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Le buone ricette per saccheggiare il porto e immiserire lo shipping

Genova - Corrado Passera s’ingegna di far ripartire il motore d’avviamento della disperata industria nautica comprando tre cravatte da Finollo, prestigioso segno della genovesità sui mercati mondiali. Escludendo improbabili sconti, l’investimento oscilla tra i 500 e i 600 euro: credo sia l’unico da attribuire al ministro per lo Sviluppo Economico da quando occupa quella poltrona con beato compiacimento. Del resto i rottamatori dei porti e dello shipping colpiscono a Roma e si mascherano in Liguria. Di fronte al raccapricciante spettacolo di degrado e inadeguatezza, sembra farsi largo solo la celebrazione della finta ingenuità come valore civile o come attestato di pulizia.

Eppure il governo, emulando ladrocini alla Batman, tenta un colpo di stato silenzioso per cancellare quel poco di autonomia regionale esistente e punta a intervenire sul titolo V, cioè sui centri nevralgici dei porti, degli aeroporti e delle infrastrutture. L’obiettivo è cancellare le competenze territoriali su questi temi, tornando ad uno Stato centralista. E’ lo stesso governo che sta partorendo leggi mostruose come quella dei porti, che non si vergogna di reintrodurre le Autorità portuali di Manfredonia e Trapani, che offre uno spettacolo pietoso sulla nomina dell’Authority dei trasporti, che magari pensa di buttare a mare soldi per progetti inutili e faraonici a Venezia e Augusta. L’autonomia finanziaria è ridicolizzata: i porti che funzionano non saranno premiati e sulle calate italiane resteranno in vita i santuari dello spreco e delle clientele. Lo stesso ministero delle Infrastrutture e Trasporti conta (e vale) poco più di niente, come ai tempi gloriosi di Tremonti e Matteoli.

Per non farsi mancare niente, Monti e i suoi tecnici umiliano pure gli enti portuali con una spending review che rischia di provocare un cataclisma sul fronte sociale e del lavoro. E’ legittimo auspicare che regioni come la Liguria, cuore della portualità nazionale, sparino cannonate. E che in questo scenario di sofferenza, ridiscutano finalmente anche ruoli e funzioni delle Camere di commercio, che nessuno controlla più. Vere e proprie fabbriche di incarichi autoreferenziali, di consulenze, di soldi gettati al vento. A Genova, ad esempio, la Camera di commercio dispone da anni di un tesoro in banca derivante dalla vendita delle azioni della Milano-Serravalle. Invece di impiegare questi quattrini per finanziare le imprese che non hanno credito, per sostenere la ricerca, i distretti e il mondo del lavoro sui moli, l’ente pensa di spenderli per comprarsi l’aeroporto Cristoforo Colombo, attraverso un’operazione che non riesce a spiegare e che resta avvolta da zone d’ombra. Il presidente Odone, che conta più mandati di D’Alema e dell’ex democristiano Tassone, resiste a tutto e a tutti. Qual è il suo modello di società? Se in gioco c’è il futuro di Genova, non è più rinviabile la resa dei conti tra sviluppo e conservazione, tra le strategie di rinnovamento e le decisioni prese nel chiuso delle botteghe del potere.

C’è da chiedersi perché al ministero dell’Economia o alla Corte dei Conti non venga mai in mente di mandare qualcuno a controllare ciò che avviene nelle segrete stanze di via Garibaldi. Ci dovrebbero pur spiegare perché le Camere di commercio godono di questa totale immunità, pur disponendo di ingenti risorse pubbliche. Hanno forse deciso che la crisi non è un’opportunità per ridare speranza alla città, ma solo un’occasione d’oro per la terapia di immiserimento di ampi strati della popolazione portuale? Quanto accade a Genova è surreale: la ricchezza privata è poco utile se non produce crescita, vuol dire che è immobile e mal gestita. E’ come quelle famiglie aristocratiche che possiedono immensi palazzi incapaci di produrre il reddito necessario a mantenerli. Il loro destino è segnato. Se questo è quello che la struttura economica locale comporta, ancora più illuminante è quello che rivela. Debito pubblico e ricchezza privata sono due facce della stessa medaglia: un’amministrazione senza credibilità e autorevolezza e un privato opportunista e spesso saccheggiatore.

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Commenti inseriti: 299 — pagina 1 di 12

Spedito da: Milano Pubblicato il: 22 dicembre 2012 alle 07:12

Enrico Vigo

Porto, Erzelli, infrastrutture (strade per Erzelli, sviluppo Aeroporto, nodo ferroviario di Genova, Metrò a Terralba-Rivarolo, sopraelevata portuale, riempimenti e ferrovie in porto, autoparco camion, ospedale del Ponente, nuovo Galliera, Lungomare Canepa ed Elicoidale, Gronda e 3° Valico, Strada a Mare a Cornigliano e raccordi viabilità Val Polcevera e Fiumara, tunnel sub-alveo portuale, Stadio della Sampdoria, Fiera, porticciolo di Pegli, opere stradali Aurelia a Prà sedime ex-ferrovia e mitigazioni, etc. etc.) serve aumentare i cantieri diffusamente in città, far partire il lavoro, l'economia, l'occupazione, ma non programmi a lungo termine, cantieri subito, primo semestre 2013, altrimenti ai giovani si continuerà a programmare l'abbonamento del Treno per Milano e a raccontare fregnacce, troppi impagliati autoreferenti che sopravvivono a loro stessi. Nel gennaio del 1977 ho fatto l'abbonamento del treno per Milano, ai nuovi laureati e diplomati diamo loro una speranza. Buon Natale.

Spedito da: Venezia Pubblicato il: 21 dicembre 2012 alle 10:42

Arlecchino

"Di tempo non ce n'è più !!!" (Carozzi)
Se oggi non xè la fine del mondo ...poco xe manca per la Superba.

Spedito da: genoa Pubblicato il: 21 dicembre 2012 alle 10:38

giorgio.carozzi

CORVO ROSSO

Apprendo con malcelato stupore dalla prima pagina del Secolo XIX di questa mattina che i montiani – ormai categoria dello spirito a tutto campo – non paghi delle eccellenza del vivaio (un nome su tutti: Passera) penserebbero di corteggiare Luigi Merlo, offrendogli una candidatura per il Senato e inducendolo a tradire il Pd per l’uomo solo al comando. Ma non è possibile… che doloreeee, esclamerebbe il protagonista di un cinepanettone. Io mi limito a considerare offensiva l’eventuale e sicuramente fantomatica proposta di barattare la presidenza del porto di Genova con una poltroncina di seconda fila a Palazzo Madama. Comunque, preventivamente e a scanso di equivoci, giunga ai vertici di Palazzo San Giorgio un messaggio esplicito: amico, non avrai il mio scalpo!
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A proposito… Ieri sera a cena all’Europa ho ritrovato dopo un po’ di anni Gabriele Lavia, più geniale che mai. Gli ho domandato un’impressione su Genova, mi ha fissato con occhioni stupiti: perché vuoi che ti faccia del male? Poi ha proseguito: l’ho trovata implosa, ripiegata, peggio che affranta. Lavia mi ha raccontato però che l’altra mattina ha tenuto una lezione-conferenza all’Università: “Quaranta ragazzi silenziosi, attenti, educati, interessati… un mezzo miracolo rispetto a quanto trovo in altre città, a cominciare da Roma. Ecco, forse si può ripartire da qui, c’è una potenzialità fresca, dirompente che va coltivata”. Certo non con un seggio in parlamento.


Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 20 dicembre 2012 alle 15:46

giorgio.carozzi

Appunto, cari Anonimo e Vigo, non è più tempo e di tempo non ce n’è più. La nostra parte l’abbiamo fatta, per affondare Pilotina ci vuole Marco Radius. Che vogliamo fare?

Spedito da: Milano Pubblicato il: 20 dicembre 2012 alle 13:01

Enrico Vigo

Oggi IL SECOLO XIX ci da la notizia fonte ISTAT che gli abitanti di Genova 2011 sono scesi sotto i 600 K abitanti, a soli 586.186, di cui 44.379 stranieri, numeri da incubo.
La nave “Genova” è praticamente semisommersa, in attesa di affondamento, non c’è più tempo per lentezze, serve uno scatto di reni di orgoglio, e per questo chi presiede i gangli vitali della città (Burlando, Merlo, Doria, Odone-CCIAA, De Ferrari-Università) ha il dovere di proporre non solo soluzioni di lungo termine, ma anche azioni immediate nell’esercizio 2013. L’era delle attese, dei dinieghi e dei veti incrociati è un lusso barocco che Genova, demograficamente sgangherata (con questi numeri si fa fatica ad arrivare a break-even coi servizi essenziali alla città) non si può più permettere, serve coesione per ripartire davvero, con gli uomini migliori capaci di concretezza in prima linea, chi non se la sente o temporeggia, tolga il disturbo, non è più tempo di condoni etici, discussioni pelose, siamo nella m..

Spedito da: Pubblicato il: 20 dicembre 2012 alle 10:45

Preferisco restare anonimo

Carozzi, se riuscissi mi firmerei con nome e cognome ma non posso, pur essendo io uno dei tanti "nessuno". Dell'ammiraglio non ho paura, come non trovo nulla di speciale tra chi sembra contare più di altri. Apprezzo solo ciò che scrive perchè lei dice le cose come stanno e non è uno dei tanti "marchettari" che offrono interviste in cambio di denaro.

In ogni caso, Duci, bravo ragazzo, non ha la voglia ed il potere di mettersi contro una buona parte del mondo politico, imprenditoriale e marittimo di questa città. Quello che io definisco marcio. Ma se limitassimo gli stipendi faraonici di molti fannulloni potremo iniziare a recuperare crediti per progetti e programmi futuri, magari dando fiducia anche alle giovani leve. In città tra presidenti, segretari generali e consulenze di enti ed istituzioni c'è chi prende mensilmente, non facendo nulla, uno stipendio che uno scaricatore del porto non vede in un anno intero di lavoro...

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 20 dicembre 2012 alle 02:23

giorgio.carozzi

Fai male a restare anonimo, amico. Ti terrorizza l'ammiragliato? A quanto pare questo effetto ha già procurato non pochi danni tra la crema della borghesia mercantile (!) cui tu accenni. Crema rancida. Al punto che, così mi raccontano, i nostri solerti agenti marittimi hanno tributato onori e salamelecchi al beneamato ammiraglio Angrisano, augurandogli di ripetere le mirabolanti gesta compiute sotto la Lanterna quando molto presto comanderà da Roma tutte le Capitanerie. Mah... nella vita ormai ci sta tutto, però ogni tanto un po' di pudore...
Duci, Duci: tu quoque...

Spedito da: Pubblicato il: 19 dicembre 2012 alle 18:17

Preferisco restare anonimo

Ieri sera, ore 20 circa, a De Ferrari: Angrisano butta giù una tartina dietro l'altra mentre altri cicciottelli si aggirano tra il buffet. Il mondo dello shipping è riunito, quello che conta, si dice. Tanti brutti guardano le poche belle. I soliti lacchè sono in giro mentre qualcuno trova il modo di spillare ai soliti noti (o idioti?) qualche soldo.

Si salvano in pochi, w il lavoro, quello vero. Fuori raccomandati e imbecilli. Io preferisco restare anonimo...

Spedito da: Milano Pubblicato il: 16 dicembre 2012 alle 07:27

Enrico Vigo

Fiera e Aeroporto sono due comparti critici che non attirano la giusta attenzione della città di Genova e del mercato, eppure sono il futuro insieme al porto, importanti tasselli su cui occorre mettere in gioco più energie, alleanze innovative e adeguate professionalità.
L'aeroporto in attesa di un partner industriale (creare humus) va più convintamente supportato dal comparto turistico del territorio con nuove idee che possano portare operatori low-cost a stabilire nuovi collegamenti con l'Europa con voli sostenibili (aerei di medie dimensioni, i bassi costi di esercizio possono facilitare il raggiungimento del break-even).
Penso a zone dell'area Bruxelles - Antwerp, Copenaghen ed altre di interesse turistico con cui scambiare flussi turistici passeggeri con alleanze internazionali di settore. Quanto alla Fiera occorre sciogliere il nodo immobiliare e verificare la fattibilità dello stadio proposto dal Presidente Garrone, tempi brevi per le decisioni sono oramai un must ineludibile.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 15 dicembre 2012 alle 11:21

Semola

Ridete pure, se vi va. Ma la cosa, a mio parere, seppur tra quelle che possono sembrare tra le meno importanti e opportune da scrivere su questo blog, ha invece una sua valenza, non solo simbolica. Ed il mio appello è rivolto soprattutto al presidente Merlo, perchè si ribelli a quello che da tutti è considerato un vero e proprio scempio: mi riferisco al mercato abusivo di oggetti rubati che ormai da mesi "vive" a pochi metri da palazzo San Giorgio, sede dell'Autorità portuale e casa del porto.

Presidente come può tollerare una cosa del genere?

Vogliamo essere il primo porto d'Italia, la città regina in campo marittimo e nel Mediterraneo e poi ce ne infischiamo dell'immagine che diamo a chiunque passa davanti palazzo San Giorgio?

Personalmente ritengo che si debba partire anche da queste piccole cose. Non si tratta solo di immagine ma anche di rispetto e di decenza. Riusciamo a trovare, con l'aiuto del Comune, una soluzione? Oppure dobbiamo far vedere che Genova è (anche) questa?

Spedito da: genova Pubblicato il: 12 dicembre 2012 alle 15:08

marco

Buone feste ai frequentatori di Pilotina e ai vecchietti che non ci sono o si negano auguro tanta salute, perchè possano continuare a succhiare le ruote alla vita che allunga, come faceva Balmanion con la bicicletta.

Spedito da: Mestre Pubblicato il: 12 dicembre 2012 alle 11:40

Francesco Giulio Bandiera

Carozzi, oltre a tirarle le orecchie e dirle che è giunta l'ora di una nuova puntata di Pilotina, mi permetto di fare alcune considerazioni sui porti dell'Alto Adriatico e su come questi, nonostante molti problemi, abbiano sotto certi aspetti una marcia in più rispetto a quelli liguri.

Mi sembra che nel Nord-Est si facciano meno parole e più fatti. Meno litigi e discorsi sterili. Prendiamo come esempio estremo il "caso" Venezia. A Genova un favore del genere (illegittimo, siamo d'accordo) non sarebbe mai stato concesso. Trieste invece diventerà il primo porto d'Italia per traffici grazie all'incremento del 20% di quelli petroliferi. Il Napa, che potrà a molti sembrare un'inutile perdita di tempo, evidenzia comunque la volontà che l'Alto Adriatico ha di fare sistema.

Dalle vostre parti vedo tutt'altro. Colpa di questo Governo? Ma anche di una Genova che non vuole rischiare, con imprenditori e armatori ingessati. E rappresentata a livello nazionale da politici che valgono zero...

Spedito da: Filt Cgil-Genova Pubblicato il: 10 dicembre 2012 alle 23:02

Enrico Ascheri

Da quasi 5 anni i lavoratori della CULMV P. BATINI del porto di Genova attendono il pagamento della CIG (indennità di mancato avviamento) a loro spettante a norma di legge e già regolarmente percepita dai lavoratori degli altri porti italiani. Il protrarsi di questo ingiustificabile rinvio ha costretto i lavoratori portuali ad avanzare ricorso presso il Tribunale del Lavoro. In seguito a ciò l’Autorità Portuale di Genova ha finalmente inviato al Ministero delle Infrastrutture tutta la documentazione che già a suo tempo (nel 2008 e nel 2009) la Compagnia aveva regolarmente preparato e inviato.
Ora nessuno può più nascondersi dietro responsabilità altrui o interpretazioni tendenziose delle norme vigenti: questa inaccettabile situazione deve trovare conclusione.
La mancata o ritardata corresponsione della CIG costituirebbe a questo punto una gravissima violazione delle norme e una penalizzazione delle condizioni generali di vita dei lavoratori della CULMV P. BATINI.



Spedito da: ge/porto e dintorni Pubblicato il: 10 dicembre 2012 alle 11:52

magolino

Gent.mo Carozzi,
rifiutando il chattamento cerkerò di sintetizzare con aforismi il mio pensiero su Ge: non importa quanto sia stretta la porta Quanto piena di castighi la vita Noi siamo i padroni del ns destinio ed ancora: non arrendiamoci mai Anke quando la fatica si fà sentire Quando ogni sforzo per uscire dal pantano viskioso è ignorato e l'incompetenza/incomprensione altrui ti ferisce Genova mia stringi i pugni e..sorridendo fiduciosa ricomincia!
Rinnovati senza troppi "mugugni" e fai si ke il facile non diventi difficile attraverso l'inutile!
Buone Feste a tutti Proprio a tutti. Anke a quelli ke forse non lo meritano.
Ke Linse

Spedito da: Milano Pubblicato il: 07 dicembre 2012 alle 09:57

Enrico Vigo

Per la pattuglia dei parlamentari liguri alle prossime elezioni occorre scegliere bene i candidati, risulterebbe insopportabile eleggere svogliati ed incompetenti turisti in giro per Roma, quando Genova, capitale dello Shipping, e la Liguria pregiato avamposto del Turismo, devono avere nelle commissioni parlamentari chiave (Bilancio) le loro truppe d'assalto, gente autorevole, competente e determinata.
I prossimi 5 anni per Genova possono significare affondare ancora o porre le basi per uscire dalla morsa involutiva che attanaglia la città dagli anni '70 del secolo scorso (ISTAT fornisce dati sempre più allarmanti sulla composizione sociale e sulla tendenza di medio-lungo periodo, un incubo).
Sono anni questi in cui devono essere portati a maturazione quei sogni agognati (3° Valico e Gronda) che ci stanno oramai esasperando da troppo tempo, e devono essere accelerati tutti i cantieri delle opere in corso, con attento monitoraggio, perché la variabile "tempo" è oggi la più critica.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 dicembre 2012 alle 09:22

Gian Enzo Duci

Caro Giorgio,
nei giorni scorsi in due occasioni molto diverse tra loro (una lezione al personale della Compagnia, dove con mio grande piacere ed onore, sono stato chiamato a fare da supplente al Prof. Bologna e un pranzo con l'amministratore delegato tedesco dell'armatore che movimenta più container nel porto Genova), siamo arrivati a conclusioni identiche. Il cambio di strategia dei grandi carrier globali iniziato negli ultimi mesi (focalizzazione sulla redditività e non più sulla quota di mercato, riduzione dei costi attraverso la riduzione della velocità delle navi con la conseguente perdita di competitività della logica del transhipment e ritorno ai servizi diretti per un numero sempre più selezionato di porti di destino) riporta il posizionamento geografico ai vertici nella lista dei vantaggi competitivi che un porto può offrire. E su questo Genova e la Liguria non hanno confronti da un millennio circa.
A livello di banchine, nel bene o nel male, malgrado litigi, scarsità di fondi e assenza di programmazione condivisa, l’arco dei nostri porti si è mosso e si sta muovendo, sia a livello pubblico che a livello privato.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 dicembre 2012 alle 09:20

Gian Enzo Duci

2- I riempimenti vari, le nuove piattaforme e gli investimenti in gru sono sotto gli occhi di tutti. Non è un caso che Genova chiuderà il 2012, uno dei peggiori anni di crisi per l’economia mondiale, con il suo record di contenitori movimentati, a fronte di una crescita percentuale in doppia cifra.
La due giorni di Port & Shipping Tech, però, ha evidenziato in maniera chiara come il rilancio della logistica italiana passi dalla sburocratizzazione delle procedure (sono fino a 68 i documenti che in Italia ci vogliono per una pratica di esportazione) e dalle interconnessioni terrestri.
Qui vengo al punto: siamo sicuri che sia la riforma dell’84/94 la soluzione a questi problemi? Nel contesto attuale dei poteri attribuiti alle AP, anche dimezzandone il numero, riducendo il peso dei Comitati Portuali a favore dei Presidenti e attribuendo loro maggiore autonomia finanziaria risolveremmo il problema?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 dicembre 2012 alle 09:17

Gian Enzo Duci

3- Visto che l’apparato di interessi politici intorno alle AP appare difficile da scardinare, non è forse il momento di rinunciare alla loro riforma, lasciando loro un ruolo che comunque qualcuno dovrebbe pur sempre svolgere e chiedere una legge speciale per soli tre quattro porti di reale interesse internazionale?
Tolta la parte commerciale ed operativa, per il modello su cui impostare questa legge non si dovrebbe neanche fare un grosso sforzo di fantasia, potendo recuperare alcuni istituti del vecchio Consorzio Autonomo del Porto di Genova, quali la rappresentanza di tutti i territori su cui insistono le infrastrutture terrestri di interesse per il porto stesso.
Si potrebbe anche ragionare sulla nomina fiduciaria diretta dei presidenti da parte del Ministro dello Sviluppo Economico.
A volte mi chiedo se in dieci anni di discussioni sui dettagli della riforma, non si sia perso di vista il quadro generale che, nel frattempo, è fortemente mutato.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 dicembre 2012 alle 09:15

Gian Enzo Duci

4- PS. Per quanto riguarda i tuoi timori sul futuro politico di Gigi Grillo, pur nel rispetto e nella stima per uno dei pochi paladini del nostro settore, mi viene da considerare che nel 2013, anno delle elezioni, compirà 70 anni di cui gli ultimi 20 passati in Parlamento.
Tra l’altro, alle Cinque Terre, da qualche anno ha rilevato vigne e cantina che producono un vino che, sotto la vecchia gestione, aveva fatto dire a Veronelli: “Anche in Liguria si possono fare grandi rossi”. A chi lo ha provato recentemente, sembra che il Buranco rosso abbia perso qualcosina e che necessiti di un gran lavoro per farlo tornare ai vecchi livelli… e la vigna, tu mi insegni, è totalizzante come impegno…

Spedito da: Milano Pubblicato il: 07 dicembre 2012 alle 04:00

Enrico Vigo

Alle soglie del 2013 Genova non ha ancora un autoparco per ricoverare in sicurezza (con servizi di prima classe, una vera e propria area di servizio attrezzata con bar, market, ristorazione, officina, che sono una occasione di nuova occupazione) i mezzi pesanti di servizio in transito per il porto, e non solo.
Che si pensi al porto secco o porto lungo oltre appennino, va bene, ma una quota rilevante di camion sarà sempre fisiologica operare su Genova, e occorre evitare il fai da te della sosta e i disagi sofferti dalle aziende di autotrasporto. Tutti gli studi fatti, se non basta se ne facciano ancora, coinvolgendo tutti gli attori interessati, che arrivino prima o poi ad un dunque. Credo che sia arrivato il momento di diventare maggiorenni e di completare la Genova dei servizi, ma non con la solita appiccicosa prosopopea patriottarda ed enfatica da Istituto Luce, quella che guarda Genova con gli occhi socchiusi per non vedere cellulite e smagliature, serve realismo e fare bene.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 06 dicembre 2012 alle 20:10

Enrico Vigo

La bonaccia maccaiosa imperante non lascia speranze di risveglio. Il governo Monti toglie ogni illusione, passi falsi, approssimazione, cinismo (esodati, precariato) nessuna volontà di far ripartire l’economia. Qualche speranza può darla il Porto se si accelereranno gli investimenti nel campo dell’energia (piano energie rinnovabili), qualcosa di cui ha bisogno non solo Genova smart city, ma il paese per ridurre la bolletta idrocarburi, con benefici ambientali e di bilancio. Su questo fronte occorre accelerare. Le opere portuali in corso (Bettolo e Canepa) danno qualche speranza, ma sopra tutto occorre concentrare ogni sforzo per partire con gara e cantiere per il completamento della sopraelevata portuale. Bisogna essere pronti quando le altre opere complementari saranno ultimate entro un paio di anni, ma il tempo passa, e le preoccupazioni aumentano. Alla città e al porto servono lavori pubblici per migliorare e per dare lavoro adesso. La staticità non si addice all’economia globale.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 06 dicembre 2012 alle 18:21

Semola

I problemi, per Genova, la Liguria ed settore portuale spesso arrivano dalla totale assenza che la politica nazionale ha nei confronti dell'intero mondo dello shipping. Ma noto con piacere che ormai da tempo anche i nostri parlamentari, quelli che dovrebbero rappresentare il territorio, si sono beatamente adeguati allo stile romano.

Tullo scrive di aspettarsi attacchi e insulti ma forse non ha capito che mettere le mani avanti non lo rende di certo intoccabile. L'unica cosa che è sempre riuscito a fare bene è quella di prendere voti tra portuali e operai, perchè del suo passaggio in Parlamento non se ne ricorderà nessuno. Per quanto riguarda Grillo poi, gli consiglio di cambiare disco. Continuare a ripetere di aver fatto il massimo per questa "riformina" (passerà?) non lo rende di certo meno colpevole di tanti altri. Ma cosa vuole una medaglia? Va bene, ci ha messo l'impegno. Ma ha almeno capito che per ora non è bastato?

Spedito da: Londra Pubblicato il: 06 dicembre 2012 alle 12:13

C-Annibale

Grazie Silvio del tuo ritorno. Mi mancavi e soprattutto mancavi a molti italiani. Solo tu saprai risollevare la nostra nazione dal disastro in cui i comunisti e Monti l'hanno fatta precipitare.
Avevo nostalgia della qualità e dello zelo dei senatori e deputati da te cooptati. Del potere di Bertolaso. Della lotta alla magistratura. Delle tasse finalmente eque. Del lavoro per tutti. Della speranza di un invito, mai giunto, alle tue feste eleganti (di nascosto a mia moglie ). Di Minzolini. Delle leggi giustamente tarate per ogni cittadino (appunto denominate "ad personam"). Dei "cucù" e delle simpaticissime corna istituzionali. Delle esilaranti barzellette. Della chitarra di Apicella ai piedi di un finto vulcano. Dell'uso mediatico delle calamità naturali. Dell'eterna giovinezza. Di quelle doti che pochi italiani conoscono e di cui tu sei l'alfiere: la modestia e la sincerità.
P.S. Stasera, causa acidità di stomaco, ho fatto uso di una polverina bianca. Che non fosse bicarbonato? Mah !

Spedito da: genoa Pubblicato il: 06 dicembre 2012 alle 01:05

giorgio.carozzi

DA PASSERA & C. CI SALVERA' IL CARDINALE?
Caro Enzo,
oltre il porto e le gru (e per mettersi al riparo anche l’ammiragliato), il cardinale-presidente della Cei dovrebbe benedire con procedura d’urgenza soprattutto i centri nervosi del cervello della truppa montiana al comando, vero ago della bussola di una decrescita che rasenta la follia. Il problema non è solo la decerebrazione di questi arroganti incompetenti e incapaci: oltre a punire il lavoro e lo sviluppo, stanno facendo danni difficilmente sanabili e sono pure bugiardi. Ti prendono in giro, non ascoltano nessuno, non sanno di che cosa decidono e parlano.
Cito gli ultimi due casi inverosimili. Nonostante i ripetuti richiami-appelli di Assoporti, la legge di stabilità (pensa te!) blocca gli aumenti contrattuali dei dipendenti delle Autorità portuali e prevede il recupero delle somme già corrisposte dal gennaio 2011. I lavoratori dovrebbero restituire mediamente intorno ai 3000 euro. Considerare le Authority alla stregua di un ente pubblico da mungere è pura follia politica. Lancio un suggerimento all’amico-compagno Mario Tullo: fai qualcosa di sinistra, telefona al senatore Grillo e, insieme, aspettate fuori da Palazzo Chigi i responsabili di queste assurdità e prendeteli a calci nel sedere!
Il trattamento da riservare a Passera lo lascio alla fantasia della ciurma. Dopo la denuncia del Secolo XIX con un articolo del sottoscritto sulla tassa di stazionamento e le altre scellerate misure punitive a danno dell’industria nautica, Corrado Passera e il suo vice ministro delle Infrastrutture e Trasporti - Mario Ciaccia – erano venuti al Salone di Genova giurando che di sbaglio clamoroso si trattava e che avrebbero rimediato. Infatti: non ci sono riferimenti alla nautica nel DL Crescita, non c’è traccia degli impegni presi, non c’è una sola parola sulla nautica e sul turismo nautico. L’una e l’altra vicenda (sommate alle precedenti) sono indegne di uno Stato marinaro.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 05 dicembre 2012 alle 18:27

enzo

Oggi il Cardinale Arcivescovo di Genova e Presidente della Cei, Sua Eminenza Angelo Bagnasco, ha benedetto le due nuove gru di banchina del Voltri Terminal Europa (VTE), prodotte dalla cinese ZPMC. Una cerimonia intensa e toccante, che ha fatto emergere una volta di più la straordinaria personalità del Cardinale, alla sua seconda visita al VTE in poco più di un mese.
Con parole chiare e decise, il Cardinale ha sottolineato ancora una volta la centralità del porto per il futuro della nostra città. Per un cattolico osservante come me, è stato un momento di profonda commozione. Ma ho visto la stessa emozione sul volto dei lavoratori, degli azionisti del terminal e dei dirigenti della Compagnia Unica, in prima fila con il Console Benvenuti. Una giornata costruttiva e bella. Con la benedizione di un Cardinale che passerà alla storia della città anche per la sua vicinanza al mondo del lavoro.

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