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Riforma portuale: Renzi intrappolato nella tela dei ragni

RIUSCIRÀ il Pd di Matteo Renzi nell’incredibile impresa di farsi scavalcare da destra e da sinistra, diventando il simbolo fallimentare e arrogante della vecchia e consolidata portualità clientelare, corporativa e inefficiente? E soprattutto: esiste la reale volontà politica di scalfire il muro di gomma di chi siede nella “situation room” delle banchine italiane, a cominciare dagli inespugnabili capi-burocrati del ministero? In queste ore la riforma dei porti ipotizzata dal ministro Lupi è invischiata negli incroci di potere e di correnti, in ambizioni personali e mediocri strategie di governo. È una ragnatela trasversale che dal Senato si allunga alla Camera passando per i vertici di Assoporti e le direzioni generali del ministero dei Trasporti, distesa proprio per intercettare e intrappolare qualsiasi tentativo di cambiamento suggerito o imposto per decreto. La stessa Debora Serracchiani, governatrice del Friuli-Venezia Giulia scelta da Renzi come esperta di porti e shipping, forse vorrebbe ma tentenna… Da una parte è pressata dai senatori del Pd (capeggiati dal livornese Filippi) che rivendicano la centralità di un parlamento immobile da vent’anni, dall’altra la riforma la vorrebbe fare lei e non cederla a questo governo. Atmosfera ideale per i boss territoriali che trattano i porti come merce di scambio e di profitto consociativo e continuano a farsi gli affari loro. E Lupi? Ci prova dallo scorso ottobre, quando al conclave di Assoporti concordò con il titolo di presentazione del Secolo XIX: “Associazione finta, assemblea inutile”. L’anticipazione di una svolta. Poi, come accade tutti gli anni, gli eventi si sono sovrapposti, la legge di stabilità ha avuto un percorso più accidentato del solito e la riforma del sistema logistico portuale è rimasta nel cassetto.

Nei giorni scorsi, per evitare artificiosi conflitti istituzionali, il ministro ha inviato le linee guida della sua riforma ai presidenti delle Commissioni trasporti di Camera e Senato, Michele Meta e Altero Matteoli. Il testo dovrebbe contenere molti degli spunti che i presidenti Costa (Venezia), Gallanti (Livorno), Merlo (Genova) e Monassi (Trieste) hanno sottoposto, senza ricevere risposta, ad Assoporti. E cioè riduzione e accorpamenti delle Authority, creazione dei distretti logistico portuali, semplificazioni procedurali, nuova natura giuridica degli enti con maggiori poteri di intervento. Un modello timidamente europeo, insomma, sostenuto da programmazione nazionale coerente, per evitare almeno sprechi e opere inutili.

È una opportunità più unica che rara in una sfida decisiva. Non è un caso che nei palazzi della politica e in Assoporti serpeggino apprensione e agitazione. Per scontata coerenza, Matteo Renzi dovrebbe schierarsi con l’impostazione di Lupi e Letta senza esitazioni. Ma se finisse ai voti, i pochi riformisti delle calate resterebbero con il cerino in mano. Improbabile che il segretario del Pd punti sul genovese Merlo e si schieri contro il suo personalissimo sponsor De Luca, sindaco di Salerno e imbarazzante vice ministro senza deleghe. O tagli l’erba sotto i piedi dei conservatori ad oltranza come Filippi o di quelli a metà come Forcieri. E il mercato, le infrastrutture vitali per sopravvivere, i grandi operatori internazionali che chiedono un cambio di passo all’Italia e certezze per investire? Perfino il parlamentare di Sel, Stefano Quaranta, si è schierato per un progetto riformista. Ma forse Renzi non se lo può permettere.

Eppure un leader credibile è sempre lo strumento di qualcosa che lo trascende. Deve essere un “ariete” e un vessillo, oltre che un tattico e uno stratega. Deve dare gambe, braccia, voce e testa a idee, ad un progetto di cambiamento, ad una mobilitazione collettiva. Tra sospetti e sfiducia, questi ci spingono all’inferno…

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Commenti inseriti: 102 — pagina 1 di 5

Spedito da: http://www.aurapharm.com/nfl.htm Pubblicato il: 05 novembre 2016 alle 14:05

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Riforma portuale: Renzi intrappolato nella tela dei ragni - The Medi Telegraph

Spedito da: Pubblicato il: 24 luglio 2015 alle 11:07

giorgio.carozzi

@Eugenio Simonelli
E scrivilo, questo libro! Sarà un grande romanzo e ti psoso aiutare...

Spedito da: Ardea (Rm) Pubblicato il: 24 luglio 2015 alle 10:47

Eugenio Simonelli

Caro Giorgio, tanti anni sono passati da quando ci occupavamo di porti (tu giornalista, io sindacalista) ed alcune cose sono cambiate, ma non in meglio secondo me. Non ho condiviso la riforma Prandini e per questo sono passato sotto la ghigliottina dei Probiviri. Decisi così di occuparmi di servizi tecnico-nautici (elaboravo le tariffe di ormeggio e battellaggio) ed anche in questa realtà (ANGOPI) ho riscontrato rigidità assurde. Nessuno disposto a rinunciare ad una lira, nonostante la mia personale convinzione, espressa in ogni occasione, del "più lavori, più guadagni: meno costi" sempre osteggiata da alcuni "autorevoli? genovesi" che mangiavano nel piatto (Sergio Maria Carbone, Francesco Munari, Luigi Barba Family ed altri).
Oggi sembra che l'AGCM venga incontro alla riforma portuale voluta fortemente da questo governo che prevede, tra l'altro, una forma di liberalizzazione dei servizi tecnico-nautici. Non sarà quindi una battaglia alla pari tra governo (e non solo) da una parte e rappresentanze di rimorchiatori, piloti, ormeggiatori e brcaioli dall'altra. Neppure il coraggio, di proporre consistenti diminuzioni tariffarie (25%) ed aumento dell'occupazione (50%) tenuto conto che TUTTI, LAVORATORI E DIRIGENTI, POSSONO PERMETTERSELO.
P.S.: potrei scrivere un libro, fregandomene del vespaio che solleverei. Ciao

Spedito da: http://www.fromages-laqueuille.fr Pubblicato il: 02 gennaio 2015 alle 19:06

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And credit cards are expected to be the second most lucrative retail credit business for lenders by 2013, following individual mortgages, said McKinsey & Co in an earlier report.

Spedito da: http://www.ulka.fr/Common/parajumpers/ Pubblicato il: 28 dicembre 2014 alle 02:54

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Spedito da: Genova Pubblicato il: 06 febbraio 2014 alle 14:43

Alto Minimo

Così come il Nord Tirreno non è il mare che pensano sia i signori Merlo, Maresca, gli altri dirigenti della portualità italiana e i redattori di questo giornale, quel testo attribuito dal sig. Piero a Platone non è di Platone.

Spedito da: Pubblicato il: 05 febbraio 2014 alle 17:50

Egle Pagano

Rispondo al commento di Tomaso Perazzi, che ringrazio dell'apprezzamento per il mio tributo a Luigi Veronelli e, ancor più, della significativa testimonianza che ha voluto dare della passione e dell'energia con cui il grande enogastronomo e scrittore si è battuto per far emergere i gioielli dell'agricoltura italiana. E un autentico, prezioso, gioiello del made in Italy enologico è proprio lo Strevi, un moscato passito che viene prodotto in una piccola zona dell'Acquese.

Spedito da: UK Pubblicato il: 05 febbraio 2014 alle 03:27

Piero

Signori anche se e' lungo leggetelo, ''PLATONE'' molto interessante e profetico. Caduta della civilta' Egizia,Greca e Romana non sono bastate come lezione

“Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità; quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle? In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte; in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo? Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri. Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia. L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi. Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice. Così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo” . (Platone – La Repubblica Cap. VIII, Atene 370 A.C.)
Che cosa si potrebbe aggiungere a questa che pare una profezia inesorabile? Fino a quando dovremo piangere e soffrire? Di questo passo, non molto: ci stanno suicidando in massa, poi tocchera' a loro perchè non avranno più chi li manterrà.

Spedito da: italia Pubblicato il: 04 febbraio 2014 alle 13:37

GERRY

La legge che vietera' il conflitto di interessi, interessera' pure i commissari portuali. Mi riferisco a Napoli e Cagliari. I commissari sono personale militare delle capitanerie di porto. Hanno gia' uno stipendio e la loro funzione non si concilia con la gestione di un porto.
Sono sempre dell'idea che i militari dovrebbero conseguire i meriti in carriera. Poi in pensione.

Spedito da: Pubblicato il: 04 febbraio 2014 alle 11:35

giorgio.carozzi

sprizza e spruzza, vigo, fin che puoi... da sincero e democratico sportivo, non ti mando a quel paese e riconosco i meriti! ma non dimenticare che la stagione si chiude con un 3 a 1 per il grifo...

Spedito da: Milano Pubblicato il: 04 febbraio 2014 alle 08:41

Enrico Vigo

La Milano blucerchiata sprizza di gioia per aver domato il Grifo con un eurogol sotto la Sud da cineteca, magnifico, meglio di questo gol sarebbe stata solo una autorete dei cuginetti. Detto questo, fatta giustizia di troppa prosopopea derbistica sprecata, torniamo alle miserabilia di casa nostra, che tutti insieme questa volta condividiamo appassionatamente.
Mossa tattica di Merlo che si dimette dall'ente inutile Assoporti, applausi a scena aperta, finalmente. In casa PD mosse tattiche sotto lo stendardo "RENZI, IN HOC SIGNO VINCES", che riconfermano lo stile gattopardesco affinché tutto cambi perché non cambi nulla. Burlando oggi è forse l'unico candidato (con phisique du role e know-how)) alla seggiola coperta pro-tempore da Lupi, speriamo che qualcuno se ne accorga, ma per Merlo (questa) Europa è un immeritato esilio ed un inutile spreco di know-how, meglio impiegabile in plancia altrove. Tuttavia qualcuno mi deve spiegare le ragioni per le quali si lascia RFI a gestire con incredibile lentezza i contenziosi nei cantieri, quando la Liguria è a pezzi e isolata dal mondo in modo vergognoso. Questo è imperdonabile, tutti gli attori pubblici sembrano candles-in-the-wind, ma che diamine un po' di orgoglio concreto, altro che campagne elettorali affabulatrici che non incantano più nessuno! Sveglia.

Spedito da: Alessandria Pubblicato il: 04 febbraio 2014 alle 00:51

Alessandro Marenco

Caro Dott. Trombetta, mi permetto di interferire sul decreto Imu - Banca d'Italia, esso ruota essenzialmente attorno ad un fattore cardine: la ricapitalizzazione di Bankitalia (il cui capitale si attesta ancora ai valori di quasi settant’anni or sono), attraverso l'iniziativa del governo, che prevede un aumento di capitale operato attraverso il passaggio a capitale di parte delle riserve disponibili (importo pari a 7,5 miliardi di euro) in pancia alla banca centrale italiana (la Banca d’Italia è un istituto di diritto pubblico, dove le partecipazioni sono possedute dalle banche italiane, ma dove il potere gestorio è in mano al tesoro e al parlamento).
Andando al cuore della disposizione del Governo Letta, i 7,5 miliardi di aumento di capitale sono esclusivamente una operazione contabile dove le banche socie di banca d'italia iscriveranno nel proprio bilancio all'attivo di stato patrimoniale in modo proporzionale rispetto alla partecipazione posseduta un maggior valore rispetto a quello di ieri, il quale concorrerà a migliorare la situazione patrimoniale di ciascuna (insomma un aiuto in vista dei controlli di "bce"). Le stesse banche pagheranno in funzione di questa operazione un’imposta sostitutiva del 12% sulla plusvalenza.
Il decreto inoltre prevede che le partecipazioni detenute dalle banche private saranno trasferibili a prezzi stabiliti dal mkt alla stessa banca d'italia o a terzi (i potenziali acquirenti terzi dovranno avere sede legale e amministrazione centrale in italia, dice il decreto, ma occorre precisare che lo stesso terzo potrebbe avere i requisiti formali richiesti, ma la sostanza, ovvero il capitale del soggetto terzo potrebbe essere posseduto attraverso un patto di sindacato che detrmini la governance sotto il controllo di capitali stranieri o a prevalenza straniera).
Inoltre il decreto fissa un limite del 3 per cento per la partecipazione al capitale, ovvero le banche o le assicurazioni che hanno più del tre per cento dovranno vendere la parte eccedente, la quale parte potrà essere riacquistata dalla stessa banca d'italia entro un tempo massimo pari a tre anni (in questa eventualità ci sarebbe un effettivo trasferimento di liquidità, rappresentato dal corrispettivo di mkt delle partecipazioni eccedenti il 3%), un aumento del valore delle quote a 7,5 miliardi si giustifica solo in quanto aumentano in modo corrispondente i dividendi che i soci si aspettano di percepire in futuro; non a caso il decreto del governo stabilisce che i dividendi possano arrivare al 6% del nuovo valore, aumenta cioè il massimale a 450 milioni.
Per il necessario legame tra dividendi attesi e valore di mercato, un aumento dei dividendi di questo ordine di grandezza è necessario perché il mercato “convalidi” il valore fissato di 7,5 miliardi.
Quale sarà il prezzo di vendita delle partecipazioni eccedenti il 3%? Non è immaginabile che dopo aver stimato il valore in 7,5 miliardi, Bankitalia acquisti le azioni ad un prezzo inferiore (in questo caso le banche socie realizzerebbero minusvalenze patrimoniali, valore non apprezzato dai mercati finanziari), dato che molti degli attuali soci dovranno per legge vendere parte delle proprie partecipazioni.

IN CAUDA VENENUM

Spedito da: STREVI (AL) Pubblicato il: 03 febbraio 2014 alle 12:43

Tomaso Perazzi

L'articolo in ricordo di Luigi Veronelli, scritto con affettuosa dolcezza da Egle Pagano su The Meditelegrafh ( scoperto inseguendo Pilotina) mi ha portato indietro negli anni. A quando da sindaco del mio paese mi ero impegnato ad ottenere la DOC per il Passito di Moscato, poi denominato appunto "Strevi". Ci vollero quattro anni di impegno e di ... lotte ( veramente!). Quando finalmente il Ministero delle Politiche Agricole diede l'OK Veronelli era mancato da pochi mesi. Non potè quindi condividere la soddisfazione per un risultato a cui contribuì con frequenti ed appassionate telefonate di incoraggiamento. Era infatti molto legato al mio paese ed al suo moscato.
Attraverso Pilotina giungano i complimenti alla Pagano per avere rinverdito il ricordo di una persona che per l'Italia ed i suoi prodotti ha fatto molto. Quasi come i politici attuali...

Spedito da: ammiragliato Pubblicato il: 03 febbraio 2014 alle 10:54

Andrea Doria PP… di ritorno da Lepanto

Vedo dunque che tanti s'agitano sul tema prossimo venturo delle designazioni della fazione democratica e che ad ogni suo interno la lotta fratricida avvampa.-
Brutto quando i vecchi si attovagliano, ancora ebbri e mai sazi del potere, al banco dei giovani. si perdono e gli e gli altri. ma, si sa, Dio acceca chi vuole perdere.
Squarciate il velo e rifuggite dai pettegolezzi malevoli che s'acconciano attorno ad ogni potente. io ne so ben qualcosa.-
Lo Burlando, come tutti noi reggitori, non ha cuore ne sentimenti.- Come ogni uomo di potere utilizza le persone a proprio piacere.
Oggi ha bisogno di una persona di casa che sia presidente dalla regione quando dovrà concordare il nome del presidente del mio porto.
Ma dovrà essere designato, si dice. Infatti è stato zitto sempre sulle beghe della locale camera di commercio e perfino zitto sul "camerale" Berneschi: avendo piazzato il fido Giulio Schenone in Camera vedrete che il consunto Odone sarà infine sostituito da colui che rappresenta le "nuove" professioni del mare (nuove per me ANdrea Doria..?) et voila Giulio il Bello proporrà Claudio il Lungo per il Porto e zia Lella concorderà col Ministro del Governo Eataly
Per questo è essenziale il quisiling Cavarra al fine di assicurare ancora vent'anni di potere e ricchezze all'allegra Banda Claudio e vent'anni di miseria ed emarginazione alla nostra popolazione.-

Spedito da: Genova Pubblicato il: 03 febbraio 2014 alle 10:04

Italiano Medio

Ma cosa ha in testa il cd. detto presidente di Confindustria che spara sul Governo il giorno in cui Enrico Letta sta negli Emirati a chiudere la partita Alitalia ?

Spedito da: s.maria capua vetere Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 15:54

errico malatesta

Si rifletta bene. Si parla, anche nella portualità, di "aiuti di stato". E' uno dei tanti errori di questa europa su cui non abbiamo mai riflettuto adeguatamente.
E' di questi giorni la notizia che la famiglia Peugeot teme, per la prima volta, di perdere il controllo del colosso transalpino.E sapete perchè? perchè il salvataggio della casa automobilistica passa per un nuovo azionariato della Peugeot con l'intervento per un terzo del governo francese e un terzo di Dongfeng, il gigante automobilistico della Repubblica Popolare Comunista cinese. Ecco gli aiuti di stato che non verranno mai sanzionati; lo saranno quelli magari elargiti a soggetti più fragili (entrerà in vigore una nuova disciplina per gli aiuti di stato per le imprese medie e piccole: vedremo).
Ora, la politica dovrebbe andare a combattere queste storture sino in Europa (non inasprendo le sanzioni, ma lasciando liberi gli Stati di intervenire a favore del lavoro e dello sviluppo, senza queste mostruose ipocrisie).

Spedito da: Genova Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 15:27

Angiolo Parodi jr

Sconcertante l'intervista della signora Paita oggi.-
Dice che guidati da Schettino - Burlando la giunta ha lavorato bene: ma non sa indicare un solo obiettivo strategico conseguito in 10 anni di lavoro.- Pero dice che la Sindaco di Montalto Ligure si è sentita al centro dell'attenzione della Regione: sarebbe carino sapere se i 364 abitanti di Montalto condividono e quanti finanziamenti pro capite hanno avuto dalla Regione e per quali opere prioritarie a carattere regionale.-
Tragicomica su urbanistica e territorio una persona che non si rende conto che sono i mille vincoli burocratici che hanno ridotto il territorio cosi. Impudente nel fare credere ai liguri che la persona -Schettino/Burlando ed i suoi amici- che hanno consegnato l'onore ed il territorio della Liguria a Paladini, Fusco, Monteleone e Scialfa possa condizionare il futuro.-
Ma dopo dieci anni di malgoverno e miseria, scandali politici ed incompetenza conclamata non avete vergogna ?

Spedito da: Marassi Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 15:17

divo eupalla

Signor Pacci, capisco di avare pochi lettori ed allora mi permetto di scrivere di nuovo quanto scrissi il 25 gennaio u.s. sommamemte scusandomi coi pochi lettori che ebbi.-
<<Evviva il derby alle 12.30 che è giustificato da santi e redditizi motivi televisi.-
Se no il calcio come vive? se le tifoserie sono scontente devono fare una cosa sola: mani in tasca e cacciate il grano sostituendo i diritti TV coi vostri soldi.- i posti migliori al Bowl di football americano costano 14.000,00 dollari e nessuno protesta per l'Ora televisiva.-
Un buon posto su un parquet NBA sui 4.000 dollari e le partite vanno con l'ora televisiva.-
Possibile che si debba sempre andare dietro a gente pronta a tutto e buona a niente? guardatevi il derby a mezzogiorno poi uscite ed andate a spendere due lire alla Fiera di Sant'Agata. e per un giorno non mugugnate.- Se no chiamate Tullo.->>

Spedito da: genova Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 14:48

maurizio maresca

Superati i sensi di responsabilità (senza colpa per le ragioni di cui il timoniere è al corrente) credo sia utile chiarezza.
In italia esistono due visioni della portualità, lo abbiamo detto tante volte.
A) Una portualità di destinazione, dove i piccoli 27/35/67 porti italiani sono la base per l'alimentazione del loro hinterland (che, ovviamente, entro i 300 chilometri avviene in larga misura a mezzo autocarro), e dove gli operatori muovono quantità di traffico tutto sommato pari ad un decimo di quelle di Rotterdam ecc. Questa visione "realista" (difesa del mercato dall'attacco da Nord) respinge l'idea dei porti corridoio, accetta la logica della pluraltà delle autorità portuali, e si oppone ai traffici di transito (tanto che fino ad oggi insignificanti sono state le quantità da/verso la Baviera - area a 400 km da Trieste e 1000 da Amburgo).
La legge 84 è, diciamolo, quella cosa li. Per come è scritta e specialmente per come è applicata. Autorità minime, che si fanno concorrenza fra loro anche sulle regole, spesso "catturate" dagli operatori locali ecc. Questa visione non considera centrali né gli investimenti in infrastrutture portuali (Off Shore di Venezia, nuovo porto di Genova, progetto Monfalcone) né quelli nei corridoi (Terzo Valico, Venezia - Trieste - Lubiana ecc.).
B) Contro questa lettura vi è la politica europea dei trasporti che invece moltiplica i corridoi che attraversano l'Italia, sceglie i porti corridoio ed addirittura pianifica le linee.
In questa logica è corretto ritenere che alcuni porti solamente, ma molto più grandi, divengano i terminali dei corridoi, che le infrastrutture portuali nel Nord Tirreno e nel Nord Adriatico (e non Augusta per chiarezza...) siano realizzate quanto prima per servire rispettivamete 8/9 e 5 mio teus localizzati nelle aree (oggi non servite dal Baden Wurtemberg, della Baviera e del Centro Europa). Qui la riforma è necessaria perchè, come dice Merlo, quattro porti hanno una vocazione e gli altri 23 ne hanno una diversa.
Qui - e non nel caso sub A, si pone il problema finanzario di come costruire il corridoio, di quale alleanze di traffico stipulare ecc. (il presidente del Porto di Trieste dovrebbe essere più tempo a Monaco e Vienna che a Trieste o Roma! O dovrebbe essere un tedesco se il mercato è quello!).
La proposta Lupi, che muove in toto dalla seconda opzione, pare sia oggi fortemente criticata da tutte le categorie e dalla stessa politica. Credo non se ne farà niente. Fra anni o mesi ritorneremo a parlare di riforma della legge 84.
Quanto a Genova io credo che se la nostra città vuole essere il porto corridoio descritto dall'Unione Europea sia chiamata a fare subito alcune scelte obbligate e di visione da sola. Per compiere le quali occorrono personaggi di grande spessore e prestigio (forse una replica del Burlando degli anni 96/99 quando si imbastì l'ultimo momento di vera politica dei trasporti in Italia).
I vecchi forse non ne hanno voglia: i giovani... non ci sono. Se invece Genova vuole cambiare mestiere, o, come ha fatto fino ad oggi, traccheggiare in nome di piccoli interessi locali, dei movimenti, delle piccole municipalità e delle loro spiaggette, incapace di scegliere, il problema non esiste. Tutti sappiamo che né la gronda né il III valico, se non avverrà un cambiamento, saranno realizzati a breve, non meritando certo una città poco più grande e molto più povera di Chiavari, in un momento di grave crisi, investimenti così importanti.
Quanto a Costa, caro Giorgio, fai attenzione nella scelta dei nemici. Perchè se fra loro includi i pochi che oggi credono ad una portualità di transito, fuori delle logiche spartitorie e di piccolo cabotaggio, e in grado di difenderla in Europa, ogni battaglia - già perdente - diventa velleitaria e disperata.
Quanto all'Off shore la risposta migliore sarebbe quella di Trieste se avviasse un progetto simile o di Genova se decidesse ora gli investimenti di corridoio indicando con chiarezza agli svizzeri (che non ci credono più) quanti soldi lo Stato mette sul progetto.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 14:24

Michelangelo Trombetta

Pur lavorando come promotore finanziario per una banca, non sono mai stato tenero con le banche tanto da aver scritto un libro dal titolo 'Banc o Mat?'. Vorrei però fare una domanda a quel commentatore che ha parlato di regalo miliardario fatto alle banche tramite il decreto Imu-Bankitalia: ha letto il testo finale del provvedimento? Se non l'ha letto ma esprime giudizi, sono poco interessato al dialogo; se l'ha letto, mi confronterei con lui con grande piacere perché forse mi può insegnare qualcosa che io non ho capito.

Spedito da: marassi Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 12:35

fan di sidio

Quelli della prefettura hano fatto benissimo a spostare la partita. I signori di sky ci hanno spiegato che la fiera di sant'agata è distante da marassi e che quindi non ci sarebbe stato nessun pericolo. Ma qualcuno gli ha fatto capire di cosa si tratta?

Spedito da: Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 12:03

ugo pacci

s.agata 4 caressa 0

Spedito da: italia Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 10:43

Ugo Pacci

Caro Timoniere,
sono furibondo. Questi delle televisioni mondiali non solo fanno quello che vogliono ma si arrabbiano pure se qualcuno si permette di dire "ci siamo anche noi."

Spedito da: italy Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 10:26

Nacka Skoglund

Carozzi, quello di sky è quello che quando sono entrati in campo gli azzurri per l'ultima partita dei mondiali 2010 (italia slovacchia credo..) ha commentato dicendo "vedo negli occhi dei nostri calciatori lo sguardo giusto per superare il turno..". Abbiamo perso 3 a 2 e ce ne siamo andati a casa (lui ovviamente no).
Un fine conoscitore di calcio, insomma.

Spedito da: genoa Pubblicato il: 01 febbraio 2014 alle 09:58

forevergrifo

certo che a sky non l'hanno proprio digerita... della serie: la televisione non c'entra con l'orario della partita! Un pistolotto indegno, dicono che l'immagine di Genova è compromessa, fanno schifo!

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