitato Seagull (dal nome della carretta nel cui naufragio perse la vita anche il marito marconista di Raina) che sbaragliò negli anni armatori pirati e avventurieri. Grazie Raina.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 15:29

Tirreno Bianchi

DA GUARINO AL LODO MERLO/MARESCA:"EMU ZA DETU"

Caro Nostromo,sono come sempre in ritardo, ma mi ha incuriosito la liaison tra Merlo e Maresca sul ruolo che dovrebbero ricoprire le Autorità Portuali.
Con calviniana leggerezza vorrei ricordare che nel 1989, durante un convegno organizzato a Milano, il Prof. Guarino sostenne l'opportunità di superare l'organizzazione burocratica dell'allora Consorzio del Porto per affidare il Porto di Genova, ricorrendo allo strumento della concessione amministrativa, ad una Società per Azioni che avrebbe dovuto assumere il carattere di una Public Company. Come sempre se guardassimo senza il velo delle ideologie al nostro passato, scopriremmo facilmente la strada per il nostro futuro.

Vorrei infine lanciare un accorato appello: organizziamo meno convegni, tiriamo fuori più attributi.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 14:32

Tirreno Bianchi

84/94:"UN ADEGUAMENTO" IL "RESTYLING" DEI BERLUSCONES

Nostromo,scusa il ritardo ma ero impegnato a leggere la bozza di riforma della legge 84/94.
Tempo buttato a mare.
Dopo il "RESTYLING" del Sen. Musso, applaudito da Titta d'Aste per cosa non riesco a comprendere, forse per la splendida traduzione di Franco Porto, ecco arrivare buon ultimo della truppa berlusconiana il Sen. Bornacin, che liquida ogni speranza di riforma definendo la bozza "UN ADEGUAMENTO".

P.S. Ill.imo Sen. Bornacin, non è stato Mao a dire "non importa che il gatto sia bianco o nero, l'importante è che mangi i topi". Domanda per Titta che applaude dalla Tribuna d'Onore: chi è l'autore?

Spedito da: italia Pubblicato il: 08 luglio 2009 alle 00:39

gerry

Non illudiamoci: Tremonti non ama i porti. Quindi, su questo versante arretreremo sempre di più. Propongo di concedere alla Lega del Nord anche l'autonomia territoriale. Cosi' dopo l'inno, la bandiera e quant'altro si ritaglieranno anche un pezzetto di territorio nazionale e li mandiamo a ramengo. Non siamo riusciti a trovare finanziamenti per (almeno) i maggiori scali pero' abbiamo sborsato milioni di euro per le sanzioni delle quote latte.
Per fare fuori chi ha inteso cavalcare Assoporti per un altro quinquennio a spese dei cittadini, propongo la creazione di diverse associazioni territoriali dei porti: Associazione dei porti del nord Tirreno, Associazione dei porti Adriatici ecc.
QUANDO CIOE' SE NE ANDRA' A CASA IN TOSCANA, SI POTRA' PARLARE DI UNA NUOVA ASSOPORTI.

Spedito da: genova Pubblicato il: 07 luglio 2009 alle 23:14

titta d'aste

L'analisi di Maresca è, come al solito, stimolante. Ma i privati, le grandi compagnie armatoriali e di logistica, devono intervenire dopo che il pubblico abbia compiuto la sua pianificazione, non prima o durante. L'infrastruttura portante deve, a mio giudizio (ma è un tema di discussione) essere e rimanere pubblica. Il privato va scelto dopo, a infrastruttura ultimata. Tramite gara; e gara vera.

Titta D'Aste

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 07 luglio 2009 alle 22:49

giorgio.carozzi

MARESCA
Splendida, efficace e pragmatica analisi di quel che sta accadendo, quella di Maurizio Maresca. Ma la premessa mi lascia a metà tra perplessità e inquietudine. In estrema sintesi, sostieni che in questa perpetua eresia portuale, i mercanti presidiano il tempio e chi li dovrebbe cacciare preferisce rinunciare alla riforma vera? Se la tua interpretazione è corretta, allora altro che analisi, proposte, congetture, dibattiti e pressioni nel segno del federalismo, come suggerisce giustamente Titta D'Aste: questa è roba da crociate sanguinose, da guerra totale, da soluzione finale senza ritorno. Chissà Gerry che cosa ne pensa, lui che è sempre così attento alle vicende di Assoporti...
VALE & STADIO
Tranquilla, Valentina! Se questi insistono, ci occuperemo certamente anche dello stadio extralarge Fiumara bis, mirabolante progetto garroniano intorno al quale si stan stringendo a coorte tutti i compagnucci delle parrocchiette!


Spedito da: Pubblicato il: 07 luglio 2009 alle 20:09

Maurizio Maresca

Il secondo aspetto. In una situazione ormai compromessa della portualità nazionale, in base alla quale pare si sia definitivamente rinunciato a che i porti italiani servano l'Europa (come avverrà per i porti spagnoli e francesi), concentrandosi solo sui traffici locali (e questo non è nemmeno sicuro, dato che il traffico arriverà sempre di più nella pianura padana da Rottedam e Amburgo) e sulle merci varie, occorre coinvolgere le principali centrali di traffico. Non credo si possa negare che un eventuale improbabile recupero è condizionato alla scelta di chi possiede i traffici di spostarne una parte, anche a costo di pagare dei prezzi. Per questo ritengo che nello sviluppo delle piattaforme logistiche del Nord Ovest e del Nord Est debbano essere coinvolte anche le compagnie marittime e ferroviarie, pur nel rispetto degli obblighi di servizio pubblico che devono essere sempre garantiti. Questo è un elemento che divide a livello nazionale e sul quale a Genova dovremmo riflettere molto.

Spedito da: genova Pubblicato il: 07 luglio 2009 alle 19:51

maurizio.maresca

Temo che il Ministro abbia preferito rinunciare per ora ad una riforma della portualità per l'opposizione compatta di Assoporti (esclusa Genova).
Tuttavia il DPEF 2008 e 2009, individua alcuni sistemi (Genova e Trieste) che, alla radice dei corridoi europei, includano due piattaforme logistiche integrate al tracciato. Solo questi porti corridoio, infatti, hanno la capacità di giustificarne i corridoi stessi e di rilanciare la logistica.
In primo luogo è importante quindi si realizzino, anche in base a leggi speciali, le infrastrutture di corridoio: quindi un nuovo terminale a Genova e 2 nuovi terminali a Trieste (previste dai progetti di Piano - quello regalatore beninteso!). La "politica della tonnara", come la definisce Paolo Costa, per la quale è importante che le merci arrivino nel Mediterraneo per poi essere ripartite equamente, preclude invece lo sviluppo dei traffici di corridoio, che hanno bisogno, non di 30 porti da 1/200 mila ma di 2 porti da 5-10 milioni di teu l'uno.

Spedito da: genova Pubblicato il: 07 luglio 2009 alle 15:35

cico barque

Sono daccordo con Uncino. Proff. Musso, bando alle ciance, lasci perdere gli slalom tra doveri di coalizione e rispetti istituzionali e ci dia la sua versione vera e circostanziata sulla 84/94 bis del collega Matteoli.
Che Carozzi invece non si illuda, con un cognome così che interesse vuoi che abbia il Ministro dell'Economia per il mare e i porti, sembra quasi un paradosso!!

Spedito da: genova Pubblicato il: 07 luglio 2009 alle 14:16

valentina

Che bella idea quella dello stadio....
Immagino che Pilotina, stia per tirare una bordata...di quelle!!!!...
Altrimenti a lasciar parlare e vociare del nulla si fa peccato!
Ok che siamo in estate...e bisogna inventarsi qualcosa per parlare al bar...ma questa bestemia che ogni tanto ritorna in voga...fa male al porto!
Lo facciamo al Bettolo lo stadio?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 luglio 2009 alle 13:49

Titta D'Aste

Apprezzo la garbata ironia. L'importante, anche in questi momenti, è non perdere la voglia di continuare a credere nel futuro del Porto. Se la situazione degli ultimi mesi (ad ogni livello, internazionale, nazionale e locale) appare per quello che è, vale a dire un guaio senza precedenti, è una ragione di più per tentare di resistere e controbattere. Senza mollare l'attenzione sui temi più grandi, quale quello dell'autonomia finanziaria, davvero centrale. Pensate che ruolo potrebbe avere l'Autorità Portuale ove disponesse di una parte della ricchezza generata da queste parti: potrebbe avere un ruolo decisivo sulle grosse infrastrutture, tanto in termini di realizzazione che di gestione.

Titta D'Aste

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 luglio 2009 alle 03:18

Amico Alex

TITTA D'ASsalto

Vecchio Baciccia, l'attivismo senza precedenti del Segretario Generale dell'Autorità Portuale di Genova mi rinfranca dalla maccaja insopportabile e dall'insostenibile calciomercato.
Ad oggi il Porto ristagna, l'aria anche, l'occupazione cala, la pressione anche, il piatto piange, i tifosi anche.
L'unico punto cardinale in questo ondulatorio riflusso esistenziale è il mitico Titta.
Il suo post di risposta a Musso è uno strepitio di dardi infuocati. L'ouverture di chiaro riferimento melloniano modula una gamma di vibranti critiche sprigionate da una cinquantina di parole non casuali. Attenti Lor Signori: "SI sta,come d'autunno, sugli alberi, le foglie". Vincenzo Laforgia descrive l'ermetismo come "una reazione non clamorosa, ma sdegnosa e seria, alla storia vociante e piazzaiola del Fascismo". Il coraggio di Titta mi contagia, la proposta mi entusiama: marciare su Roma per affrontare Tremonti incrociando i compassi è la soluzione finale.
"Qui si fa Genova o si muore" (democristiani)

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 luglio 2009 alle 02:56

Franco Porto

PARLA COME MANGI - RIEDIZIONE SPECIALE "PILOTINA BLOG" LIBERAMENTE TRATTA DALLA RUBRICA DI "CUORE" FIRMATA PIERGIORGIO PATERLINI.

Titta "Erasmo" D'AROTTERDAM
Non avevo tempo di leggere Pilotina in questi giorni perchè ero dal magistrato a concordare i prossimi atti dell'Autorità Portuale.
Poi Carozzi mi ha sfiancato di telefonate per leggere il post di Musso, vendendomelo come un evento storico.
Ho letto la traduzione di Franco Porto del compassato intervento del mio amico Senatore: condivido tutto. Se lo conosco bene, è esattamente quello che pensava: Enri, senti un po', ma non è che Franco Porto è il tuo pseudonimo, oppure un tuo caro amico?
Quando ci si vede un po'? Due dritte su come modificare sta legge per evitare di perdere il mio tempo al Palazzo di Giustizia te le do volentieri!!!

Per il resto,i due Claudi invece di spartirsi la Regione come a Monopoli-case, alberghi, imprevisti e prigione- non potrebbero andare da Tremonti e piantargli casino?
Io tengo sempre via Roma;-)

Spedito da: ITALY Pubblicato il: 06 luglio 2009 alle 17:36

MAGIC PORT

Mi chiedo come il senatore Musso possa accettare le posizioni sul feralismo fiscale di Tremonti, dando quasi per scontato che non ci si possa fare niente! Questa posizione riflette un'impostazione democristiana. Va bene, D'Aste si accontenta almeno dei due o tre regalini. Ma senza soldi veri e denaro fresco non si va da nessuna parte. Allora, senattore Musso, questa legge in embrione, la viogliamo cambiare prima che venga alla luce?

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 06 luglio 2009 alle 06:20

giorgio.carozzi

La conclusione-invito cui arriva Uncino mi pare efficace e costruttiva.
Caro Titta, Tremonti non è un problema: è un macigno, un iceberg che si frappone da anni tra i porti italiani e l'urgenza di pianficare lo sviluppo (sostenibile). Tremonti è una jattura soprattutto per i leghisti: è il simbolo stesso del fallimento del loro federalismo all'acqua di rosa. Sono d'accordo con te. Se escludiamo i politici conniventi, imbelli, ignoranti e impalpabili, allora si potrebbe davvero costituire un fronte comune (non solo d'opinione) che scavalchi tutte le regole e i cerimoniali per arrivare a un faccia a faccia con Tremonti. Proviamoci!
Ps. Che cosa ne pensano gli amici del MIL, hanno qualche idea nuova a proposito di federalismo fiscale?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 05 luglio 2009 alle 21:52

Uncino Lavico

Mi permetto, scrivendo dopo il Segretario Generale dell'Authority, di dissentire con la prima metà del suo post. Il senatore avrebbe "pochi peli sulla lingua"? Io ci ho letto solo una gran voglia di esserci anche lui sulla Pilotina, di apparire, non essere da meno...insomma...caro Prof. se volevi mettere al servizio della collettività il tuo sapere forse hai scelto la strada sbagliata. E non dico che dovevi per forza schierarti dall'altra parte (pur avendo lavorato molto e bene per gli amministratori di sinistra, o mi sbaglio?). Caro il mio Professore, indipendenza e autonomia di giudizio sono la chiave. Tu vorresti, ma non puoi, e quindi intervieni criticando ma dando al contempo una bella lisciata al Governo.
Sul resto invece credo che Titta d'Aste abbia ragione. Musso è intelligente abbastanza da approfondire dovutamente le altre materie ancora "scoperte". Ecco quale potrebbe essere il suo compito: approfondire per costruire proposte concrete al posto del restyling.

Spedito da: genova Pubblicato il: 05 luglio 2009 alle 17:35

Titta D'Aste

Complimenti a Enrico Musso: non ho letto il blog per un paio di giorni e mi sono trovato un Senatore della Repubblica senza peli sulla lingua. Vivendo in trincea ogni giorno, non sottovaluterei per nulla un intervento legislativo pieno di buon senso su "concessioni" e "canoni"! Se il problema relativo all'autonomia finanziaria dei Porti è costituito da Giulio Tremonti, cosa impedisce ai genovesi di parlargli una volta per tutte? O di costruire un fronte di opinione comune per far sentire l'opinione di tanti?

Titta D'Aste

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