SERVICES

Il “modello vincente” e il blocco di interessi che vigila sui porti e Lupi

Il separatismo riformista tiepidamente ventilato per Genova da Luigi Merlo non paga, non rende, è già evaporato. Quindi ha ragione da vendere Manuel Grimaldi, leader degli armatori italiani, quando indica Civitavecchia come modello vincente per la portualità italiana. Quella è un’oasi protetta, in cui ruotano politici, sindacalisti, giornalisti e varia umanità. Rivalità e fazioni sono trasparenti. Intrighi, chiacchiere e cordate si risolvono in casa. Come per buona parte delle opere e delle forniture, i dipendenti vengono assunti per chiamata diretta. L’Autorità portuale di Civitavecchia spende 14,2 milioni di euro per il personale in pianta stabile, cioè mediamente 125.079 euro per ciascuno dei 114 dipendenti: il 40% in più rispetto a Genova, Livorno o Napoli e oltre il doppio rispetto a Ravenna. Nel 2013 l’Authority laziale ha investito 2,5 milioni in attività di comunicazione e promozione: cd, gadget, brochure, manifestazioni, catering, immagine istituzionale, spazi pubblicitari. Quasi 300 mila euro per inaugurare una banchina e 36 mila euro per allestire un cd sul porto dei miracoli e recapitarlo al ministro dei Trasporti. Il problema è capire se quel filmato digitale abbia definitivamente ispirato Maurizio Lupi, al punto da non temere neppure le bastonate ricevute dal ministero della Funzione Pubblica sulla storia delle assunzioni.
In buona sostanza: è legittimo e funzionale allo sviluppo giustificare una gestione delle risorse pubbliche in controtendenza con la politica di tagli alla spesa imposta a tutti gli enti. I giornali assecondano oppure parlano d’altro: è ormai devastante - e vale per ogni segmento della politica portuale - lo scollamento tra realtà e quanto invece viene raccontato. Il pensiero dominante è che l’Autorità portuale di Genova, stretta tra l’incudine della burocrazia romana ed il martello delle Procure, non può continuare a lagnarsi. O a denunciare – sempre sommessamente, ovvio – la disparità di trattamenti, ispezioni e controlli. Palazzo San Giorgio? Che faccia e se la sbrighi, che agisca, che si adegui. Il che potrebbe anche avere una logica, sempre che il presidente Merlo e il suo segretario generale Titta D’Aste accettino uno stage sulle banchine della Capitale. Del resto il ministro Lupi è già troppo impegnato a riflettere sui nuovi modelli di governance ipotizzati dai suoi consulenti, a dettare tempi e modi di una riforma legislativa fasulla, già seppellita nella lavanderia dei poteri consociativi. E’ già al secondo premier, ma tra una comparsata nel salotto di Bruno Vespa e un tour elettorale, Lupi non ha ancora trovato il tempo di imbarcarsi per Singapore e capire se e quante centinaia di milioni Psa potrebbe investire e a quali condizioni. Se è possibile una partnership sull’Aeroporto Cristoforo Colombo con colossi asiatici o russi. Se si possono cancellare subito le limitazioni imposte dal cono aereo che impediscono a Vte di acquistare le nuove gru. Bastava una telefonata a Enac. Non pervenuto. Ma nel frattempo Lupi consente al capo delle Ferrovie, Moretti, di sproloquiare allegramente sul Terzo valico. La sintesi politica? Ha ragione Grimaldi, la carta vincente è quella del presidente di Civitavecchia, Pasqualino Monti.
Da quelle parti il “corridoio” è un passaggio obbligato nei Palazzi del potere, altro che Genova- Rotterdam. Non ci si può stupire se le ambizioni surreali di uno sponsor renziano come il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, abbiano trovato incubatrice solo al ministero dei Trasporti. E se solo al ministero dei Trasporti può essere piazzato oggi un personaggio come Antonio Gentile. E’ come se tutti si arrendessero all’ineludibile, come se ogni possibile pensiero innovatore o progressista venisse ripudiato a prescindere.
L’unico elemento palpabile che caratterizza il dicastero, è il peso delle lobby saldamente insediate in Piazza della Croce Rossa. Espressione dei superburocrati professionisti che ora governano direttamente anche i porti, dell’ammiragliato sensibile al cambio di divisa e di stellette, di qualche anima di Confindustria, di Comunione e Liberazione e della Lega delle Cooperative. Un potente blocco di interessi vigila sugli inquilini del ministero, gli alleati e i cortigiani. Lavoro e impresa? Resta da vedere come si collocherà domani questa variabile sempre più impazzita.

SCRIVI UN COMMENTO

Commenti inseriti: 152 — pagina 1 di 7

Spedito da: Genova Pubblicato il: 14 aprile 2014 alle 22:25

Uncino Lavico

Il post del Prof. Maresca e le tue imbeccate mi fanno tremare....chi sono per poter rispondere a queste grandi questioni.
Metto in riga alcuni punti:
- l'ambito deve essere vasto e coinvolgere più regioni, altrimenti le scelte infrastrutturali che fannno capo al "sistema" non sarebbero razionali (federalismo allargato simile ad un centralismo a scala "minore");
- Regioni ruolo forte ma anche Dogana (e altri soggetti pubblici della filiera), determinante per forti riforme verso lo snellimento;
- della forma giuridica non mi importa...;
- Poche regole ma chiare e ingresso capitali privati solo se occorre...altrimenti il mercato risulterebbe falsato;
- potenza finanziaria per realizzazione/finanziamento delle infrastrutture strategiche (poche ma buone)
A me le corporations del prof. Maresca non piacciono. Sarà perchè penso che non sia necessariamente vero che "pubblico" sia brutto...ma debba essere garanzia di trasparenza e stimolo allo sviluppo.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 14 aprile 2014 alle 11:16

giorgio.carozzi

perfetto... maurizio conferma bluff, inganni, resistenze, trattative al ribasso, sottobosco e desolazione. temi di cui si occupa la nuova puntata

Spedito da: genova Pubblicato il: 14 aprile 2014 alle 08:53

maurizio maresca

Uncino ha il merito questa volta di avere riportato il dibattito in tema di concrete riforme.
La soluzione dell'ente pubblico economico o società per azioni a controllo pubblico (è relativamente indifferente, ma credo che se si fa questo passo si debba partire dal secondo modello) significa buttare la legge 84 ed immaginare, come prevede la stessa proposta di regolamento comunitario, che il regolatore del mercato non sia più l'Autorità portuale, ma altro soggetto (ma non c'è per questa ragione forse l'Autorità dei trasporti?).
In principio questo schema consente di mettere in giuoco il demanio marittimo valorizzandolo come parte della rete oggi del tutto improduttivo (il punto forte è che si deve utilizzare il demanio, magari con alcuni vincoli pubblicistici di utilizzo, ma non di proprietà, per costruire le infrastrutture portuali e di rete anche con alleanze con enti di finanza/fondi internazionali e compagnie marittime).
Le criticità:
- anzitutto ho la netta sensazione che siano contro terminalisti, operatori, ferrovia e armatori, che non hanno alcuna intenzione di trovarsi come concorrente ad un livello superiore un operatore strategico a controllo pubblico che addirittura si indebita grazie ai beni sdemanializzati (non dimentichiamo che la figura del terminalista si deve alla legge 84 e si giustappone all'Autorità che non può svolgere alcuna attività di impresa e che il terminalista serio è oggi anche integratore della rete nel senso che investe anche in retroporti e persino in traffici ecc.):
- se parliamo di una società temo che un ambito così vasto sia eccessivo (Genova e Savona ha un senso);
- temo che sia un passo un po' troppo aggressivo in un paese così conservatore (tanto che questa ipotesi, che non è nell'agenda delle trattative fra politica e governo, viene sposata specialmente dai vecchi - che di questi tempi spesso si dimostrano più coraggiosi e propulsivi).
Un'alternativa, ancora più coraggiosa, potrebbe essere quella di sdemanializare, sempre con vincoli di utilizzo (anzi a maggior ragione), a favore di corporations vere e propie, magari quotate, non necesariamente a partecipazione pubblica (mega terminalisti che stanno sul mercato come Psa ecc.) ma sotto il controllo pubblicistico e regolatorio dello Stato. Ma le soluzioni più sono intelligenti meno paiono possibili.
Oggi la trattativa è ancora e solo sugli artt.16,17 e 18, su quante autorità, sui servizi tecnico nautici ecc....

Spedito da: Genova Pubblicato il: 14 aprile 2014 alle 03:01

giorgio.carozzi


Caro Uncino, la tua risalita a bordo mi rende felice! Ma francamente ci confondi un po’ le idee con la tua proposta di mega-porto. Sulla carta ci può anche stare, sarebbe dinamite pura sotto la conservazione e la difesa dei territori. Ma non capisco che tipo di Autorità portuale immagini. Un ente pubblico-economico? Una spa? I rappresentanti della politica, delle istituzioni e della burocrazia di Stato sono già dentro le attuali Authority e non mi pare brillino per innovazione e sfide. Questo tuo ente dovrebbe certamente avere un potere superiore e illimitato. Chiariscici…
Quanto al dilemma posto da Giorgio Merello, credo che il silenzio sia un atteggiamento di umana pietà, dovuta nella settimana santa anche ai funzionari di Palazzo San Giorgio.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 aprile 2014 alle 20:23

Giorgio Merello

Venerdi 11 chiedevo cosa ne pensano gli opinionisti di Pilotina Blog, compreso naturalmente il Timoniere, del fatto che il Sito dei Servizi Autorità Portuale di Genova (Arrivi/ Partenze/ Piano accosti ecc) è sempre TEMPORANEAMENTE SOSPESO dopo quasi un anno dal tragico crollo della Torre Piloti. Il silenzio che segue la mia domanda penso voglia dire che va bene così, e che forse dovremo attendere la ricostruzione della Torre per il ripristino di tale Servizio Ufficiale?
Saluti al Club esclusivo.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 aprile 2014 alle 14:46

Uncino Lavico

Ho deciso. Mi piacerebbe vedere un Mega porto formato da SV, GE, SP, LI.
Soggetto pubblico che riunisca Regioni, Dogane e tutti altri soggetti pubblici coinvolti nel ciclo del trasporto. Quota di partecipazione del mondo imprenditoriale (ma in minoranza).
Demanio portuale eliminato. Tutto nella pancia del nuovo soggetto. Ricco e con possibilità di indebitarsi come si deve.
Regole snelle nell'assegnazione degli spazi, possibilmente locazione, sempre garantendo imparzialità e trasparenza ma finendo l'era dei contenziosi e degli scenari di incertezza.
Ferreo controllo e coordinamento da parte della componente pubblica. Le 4 AP messe insieme varrebbero, solo di entrate annue correnti, qualcosa che potrebbe superare i 200/250 milioni anno. Senza contare un attivo formidabile.
Insomma....in questa desolazione dove si raschia il fondo del barile i porti, diventati pochi, potrebbero essere delle vere potenze e dei veri generatori di ricchezza, oltre che fattori di razionalizzazione delle scelte e delle decisioni. Aspettiamo trepidanti la tua nuova puntata di Pilotina.
Saluti lavici

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 aprile 2014 alle 10:04

giorgio.carozzi

Ringrazio Michelangelo Trombetta per la citazione, in realtà quel che penso è anche peggio...
Mi sottraggo allo sconfortato disincanto e annuncio l'imminente uscita della nuova puntata di Pilotina. Augurandovi di cuore una serena domenica delle Palme!!!

Spedito da: Milano Pubblicato il: 13 aprile 2014 alle 07:19

Enrico Vigo

Che il problema centrale sia il "lavoro", l'han capito tutti, i Renzi's boys & girls invece aspettano pazienti il segno del capo per strillare, come tanti pupetti accalcati dietro al sipario del Teatro dei Pupi, sotto i gomiti del Puparo.
Oltre alle misure e misuricchie per rivitalizzare l'economia (nei tempi lunghi, Renzi conferma che avremo i primi segnali tra un anno, comincia già ad allungare furbescamente la minestra) occorrono le riforme vere che incidano sul sistema produttivo e sulla sua efficienza, qui Porti, Logistica e Infrastrutture sono un capitolo strategico che va oltre il Ministero Lupi delle Infrastrutture e dei Trasporti, in un paese serio il Presidente del Consiglio in prima persona dovrebbe scendere in campo, mettendo in riga il Consiglio dei Ministri e marcando l'indirizzo con il massimo dell'autorevolezza.
Ma questo ovviamente non avviene, Renzi neppure ci pensa lontanamente, impelagato a difendere la sua immagine proiettata abilmente sul palcoscenico in una campagna elettorale permanente, con atteggiamenti da Tribuno spiccio avido di battimani nazional-popolari, capace di stuzzicare gli appetiti ventrali (e forse solo quelli). Persino Tremonti, presentando il suo ultimo libro è riuscito ad ammettere che un paese riparte anche con una legislazione del lavoro sgangherata, perché sono gli imprenditori che hanno in mano l'asticella del barometro, a prescindere. Dopotutto l'Italia quando l'economia correva è stata per anni un fulgido esempio. Ma i paesi che corrono con invidiabile % di PIL hanno governi che sostengono le politiche strategiche, pilastri dell'economia di un Paese, quello che in Italia manca da sempre, tanto più oggi dove vale più l'apparire che l'essere, dove la parola di un politico non vale una cicca e l'opinione pubblica è un bove silente e cornuto.
Intanto qui da noi nel teatrino locale assistiamo con tristezza alla foto di gruppo Burlando-Paita-Bernini con le maestranze del cantiere terzo valico, occasione storica la caduta del diaframma della galleria di servizio al 3° valico(la più corta) "Borzoli", assenti ingiustificati pomodori maturi e uova marce. Il Presidente Merlo ci parla dei progetti della cura del ferro per il porto, ma per pale, picconi e ruspe si rimanda a chissà quando, tutto rimane per ora nel totale nulla, incluso quello che da anni serve alla città e pur finanziato non viene fatto.
Gli autotrasportatori reclamano con manifestazioni periodiche (TIR lumaca a spasso per Genova) un parcheggio attrezzato e sicuro per i camion (capace di creare lavoro stabile e mettere ordine nel caos attuale fuori dal perimetro portuale che abbiamo in città. Regione e Comune trovano il tempo per le foto di gruppo ad usum campagna elettorale, ma mai per cambiare ruolino di marcia a questa Genova disgraziata dove tutto si muove al rallentatore, tranne le vane promesse, abusate ciclicamente come oggi. Ripeto solo cinquestellati ed astensionisti alle europee (ed in Liguria anche regionali) ci daranno la misura di quanto sta crescendo il profondo senso di vomito e disgusto verso la governance di questo paese, di questa regione e di questa città. Possibile che la cricca dei soliti noti che coprono posti strategici per il futuro della città anche nelle società satellite continui a operare indisturbata nonostante tutto? Dove è la disdetta dell'accordo di programma per le aree di Cornigliano. Chi tasta il polso dei tempi della Società per Cornigliano? Che fine han fatto le opere per rendere dolce la coesistenza porto-città? Che fine han fatto le promesse ai sampierdarenesi? Chi tiene sotto controllo i cantieri aperti e quelli che con scuse varie sono ancora chiusi?
Buona campagna elettorale sotto le insegne "RENZI, IN HOC SIGNO VINCES" cari presenzialisti e sudaticci politici, nuovi belli e rampanti con i vecchi gattopardi oramai senza più denti. Il PD sta completando il suo stadio di crescita, sono cambiati i colori, ora si proietta un film in bianco-nero, gli altri colori delle vivaci bandiere non servono più, sono oggetti ingombranti e fuori moda. Ci vedremo a Filippi! (Nella cabina elettorale con la matita nel posto che meritate o al mare).

Spedito da: Genova Pubblicato il: 12 aprile 2014 alle 13:15

Michelangelo Trombetta

Enrico Vigo ha mille volte ragione. Renzi 'palle mosce' ha sbagliato persino sul numero dei lavoratori dipendenti sotto i 25.000 euro perché non ha tenuto conto degli incapienti che sono circa 4 milioni. Quale trucco di bilancio statale userà per dar loro un 'bonus' visto che 14 milioni per mille fa 14 miliardi e non dieci? La riforma del senato è contorta e comunque lascia il numero dei parlamentari pagati a 630 mentre quella Chiti li riduce a 421 pur con un senato elettivo. Salvo, con beneficio d'inventario, la riforma del Titolo quinto.
Renzi 'palle mosce' da in pasto a uno stuolo di 'fighetti unisex cloroformizzati' (straordinaria definizione di Giorgio Carozzi) e donne che se ne approfittano il mantra 'Donne al comando'.
In questo contesto concordo pienamente che parlare di riforma dei porti (sacrosanta) fa sorridere.
Io non sono un maschilista ma credo che, di fronte a un tale sfascio, gli uomini con le palle, sono tanti ma stanno zitti, debbano tirarle fuori e comincino a farsi sentire prima della catastrofe.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 12 aprile 2014 alle 06:02

Enrico Vigo

Si usano i dati dell'incolpevole ISTAT per fare terrorismo, come ai tempi della Fornero, si escludono i pensionati indigenti dal beneficio IRPEF di 80 Euro (neppure una caramella avvelenata), si tolgono detrazioni alle famiglie. Renzi Robin Hood alla rovescia, ma il popolino si accontenta di veder bombardati i redditi dei boiardi di stato, uno stato il cui perimetro è in forte ridimensionamento progressivo.
Una legge elettorale pasticciata, giusto chiamarla Italicum (Germanicum o Britannicum sarebbe stato troppo irriverente, mentre in Italia pasticcio e confusione si addicono meglio). La riforma del Senato, in una formula disordinata che di peggio non si poteva immaginare, con gente che esce e che entra ogni mese come in un bordello, a maggioranze variabili e dai compiti buffoneschi e pur sempre costosi.
Tutto questo in un clima dittatoriale da operetta, dove la politica mostra il peggio di se. E noi qui come tanti scolaretti al primo giorno di scuola aspettiamo con ansia e timore la riforma dei porti e della logistica, e qualche infrastruttura, come la merenda in distribuzione all'ora di ricreazione: marmellata, budino o calcio nel sedere? Chissà? La Democrazia non ha scorciatoie, Renzi sembra fatto apposta per farcelo ricordare. Industria, Servizi, Sanità, Agricoltura e Turismo in Italia hanno bisogno di programmazione dilungo termine, e di recuperare il nulla del funesto ventennio berlusconiano (anche Dell'Utri berlusconiano DOC latitante condannato per questioni di mafia).
Il clima da basso impero ci propone un PD da crisalide diventato farfalla, ma del colore sbagliato, che finalmente mostra la sua vera collocazione. "RENZI, IN HOC SIGNO VINCES", ma vince solo lui e lo stuolo di nuovi burocrati contornati dai nuovi fancazzisti rampanti, ma ora ci sono le elezioni, tra cinquestellati e astensionisti, il lenzuolo della politica affamatrice si ridurrà ancora, riducendo gli spazi di legittimità e democrazia. Il tunnel è ancora molto buio, è iniziato il nuovo peggio e promette di durare ancora a lungo. Ma l'opinione pubblica italiana dove è?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 11 aprile 2014 alle 18:25

Giorgio Merello

Gradirei se possibile conoscere cosa pensano i frequentatori/opinionisti di Pilotina Blog sul seguente quesito: E' normale/accettabile che, a distanza di quasi UN ANNO dal tragico crollo della Torre Piloti, andando sul "SITO DEI SERVIZI Autorità Portuale di Genova: Arrivi e Partenze - Piano accosti - All'interno di questa sezione è possibile visualizzare le previsioni di arrivo, partenze e movimenti della navi all'interno del porto predisposte dalla Capitaneria del Porto di Genova"....si legga tuttora "A CAUSA DEL TRAGICO INCIDENTE DELLA TORRE PILOTI DEL 7 MAGGIO (2013)IL SERVIZIO E' TEMPORANEAMENTE SOSPESO"?
Mi chiedo: per riattivare tale servizio UFFICIALE si attende forse la ricostruzione della Torre? (che sarebbe URGENTE e finanziata ovviamente dallo Stato che aveva approvato la pericolosa ubicazione di quella abbattuta).
Saluto e ringrazio anticipatamente.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 10 aprile 2014 alle 11:39

Michelangelo Trombetta

Quando ho letto che Matteo Renzi intende mettere tutte donne come capolista alle prossime elezioni europee ho avuto un sobbalzo. Un suo certo piglio decisionista mi aveva attizzato, ma mi sono sbagliato: anche lui ha le palle mosce.
Non solo: dimostra di non avere capito nulla delle donne e perderà dei voti.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 09 aprile 2014 alle 19:13

Enrico Vigo

Il Sen.Rossi si è espresso correttamente in Parlamento contro la TAV TO-Lione e per rendere prioritario 3° valico e raddoppio ferrovia Ponente Ligure. Gesto platonico, ma politicamente significativo. Grazie.

Invece per quanto mi riguarda, passando ad altro argomento, leggendo qualche commento sotto, intriso di idrofobia compulsiva trattenuta a stento, si è finalmente palesato che qualche mio dardo possa essere finalmente andato a segno, il signore mascherato a firma apocrifa "Che Palle" ne è la riprova.

Se si toglie la maschera dialoghiamo, per mia parte anche volentieri, altrimenti consiglio un auto-TSO preventivo, aiuta a superare le crisi.

Tilt. Game over.

Spedito da: Savona Pubblicato il: 08 aprile 2014 alle 14:45

Roberto Cuneo

IL PORTO DI SAVONA? PRIMO PER SOLDI BUTTATI VIA
La casta economica di Savona si è scatenata presentando graduatorie a sostegno dell'autonomia dell'Autorità Portuale Savonese. Però ne manca una: il primo posto in Italia per investimenti sbagliati e soldi buttati via. E' da decenni che Savona mantiene questo spiacevole primato: dopo avere realizzato il terminale contenitori di Capo Vado (150 miliardi poi quasi inutilizzato), ha fatto il terminale carbone agli alti fondali (200 miliardi per il carbone, materia prima scomparsa nei traffici interni italiani, progetto sbagliato anche tecnicamente), ha costruito il tunnel di accesso al porto da Corso Mazzini (12 milioni di euro, doppione della strada accanto, ma fa spendere al Comune 60.000 euro annui di luce). Per completare l'opera, all'insegna della spending review che per loro significa: "come posso buttare via altri soldi?", ecco che costruisce nelle aree portuali un altro mostro di cemento sovradimensionato (6 milioni di euro) in una città piena di palazzi vuoti (Palazzo Santa Chiara).
Tra tanti investimenti inutili o dannosi non ha fatto quello essenziale di collegare le navi da crociera con la rete elettrica (come avviene nel Baltico) per evitare il forte inquinamento in centro città (una nave ormeggiata corrisponde a 100 camion fermi con il motore acceso). L'autonomia del porto è stata preziosa per la cupola economica savonese quando si è trattato di realizzare il progetto Bofill che ha sostituito aree produttive con aree residenziali, senza compensazioni per la città. La cupola, grata, oggi interviene in difesa dell'autonomia di un porto che ha toccato il minimo assoluto di giornate di lavoro dei portuali, quasi scomparsi.
Il problema non è l'autonomia ma la qualità di ciò che viene realizzato e la relazione con l'autorità politica della città, fino ad oggi in ginocchio di fronte al presidente dell'Autorità Portuale.

Roberto Cuneo, presidente ligure Italia Nostra

Spedito da: Genova Pubblicato il: 08 aprile 2014 alle 09:38

Michelangelo Trombetta

A proposito di Porto e dintorni... L'altro giorno, guardando un film, sono rimasto colpito da questa frase detta da una donna che impersonificava una scrittrice di 40-50 anni: "Le donne vere hanno bisogno di uomi veri. Basta uomini con le palle mosce!". A parte una rapida occhiata ai miei attributi, mi sono chiesto: come mai nessun politico uomo ha avuto il coraggio di dire che le quote rosa o azzurre sono una fesseria? Come mai nessun uomo ha il coraggio di dire apertamente che vanno riaperti i casini, cosa su cui sono certo che le vere donne sono assolutamente d'accordo? Come mai nessun uomo dice che il ruolo di Madre e Padre sono due ruoli diversi ma che ovviamente devono avere uguali diritti e doveri? Perché nessun uomo dice che Genitore1 e Genitore2 sono una pura follia?
Ne ho concluso che la scrittrice del film ha colpito nel segno: basta uomini con le palle mosce. E ho pensato di Fondare l'FLM, Fronte di Liberazione del Maschio. In difesa delle vere Donne e dei veri Uomini.
E forse risolveremo anche i problemi del Porto e della nostra meravigliosa Genova.
Michelangelo

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 aprile 2014 alle 23:11

Arcangelo

L'intervista di Burlando che segue di qualche giorno quella di Merlo la condivido in pieno. Anzi se una osservazione critica va fatta è che essa giunge quasi in ritardo.
Mi chiedo come sia possibile ancora oggi ritenere che su una costa di poche decine di km possano sopravvivere due sistemi portuali in concorrenza tra loro mentre logica, buon senso e interessi industriali dovrebbero indicare la necessità di una regia unica su due porti così vicini tra loro e i mercati di riferimento come Genova e Savona.

Spedito da: Ütri - Zena - Repubblica delle Banane Pubblicato il: 07 aprile 2014 alle 00:13

Paceco

Un caro saluto alla ciurma e al timoniere
Pare che si stia veleggiando velocemente (che ridere ahah) verso l'unione dei porti di Genova e Savona-Vado. Finalmente! L'idea che due porti distanti 40km si facessero concorrenza (anche sleale), perseguissero piani regolatori cozzanti, avessero regole diverse e mentalità medioevali era venuta veramente a nausea.
Noto però con rammarico, che da parte savonese si iniziano ad innalzare le solite barricate, strenue protettrici degli interessi dei signorotti locali. Temono forse che noi si vada a ricaricare i cannoni del Priamar? O han forse paura che gli si riempa il porto con lo smarino del Terzo Valico? Ehm, no...Quello che in realtà vien da pensare è che ai molti Shippers ponentini non vada giù che prima di costruire si debba distruggere, ovvero temono l'inevitabile uniformamento delle tariffe e dei servizi offerti dei due porti. Già, perchè su servizi tecnico-nautici, autoproduzione &co. i due scali pensano e agiscono in modo diverso, e non è una novità che, saltuariamente (?) Savona si ritrovi ad effettuare un poco (pochinissimo) di dumping su Genova...per errore sia chiaro!
E poi...beh...c'è il pomo della discordia per eccellenza, Lei, l'utilissima piattaforma...
Già, quell'avveniristico approdo mono-ormeggio che supererà il problema del cono aereo voltrese...

S:<<Come?...Han risolto?>>
G<<Parrebbe di si...>>
S<<Davvero?...O belandi...E oua?...Vabbeh, tanto non la volevano più...>>
G<< Merlo?>>
S<< No, LORO...>>
G<<Oh belin...>>
S<<Belandi, già...>>

Spedito da: Genova Pubblicato il: 06 aprile 2014 alle 21:02

Che palle

Ormai Pilotina e' Enrico Vigo dipendente. Non so se è una terapia proposta da qualche psicologo, ma salti un giro ogni tanto.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 06 aprile 2014 alle 08:45

Enrico Vigo

Nodo Ferroviario di Genova, Strada a Mare, 3° Valico.

A parte le nuove opere finanziate, che non partono, sinistre ombre ammantano d'incertezza quei cantieri aperti che procedono a singhiozzo o si sono incagliati.
Caro IL SECOLO XIX, illuminaci tu, svergogna questa città malata di arroganza amministrativa, condita con supponenza, spocchia, tracotanza e smargiasseria, anche quando i risultati sono zero. Servirebbe una grandinata di dimissioni in Regione e Comune, ma invece si sono inchiodati tutti saldamente alle poltrone. Si schiodano solo per fare il giro turistico della Liguria, in azzardate campagne elettorali inverosimili e buffonesche, con i codazzi di parassiti tronfi e sordi, con mani piene di calli sanguinanti da infiniti sbalorditivi battimani, lontani dal paese reale anni luce. Oramai la campagna elettorale è un ufficio di collocamento itinerante per nullafacenti fancazzisti, bacia-pantofole che scodazzano al seguito degli autocandidati/e, scodinzolando e sbavando. Lo spettacolo del caravanserraglio in movimento in Liguria è partito da tempo, hanno una paura folle di dover tornare a lavorare che da loro vampate di adrenalina da schianto, con una paura pazzesca che li costringe a marcare il territorio con "schizzi di urina" in ogni angolo, come i cani territoriali.
Oramai sono il prezzemolo di ogni minestra. Riunioni tra adepti (la gente diserta), meeting come quelli del K-K-K, pieni di assessori, sindaci, amministratori di vario ordine e grado, quelli che con una sana scopa-spending-review dovremmo poter veder spazzare via. Attenzione, lo stagno putrido col tempo produce mala erba, prima o poi qualcuno li schioda dalle poltrone a calci nel sedere, se non ora quando?

Spedito da: genova Pubblicato il: 05 aprile 2014 alle 20:28

marco

Sarà pur vero che occorre salvaguardare e remunerare gli investimenti premiando chi ha ben operato ma occorre anche guardare alla validità dei piani, alla qualità e trasparenza dei processi, alle performances, in altre parole favorire la concorrenzialità. Ci vorrà il bilancino però non è singolare che ogniqualvolta si vanno a toccare situazioni di cartello consolidate, vedasi il caso dei balneari, subito scatta lo spirito corporativo più tutta una pletora di cointeressati volti a difendere lo staus quo. Le concessioni eterne non le stipulano più neanche nei cimiteri.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 05 aprile 2014 alle 18:30

Enrico Vigo

QUANDO SI FA A MENO DELLA DEMOCRAZIA NASCONO I MOSTRI E LE MOSTRUOSITA'.

Che cosa ci aspettiamo da un governo come questo che pasticcia come pochi una incredibile riforma di un SENATO-A-ORE per come verrebbe concepito, un via vai di gente continuo, una folle composizione eterogenea con compiti pasticciati e rappresentanze farlocche.
Se questa gente (i Renzuscones PD) mette mano ai porti... si salvi chi può, han litigato tra loro fino a ieri, ed oggi aspettano solo il momento per scambiarsi i soliti colpi bassi al momento opportuno, è in atto per ora una tregua armata nella speranza che non si faccia nulla, non s'illuda Sen. Rossi, non esiste un vero accordo tra loro. Se poi si impadroniranno della Regione Liguria stiamo freschi, il fiume in piena degli arruolati sotto gli stendardi "RENZI, IN HOC SIGNO VINCES" non promette nulla di buono.
Che prospettive hanno questo porto, questa regione? Meglio non chiederselo. Aspettiamo il prossimo CIPE dell' 8/04/2014 e vedremo quali coniglietti usciranno dal cappello, dove e per chi, e chi fa campagna elettorale impazzando a destra e a manca, in tutti i recanti della regione, tenga gli occhi aperti, l'8/04/2014 è vicino, le pernacchie pronte a suonare (si affrettino a ricompattare la loro lobby piuttosto, e invece di raccontare che hanno i muscoli, li esibiscano). Sono proprio curioso di leggere i provvedimenti del CIPE, poi si ride.

Spedito da: Repubblica di Genova Pubblicato il: 05 aprile 2014 alle 11:21

Movimento Indipendentista Ligure

Sta "avanzando-emergendo" l'idea-progetto di fare dei tre Porti Liguri (Savona, Genova e La Spezia ), un unico "Sistema LIGURIA".
E' un'idea che riteniamo INTELLIGENTE, STRATEGICA e VINCENTE.
Ci saranno all'inizio grosse difficoltà ma, usando un sano PRAGMATISMO e BUON SENSO, possono essere tutte superate.
Auguri e buon lavoro !!!

Spedito da: Milano Pubblicato il: 05 aprile 2014 alle 06:52

Enrico Vigo

SPENDING REVIEW & PIU' SOLDI PER LE INFRASTRUTTURE anche di medio calibro.

Taglio orizzontale implacabile di consiglieri regionali, comunali, e circoscrizionali a livello nazionale, e della Camera dei Deputati, del 20%, senza misericordia, basta con gli ingiustificati favoritismi alle Regioni a Statuto Speciale e Autonomie varie obsolete e vergognose.
Nel Veneto sboccia la voglia di secessione perché è una regione circondata da anacronistici privilegi (Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia) che mortificano il buon senso di chiunque. Il finto taglio delle Province è una barzelletta mal raccontata da un arraffone gruppo di Renzuscones che alle elezioni europee prenderà una portata in faccia di proporzioni gigantesche, la prima di una serie. Devastare ancora le pensioni, senza mitigare il danno profondo fatto alle imprese e ai pensionandi causato da una iniqua e sballata riforma Fornero, intrisa di sadismi ingiustificati, peserà come un macigno. Non basterà il finto e spiccio decisionismo, a tratti buffonesco di quella macchietta dialettale che è il pur simpatico Renzi (reso simpatico da Crozza) Presidente del Consiglio, impadronitosi del potere con più colpi di mano, cannibalizzando il suo partito e driblando i basilari principi di qualsiasi democrazia occidentale che avrebbe preferito elezioni ad accordi di Palazzo.
Che il Job Act non sia quel Dirty Job Act che sbirciando si intravvede, altrimenti anche l'ultimo decente avamposto della politica, il PD, verrà spazzato via come la neve all'equatore. Si trovino con quei risparmi i quattrini per rilanciare anche le piccole e medie infrastrutture del territorio, diffuse, capaci di traguardare quel necessario upgrading di cui l'Italia, ferma da 20 anni di chiacchere, aspetta con ansia per tornare a correre insieme all'Europa e dare diffusamente più lavoro. Porti, Aeroporti, Interporti, piattaforme logistiche, c'è fame di uno stato dell'arte più evoluto, si trovino i soldi con risparmi veri e con atti concreti di democrazia vera, i metodi spicci, spintoneschi sgraziati e da farsa d'avanspettacolo, con marcata mimica dittatoriale, sono uno spettacolo inguardabile e penoso, che relega l'Italia a gareggiare con i Bocassa e dintorni, e gratifica solo quell'area grigia di cui la politica furbesca spesso si serve per tenere saldo il potere senza dover mai render conto a nessuno.
Genova quando apri i tuoi cantieri spazzando via quel sottobosco politico amministrativo che ti soffoca. (Piero da UK, mi raccomando non stare sottovento...questa è forte).

Spedito da: ROMA Pubblicato il: 04 aprile 2014 alle 23:53

Roberta Oliaro


Caro Giorgio,
ho letto con piacere la tua intervista al ministro Lupi e vorrei brevemente
riprendere il passaggio relativo alle scadenze delle concessioni demaniali,
che acutamente hai posto al ministro, per evidenziare l'urgenza di
intervenire su questo tema. Reputo che questo sia un argomento da dover
affrontare con grande attenzione e già nell'immediato.
Com’è ormai noto, gran parte dei terminal del settore commerciale genovese
hanno la concessione un scadenza tra il 2018 ed il 2020. A tal proposito, reputo che a distanza di vent'anni sia ormai necessaria ed essenziale l'emanazione del decreto previsto dall'articolo 18 della legge 84/94, con il quale dovranno essere determinate le condizioni ed il controllo delle concessioni demaniali alle imprese portuali private (terminal).
In previsione delle prossime scadenze di concessioni di banchine e piazzali
ai terminal, il governo non ha ancora valutato l'opportunità di indicare
almeno una linea di indirizzo che metta in condizione l'impresa di essere
internazionale e competitiva con sistemi più vicini agli altri paesi
europei, e che tuteli gli interessi dei terminalisti i quali, ben operando
con investimenti sul demanio, hanno favorito uno sviluppo della portualità
nazionale ed una valorizzazione del demanio marittimo.
Non possiamo lasciare in tale situazione di incertezza chi ha fatto
investimenti per milioni e milioni di euro e con loro i lavoratori dei
terminal. La garanzia di una continuità nell'handling portuale votata a
premiare chi ha investito e fattivamente operato per lo sviluppo
non può attendere e soprattutto deve sostenere chi vuole poter pianificare nuovi
investimenti alla luce di piu' solide garanzie concessorie.
In conclusione vorrei invitare il ministro Lupi ad
intervenire con rapidità sul tema al fine di regolamentare il rapporto tra
nuovi investimenti imposti dal mercato dello shipping e l'imminente scadenza
della concessione, anche e soprattutto in relazione alle esigenze
economiche di recupero dell'investimento.
A presto.
On. Roberta Oliaro

Spedito da: Venezia Pubblicato il: 04 aprile 2014 alle 12:39

Tifoso Portuale

In merito alle polemiche sollevate circa il possibile accorpamento delle AP di GE e SV sono a sottolineare soltanto un paio di cose: a) quando l’UE scelse i core ports utilizzò tre criteri: il primo riguardava i traffici (adottando una formula di interpolazione); il secondo la c.d. continuità territoriale, il terzo i porti ubicati in città-nodo. Sul secondo punto le decisioni non sono state prese tanto a livello europeo bensì nazionale; b) si spiega così l’ingresso di alcuni porti che non avevano i requisiti di traffico per essere core: AN, NA, PA, BA.

Ora però, considerare la scelta europea come un punto di partenza imprescindibile per quanto riguarda la programmazione nazionale futura, a me sembra un errore.

Guardando le statistiche 2012 (Istat), ad esempio, che tanto hanno fatto preoccupare il Presidente Merlo, si scopre che Savona, con 14,1 milioni di tonnellate movimentate è davanti ai porti core di AN (8,3), NA (12,8), PA (8,9) e, soprattutto, BA (4,9!!!!). Sarebbe anche davanti a SP (13,0).

Concludendo, non sono ligure e quindi non “tifo” per nessun porto singolarmente ma soltanto per la portualità italiana in generale, ma se a Savona si lamentano mi sembra che ne abbiano tutti i diritti.
Se poi gli operatori dei 2 porti troveranno interessante una possibile integrazione, tanto meglio.

1 2 3 ...   7

Tutti i blog sono moderati e i commenti ritenuti inadatti (a nostro insindacabile giudizio) non saranno pubblicati.