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Shipping & Porti, ultima chance: investire sull’uomo

Riconosco che avete ragione, quando scrivete che la nostra politica non attira né giovani né anziani perché non ha sogni da offrire. E allora ci inseriamo in questa perpetua subordinazione alla mediocrità, proponendo a istituzioni e amministratori un investimento concreto e immediato, a costi relativamente contenuti e di grande impatto: quello sull’uomo. Ricchi e poveri, profitto e lavoro, sfruttatori e sfruttati: due termini, il conflitto. Occuparsi dei bisogni essenziali della vita e della gente, depone a favore degli armatori italiani che pubblicamente riconducono l’uomo al centro del business marittimo-portuale e del ciclo produttivo, spazzando via le resistenze passive di chi continua a pensare che gli investimenti sulla sicurezza, la prevenzione, la qualità dell’ambiente e della vita stessa siano una gabella non necessaria. E che l’abbattimento dei costi resti la strada da privilegiare. E’ vero semmai il contrario: in una stagione di crisi devastante come quella che ci sta incupendo, investire sulle risorse umane e la loro tutela (security, prevenzione, formazione, innovazione, ricerca) è la miglior risposta possibile alle inadeguatezze della politica d’ordinanza e ai suoi flop, ma anche alla necessità di non farsi distanziare troppo dalle eccellenze del mercato globale. Un vero affare in prospettiva, dunque, a costi relativamente contenuti. Non è certo un caso che le imprese marittime e i sindacati siano costretti in queste ore ad alzare la voce contro la mortificante ignoranza dei consulenti ministeriali, per sollecitare un minimo di buon senso al legislatore. Solo in Italia, infatti, può accadere che venga confezionato un Testo Unico sulla Sicurezza e la Salute dei Lavoratori, che non tiene contro della specificità del lavoro sul mare e sui moli. Una follia, un vuoto legislativo che rischia di condizionare l’intero settore. L’ennesima e indecente conferma del pressapochismo e del disinteresse con cui la politica affronta i temi legati allo sviluppo dello shipping. Per fortuna l’Italia è probabilmente la nazione ad aver maggiormente investito nel rinnovamento della flotta. Le navi di ogni tipologia rispondono oggi ad assoluti requisiti di sicurezza. L’unica zona grigia resta il lavoro portuale (per sua stessa natura già a rischio elevatissimo), che continua a pagare un prezzo troppo alto alla produzione e alla competitività. Oggi più che mai si avvertono esigenze di regolamentazione delle procedure operative e di controlli severissimi all’interno dei terminal. C’è l’urgenza di maturare una nuova cultura della sicurezza, della prevenzione e soprattutto della formazione professionale. Marittimi e portuali non ci si improvvisa. Genova, con le sue Accademie e con la Compagnia Unica, era una grande scuola: deve riconquistare questa leadership mediterranea. Ripartire dalla base per annullare la società conservatrice, dove si muore come si è nati. Ma per costruire un futuro di eccellenza, mantenerlo e primeggiare sul mercato globale anche con l’alta qualità del lavoro, c’è una sola strada: ricerca e sviluppo. Temi su cui certo il nostro governo non eccelle. La ricerca applicata all’industria è fortemente penalizzata da politiche sconsiderate e da tagli. Senza sicurezza non c’è dignità del lavoro, senza ricerca non si va da nessuna parte e non si fronteggia la concorrenza. Certo, per una politica specializzata nelle divisioni ideologiche, nelle regole precostituite e nell’evitare ogni discorso concreto, risulterà difficile proporre e investire sulla Compagnia Unica di Genova come sede dell’Università dei portuali italiani. O caldeggiare a Fincantieri ricerca, studi innovativi e progetti alternativi, come quello delle galere galleggianti. Lasciamo stare Terzo valico o altre simili amenità. La realtà è che se la vitalità dello shipping si misura con il sostegno offerto alle idee, alla ricerca e alle speranze delle nuove generazioni, allora Genova e l’Italia non sono in declino: sono in coma.

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Commenti inseriti: 50 — pagina 1 di 2

Spedito da: Genova Pubblicato il: 05 novembre 2009 alle 07:56

Gimmy

Lavoro e uomo e portuali.... Guardate un po' a Marsiglia quello che succede. Altro che libero mercato!!! Sono ancora a picchiarsi a sangue sui problemi che a Genova abbiamo risolto quasi trent'anni fa. Non so se bene o male ma il mondo dei porti è cambiato quando lo abbiamo cambiato noi! Eppure qui continuano a romperci e a considerarci una palla al piede degli interessi di questa mediocre borghesia di scagni. Ha detto bene Uncino Lavico. Mediocre, miope e parassitaria. Ma non molliamo ragazzi!!! Dice bene anche Fabio, condividiamo. Ricordate Batini? Quando si parlava di lavoro non ce n'era per nessuno, il lavoro è sacro!!!

Spedito da: Piemonte Pubblicato il: 04 novembre 2009 alle 18:43

Alessandro Doglio

Caro Giorgio,
la strepitosa vendemmia 2009 e il prezioso nettare che riposa nelle nostre botti ti costringeranno ad un ulteriore salto di qualità. Per dimostrare che - al di là della natura e delle tecnologie - sarà sempre e comunque l'uomo a determinare successi o sconfitte. Investire sull'uomo è davvero l'ultima risorsa che ci resta. Lo capiranno? Resisti e continua come sempre, brinderemo poi....
ciao

Spedito da: Genova Pubblicato il: 04 novembre 2009 alle 16:36

FABIO

Egregio sig. Spazza, ho notato, non le nascondo con un certo disappunto, che le premeva sottolineare con un tono sarcastico la discreta presenza di operai Fincantieri su questo blog, Le rivolgo una domanda banale...la cosa la stupisce davvero così tanto? Cosa ci vede di così innaturale, in alcuni lavoratori che preoccupati del futuro del loro posto di lavoro, partecipano ad una discussione di questo tipo, cercando di spingere le Istituzioni a non avere posizioni miopi che potrebbero appunto pregiudicarlo.
Il problema che rilevo io, è, al contrario, una partecipazione ancora insufficiente.
Il mondo dell'appalto e le loro condizioni di lavoro...Lei ha ragione a sollevare il problema, non Le sfuggirà però, che pur essendo condizioni di lavoro molto lontane dall'ottimale, ed in tal senso occorre intervenire, solo nuove commesse possono garantire che ci si possa occupare della Loro situazione. PERCHE' PER MIGLIORARE LE CONDIZIONI DI LAVORO OCCORRE UN REQUISITO FONDAMENTALE: IL LAVORO!

Spedito da: genova Pubblicato il: 04 novembre 2009 alle 16:13

fabio

... la quale, con un pò di strategia del terrore (perderete tutti il posto fisso!!!) e una buona quantità di iscritti...quasi il 50% (sicuramente non il 90 come ho letto in qualche commento...)...ha usato la consolidata cinghia di trasmissione che ha con alcuni partiti della sinistra radicale, allora al governo (per modo di dire) con il buon Prodi, arrivando a minacciare (come al solito) addirittura la possibilità di tenuta del governo stesso qualora l'ipotesi di quotazione in borsa fosse divenuta realtà! Questo è quello che accadde.
Nel caso delle carceri, la posizione delle istituzioni può essere pericolosa per la sopravvivenza del cantiere, solo questo i lavoratori vogliono rendere noto, ed è questo quello che hanno fatto, anche se la giunta di Genova è di centro-sinistra.
Asprettiamo tue notizie caro sospettoso...

Spedito da: genova Pubblicato il: 04 novembre 2009 alle 16:03

fabio

...per la commessa della nave indiana che pensavate (erroneamente) fosse destinata al cantiere partenopeo?

Desidero inoltre fare un paio di puntualizzazioni, scorrendo il blog sono stato sollecitato da diversi interventi.
1) Per quanto riguarda la "privatizzazione", definita cosi erroneamente, si trattava di una "quotazione in borsa", con tanto di golden share (51%) a Fintecna, società "contenitore" di proprietà dello Stato che venne istituita dopo lo smantellamento dell' IRI con la mission di dismenttere le attività produttive in essa contenute (tra cui la Fincantieri ex Italcantieri), inoltre quelle azioni sarebbero passate direttamente sotto il Ministero del Tesoro che ha invece sotto il suo controllo le società che vengono definite "strategiche" per il nostro paese...scusate se..era..poco..
2) Non bisogna generalizzare con il solito pressapochismo italico dicendo che i sindacati erano contrari e hanno fatto saltare il banco...C'era solo un sindacato contrario,la Fiom-Cgil...

Spedito da: genova Pubblicato il: 04 novembre 2009 alle 15:50

fabio

Caro amico SOSPETTOSO, adesso che hai saputo che 350 operai "finti" iscritti a tutte e tre le sigle sindacali, dipendenti diretti e non, hanno promosso e sottoscritto la lettera di cui hai potuto leggere alcuni passaggi sul blog che ci racconti?
Vuoi che ne depositiamo una copia accompagnati da un notaio presso le nazioni unite?
Hai bisogno di una copia della CI di ciascuno, magari te le facciamo recapitare a casa se ci fornisci un indirizzo...
Sai qui a furia di essere sospettosi...il sospetto viene a noi..
Quello che tu stia solo cercando di orchestrare tutto questo teatrino screditando le iniziative e la partecipazione dei lavoratori del cantiere, sperando che le commesse pubbliche vengano dirottate verso i cantieri di Castellammare, nobile da parte tua...ma fai una cosa...non screditare gli altri, cosa poco impegnativa...organizza e fai partecipare i lavoratori del cantiere napoletano...cosa più impegnativa e soprattutto efficace! O avete ancora il dente avvelenato per la...

Spedito da: genova Pubblicato il: 04 novembre 2009 alle 05:16

giorgio carozzi

LETTERA APERTA ALLA VINCENZI-4
Le chiediamo, come Prima Cittadina della nostra Città, di cooperare, nel rispetto del suo ruolo, a facilitare qualsiasi nuova eventuale commessa.
Signora Sindaco, anche noi prediligiamo occuparci di Crociere ma nostro malgrado, di questi tempi, non disdegniamo per nulla le Galere.
Non vogliamo andare oltre, sicuramente Lei capirà le nostre ragioni.
Certi che una Sua risposta non tarderà le inviamo i nostri più sinceri Saluti.

Cassaintegrati, Lavoratori Diretti e Appalti Fincantieri Sestri P."

Spedito da: genova Pubblicato il: 04 novembre 2009 alle 05:14

giorgio carozzi

Noi davvero non comprendiamo questa Sua posizione, anche perché abbiamo ragionevoli dubbi rispetto alla possibilità che il protocollo sul "ribaltamento" possa mai vedere l'alba del giorno in cui si darà davvero inizio ai lavori in assenza di nuove commesse per il cantiere. Addirittura, Signora Sindaco, abbiamo timore, che l'eventuale perdurare di scarico di lavoro, possa rimettere in pista vecchi ragionamenti in merito all'elevato numero di cantieri navali nel nostro Paese. Il cantiere ha ricevuto lettere di encomio da diversi armatori, pur essendo diseconomico (il ribaltamento ovvierebbe proprio a questo) vanta standard qualitativi eccezionali ed inaspettati da molti.
Nel corso della sua storia, le maestranze si sono cimentate nella realizzazione di qualsiasi tipologia di naviglio che l'ingegneria abbia concepito, sempre con eccellenti risultati.

Spedito da: genova Pubblicato il: 04 novembre 2009 alle 05:11

giorgio carozzi

LETTERA APERTA ALLA VINCENZI-2
Leggiamo lettere inviate ai Ministeri e osserviamo,riponendo speranze, "tavoli romani" in cui i sindacati chiedono l'intervento del Governo per attivare nuove commesse pubbliche, e in questo quadro, leggiamo le Sue dichiarazioni in cui Lei definisce "incivile" il progetto di costruire carceri galleggianti. Forse avrà ragione Lei, forse è una proposta incivile o forse solo una trovata propagandistica del Governo, ma per noi la possibilità di lavorare su nuove commesse è troppo importante. Lei forse non sa o forse non ricorda, che terminate le ultime commesse, il nostro cantiere rischia nel 2010 di esaurire quasi completamente le attività produttive. Le rammentiamo che stiamo ragionando, nel pieno della più devastante crisi economica globale dal 1929 ad oggi, sull'ipotesi di rifiutare un possibile carico di lavoro! Perché? Per motivi ideologici?...Politici?...o chissà cosa?sarebbero comunque irrilevanti, la contropartita per noi è di vitale importanza!

Spedito da: genova Pubblicato il: 04 novembre 2009 alle 05:07

giorgio carozzi

FINCANTIERI: LETTERA APERTA ALLA VINCENZI
Sul tema delle carceri galleggianti sollevato da Pilotina, ho ricevuto copia di una lettera aperta inviata al sindaco Marta Vincenzi il 26 ottobre scorso e firmata da oltre 350 lavoratori del cantiere di Sestri Ponente. Ritengo interessante riportarne alcuni stralci.
"Tutti noi, Signora Sindaco, l'abbiamo sostenuta e applaudita nei momenti in cui Lei, insieme ad altri, ha spinto fortemente il protocollo d'intesa che ratifica il futuro (speriamo) "ribaltamento a mare" del cantiere di Sestri Ponente, noi siamo consapevoli che la permanenza in vita del nostro stabilimento passi proprio attraverso la realizzazione di quel piano.
Oggi però la situazione contingente è molto critica, e ancor peggio incerta, molti lavoratori sono in cassa integrazione e i numeri sono destinati ad aumentare considerevolmente.
Leggiamo le enunciazioni, attraverso la stampa, di grandi armatori che si orientano per le prossime commesse nel settore cruise verso lidi germanici.

Spedito da: Bari Pubblicato il: 03 novembre 2009 alle 14:58

Mario Mega

Parlare di sicurezza nei porti è difficile, perchè spesso non si trovano interlocutori interessati. Quando proposi al Presidente Mariani di tentare di affrontare il problema della sicurezza con un approccio tecnologico, ottenni una serie di suggerimenti che hanno consentito di trasformare l'idea in proposta. Il punto di partenza fu quello di non lasciare i lavoratori da soli davanti alle pile di carte delle procedure. Da qui la proposta, recepita come modulo SLIMSAFE del Progetto SLIMPORT, finanziato con INDUSTRIA 2015, che intende sviluppare una piattaforma intelligente in grado di modellare e supervisionare le attività portuali. L'individuazione dei processi potenzialmente pericolosi e dei punti critici nello svolgimento delle attività, permetterà di gestire tali criticità in modo da ridurre la probabilità di accadimento e la magnitudo degli effetti.
E' l'avvio di un approccio nuovo che siamo convinti porterà ad un aumento della sicurezza ma anche ad un incremento della produttività.

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 03 novembre 2009 alle 04:49

giorgio.carozzi

Grazie Uncino. Penso anch'io che la Compagnia possa costituire nell'immediato futuro il più tangibile elemento di novità in questa Genova ingessata e frenata dal limitato raggio d'azione del nostro capitalismo. E' desolante costatare che per qualche terminalista genovese l'unica strategia sia oggi quella di tagliare le giornate di lavoro dei portuali. Ma c'è un altro tema, sollevato con attenzione ad esempio da Ghidone72, che riguarda da vicinissimo le prospettive future della Compagnia e dei cantieri. Mi riferisco agli investimenti sulla ricerca, la formazione, le nuove tecnologie, la preparazione professionale, la cultura dello shipping e del porto, l'innovazione, la sicurezza. Nella totale indifferenza della nomenclatura genovese stiamo perdendo la milionesima occasione. Non avremo nuove infrastrutture e non riusciremo (per totale miopia politica e sociale) ad investire sull'uomo. Ce lo possiamo permettere?

Spedito da: Mondo Pubblicato il: 02 novembre 2009 alle 23:08

Uncino Lavico

Citato Gallino bisognerebbe intervenire con qualcosa di altrettanto dotto e illuminato.
Ahimè..Uncino sballottato qua e là per il mondo...la mia forza lavica è al minimo.
Però il pezzo di Carozzi, come al solito, mi è piaciuto e ha colto il punto. Il tema è ampio, pieno di sfaccettature, aperto a molti giudizi e interpretazioni.
Lavoro, società, individuo, imprese, etica, profitto, globalizzazione...mah....
Parlando di porto, penso ai nostri amici della Compagnia (giusto per passare dai cantieri alle banchine), e credo che siano da tenere sotto controllo.
Secondo me, e forse mi ripeto, hanno un'opportunità unica di "dare una lezione" a tutti, terminalisti compresi. Se riescono a proiettarsi nel futuro e ad usare al meglio le parole citate da Carozzi, i risultati non tarderanno a venire.
E alla fine i più moderni saranno gli amici della CU, altro che quelle mezze calzette degli imprenditori genovesi. Aspettiamo e vediamo. Mi piacerebbe anche un intervento del console sul blog..

Spedito da: Genova Pubblicato il: 02 novembre 2009 alle 19:47

Giorgio Carozzi

TEOLOGIA DEL LAVORO
Il console-cavalier Bianchi nobilita il dibattito su Pilotina, svelandoci la sua teologia del lavoro. Che non è quella dei monasteri e delle cattedrali dei secoli d'oro del Medioevo. Anche se il canovaccio resta quello di allora: dove va l'uomo?

Spedito da: genova Pubblicato il: 02 novembre 2009 alle 14:29

cico barque

Bello parlare adesso di Fincantieri, ma chi si ricorda che questa azienda poteva andare in Borsa e grazie alla cecità di qualcuno non c'è andata: oggi i soldi ricavati dall'operazione sarebbero molto comodi (ad esempio per la ricerca, piuttosto che per essere più competitivi sul mercato, per ridurre il debito ecc.) ma mi pare che lo spettro del "privato" (con il 51% in mano a Fintecna!! cioè lo Stato Italiano) fece fare ai sindacati una strenua opposizione. Bene, chi aveva ragione? L'idea delle carceri sarebbe un giusto modo per dare respiro all'azienda e all'indotto, ma come sempre sono i tempi dei decisori che mettono i bastoni tra le ruote. Staimo aspettando ancora che si decidano su Tirrenia da qualche decennio, poi quando anche lì i 5000 dipendenti saliranno sulle barricate stufi di aspettare, allora il ricatto farà il suo effetto. Vediamo se Sospettoso su Tirrenia avesse delle news, visto che solo lui sa ascoltare e parlare con i lavoratori.....

Spedito da: Genova Pubblicato il: 02 novembre 2009 alle 10:53

Tirreno Bianchi

DIRITTI AL LAVORO - 2
Da qui il costante attacco alla cultura dei diritti che creava cornici protettive dei contraenti più deboli.
Che la Destra favorisca queste operazioni appare abbastanza prevedibile.
Un gravissimo errore, prima ancora che un delitto, è che lo faccia la Sinistra, abbandonando i lavoratori ai richiami di sirene ingannevoli chiamate Xenofobia (il terrore dell'altro, magari l'ormai celebre "idraulico polacco") o Liberismo (l'imbroglio della parola d'ordine "imprenditorializzatevi tutti").
Visto che il lavoro - comunque lo si intenda - resta il primo determinante sociale e il naturale antemurale che difende le conquiste democratiche del XX secolo.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 02 novembre 2009 alle 10:51

Tirreno Bianchi

DIRITTI AL LAVORO - 1
In un suo recente saggio, "Tecnologia e democrazia", Luciano Gallino fa notare i punti di contatto tra la distruzione degli antichi mestieri che accompagnò la prima rivoluzione industriale e l'attacco che oggi stanno subendo le posizioni occupazionali ai più svariati livelli.
Allora si disse che quella decimazione era necessaria, a seguito dell'introduzione delle prime forme di automazione, la mattanza odierna viene presentata come un effetto ineluttabile dell'informatizzazione. In realtà si tratta in entrambi i casi di chiarissime operazioni politiche, che mirano a rompere ogni forma di resistenza alle imposizioni del comando tecnocratico.
Allora sostituendo alte competenze manuali con la parcellizzazione dei processi che consentiva l'utilizzo di ben più malleabili moltitudini scese dalle campagne; ora rompendo la solidarietà tra lavoratori individualizzando la relazione tra singoli e imprese, che si traduce in rapporti di forza gravemente squilibrati.

Spedito da: genova Pubblicato il: 01 novembre 2009 alle 20:22

valentina

Dentini, quale sarebbe il problema delle carceri gallegianti?
Il mal di mare dei detenuti?
C'è inoltre da dire che a me di come viene "tenuto" un Luca Delfino importa assai poco..in ogni caso è più facile che la detenzione sia migliorata (Con nuove strutture...tra cui quest'ipotesi!) che peggiorata..

Spedito da: Castellammare Pubblicato il: 01 novembre 2009 alle 19:23

Sospettoso

Caro amico genovese, o lei fa l'ingenuo o lo è davvero. In ogni caso c'è da essere preoccupati se chi fa informazione la fa in questo modo così approssimativo. Non si offenda, ma secondo me lei non conosce bene la storia e il clima che si respira in Fincantieri. Parli con gli operai, non con i manager pagati dallo Stato.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 01 novembre 2009 alle 16:49

Pizza Connection a Castellammare

UNO CHE CONOSCE QUELLI DI CASTELLAMMARE
Non ho mai lavorato in un cantiere navale ma conosco sia Genova che Castellammare.
Non ho mai commissionato una nave ma conosco sia le redazioni giornalistiche che le organizzazioni sindacali.
Non ho mai navigato in mare aperto ma conosco sia le logiche politiche che le scelte industiali.
Ora, che esista in Italia un posto dove le suddette variabili non interagiscano tra loro è chiaramente un falso; che l'interrelazione sia lo schema tipico della commedia all'italiana è una realtà che siamo assuefatti ormai a subire tutti i giorni, quelli che Andreotti ha vissuto tutti.
Ma pensare che un giornalista di un quotidiano indipendente concordi con gli uomini di relazione dell'A.D. di una grande industria internazionale il post di un blog e che finti lavoratori con il sostegno del sindacato della stessa impresa commentino con entusiasmo benedetti dal politico di turno interessato e dei vertici del porto è degno del miglior Damiano Damiani.

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 01 novembre 2009 alle 15:58

giorgio.carozzi

Grazie Dentini, la rua riflessione è un importante e inedito contributo a un dibattito già abbastanza infuocato. Anche tu collochi l'uomo - con i suoi bisogni, le speranze, gli errori, le disperazioni e la sua dimensione esistenziale - al centro di ogni vicenda. Potrei risponderti che ci sarebbe una bella differenza tra la cabina confortevole e moderna di una nave passeggeri e una cella, ma mi pare banale, non è questo il punto. Il discorso è quello che facciamo sempre: le risposte, le strategie, le responsabilità della politica. Il tema delle carceri galleggianti non può essere liquidato con una battuta o una sdegnata pregiudiziale ideologica o una critica a un gruppo dirigente che non saprebbe inventarsi niente di meglio. Le tue riflessioni sono corrette, ma condividerai l'osservazione che devono essere confrontate, ad esempio, con quelle piuttosto sostanziose di Ghidone72 e di altri amici. Parlarne e discuterne è il minimo che possiamo fare.

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 31 ottobre 2009 alle 21:22

giorgio.carozzi

SOSPETTI & APPALTI
Ma a Castellammare siete tutti così contorti? Caro Sospettoso, io non mi definisco né mi faccio definire: semplicemente sono, e magari vorrei essere diverso. Sulle pagine marittime del Secolo XIX di inchieste scomode ne abbiamo fatte e ne facciamo a palate su temi ben più inquietanti. Ha ragione, ci informeremo e scriveremo anche di appalti e subappalti e dintorni. Qual è il problema, se c'è la notizia? Se ha qualche dritta, naturalmente, faccia partecipe l'intera ciurma di Pilotina.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 31 ottobre 2009 alle 16:15

Fabrizio Dentini

Buongiorno,
mi chiamo Fabrizio Dentini e sono un giornalista, ho scoperto l'esistenza del vostro interessante forum, e vorrei proporre una riflessione. Durante la mia attività ho svolto un'indagine sulla situazione delle carceri liguri e vorrei inserirmi nel dibattito sulle carceri galleggianti.
Leggo che la situazione a Fincantieri è drammatica e leggo che l'ipotesi di un carcere galleggiante sarebbe vista come una commessa importantissima per costituire quella stabilità dell'occupazione, ormai latitante. Leggo che sarebbe una manna e un'idea geniale.
A mio parere non si può rilanciare la cantieristica navale genovese sulla pelle dei detenuti. Che già hanno tra altro condizioni di vita che nessuno può immaginare per l'abbruttimento che, prescindendo dalle norma, condanna i detenuti ad una pena non prevista da nessuna legge, che prevederebbe solo la perdita della libertà.
Se volete approfondire la questione, sono a vostra disposizione
sinceramente
Fabrizio Dentini



Spedito da: Genova Pubblicato il: 31 ottobre 2009 alle 15:43

ghidone72

Presupposto: la crisi fa buon gioco all'armatore, che metterà in competizione i tre cantieri per calmierare il prezzo e risparmiare qualche milione di dollari. Bene. Ora: Meyer Werft vanta strutture iper-moderne ed innovative, e questo è un valore aggiunto per il cantiere e conseguentemente per l'armatore. Ma io dico molto banalmente, mettendomi nei panni dell'armatore: sono disposto a pagare anche qualcosa in più del prezzo più basso purchè la nave rappresenti l'eccellenza, il massimo che posso avere oggi come nave passeggeri, che sia "il meglio" e che contenga delle innovazioni tecnologiche, di costruzione, di comfort, di risparmio energetico uniche nel proprio genere, che mi consentano nel lungo termine (opererò la nave per 30 anni o giù di lì) di ripagare ciò che ho pagato in più all'inizio. E come si ottiene ciò: meraviglia delle meraviglie? Con la ricerca e lo sviluppo. Meditate gente (e politici e capitani d'azienda), meditate?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 31 ottobre 2009 alle 15:42

ghidone72

...si riconoscerà dignità, speranze alle nuove (e vecchie) generazioni di lavoratori.
La ricerca? La ricerca stessa non ha più dignità: quella universitaria è stata cassata già da tempo immemore..i centri di ricerca hanno sempre meno fondi, gli viene chiesto di autosostenersi (provate voi a vedere se è facile, dopo che hai fatto ricerca tutta la vita, proporti su un mercato competitivo, globalizzato dove i tuoi competitors sono presenti da molti anni) e come se non bastasse, vengono puntualmente percepiti come un peso per l'azienda che li controlla, tanto che annualmente se ne paventa la chiusura. Chiudere un centro di ricerca? Ma come stiamo ragionando? E' quasi eresia caro Carozzi.. Facciamo un esempio pratico, il cui spunto è l'articolo del Secolo XIX del 24 Ottobre scorso: Micky Arison, ovvero Carnival Cruise Lines, deve costruire due passeggeri (Princess), e si trova davanti ad una rosa di papabili costruttori: STX Europe (ex Chantiers), Meyer Werft e Fincantieri.

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