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Porto 2010: l’uomo, la bestia e le virtù

Riconsegnare ai portuali della Compagnia Unica il controllo del ciclo produttivo e agli ispettori dell’Authority la supervisione sulla squadra, l’organizzazione del lavoro e la sicurezza. Prelevare almeno 10 milioni dai proventi dello scudo fiscale e investirli subito su formazione, ricerca, scuole, professionalità, prevenzione. Riconoscere l’unicità e la valenza internazionale del porto di Genova e consentire a Palazzo San Giorgio di trattenere una minima percentuale dei proventi in tasse e gabelle varie. Autonomia finanziaria, dunque, e riorganizzazione del lavoro e della produzione. E, soprattutto, tentare di recuperare per Genova, Savona e La Spezia la leadership strategica nazionale.

Ai politici e agli amministratori liguri, chiediamo di realizzare queste minuscole riforme e di raggiungere gli obiettivi entro i primi sei mesi del 2010. Mettano il governo con le spalle al muro, s’inventino qualche diavoleria, dimostrino per una volta di amare il porto, garantiscano affidabilità oltre il diluvio delle promesse vuote. Su questo impegno misureremo credibilità e buona fede, insieme alla loro genovesità. In caso contrario, daremo per acclarato il bluff, troveremo il modo di ribellarci ad una mediocrità che non è affatto comoda e riposante ma solo un abito vecchio che sa di fumo e naftalina.

Port Pride, la giornata dell’orgoglio portuale invocata dai numerosissimi frequentatori di Pilotina, sarà il momento della verifica finale. L’ultima chance per un gruppo dirigente che ha smarrito da tempo il senso della realtà e non mostra di percepire la deriva dell’economia marittima e portuale nazionale. La legge di riforma, fondamentale per innovare l’intero sistema, è scomparsa dall’agenda politica. Inaugurazione del primo cantiere del Terzo valico rinviata per neve. Spariti i soldi destinati all’Autorità portuale di Genova per Cornigliano, i danni alla mareggiata dello scorso anno e per la manutenzione ordinaria. Il problema del lavoro (che manca) rischia di trasformarsi in mina vagante. Gioia Tauro intanto affonda nei debiti, Cagliari è moribondo. I porti italiani di transhipment sono condannati alla disfatta. Non sono stati solo gli economisti distratti a sbagliare le previsioni finanziarie, ma anche i cattivi governi, i pessimi ministri e i mediocri consulenti a distribuire importanti risorse pubbliche ai porti del Sud, convinti che si sarebbero rivelati alternativa alla industrializzazione e salvagente per l’economia assistita. Doppio danno. Il Sud incassa l’ennesimo smacco e i pochi porti del Nord su cui si doveva puntare restano senza risorse per lo sviluppo.

La politica che alimenta la saga degli eterni progetti e degli eterni cantieri è chiamata nel 2010 ad un estremo atto di coraggio: ridisegnare la mappa dei porti italiani, consegnare ai pochi indicati i poteri e le risorse. Reintrodurre il ministero della Marina Mercantile o del Mare. Decretare il fallimento del cluster marittimo, formato dall’associazionismo istituzionale e imprenditoriale: si è rivelato debole, balbettante, privo di peso politico, totalmente ignorato da governo e parlamento . Smantellare Assoporti, non solo perché non ha senso in un Paese sempre più federalista, ma soprattutto perché il perenne equilibrismo per tenere insieme realtà lontanissime ha danneggiato tutti, abbassando il profilo della portualità.

L’intero settore, in Italia, ormai si regge sulla buona volontà di una quindicina di persone al massimo. Tra queste il ministro ombra Ercole Incalza, sulle cui spalle pesa un dicastero che sta crollando. I tanto vituperati terminalisti, che stringono cinghia e denti per non licenziare e tenere insieme la baracca. Aponte (Msc) e Foschi (Costa), che reggono l’urto di una crisi spaventosa, armatori che investono come i Messina. I presidenti Merlo e Canavese al Nord e Mariani al Sud, che non si arrendono e difendono con unghie e denti il ruolo pubblico dell’istituzione portuale. Il leader della Culmv Antonio Benvenuti, che sta guidando con fermezza una nave tra i marosi, il console dei carbonini Tirreno Bianchi che ha agganciato Ferrmed. La politica? Non pervenuta. Un parlamento perennemente in vacanza di idee, un sindacato sterile e debolissimo, le ferrovie allo stremo, una marea di parassiti che vivono alle spalle del sistema. Questa è la scansione nerissima e ripetitiva dello shipping tricolore nell’anno di grazia 2010. Viverci dentro non è una festa.

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Commenti inseriti: 62 — pagina 1 di 3

Spedito da: Genova Pubblicato il: 20 gennaio 2010 alle 20:21

Fiero d'esser Nero

Compagno Massimo CU
sei propietario di mezzi milionari... e poi ti dichiari padrone di niente e servo di nessuno.
Non ti senti un po' ridicolo?

Spedito da: genova Pubblicato il: 20 gennaio 2010 alle 17:12

massimo cu

Non caro camerata,
vedo che non hai idea di ciò che scrivi, sia dal punto di vista storico che da quello operativo.
1) noi non vogliamo e non siamo pagati a prescindere, fino a poco tempo fa e da 24 anni quando lavoravo ero pagato, quando stavo a casa non percepivo nulla, e devo pagarmi una struttura con relative manutenzioni dei mezzi, tutto a carico rigorosamente dei soci lavoratori. Ora ci è stata riconosciuta la cassa integrazione, tra l'altro prevista di legge, e comunque le spese di gestione sono sempre a carico nostro, se per te questo non è rischio di impresa dimmelo tu.
2) se poi ti dà fastidio che siano i lavoratori a autogestirsi, è un problema tuo, il sistema ha retto a genova, compresi i tuoi amici bottegai, che su di noi hanno scaricato la flessibilità, e ovviamente, hanno potuto mantenere i propri dipendenti senza lasciare a casa nessuno
3) il fallimento non è nostro, ma di tutto un sistema liberista che ami.
...padroni di niente servi di nessuno...

Spedito da: genova Pubblicato il: 20 gennaio 2010 alle 16:09

valentina

Caro Mr nero,
Intendiamoci...nulla di personale...
MAH! la sua analisi è molto limitata e cozza molto con le elementari regole di un'economia basata sul mercato (anche!...non mi si darà della "libertina!!").
Parlando terra a terra e vino al vino, in una economia che si regge sul mercato, occorrono i consumi dati dai bisogni... (su questo ci sarebbe da scrivere l'elenco del telefono)..i consumi, sono quasi sempre dati solo dalla fascia medio-bassa del popolo (sempre avanti!)...solo il fatto che lei dica di tagliare un organico dei due terzi si blocca davanti a questa banale regola.
Detto ciò, non bisogna dimenticare che nel 2007 la Culmv era sotto-organico, e a meno che lei ritenga che si debba lavorare per un 40-50 turni mensili...senza come dire essere un poco stanchi, troverà la sua analisi un poco frettolosa..
Quello che è sacrosanto, è: che i proventi del porto restino, per il porto!
E a Genova, perchè?...perchè siamo il più importante porto GEOGRAFICO d'Italia!..è banale!

Spedito da: Italia Pubblicato il: 20 gennaio 2010 alle 16:06

Guido

Caro Fieronero, la Compagnia fa comodo prima di tutto ai terminalisti! E in tutti i grandi porti del mondo i portuali sono strutturati in questo modo, dov'è il problema?
Vorrei soffermarmi piuttosto sul discorso dei porti di transhipment come Gioia Tauro e Taranto. Cambiano le rotte e sono messi in discussione. Le navi madri portacontainer di nuova generazione, con il calo dei traffici e quindi dei noli diventano diseconomiche, evitano Suez e quindi il Mediterraneo, preferiranno sempre più porti come Tangeri, dai quali fare ripartire navi "feeder" sia per il Nord Europa che per il Mediterraneo. Chi opera in quei porti sono sempre compagnie di navigazione che frequentano i porti italiani e che quindi non hanno difficoltà a trasferirire le loro linee. Solito discorso: mi sembra indispensabile una politica che radichi le grandi compagnie attraverso investimenti infrastrutturali e logistici. Campa cavallo...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 20 gennaio 2010 alle 10:34

Fiero d'esser Nero

Compagno Massimo CU
credo sia evidente a tutti il fallimento del modello Culmv.
Col più sincero rispetto per la vostra storia, rivolte di piazza a parte, reputo antistorico continuare a insistere su un'organizzazione basata sulla divisione dei profitti e la non accettazione del rischio. Perché è su questo che si basa la vostra filosofia di lavoro: volete essere pagati per il semplice fatto di esistere (follia!) e non accettate l'eventualità che il traffico in porto possa scendere sotto livelli di sopravvivenza.
Questo modello sarebbe facilmente superabile - ma purtroppo non esiste la volontà politica - dall'introduzione di maggiori oneri per terminalisti e armatori. Ovvero: più dipendenti delle società private e meno potere alla Compagnia. Che, per autoalimentarsi, non avrebbe altra scelta che ridurre di due terzi il proprio organico.
Saluti

Spedito da: Genoa Republic Pubblicato il: 20 gennaio 2010 alle 06:05

Bocanegra

Zomba il saggio...
Zomba e Daniele ci danno lezioni di transhipment e credo che abbiano ragione quando collocano quei porti come terminal essenziali del sistema nazionale. Questa volta ti hanno preso in castagna, caro Carozzi. Poco male, capisco quello che volevi dire, che gli investimenti a pioggia non servono a niente, che ci vuole una pianificazione forte. Nazionale, appunto. Come scrive Zomba. Perché è vero che qualche volta ci chiudiamo troppo nella nostra realtà di Sottoripa, non è un bene, finisce per ingrigirci e impigrirci e soffocarci. Proviamo a fare qualche balzo in avanti! L'hai capito bene anche tu, e mi dispiace che finora le tue domande ultime siano rimaste senza risposta. Ok, Zomba, dici bene. Ma chi ci tira fuori da questi casini? Il cluster marittimo? Non scherzare, per favore, quelle sono cariatidi! O pensi davvero che qualcuno a Genova o in Liguria riesca a prendere il potere in quelle stanze?

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 20:38

giorgio.carozzi

Caro Massimo, non so voi a San Benigno ma io mi deprimo sempre più nel constatare che niente cambia, che anche questa volta ci stanno riproponendo le solite, vecchie e logore liturgie. I dibattiti sull'organizzazione del lavoro, i ruoli e i poteri operativi, la prevenzione e la sicurezza li vanno a fare davanti al Prefetto, come fosse quella la sede in cui discutere di porto e del suo futuro. Si va avanti così dai tempi di Siri: allora si cercava la mediazione di Santa Romana Chiesa, adesso del rappresentante di turno del governo. Certo, è molto più comodo. Si scaricano responsabilità, non si interviene con forza per modernizzare e cambiare le regole, non si impone alla politica un nuovo modello. Continuiamo a mediare e a cercare compromessi. E lasciamo che la politica se ne stia beatamente alla finestra, senza far niente! Non siete almeno un po' incazz...i?

Spedito da: genova Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 19:26

massimo cu

Caro giorgio,
forse hai frainteso o mi sono incespicato, ma la proposta è interessante, valida. Io sono fermamente convinto che la CU ha le potenzialità per affrontare il compito. Questo lo riusciremo a fare solo nel momento in cui si è risolta la questione impresa, altrimenti è un cane che si mangia la coda..
La cosa migliore sarebbe riuscire a sviluppare un dibattito serio, con proposte serie.

Spedito da: vesima Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 15:59

maseghepensu

Caro Gerry o Gevvy, che notizia è questa? marchettari? Ma lo sanno tutti che lo shipping è sempre stato un territorio di marchettari, più o meno maldestri o abili a seconda di come li vogliamo considerare.
Ha iniziato qualcuno negli anni '90 scientificamente con convegni, consulenze e libri e poi, via via news letter, siti, pubblicazioni varie, annuari, trasmissioni tv, e chi più ne ha più ne metta.
Risultato? Aumento della cultura del settore 0, soldi in tasca a qualcuno tanti, isolamento sempre più tragico del mondo portuale, armatoriale e del trasporto in generale.
Persino su questo blog ogni tanto compaiono, curiosano, sentono l'aria che tira e poi spariscono. Quindi uno in più, uno in meno cosa vuoi che sia. Avanti c'è posto!

Spedito da: ITALIA Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 14:05

GEVVY

CAVA CONTESSA VALENTINA,
CONDIVIDO IN PIENO IL SUO PENSIEVO. FINALMENTE UNA MIA PAVI SU QUESTA TVABALLANTE BAVCACCIA CHE VOI TUTTI USATE DEFINIVE PILOTINA.
IO ABITUATO A LUSSUOSI YACHT DA MILLE ED UNA NOTTE, DEVO DESTVEGGIARMI SU QUESTA ZATTEVA DI POVEVACCI. CHE ALMENO IL PILOTA SIA ALL'ALTEZZA DEI MAVOSI.
MI INCHINO ALLA SUADENTE MIA PAVI, CONTESSA VALENTINA.
IL VOSTRO GEVVY

Spedito da: ITALIA Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 12:11

GERRY

AVVISO AI NAVIGANTI DI PILOTINA: STA ARRIVANDO UN VELIERO CARICO DI MARCHETTARI.
UNA PUBBLICAZIONE PER FAR RISOLLEVARE LE SORTI DEI TRAFFICI PORTUALI!!: UNA P........TA. E TUTTI TACCIONO. IPOCRITI INCALLITI.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 09:33

Daniele

Caro Giorgio permettimi una semplice riflessione. Gli hub di transhipment sono stati fondamentali per proteggere e consolidare il traffico dei grandi porti italiani come Genova, Livorno e La Spezia, perché con l'aumento delle dimensioni medie delle navi molti flussi dall'estremo oriente sono arrivati nei porti di destinazione finale grazie al trasbordo negli hub. Se così non fosse stato il rischio di essere tagliati fuori rispetto ad alcuni porti Spagnoli o del Nord Europa (dotati di infrastrutture, pescaggio, gru di ultima generazione e collegamenti ferroviari) sarebbe stato molto pericoloso.
Il transhipment può essere un vantaggio di sistema e questo i porti del Nord Africa lo stanno capendo molto bene. A Roma non so se capiscono quale fonte di opportunità strategica rappresentano in generale i grandi porti italiani. Soprattutto quelli dotati di investimenti e know how che rappresentano un bacino di professionalità e cultura del lavoro di cui non possiamo permetterci la perdita.

Spedito da: genoa Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 06:47

giorgio.carozzi

SOLO MUGUGNO?
Come la mettiamo, Zomba e Amico Alex? Zomba mi bacchetta perché, forse giustamente, ritiene che corriamo il rischio di chiuderci in una logica localistica, al massimo regionale. A.A. sembra smontare questa analisi, sostenendo che comunque il sistema partitocratico di occupazione del potere condizionerebbe uomini e scelte.
E allora, Zomba, come se ne esce? Forse hai ragione tu, mandando a Roma (e a Bruxelles e nel mondo) gli uomini giusti al posto giusto. Verissimo quello che rilevi: deleterio risulta adattare a uso e consumo genovese le regole nazionali. Meglio sarebbe reinventarle, queste regole, farsi promotori della modernizzazione del sistema e giocarsela alla grande - tutti intendo - a livello nazionale. Però anche tu, Zomba, ritieni indispensabile una "forte guida politica". Sei convinto davvero che Merlo, Canavese e Forcieri abbiano la forza di innescare l'iniziativa? Giro la domanda anche ai diretti interessati e agli amici di Pilotina.

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 06:36

giorgio.carozzi

IL PLAYER MODERNIZZATORE
Raccolgo lo spunto offerto da Amico Alex e ricompongo un frammento di quell'epoca così lontana nel tempo. Del resto Pilotina ha qualche titolo per navigare sopra l'effluvio di celebrazioni orchestrate dalle varie combriccole e dai parrucconi falsi come Giuda.
Con il suo realismo spietato, Bettino Craxi fu l'ultimo, vero modernizzatore della portualità italiana. Non spedì a caso Roberto D'Alessandro a Genova. Non sostenne per caso, all'inizio degli anni Ottanta, l'ineludibilità di riformare l'organizzazione del lavoro sui moli, le tutele sociali, le regole della produzione, i rapporti con il mercato e con le varie burocrazie. E non fu dunque casuale il rogo che divampò nelle cascine piene di paglia della consociazione partitocratica, sindacale e imprenditoriale.
All'epoca anche i compagni del gruppo dirigente socialista genovese mi consideravano un pericoloso rompicoglioni... Un giorno, mi pare nel 1985, mi arriva in redazione al Secolo una grande busta gialla. Contiene una maxi-foto, primo piano con garofano dall'ultimo congresso. La dedica: "A Giorgio Carozzi, socialista anomalo, C."


Spedito da: Genova Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 03:34

Amico Alex

GIRONE DANTESCO (DI RITORNO)
Affidare all'arbitrio del potere le nomine, ha stritolato ulteriormente l'intero sistema, aggrappato al padrinaggio selvaggio che al massimo garantisce lo stipendio e solo in alcuni casi la qualità e soprattutto la continuità.
I Presidenti legati al mandato "regionalnazionale" come potranno sopravvivere ai ribaltoni preannunciati in Puglia, ad esempio, in Lazio ed in Campania? Così le nostre Autorità Portuali vivono solo brevi periodi di governabilità soffocate dagli appuntamenti elettorali.
Mentre nei porti si muore di lavoro, il dibattito sulla nuova riforma preannunciata urbi et orbi si incaglia nei veti incrociati, nelle debolezze degli eletti e nella crisi della rappresentanza.
L'elenco proposto alla ciurma sembra la leggenda dei Sette Savi, che alla fine erano 22. E ogni storico comprendeva l'amico dell'epoca e ad ogni epoca un nuovo amico. Del mondo presocratico rimangono solo frammenti. Tremenda somiglianza con il nostro tempo,di cui si raccolgono schegge.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 02:56

Amico Alex

GIRONE DANTESCO (D'ANDATA)
Vecchio Baciccia, il girone d'andata si conclude mercoledì raccogliendo in eredità i cocci del ritorno. La primavera rossoblu è appassita come l'erba del Santuario di Marassi per colpa degli spalatori conniventi.
Ghiaccio sulle ali del Grifone che non vola più. Il Comandante non riesce a guidare l'aeromobile e l'equipaggio ha perso fiducia. La fuga di cervelli ha colpito anche il Genoa, considerando l'esodo estivo di un fuoriclasse, un campione, un ottimo giocatore e pure del solito raccomandato.
A tal proposito, il sistema portuale nazionale è una straordianaria cartina al tornasole. La cooptazione per affiliazione o appartenenza è la regola principale di selezione della classe dirigente. Questo vale per tutte le realtà dello Stivale, direte voi; ma in alcuni settori diventa un impedimento insormontabile.
Presidenti, Segretari Generali, rappresentanti di categoria, imprenditori, sindacalisti, pubblici amministratori, militari, burocrati sono figure essenziali per crescere.

Spedito da: genova Pubblicato il: 19 gennaio 2010 alle 02:38

Valentina

Cavozzi....
Mi permetta di dire la mia ultima massima:
Si sta, ovviamente meglio quando si è poveri, cavi mozzi, quando si è povevi e si sogna, si agisce, ci si struttura per raggiungeve un obbiettivo, un fine, un desidevio che si traduce in realtà.
Siamo tutti ricchi al sabato prima della festa, dopo ...solo ciucchi e dopo tristi...
cavi....
Ma sono banalità da besagnine codesti pensievi...
Cavi

Contessa Valentina...

Spedito da: Vegia Zena Pubblicato il: 18 gennaio 2010 alle 21:07

Loh Sen Tohdi Etro

Carozzi, stia attento alla coppia d'oro delle marchette

Spedito da: Savona - Vado Pubblicato il: 18 gennaio 2010 alle 19:24

Contemplativo savonese

Carozzi, vedo che ci sono ghiotte novità su Mensopoli. Nessuno le commenta? Neppure il Konsole Tirreno?

Spedito da: genova Pubblicato il: 18 gennaio 2010 alle 17:30

Zomba

La portualità genovese e ligure ha un grande ruolo,affrontarlo in una logica chiusa e localistica,da "mugugno", secondo me non aiuta a compiere un salto di qualità. La storia recente del porto di Genova dimostra che quando si pensa di adattare regole nazionali alle proprie esigenze poi si manifestano problemi ancora più seri. Dall'art. 17, al Multiporpuse,etc. Occorre pesare sul piano nazionale, guidare i processi di trasformazione, stare dentro le sedi che contribuiscono a decidere e orientare le scelte. Dal "cluster" marittimo,superando le divisioni che esistono tra le imprese, i terminalisti, gli armatori. Agire e pesare, come Autorità portuali liguri, nel dibattito interno ad Assoporti. Tentare ingannevoli scorciatoie regionali non serve. Serve invece l' intervento sul piano nazionale delle istituzioni locali e regionali nonchè delle organizzazioni sociali e sindacali. E' necessaria una forte guida politica, Merlo,Canavese,Forcieri sono in grado di innescare l'iniziativa.

Spedito da: genova Pubblicato il: 18 gennaio 2010 alle 17:30

Zomba

La portualità genovese e ligure ha un grande ruolo, affrontarlo in una logica chiusa e localistica, da "mugugno", secondo me non aiuta a compiere un salto di qualità. La storia recente del porto di Genova dimostra che quando si pensa di adattare regole nazionali alle proprie esigenze poi si manifestano problemi ancora più seri. Dall'art. 17, al Multiporpuse, etc. Occorre pesare sul piano nazionale, guidare i processi di trasformazione, stare dentro le sedi che contribuiscono a decidere e orientare le scelte. Dal "cluster" marittimo, superando le divisioni che esistono tra le imprese, i terminalisti, gli armatori. Agire e pesare, come Autorità portuali liguri, nel dibattito interno ad Assoporti.
Tentare ingannevoli scorciatoie regionali non serve. Serve invece l' intervento sul piano nazionale delle istituzioni locali e regionali nonchè delle organizzazioni sociali e sindacali. E' necessaria una forte guida politica, Merlo, Canavese, Forcieri sono in grado di innescare l'iniziativa.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 18 gennaio 2010 alle 17:08

Zomba

Quando Ravano ha voluto Gioia Tauro, con il preponderante aiuto dello Stato, tutti hanno applaudito. Quando Burlando ha fortemente voluto Cagliari, porto canale, e Taranto, come porti hub tutti hanno applaudito. Scoprire oggi, per effetto della crisi, del posizionameto di nuovi hub nel Mediterraneo, da Tangeri a Mietta, da port Said ad Algeri, che i nostri Porti di transhipment rischiano molto è davvero pleonastico. La concorrenza non è più solo con il Nord Europa, riguarda anche il Mediterraneo. Le misure infrastrutturali, di sviluppo della portualità meritano una visione nazionale. Le azioni che favoriscano l'autonomia finanziaria delle Autorità portuali, di miglioramento della legge 84 richiedono un'azione che pesi sul Governo e sul Parlamento. Caro Carozzi, dal suo pregevole intervento traspare una visione tutta genovese, facendo uno sforzo direi ligure.

Spedito da: genova Pubblicato il: 18 gennaio 2010 alle 16:45

Zomba

Cara Pilotina, posso capire la necessità di provocare il dibattito, ma capisco ancora di più la necessità di avviare una azione di governo e di programmazione strategica della portualità italiana.
Nessuno ha previsto questa crisi globale. Tremonti appena insediato aveva annunciato misure fiscali contro le banche, per poi scoprire che erano invece necessarie azioni di sostegno, per prevenire crolli. I settori dell'industria, meccanico, tessile, automobilistico, hanno ricevuto aiuti, anche se parziali. E' esplosa la disoccupazione, a casa migliaia di precari, si è dovuto finanziare gli ammortizzatori sociali. Nessuno paga nessuno, le imprese più deboli, non patrimonializzate, sono alla frutta. Solo il settore marittimo portuale non è considerato come tale. Nonostante le azioni intraprese dal "cluster" marittimo il Governo, sia nella legge finanziaria, nel "mille proroghe", non ha ritenuto di assumere decisioni di sostegno.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 18 gennaio 2010 alle 16:31

Giovanni delle Bande Larghe

Ci sono molte spiegazioni al fatto che fra porto e città permanga totale incomunicabilità-incomprensione. Una credo sia legata proprio ai camalli, ai quali Carozzi vuole restituire più potere operativo. Una volta i portuali, sia della Culmv che del Consorzio, occupavano in città molti spazi di potere. Insediati in quartieri come Oregina e San Teodoro, controllavano cooperative, erano rappresentati in consiglio comunale, comandavano il sindacato. Imponevano strategie, trattavano con le forze padronali. Genova li temeva, li ammirava, li invidiava, li disprezzava, ma non li amava. L'integrazione città-porto era solo apparente. E' saltata del tutto dopo la grande guerra che la Culmv ha giocato per difendere il suo territorio e non ha vinto. L'involuzione è stata poi accompagnata da battaglie di retroguardia, per difendere l'esistente e da alleanze sospette e conservatrici. Mi sembra che Benvenuti cerchi di voltare pagina, ma non sarà facile!

Spedito da: Genova Pubblicato il: 18 gennaio 2010 alle 12:42

Fiero d'esser Nero

Amici e compagni
lo Stato come padrone unico e indiscutibile della cosa pubblica ha fallito la sua missione giù una volta, durante il Ventennio.
L'italiano, inteso come prodotto di un processo di unificazione con troppe lacune, ha essenzialmente due difetti (e limiti):
- è intimamente ladro
- non ha voglia di lavorare
Capite bene che, con queste premesse, parlare di massimi sistemi non ha senso. E' puro autoerotismo.
Il porto pubblico non può funzionare. Serve un'impresa che lo guidi e un padrone-privato che raddrizzi la schiena ai fannulloni. Serve un "capo", insomma. Qualcuno che faccia rispettare le regole e che tuteli il vero bene comune: il Business.
Saluti

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