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Dateci una banca, un meeting o una fiera (e con i vostri soldi vi spianeremo anche il porto)

La banca loro ce l’avevano sul serio, niente da spartire con il goloso stupore manifestato a suo tempo dai boriosi leader post comunisti. Non è dunque casuale che in queste settimane, dal suo leggendario scrigno Carige riversi sulla città debilitata tutti i mali possibili e immaginabili. Naturalmente è uno tsunami – previsto e prevedibile - anche per l’economia portuale e per lo shipping. Quali e quanti rischi si stanno correndo?

Non è un segreto che i destini di numerosi e importanti operatori genovesi e savonesi siano legati alla sopravvivenza dei crediti che hanno ricevuto in questi decenni. Ma la domanda che bisognerebbe porsi, va ben oltre le operazioni di soccorso perpetuo, supera i confini contabili, entra direttamente in conflitto con le scelte e le strategie delle consorterie e della politica. La facile finanza a supporto degli operatori locali si rivelerà un’opzione lungimirante oppure la causa primaria dello stallo e della conservazione di ieri e dei vincoli odierni che frenano lo sviluppo? Se alcuni imprenditori non avessero goduto di un supporto così rilevante, si sarebbero potuti permettere il lusso di ostacolare con ogni mezzo lo sbarco a Genova dei grandi capitali internazionali e degli operatori globali? E ancora: perché all’investimento sul bene comune (nuove infrastrutture e nuove opere) si è preferito il sostegno al business privato? La difesa della genovesità sbandierata da Berneschi come religiosa ideologia non risulterà alla fine una scelta vincente, ma probabilmente la ragione principale del declino e dell’isolamento planetario dell’economia consumata sotto la Lanterna.

Del resto, la distruzione sistematica del libero mercato inteso come volano di ricchezza e lavoro è un fattore ormai genetico dell’apparato burocratico e politico. Con questi chiari di luna, sono indecifrabili le ragioni per cui un ministro come Lupi non sia ancora volato di corsa a Singapore, per offrire convincenti corsie preferenziali a Psa, che prima o poi finirà per dirottare altrove le risorse destinate a sviluppare Voltri: raddoppiate l’investimento annunciato sul porto di Genova, 200 o 300 milioni, poi garantisco io. Ma Lupi dov’è e che ne sa di porto?

Il fatto è che gli spiriti maligni continuano a volteggiare sui pochi capaci di speronare la superficie dei fatti e delle parole. E così, con antica arroganza e con i soldi pubblici, si scatenano deprimenti guerriglie all’ombra dei campanili. Il caso-crociere è emblematico. Quel che alla Spezia il presidente dell’Authority Forcieri vanta come vivacità imprenditoriale, come capacità di convincere Royal Carribean o Arkas, seguendo il criterio assunto dalla magistratura genovese sarebbe reato. La legge impedisce alle Autorità portuali di svolgere attività commerciali. È concepibile che a distanza di cento chilometri, i controllori (magistratura, Corte dei conti, ministero) sfoderino atteggiamenti così dissimili nei confronti di due enti analoghi? È tollerabile che a fare il mercato non sia la legittima concorrenza ma una diversa libertà di azione? Il Comitato portuale di Genova si riunisce anche per assegnare temporaneamente un’area al Luna Park. Alla Spezia basta un’ordinanza del presidente per affidare una banchina per le crociere. Può darsi che abbia ragione Forcieri: allora qualcuno dovrebbe suggerire a Merlo di adeguarsi alla svelta.

ERRATA CORRIGE

Scusatemi, ma c’è molto di peggio. E non mi riferisco tanto alle singolari convocazioni di presidenti e segretari generali delle Authority nell’affascinante Tallin, in Estonia (!!!), dove in queste ore si celebra un meeting sui futuri destini dei porti europei. Dimenticavo di segnalare qualcosa di più surreale, di grottesco. Riesumata per l’ennesima e inutile parata in trasferta a carico dei contribuenti, l’Associazione Ligurian Ports – simbolo di divisioni e conflitti – sbarca in Cina, a Shenzhen, per partecipare alla fiera internazionale della logistica e dei trasporti. Un uomo solo al comando nello stand al pesto: il presidente dell’Autorità portuale di Savona, Gianluigi Miazza. Che per non rischiare di sbagliare un colpo, si è portato appresso Carlo Merli, amministratore delegato di Apm Terminals, la controllata di Maersk che gestirà la nuova piattaforma container di Vado. Mossa geniale. E poi dicono che Psa si sposta a sinistra, a due passi dall’Africa…

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Commenti inseriti: 154 — pagina 1 di 7

Spedito da: italy Pubblicato il: 27 novembre 2013 alle 09:23

albarossa

Cercando di decifrare e di capire bene l'intelligente intervento del dott. Marenco, mi sono convinto ancor più che la pseudo privatizzazione di Fincantieri è una emerita cazz.... Anche perché state trascurando il particolare che i fondi possono anche essere asiatici e intervenire non solo con mire speculative finanziarie ma con l'obiettivo ben preciso di impadronirsi dell'"intelligenza" e dei "segreti" del made in Italy nel costruire grandi navi da crociera, che loro non sanno proprio fare. Mi sembra che trascuriate un po' questo particolare. Grazie!

Spedito da: Alessandria Pubblicato il: 27 novembre 2013 alle 00:06

Alessandro Marenco

Sulla quotazione in borsa di Fincantieri spa, lei Sig. Trombetta, ha ragione da vendere.
In merito alla sua domanda, ricapitalizzare una società con le perdite di Fincantieri è un obbligo dettato dal codice civile (società per azioni) e, conseguentemente l'unico modo per fare cassa è sbarcare in borsa e successivamente alienare le azioni (post quotazione), con l'obbiettivo di speculare sulle aspettative dei grandi investitori (i fondi di investimento). Tradotto lo stato diventa speculatore su attività pubbliche con il fine di generare liquidità smobilizzando un'immobilizzazione per mezzo della finanza.
Se aggiungiamo la possibilità che su tale operazione il nostro Ministero attiri l'attenzione di qualche fondo di investimento (magari anche sovrano), è probabile che la cassa che ne derivi possa essere anche più elevata della ricapitalizzazione o del reale valore di mkt delle azioni, ma questa è fantasia, la realtà non la supera mai!

Spedito da: italy Pubblicato il: 26 novembre 2013 alle 22:02

albarossa

Gentile dott. Trombetta, non mi pare sia una buona idea per lo stato rinunciare a un'industria strategica come quella delle costruzioni navali. Le considerazioni potrebbero essere molte ma limitiamoci a riflettere su un punto: vogliamo consegnare Fincantieri nella mani dei colossi del Far East così riusciranno finalmente a costruire anche le navi da crociera e sbaraglieranno il mercato europeo? Insomma, di che cosa stiamo parlando???

Spedito da: Pubblicato il: 26 novembre 2013 alle 12:24

Socio speciale

Per cucciolo: informati invece di sparar numeri a caso sulla CULMV.... Soci speciali 80, soci di ruolo 910-920 circa, quindi la somma fa 990-1000 persone... quelle di cui si parla abitualmente...

Spedito da: Genova Pubblicato il: 26 novembre 2013 alle 11:26

Michelangelo Trombetta

Leggo in Home Page che gli operai sono contro la privatizzazione parziale di Fincantieri e la quotazione in borsa.
Invece di fare assurde battaglie ideologiche, dovrebbero porre al governo la seguente domanda: "Perché un privato dovrebbe investire in una società che nel 2012 ha perso 1 Miliardo di ordini e ha aumentato l'organico di 246 unità andando sopra quello del 2010?"
La risposta può essere: il privato o i privati si trovano una società ricapitalizzata prima di essere quotata (con soldi presumibilmente dello Stato) e quindi hanno la loro convenienza.
Non fa una piega; in contropartita della preventiva ricapitalizzazione, io Stato chiederei a questi privati di portare, oltre a denaro fresco anche ordini freschi.
Dopodiché ponti d'oro.
Mi rimane sempre un dubbio: se lo Stato vuole fare cassa perché spende per ricapitalizzare prima di vendere il 40%?.
Può darsi che abbia capito male.

Spedito da: genoa Pubblicato il: 25 novembre 2013 alle 04:28

giorgio.carozzi

Nella città dei fantasmi viventi e dei sepolcri imbiancati, i vostri commenti sono aria purissima e manna che cola. Grazie a tutti! Soprattutto per non aver rinunciato – nelle ore più buie e ancora indecifrabili come osserva Uncino – a considerare il ruolo centrale della politica. Il prof. Amleto Mestizia e gli omuncoli vecchi e giovani che gli hanno consentito di occupare quel posto, dovrebbero mandare a memoria l’intervento di Andrea Sassano. Dubito che lo faranno. Come ormai ho serie perplessità sul potere contrattuale e di azione dello stesso ministro Lupi: credo che solo una spinta fortissima impressa da Genova (intesa come porto nel suo insieme) possa almeno riportare sul tavolo l’esigenza della riforma radicale del sistema, invocata da Merlo contro la maggioranza di Assoporti.
Di buono c’è solo il fatto che, almeno sotto la Lanterna, il tema del lavoro resta centrale. Ogni snodo, ogni prospettiva passa da questo incrocio. Mi auguro anch’io che dalla legge di stabilità arrivi un primo segnale. Ci preoccupa il fatto che ci sia, non solo a Genova, una debolezza strutturale del soggetto di fornitura di lavoro portuale temporaneo, art. 17, con la crisi della sua tenuta economica come impresa a tariffa prefissata. Diamo una parte dei 90 milioni relativi all'1% di IVA da destinare alle Autorità portuali a quelle compagnie che hanno bilanci in perdita, scrive Galliano Di Marco, presidente dell’Authority di Ravenna. Anche questa è una strada. Ma serve di più, per ripartire dal lavoro occorre una riforma strutturale.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 24 novembre 2013 alle 19:42

Uncino Lavico

Sbaglia il Ministro della giustizia? A CASA!!!
Sbagliano i politici? A CASA!!!
E intanto chi ne fa le spese è chi lavora.
E' giusto che alcuni "privilegi" vengano eliminati, è giusto che vengano avviati percorsi che portino a nuovi equilibri.
Ma ci vuole qualcosa in cambio.
E siamo sicuri che ci sia qualcuno pronto a mettersi in gioco? a cambiare l'ordine delle cose? a non limitarsi a dire "vendiamo" perchè è la soluzione più facile?.
Anche se non ne conosco i termini, apprezzo lo sforzo che si sta facendo nei confronti della Compagnia Unica. Soprattutto se sarà accompagnato da un percorso che, seppure lentamente, consenta di raggiungere una situazione di maggiore forza e solidità.
Dovrebbe essere così per tutto....leggo che una parte dell'accordo AMT prevede la terziarizzazione di alcune linee periferiche...così si risparmia...questo vuol dire che ci saranno autisti di serie B? Che gli autobus saranno carrette? Sono queste le idee per uscire dal guado?
Guardo al lavoro..e mi preoccupo.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 24 novembre 2013 alle 19:33

Uncino Lavico

1
Credo che l'Italia sia arrivata ad un punto di svolta. Sbaglia chi non vede in quello che è successo a Genova la scorsa settimana qualcosa di diverso rispetto ad un braccio di ferro tra "padroni" e lavoratori, tra pubblico e privato.
Nel caos e nella disinformazione che ha caratterizzato la vicenda emerge ancora una volta l'impalpabilità della politica e di quello che dovrebbe essere una buona amministrazione....l'evanescenza di un sindacato che compare nei video con le sue facce note e meno note e poi, alla fine, intasca una vittoria insieme al politico di turno che si è dimostrato più furbo e scaltro.
Nessuno che abbia detto una parola sul passato. Sui danni causati dai "manager" delle municipalizzate...sulle scelte politiche e clientelari GIA' prese. Silenzio assoluto come è già stato per la vicenda Carige Berneschi.
In realtà pochi hanno il coraggio di tagliare i rami secchi in modo "mirato". Sbagliano amministratori e manager? Ebbene....dovrebbero essere mandati a casa a calci.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 24 novembre 2013 alle 16:01

Cucciolo

Perché non si dice la verità? Il soci della CULMV non sono 1000 ma 1300. Ci sono 300 soci speciali fuori organico che sono lavoratori portuali anche loro, e che lavorano insieme ai soci di primo ruolo.

Spedito da: genova Pubblicato il: 24 novembre 2013 alle 13:38

marco

Io vorrei sapere dove li prendono i soldi per tamponare per l'ennesima volta il malgoverno e l'inefficenza di Amt. E' molto meglio ricollocare gli esuberi che continuare pervicacemente con l'assistenzialismo mascherato se è vero in quanto mai smentito, che Amt soffre di un eccesso, a vario titolo, di personale non viaggiante impiegato in attività con uno scarso rapporto produttività/costo, tanto per usare un eufemismo.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 24 novembre 2013 alle 07:38

Enrico Vigo

Non è pensabile continuare in questo modo, con lo sciopero illegale di 5 giorni dei dipendenti AMT s'è appena scritta una delle peggiori pagine di Genova e della sua storia. Non si pensi neppure lontanamente che io sia contrario al diritto di sciopero garantito dalla Costituzione Repubblicana, ma si pensi pure che sono contrario alla barbarie e all'inciviltà di uno sciopero che penalizza unicamente le fasce deboli della popolazione.
La soluzione-Burlando, il coniglietto che esce dal cappello non è una invenzione partorita in 5 giorni, ma il frutto di un lavoro lungo e meticoloso, ma allora valeva la pena far soffrire alla città 5 giorni di blocco totale? Possibile che Sindacati> Comune > Regione non abbiano un tavolo aperto per discutere le questioni? Allora cambiamo amministratori e sindacalisti e smettiamola con l'inettitudine.
Burlando si complimenta col Prefetto, ma per cosa? Per essere stato notaio di una scelleratezza inaudita? Ragazzi, questa è l'ora di mandarli tutti a casa.

Spedito da: toscana Pubblicato il: 23 novembre 2013 alle 18:44

fdp

ha pienamente ragione l'amico Vigo, genova nella sua antica e gloriosa storia mai è caduta così in basso come in queste settimane e l'Italia resta un paese incivile, che si permette il lusso di tollerare anche il vice ministro ai trasporti De Luca nonché sindaco di salerno, inquisito, che ha pure la sfrontatezza di uscirsene fuori con questa bella considerazione: "Ogni opera pubblica, un procedimento giudiziario. Ogni variante urbanistica, un avviso di garanzia. Oggi arriva quello relativo al Crescent. Tranquilli!!! Siamo in perfetta media inglese". Questo signore ha fatto la campagna per renzi, non mi risulta che renzi lo abbia preso a calci nel c...!!!

Spedito da: Milano Pubblicato il: 23 novembre 2013 alle 07:33

Enrico Vigo

Solo una città morta come Genova può permettersi 5 giorni (per ora) di blocco totale dei mezzi pubblici bus e metrò, fosse stato a Milano sarebbe stata guerra civile (e che guerra!).
Eppure a Genova c'è chi si esalta per la riscoperta dei muscoli della lotta operaia pensando all'amarcord degli anni 68-75 dove tutto era possibile. Ma nell'ebbrezza erotica della protesta, la città e i suoi prodi amministratori e il rappresentante del governo decidono di sopportare chi balla sul morto, senza comprendere che gli scenari sono cambiati e l'eco di questa protesta "incivile" allontanerà ancor più gli investitori, già rari come mosche bianche, per la totale inaffidabilità del contesto e delle istituzioni.
Gli estremismi fan danno, l'accondiscendenza fa danno, il fiancheggiamento fa danno. I consigli di amministrazione di AMT, ASTER, AMIU andrebbero azzerati, questo sarebbe l'unico vero risultato, insieme alle dimissioni irrevocabili del Sindaco Doria e alla rimozione del Prefetto. E... Burlando?

Spedito da: Fiom Cgil Roma Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 23:19

Alessandro Pagano

La decisione comunicata ieri, dal Presidente del Consiglio, di avviare una fase di privatizzazioni di varie aziende (di cui il Governo ha una parte delle quote di partecipazione), compresa la cessione del 40% delle quote del Gruppo Fincantieri, conferma la preoccupazione già espressa dalla Fiom nelle scorse settimane: così si sta per realizzare l'ennesima svendita dei pezzi tra i più importanti del patrimonio industriale del nostro paese, finalizzata solo a fare cassa e destinata ad allungare la lista delle disastrose privatizzazioni realizzate in Italia in passato.
La situazione economica del paese, insieme alla necessità e all'urgenza di affrontare concretamente e arrestare l'emorragia di posti di lavoro, dovrebbero, al contrario, spingere il Governo a promuovere scelte di politica industriale utili a generare e orientare gli investimenti pubblici e privati verso i settori strategici per l'economia stessa.

Spedito da: Roma Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 23:18

Alessandro Pagano

2-In questo specifico caso, il Governo, invece di svendere, danneggiandola, la principale azienda del settore navalmeccanico, dovrebbe avviare un vero confronto con tutte le organizzazioni sindacali al fine di definire una politica generale della mobilità delle persone e delle cose, in grado di coinvolgere in un vero e proprio polo industriale, tutte le aziende produttrici di mezzi e sistemi di trasporto, che valorizzi e renda utile al paese il patrimonio produttivo e di professionalità presenti in tali aziende, al fine di salvaguardare l'occupazione presente e crearne nuova, buona e stabile.

Spedito da: Roma Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 23:17

Alessandro Pagano

3-La Fiom non condivide una pura logica di privatizzazioni per fare cassa, così come indicata dal Governo, e attiverà immediatamente una campagna di assemblee per discutere della questione e decidere con le lavoratrici e i lavoratori le opportune azioni per contrastare tali decisioni, a partire da una significativa e visibile partecipazione alle iniziative decise dal Comitato centrale Fiom per la difesa del lavoro, per una nuova politica industriale, contro le privatizzazioni e i piani di cessione, per i contratti di solidarietà e contro i licenziamenti, che si svolgeranno sui territori e che confluiranno, nelle giornate dell'11 e 12 dicembre, nelle manifestazioni organizzate a Roma, fino ad arrivare a Palazzo Chigi.

Alessandro Pagano, coordinatore nazionale Fiom-Cgil della cantieristica navale

Spedito da: genova Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 21:52

marco

Temo che la ritrovata competività sia più frutto dei bassi livelli salariali medi nazionali che dell'efficienza del settore. In altre parole c'è poco da rallegrarsi.
Molto più interessante è il dato di produttività rapportato ai grandi porti europei che se vero è impietoso. Se la crisi è strutturale, anche i cambiamenti dovrebbero essere tali e non I soliti pannicelli fatti di tasse per salvaguardare la pace sociale e l'esistente. Fare in modo che tutto cambi perchè tutto resti come prima.

Spedito da: Ravenna Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 19:50

Galliano Di Marco

Per una volta, dopo parecchio tempo, sono d'accordo con quanto dice Luigi Merlo, forse perché finalmente dice qualcosa di sinistra. Io sto con i lavoratori della Culmv e delle altre Compagnie Portuali: oggi e' in difficoltà la CULMV ma domani potrebbe toccare ad altri, in un mondo sempre più globalizzato, in cui la UE pensa solo a dare soldi a pioggia ad inutili progetti lungo i Corridoi Europei.
Invito tutti a leggersi quanto dice la ETF ( European Transport Workers Federation ) sul nuovo Regolamento UE, che non dice neanche una parola sul lavoro portuale. Trovo vergognoso che qualche mio collega sia ancora strenuo sostenitore di quella spazzatura. Quanto alla Culmv, aldilà degli emendamenti, faccio subito una proposta concreta : diamo una parte dei 90 milioni relativi all'1% di IVA da destinare alle Autorità portuali a quelle compagnie che hanno bilanci in perdita. Tanto quei soldi sarebbero distribuiti a pene di segugio a soggetti che li userebbero malissimo.
Galliano Di Marco

Spedito da: Istambul Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 09:58

Luigi Merlo

3)
Genova lo scorso anno, in piena crisi, è stato uno dei porti europei con maggiore livello di crescita nel settore container raggiungendo il proprio record, quest’anno raggiungerà il suo record nel settore crocieristico, eppure la Compagnia ha visto diminuire sensibilmente i propri avviamenti al lavoro, perché? In questi anni difficili il porto ha guadagnato molto in organizzazione e rese , i terminalisti hanno investito molto in tecnologia, si è fatto molto per la sicurezza sul lavoro, la Compagnia ha partecipato alla gara per l’articolo 17 e si è impegnata molto sulla propria organizzazione interna, ma l’avvento delle grandi navi e le innovazioni hanno determinato una concentrazione dell’attività e una riduzione del lavoro.

Spedito da: Istambul Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 09:48

Luigi Merlo

Le discussioni sulla riforma portuale, sui servizio tecnico nautici, il documento di Assoporti, la posizione espressa dai delegati della Culmv, sono strettamente connessi tra loro e sono frutto del fatto che continuiamo a vivere in assenza di una politica portuale nazionale e di una vera riforma strutturale del settore.
Non condivido in alcun modo le ultime posizioni espresse da Assoporti. L’associazione se riterrà di chiudersi in difesa, di rinunciare a proporre una riforma avanzata, di rivalutare un accordo interassociativo sui servizi tecnico nautici che durante la mia presidenza, con il consenso di tutti, avevamo disdettato, non avrà il mio consenso. Spero discuteremo di questo in un prossimo direttivo, ma per coerenza dichiaro sin da subito che se prevalesse una linea conservatrice e dorotea mi dimetterei immediatamente dal ruolo di vice presidente vicario.
Il nostro settore è in forte ebollizione, siamo ritornati agli scioperi dopo anni di pace sociale, in molte realtà è passata la deregulation del lavoro e si annunciano mesi difficili. La questione del lavoro è centrale e chi pensa di rappresentarla come un problema di Genova, sperando magari di trarne un qualche temporaneo vantaggio, avrà amare sorprese.

Spedito da: Istambul Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 09:46

Luigi Merlo

2)
Non stiamo vivendo una crisi ciclica ma una crisi strutturale, il tema non è superare l’emergenza in attesa di tempi migliori, bensì costruire nuovi modelli per la nuova competitività. Ci si dimentica delle centinaia e centinaia di cassa integrati strutturati, e con scarsissime speranze di rientrare al lavoro, dei porti di Taranto e Gioia Tauro, di moltissime cooperative fallite in tanti scali, di discutibili procedure di autoproduzione tollerate in alcune realtà, delle misure introdotte dal governo sulla tassa di ancoraggio per trattenere i traffici ma dovendo poi intervenire con risorse pubbliche.
Ecco perché affrontare la questione della Culmv e degli altri art. 17, ma anche con altri provvedimenti degli art. 16 come la Pietro Chiesa, vuol dire affrontare un tema nazionale che non deve essere letto come un tentativo di salvataggio immotivato, ma invece entrare nel merito di ciò che sta accadendo nei porti.

Spedito da: Iastambul Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 09:40

Luigi Merlo

4)
Questa prospettiva era chiara e prevista, solo che la crisi l’ha accelerata fuori misura. Per questo oggi invochiamo un provvedimento normativo che ci consenta di governare in modo corretto questa fase di trasformazione. L’emendamento concettualmente è corretto perché intanto attribuisce ruolo e responsabilità all’Autorità portuale e poi perché non si tratterebbe di un contributo a perdere ma di risorse rese disponibili a fronte di un adeguamento del modello organizzativo del porto, condiviso con tutti i soggetti. Non a caso l’intera comunità portuale genovese lo sostiene in maniera convinta. Se, come mi auguro, l’emendamento fosse approvato, ci metteremo subito al lavoro per ripensare il modello operativo e costruire una soluzione che in pochi anni risolverebbe in via definitiva la questione, garantendo piena competitività al porto e futuro certo alla Compagnia.

Spedito da: Istambul Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 09:38

Luigi Merlo

5)
La mancata approvazione invece genererebbe una situazione insostenibile, romperebbe il positivo e corretto equilibrio costruito in questi anni rischiando, in maniera paradossale, di mettere in crisi il settore economico che probabilmente in questo momento va meglio e che ha più possibilità di crescita.
Siamo di fronte ad un bivio e non esiste nessun piano B, o il Governo e il Parlamento comprendono totalmente la questione e introducono una norma sul Patto di Stabilità oppure saranno problemi seri per la portualità italiana.

Spedito da: Istambul Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 09:37

Luigi Merlo

6)
Personalmente sono mesi che ho posto la questione ai massimi rappresentanti del Governo e ai Parlamentari, ho contribuito a suggerire tutte le soluzioni possibili, ora ognuno faccia la sua parte.
Se alla fine la norma ci sarà, starà a me dimostrare che non si tratta di una soluzione posticcia per passare la nottata, ma di una grande occasione per far avvicinare sempre di più il porto di Genova al modello Europeo. Contemporaneamente mi auguro fermamente che il Ministro Lupi presenti al più presto il suo progetto di riforma radicale, perché solo in questo modo il settore potrà salvarsi.

Spedito da: nessuna Pubblicato il: 22 novembre 2013 alle 08:42

nessuno

«Noi non accettiamo perché la proposta di un aiuto da parte degli armatori in questo momento, è inopportuna e fuori luogo. E arriva da chi riteniamo abbia contribuito a causare il disastro in cui è morto nostro figlio».

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