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Modello Genova: una spallata alla politica per salvare lavoro e imprese

Serve una spallata, le dimissioni dalla vice presidenza di Assoporti non bastano: Luigi Merlo ha l’ultima occasione di sfilare Palazzo San Giorgio e il porto dal cappio della politica consociativa che frena la modernizzazione e considera Genova al pari di Manfredonia. Serve coraggio, mettendo in conto la solitudine di una scelta dirompente: riportare il lavoro e l’impresa che investe al centro del progetto di sviluppo del primo scalo nazionale, restituire al mercato il ruolo di arbitro. Abbattendo vincoli e burocrazia, introducendo sconti e aiuti fiscali alle multinazionali che portano merce e traffici, garantendo la certezza del diritto all’investitore. Modello Genova: si può fare, perché la situazione è drammatica, il mondo del lavoro è paralizzato e le regole imposte dalla maggioranza delle altre Authority riunite in Assoporti sono limitative. Le botteghe dei partiti hanno già aperto il fuoco di sbarramento. Impensabile che il presidente dell’Autorità portuale genovese venga sostenuto dal suo schieramento, un Pd che non ne azzecca una da anni, indeciso a tutto, appesantito da un apparato vecchio e inefficiente, in trincea sui territori per difendere corporazioni e nicchie di potere, mimetico nel suo nuovo gruppo dirigente. Una sponda può venire dalla Regione, forse. Ma è soprattutto nel mondo economico e finanziario che Merlo deve individuare il partner per rovesciare il banco.
Del resto, se nei dieci anni immediatamente successivi alla riforma del 1994 i porti italiani sono tornati a vivere, si deve ai privati che hanno investito, rischiando grosso. A Genova e Savona come alla Spezia, dove Contship è il cuore di un’economia in crescita. Una storia di successo, frenata poi dall’inerzia della politica che non consente il salto di qualità, non investe sulle infrastrutture e nega ai grandi porti la possibilità di penetrare sui mercati europei. A Rotterdam, dopo dieci anni di dibattito, in poco più di 24 mesi hanno costruito la Betuweline, un corridoio ferroviario tutto merci per il mercato tedesco. E gli svizzeri hanno bucato le Alpi come una groviera quasi completando, in anticipo sui tempi, il Corridoio 24 fra Genova e Rotterdam. In Italia siamo ancora alle fasi preliminari del Terzo valico e al collegamento con la Francia bloccato ad Andora dallo smottamento di un terrazzino abusivo. E mentre mancano le risorse per l’economia reale, si ritengono ancora centrali la Napoli-Bari e la Torino-Lione. In un tripudio di ipocrisia, muore l’idea di una riforma legislativa in grado di dimezzare il numero delle Autorità portuali, tagliare gli sprechi, semplificare, concentrare gli investimenti, attribuire a pochi porti di destinazione finale il ruolo di guida del sistema.
Questa riforma non la vuole la maggioranza trasversale in Senato e alla Camera che difende rendite di posizione e localismi. Non la vogliono i commissari che si fanno gli affari loro e si costruiscono carriere e posizioni. Non i burocrati del ministero che tutelano il loro potere di veto. C’è da chiedersi se la voglia realmente il ministro Lupi, titubante di fronte alle prime resistenze. Qualche esempio? Il caso di Civitavecchia, sollevato dal Secolo XIX, dove l’Autorità portuale guidata dallo stesso presidente di Assoporti – Pasqualino Monti – ha assunto decine di dipendenti e funzionari senza pubblico concorso. Tutto regolare per Lupi, che ha assolto Monti ma è stato smentito in tempo reale dal ministero della Funzione Pubblica, che ha censurato il presidente di Civitavecchia, intimandogli di mettersi in regola. Forse perché le cifre fanno riflettere: 13 milioni di euro per un organico dell’Authority laziale che conta un centinaio di persone. Da un raffronto tra vari enti, emerge poi che il costo medio unitario per dipendente nel 2011 era di 119.000 euro a Civitavecchia, 79.000 a Napoli, 88.000 a Genova e 89.000 a Livorno. La riforma? Anche i deputati liguri si sottraggono al confronto e non raccontano le cose come stanno. Poche settimane fa il ministro Lupi ha nominato commissario dell’Autorità portuale di Augusta il direttore generale del suo stesso dicastero, Enrico Maria Pujia. I risultati non si sono fatti attendere.
Mentre il ministro sostiene a parole che le Authority vanno ridotte a meno di dieci, il porto di Augusta ha avuto la conferma di un fiume di denaro per la costruzione di un nuovo, inutile terminal container. Non si tratta di bruscolini, ma di oltre 150 milioni di euro tra fondi europei e finanziamento statale. In Sicilia il finanziamento è stato accolto con grande favore e con sproloqui sulle sorti progressive di un nuovo hub di transhipment. Cose che non stanno né in cielo né in terra, viste le difficoltà dei terminal di transhipment esistenti (Gioia Tauro, Taranto e Cagliari), che sopravvivono solo grazie all’azzeramento delle tasse portuali (con nessuna ricaduta sull’economia locale). Del resto non è casuale che la Sicilia detenga il record mondiale per numero di Autorità portuali, ben cinque su ventiquattro.
Dietro le dichiarazioni di facciata, c’è come sempre il vuoto pneumatico della politica, che inchioda Genova ma dirotta soldi pubblici a sostegno di altre economie territoriali. Se poi si tratta di investimenti inutili, pazienza. Intanto si sono fatte lavorare le imprese edili, le cooperative avranno spazio e il meccanismo riprende a funzionare. Non solo Augusta. L’assalto alla diligenza si scatena soprattutto nei centri più colpiti dalla crisi. A Taranto, dove l’Ilva è al collasso, l’Enel non investe più e i traffici vanno a picco, le due società che gestiscono il terminal container hanno di fatto abbandonato la struttura a se stessa, dirottando linee e investimenti al Pireo. Stiamo parlando di Hutchison Ports ed Evergreen, non di ultimi arrivati. La risposta della politica vale altre centinaia di milioni di euro di investimenti pubblici. Utili a tanti al momento di spendere. Inutili per costruire il futuro. Il risultato è che il nostro sistema è sempre più inefficiente, caratterizzato da un eccesso di capacità ma da una drammatica carenza di capacità utile, cioè di porti con infrastrutture allineate alle esigenze del mercato. Ce n’è abbastanza per chiedere a Merlo di sganciare Genova, di seguire il modello olandese e tedesco, portando cioè la questione della portualità al centro della politica, come elemento essenziale per il recupero di competitività del Paese.

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Spedito da: genova Pubblicato il: 19 febbraio 2014 alle 22:29

arcangelo merella

(segue)

ORA BASTA

Siamo cittadini genovesi impegnati nell'economia, nelle istituzioni, nella ricerca e nello studio,esasperati dal persistente immobilismo che caratterizza, oramai da troppo tempo,l'azione di governo della città, in tutte le sue espressioni, determinandone lo sprofondamento ad un livello mai toccato.
Genova è sempre più isolata, sempre meno competitiva, benché abbia un patrimonio storico, culturale, sociale,industriale che molte città del mondo vorrebbero avere, inserito in un contesto geografico e naturale unico nel panorama di città industriali.
La sua prima ricchezza, il porto, è in costante affanno, lontano da raggiungere traguardi europei, a causa del persistere di convenienze di nicchia, di gestione burocratica e dell'incredibile arretramento infrastrutturale che lo rende malgrado la vicinanza fisica ai più grandi mercati di consumo, quasi irragiungibile.
La ferrovia e gli assi di penetrazione verso questi mercati,mantengono ancora l'originaria impostazione, quasi che il tempo non sia trascorso.
L'aeroporto ha numeri da piccolo scalo per i passeggeri e ancor di più per le merci.
Le categorie economiche e sociali difendono l'esistente (oramai indifendibile) e non hanno il coraggio di mettersi in discussione pensando al mediocre presente anziché ad un più radioso futuro.
I nostri figli emigrano in cerca di lavoro qualificato,cedono il loro sapere ad altri mercati che vengono così alimentati a scapito della loro città.
Da Genova se ne vanno persino gli immigrati sconfortati dall'assenza di occasioni di lavoro precario e umile.
La solidarietà della nostra comunità che ne ha costituito il vanto e la cifra propria fin dalle prime Società di Mutuo Soccorso, non riesce più ad esprimersi, affrontando la crescente povertà per l'assenza di ricchezza e per l'enorme area del bisogno che dilaga.
Nessuno è piu in grado di assicurare la realizzazione di alcuna seria ed utile iniziativa.
Nessuno ha l'autorevolezza di decidere per il bene della città, stretto tra un conservatorismo persino peggiore del romantico maniman, veti incrociati, e l'essere ostaggio di minoranze chiassose e senza rappresentanza.
Questo vuoto a cui tutti contribuiscono - classe politica, imprenditoriale e culturale - genera il declino inarrestabile di una città irriconoscibile e rappresenta il senso di irresponsabilità che grava su una classe dirigente a cui non interessa non solo il futuro, ma nemmeno un presente dignitoso.
Noi vogliamo dire basta a questo stato di cose, ribellarci a tutti i conservatorismi, infondere coraggio ai giovani e a chi ha voglia di mettersi in discussione per il bene della città e con la prospettiva di consegnare alle prossime generazioni una Genova migliore di quella che abbiamo ereditato noi.
da oggi


Spedito da: genova Pubblicato il: 19 febbraio 2014 alle 22:17

arcangelo merella

Caro Giorgio e amici di Pilotina,
è molto difficile non trovare profonda coincidenza con le tue amare e vere considerazioni sul modello Genova.
E' però veramente triste e demoralizzante assistere quotidianamente al pianto collettivo sulle nostre disgrazie. Invochiamo una buona politica che non c'è più e questa inutile ricerca uccide la speranza. Penso che sia necessario sottrarsi a questa depressione trovando la forza e l'orgoglio di ribellarsi, unire le forze per sottrarre la nostra città al declino inarrestabile verso cui si sta avviando.
Per questa ragione ho redatto un piccolo documento/lettera/appello a cui hanno aderito già tanti cittadini e che,
approfittando della tua ospitalità, sottopongo anche all'attenzione dei lettori di Pilotina.
(vedi seguito su altro post).

Spedito da: Milano Pubblicato il: 16 febbraio 2014 alle 13:45

Enrico Vigo

LIGURIAN JOB:

I maggiorenti della Regione Liguria hanno già deciso dove ubicare l’ospedale di vallata (Erzelli o Bombrini)? . Si riesce a sbloccare la querelle del nuovo Galliera col Comune di Genova? La sanità in Liguria ingoia una voragine di soldi, il bilancio regionale è occupato pesantemente da questa voce di spesa, quindi mi pare doveroso, parlando agli amministratori della Regione Liguria, ricordare loro che il cruscotto della giunta regionale segna il lampeggiante in riserva della “sanità”, argomento che dovrebbe avere la precedenza assoluta per riportare i conti ad un livello accettabile di decenza. Ma siamo nella seconda metà di febbraio e questi due problemi aleggiano nel platonico mondo delle idee, e scompaiono (ad arte) anche dal palcoscenico di questa competizione-operetta (primarie) per la segreteria regionale del PD.
Cosa sta succedendo nelle stanze che contano? Mah! Competizione in primarie che si infarciscono invece di roboanti temi di seconda fascia, battaglie di retroguardia, presunti traguardi minori buttati ad arte nei cinguettii siistenti di questi ultimi giorni sui social media , dove neppure il porto (ed il lavoro, l'occupazione), altro pezzo da novanta della realtà genovese, trova un suo spazio anche minore. Mi pare che manchi la bussola delle priorità e la determinazione per traguardare significativi successi. Tutto resta nelle stanzette umide dei pochi adepti, appannaggio dei soliti noti di un establishment arrivato al capolinea, il grande pubblico, i circoli politici, vengono tenuti ben lontani dalle scelte. Politica oligarchica che perdura da troppi anni, di cui si tenta la democratizzazione con primarie da barzelletta per gettare fumo negli occhi. Chiunque vinca nella competizione PD inutile di oggi non importa, tanto poi contano sempre gli stessi lo sanno anche i bidelli della scuola elementare di Oregina, oramai smaliziati. La delega ad amministrare non è una delega in bianco per esercitare il potere assoluto, rapportarsi con gli elettori e condividere le scelte (prima di scegliere) è uno sport poco praticato, irrituale. La mia non è un’accusa, è una considerazione sul metodo, vecchio ed abusato, che occorre aggiornare ai tempi (dei forconi). Semplicemente i tempi sono cambiati occorre aria nuova, la scappatoia furbesca della membership al Renzi's Club, il rottamatore dei rottamatori, sotto le insegne “RENZI, IN HOC SIGNO VINCES” , sarebbe stata un alibi troppo comodo per lavare quello che nessun esorcista di mestiere non è più in grado di esorcizzare. L’opinione pubblica si sta facendo il palato fino, i gusti grossolani e la militanza cieca sono passati di moda, il punto di non ritorno è stato oltrepassato. Occorre ricostruire questa città riorganizzando obiettivi e priorità, il porto, le infrastrutture la logistica, non sono per Genova svogliati diversivi. ma l'opinione pubblica, i cittadini elettori vogliono contare di più.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 16 febbraio 2014 alle 08:03

Enrico Vigo

I VANGELI APOCRIFI DEI "RENZI, IN HOC SIGNO VINCES" AL VOTO, GENOVA PENSACI TU...

Oramai c'è la calca delle mezzefigure PD dietro agli stendardi per sorridere nella foto di gruppo, la fabbrica del riciclo è attiva H24, la tana del Gattopardo contesa con bramosia, sale in città l'ansia di sperare ancora di essere in lista per vincere facile. Ma qualche crepa comincia a delinearsi distintamente, non c'è spazio per tutti sul tram. Ed allora parte la gara per essere più renziani di Renzi per garantirsi un posto al sole, a costo di comprarsi i biglietti anche dai bagarini. I pro-nipotini di Togliati peggior spettacolo non potevano darlo.
Tra i militanti c'è palpabile sconcerto, queste primarie dividono e mettono in luce i narcisi di tutti gli schieramenti (campagnette elettorali esilaranti), l'esatto contrario dello stile della sinistra genovese, oggi divisa tra il battimani dietro al carro del vincitore e lo spirito genuino. Eppure da qui uscità oggi una risposta, con i boiardi pronti a boicottarla, se di segno non gradito, sarà solo una farsa con intento spartitorio. Tanto chi ha il potere non lo mollerà a prescindere dal risultato delle consultazioni interne (non contiamoci musse almeno tra noi), tuttalpiù verranno sacrificate solo mezze-figure. Una coda velenosa dei veleni di palazzo, dalla vergognosa carica dei 101 di funesta memoria a quella dei 164 di sbalorditiva santificazione del cannibalismo politico (Renzi>Letta). Siamo di fronte alla deriva di un partito storico, qui serve scopa e paletta, cambiare musica e musicanti, ma questa volta davvero, il finto-nuovo è la cristallizzazione del vecchio, basta guardare le compagini schierate.
E' l'ora del coraggio di dire basta, la ricreazione (triste) è finita. Mentre il porto spera segretamente almeno la riconferma di Lupi o la promozione di Burlando, questa volta sì turandosi il naso. Oggi a Genova si sente la mancanza più che in passato di figure come quella di Paride Batini, da qualsiasi punto di vista, un'ancora etica, coerente, schietta, di genuino stile genovese, a prescindere dal colore politico.

Spedito da: tre passi nel delirio Pubblicato il: 15 febbraio 2014 alle 07:55

Edgar Allan Poe

The killer awoke before dawn…
This is the end, dear Vigo!

Spedito da: Milano Pubblicato il: 15 febbraio 2014 alle 07:06

Enrico Vigo

GRAZIE DI ESISTERE AEROPORTO DI GENOVA.
Una volta tanto il cono aereo ci salva dalla sciagurata arlecchinata delle pale eoliche svettanti sulla diga foranea, ma questi acuti amministratori si rendono conto dello scempio al paesaggio (a firma Renzo Piano)che ne sarebbe scaturito? Se si vuole fare qualcosa di decente e di serio con le energie rinnovabili in porto ci sono 1000 altri modi, a partire dai pannelli fotovoltaici sui capannoni, ma qui a Genova siamo all'età della pietra, rattrapiti su idee perdenti, fantasia orrida e indolenti fino al parossismo. Con tutte le "best practice" che l'era di internet ci propone in quantità industriale, facendo attivare la fantasia di qualsiasi amministratore accorto (del porto o della città) a Genova si sceglie la cosa in assoluto peggiore, tanto per onorare la lunga tradizione di sfascio che caratterizza questa martoriata città allo sbando totale.
Ma delle opere pubbliche strategiche, quelle pesanti, si sente solo parlare, infarcire fruste affabulazioni, talvolta fare azzardate inaugurazioni (di lingua) farlocche di qualsiasi iniziativa pur di presenziare. Si fa di tutto per onorare i riti tetri delle campagne elettorali, come quella febbrile ossessiva in corso degli iperattivi "RENZI'S, IN HOC SIGNO VINCES", il "nuovo" che avanza... con i Gattopardi. La democrazia italiana è oramai affetta da una malattia incurabile, le facce di bronzo pullulano in tutto l'arco costituzionale e oltre, si agitano per garantirsi con la bava e la schiuma alla bocca un posto sicuro in politica, coperti di privilegi e fancazzismo. Sgomitano, sbracciano, si dimenano ostentatamente, di platea in platea, agili come scimmie sugli alberi.
Ora con Renzi sappiamo anche che la pratica del cannibalismo politico tribale viene praticata con tracotante disinvoltura. Fumo, parole, linguaggio spiccio alla "Salvini", con toni dialettali alternate a citazioni dotte, la (pseudo)sinistra si sta rifacendo il trucco con la peggior dotazione di attrezzi, mancano per ora aglio, code di lucertola, occhi di gatto e penne di gufo tritati e poi anche i maghi rischiano il posto di lavoro con questa onda di nuovi politicanti allo sbaraglio, giocolieri del nulla. Forconi, non c'è altra opzione per mandarli a casa, tornino a fare i privati cittadini e a provare i disagi che tutti noi proviamo. Cerchiamo di ripensare al porto ed ai suoi ritardi, alle opere finanziate che non partono (fuori e dentro il porto) tra rimpalli di responsabilità infiniti e sfacciati. Abbiamo bisogno di regole etiche nuove, la campanella è suonata, la ricreazione è finita: results not excuses. Non facciamoci irretire dalle sirene, la misura è colma.

Spedito da: Londra Pubblicato il: 14 febbraio 2014 alle 20:32

C-Annibale

Un delinquente accettato alle consultazioni per il nuovo governo.
Non tornerò mai più in Italia.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 14 febbraio 2014 alle 08:13

Enrico Vigo

ALEA IACTA EST, MORS TUA VITA MEA.
Abbiamo avuto ieri una chiara dimostrazione del basso livello di democrazia che abbiamo in Italia. Circa 160 capi e capetti PD hanno deciso la fine della legislatura mangiandosi addirittura un proprio uomo, mentre dall'altra parte ci sono 60 milioni di italiani inebetiti. A destra sarebbe stato anche peggio avrebbe deciso uno solo. Ebbene la fiumana degli adepti dell'ormai dilagante schiera che si muove sotto le insegne (gagliardetti, danno meglio l'idea...) "RENZI, IN HOC SIGNO VINCES" va ingrossandosi, l'italiano ha bisogno del suo Dux e la figura di Matteo Renzi che prende a cazzotti (come dice Civati) un presidente del consiglio (Enrico Letta), figura istrionica spaccatutto piace e fa proseliti, mentre la democrazia muore.
Un futuro Presidente del Consiglio che ha perso le primarie del suo partito (PD) e che non ha l'investitura del popolo sovrano è un surrogato di democrazia, un abominio istituzionale. Tra semestre europeo, probabile semestre bianco con Napolitano che prima o poi si dimetterà per questioni anagrafiche, la legge elettorale coi suoi risvolti costituzionali bizantini dai tempi lunghi, etc., danno almeno 18 mesi di vita assicurata a questo governo. Quanto basta per ringalluzzire Berlusconi che nel frattempo avrà completato l'ammortamento dei suoi problemi giudiziari già passati in giudicato. Per Alfano il tempo di organizzarsi meglio e comunque di durare ancora un po' al timone d'Italia.
Questa è la sintesi dell'(avan)spettacolo della politica della nostra italietta Repubblica della Pizza (da domani del caciuco o della bistecca fiorentina).
E i porti? E la Logistica? Ma che vadano a farsi "fottere" ... tout va tres bien, Madame la Marquise.

Spedito da: genoa Pubblicato il: 14 febbraio 2014 alle 04:28

Osservatore Marittimo

Tanto pelo sullo stomaco e altrove, troppo "pilu", anche per la politica dei professionisti. No bbuono

Spedito da: Roma Pubblicato il: 14 febbraio 2014 alle 01:19

Maurizio Rossi

Ieri il ministro Lupi ha annullato la riunione dell'ottava commissione del Senato che avrebbe dovuto presentare il Piano nazionale degli aeroporti. Il rinvio alla prossima settimana è chiaramente legato al dubbio dello stesso Lupi di essere ancora ministro. Ho instaurato con il ministro Lupi un rapporto di totale collaborazione che dopo mesi di lavoro mi spinge a dire che non è solo un ministro capace, ma anche un politico che ha ben chiare le priorità, le emergenze e le esigenze del Paese e della Liguria. Mi preoccupa e mi amareggia il solo pensare dopo un anno di lavoro e di relazioni, di dover ricominciare da capo con un nuovo ministro, chiunque esso sia.
Quello che accadrà nella prossime ore determinerà la mia volontà di rimanere nella maggioranza che appoggia il governo o passare all'opposizione.

Spedito da: italia Pubblicato il: 13 febbraio 2014 alle 23:51

paolo ruffino

piccola italia, piccoli porti, piccola politica... se posso dire non sono confortato nemmeno dallo spianamento degli ex comunisti del pd perché vedo che si sono ci premuniti votando il documento di renzi, il che vuol dire che cercano un accordo per portare uno di loro (d'alema) al quirinale. e ora ricomincia l'ambaradan sempre più deprimente. totoministro, timoniere?

Spedito da: Milano Pubblicato il: 13 febbraio 2014 alle 12:54

Enrico Vigo

Mentre il PD a livello nazionale si cimenta nella madre di tutte le brutte figure che un partito (o quel che ne resta in queste inguardabili macerie) possa fare in politica con l’esibizione triste della vergognosa querelle Letta-Renzi, oramai un duello all’ultimo sangue (il nostro). Apprendiamo dal Presidente Serracchiani (ministro ombra PD delle infrastrutture) un compromessino sui porti dai tempi lunghi e di incerto procedere (con i capetti PD messi in riga come scolaretti chiamati a far marcia su Roma, con qualche eccellente tattica defezione) con un Lupi a rischio rottamazione insieme al Governo Letta, con la non remota evenienza che il tutto finisca in una bolla di sapone.
Peggiore scenario per i porti e la logistica non era possibile neppure sognarlo o farcelo predire dal qualche rinomato oracolo-cartomante, ma la realtà supera sempre di gran lunga la fantasia, e in Italia il peggio è sempre l’opzione più realistica. L’altra chicca è che il Ministro Lupi sui tempi di ripartenza dei cantieri del raddoppio del binari nel Ponente ligure è stato smentito dal suo ministero (come vede tutto fiato sprecato Sen. Rossi), dovremo grattarci questa rogna ancora per chissà quanto, la matassa è molto ingarbugliata nei tribunali. In poche ora abbiamo visto alla moviola l’ennesimo film dell’orrore.
E le imprese, le associazioni, i sindacati, i disoccupati, la gente, stanno a guardare, e per quanto mi riguarda vomitando, mentre a Genova ed in Liguria sempre più gagliarde sventolano le insegne “RENZI, IN HOC SIGNO VINCES” con rinnovato doping-affabulatorio, con gattopardi e i diciottenni al ballo delle debuttanti allo sbaraglio di una politica barzelletta che non fa più neppure ridere. Mentre Genova, morta, si decompone, e l’opinione pubblica non interessa più a nessuno, basta la realtà virtuale ricostruita con sempre più raffinate affabulazioni.

Spedito da: goa-porto Pubblicato il: 13 febbraio 2014 alle 10:02

max

amici, sia la postilla buittata lì da Letta sia la mossa (ma a che titolo???) della Serracchiani mi lasciano più che perplesso per usare un eufemismo. in soldoni: me tuccu se ghe sun... ma questi dove pensano di vivere o continuano a prenderci per il c...

Spedito da: Roma Pubblicato il: 13 febbraio 2014 alle 01:05

Enrico Letta pensiero


IMPEGNO ITALIA
OBIETTIVI E AZIONI

37. Riformare la portualità
La collocazione geografica della penisola conferisce all'Italia una posizione di assoluta centralità nell'ambito dei traffici marittimi provenienti dall'Asia e dall'Africa verso l'Europa e l'America. Il sistema portuale deve diventare un grande volano di sviluppo. Ci impegniamo a:
° rivedere la disciplina sulla portualità di cui si discute ormai da anni, anche al fine di rafforzare il sistema di governance dei porti.

Responsabile:
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

° Tempi
Entro il secondo trimestre definizione dell'intervento legislativo. Entro l'anno l'attuazione.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 12 febbraio 2014 alle 21:24

giorgio.carozzi

SEGNALAZIONE DI SERVIZIO...

Segnalo che a pag. 34 del documento di programma presentato poco fa da Letta, c'e' la riforma della portualità per rivedere il sistema di governance. Dice che la legge va definita entro giugno e approvata entro l'anno.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 12 febbraio 2014 alle 18:36

giorgio.carozzi

Caro Giuliano, ti sei salvato in corner...

Spedito da: LIVORNO Pubblicato il: 12 febbraio 2014 alle 15:08

gallanti GIULIANO

Mi spiace deluderti, caro Giorgio, ma non sono andato alla riunione convocata dall'onorevole Serracchiani, in quanto non iscritto al PD. Ieri avevo preavvertito Luigi Merlo.
L'ultima tessera che ho preso fu quella del Pds (te lo ricordi no? sembra passato un secolo....)
Giuliano

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