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Riforma dei porti tra vincoli, delitti e pene

Il conformismo di massa ci impedisce di decifrare se sia più indecente la campagna elettorale lanciata con un anticipo di oltre un anno da tre esponenti dell’attuale giunta regionale, o ppure la lamentazione con cui l’establishment di Savona si oppone ad una possibile integrazione con il porto di Genova . Accettando passivamente i soliti vincoli imposti dalla sorda politica di periferia, si continua a discutere di governance e non di governo, cioè di chi vuole avere il potere e non di che cosa bisognerebbe fare per crescere sui mercati, conquistare nuovi traffici e guadagnare occupazione. Tutto sembra rientrato nella modesta portualità di sempre, fatta di barriere di accesso al business, di protezioni, lobby, consociativismo e inefficienze. L’ambiziosa riforma dei porti porterà un chilo di merce o un contenitore in più? Non è questo il tema del confronto e delle contrapposizioni sottotraccia innescate dall’intervista al Secolo XIX del ministro Lupi. Mentre sulle banchine imperversano Commissari incapaci o imbarazzanti (dieci Autorità portuali sono senza presidente), il pallino sembra sempre in mano ai super burocrati del ministero. Si muove molto il Pd, con esponenti di spicco come Filippi e Serracchiani (assistiti dai loro consulenti legali) che replicano al “prototipo Lupi” rilanciando una riforma della legge 84 che investe anche il lavoro, le concessioni e l’autonomia finanziaria (quindi tutto). Le imprese vorrebbero: facilità di movimento, certezza del quadro normativo, soggetti pubblici forti e flessibili che garantiscano massimo rispetto delle regole, qualche iniezione di denaro e sicurezza sul fronte delle concessioni. Ma nelle strette parlamentari, lo scontro si registra già su punti peggiorativi come quelli che introducono maggiori vincoli alle imprese e stritolano gli investimenti per i concessionari. Tra i due schieramenti – Ministero e Commissione parlamentare – è possibile l’intesa sul numero delle nuove Authority, una quindicina, con l’incomprensibile clausola che dovranno comunque “costituirsi dal basso”… Nebbia fitta sui temi centrali: lavoro, ruolo delle Compagnie, concessioni, Autorità portuale concepita come ente pubblico-economico. Ai porti italiani serve una riforma coraggiosa, praticabile, efficace. Un cambiamento radicale che tuttavia non scivoli nella velleità. Ma è possibile lavorare a una legge di riforma così impegnativa senza una visione terza, che prescinda dagli interessi delle singole realtà? E’ concepibile affidarne la stesura a diversi attori che se mai si dovessero mettere d’accordo tra loro, lo farebbero in base alle reciproche convenienze? Il cambiamento è indispensabile perché le Autorità portuali sono travolte da crisi di credibilità e sono bersaglio di una sorta di manovra a tenaglia tesa a svuotarle e depotenziarle, di cui è protagonista lo stesso Governo. La paralisi si sta realizzando attraverso la decapitazione dei vertici (mancata nomina dei presidenti e autentici pasticci giuridici come nel caso Massidda), la confusa e contraddittoria applicazione di norme relative al contenimento della spesa pubblica, l’assenza di scelte prioritarie per gli investimenti nelle infrastrutture. Il Pd sostiene che la proposta del ministro Lupi contiene importanti suggestioni ma anche molte astrazioni e contraddizioni. Gli uomini di Renzi dicono di voler salvaguardare il senso delle suggestioni, ancorando alla realtà l’impianto di una riforma che è comunque radicale. La formula del Pd è: più porti e meno Authority. Che tradotto, dovrebbe voler dire: più lavoro e meno poltrone, più efficienza e meno burocrazia. La riduzione del numero delle Autorità portuali ha effetti certamente di contenimento di spesa per il taglio delle figure di vertice ma, soprattutto, se unita ad un’autentica autonomia finanziaria, potrebbe razionalizzare pianificazioni e investimenti. Resta da capire se questo centrosinistra bluffa o è consapevole di che cosa significa abbattere i vincoli territoriali in nome del bene comune. E se, soprattutto, si arrenderà finalmente alla certezza che quella di Genova è davvero un’altra storia…

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Commenti inseriti: 93 — pagina 1 di 4

Spedito da: http://www.landbruksutdanning.no/ikoner/Parajumpers-salg.asp Pubblicato il: 29 dicembre 2014 alle 09:31

parajumpers

Riforma dei porti tra vincoli, delitti e pene - The Medi Telegraph
parajumpers

Spedito da: Genova Pubblicato il: 13 maggio 2014 alle 19:01

Errico Malatesta

Dopo molto tempo passato ad osservare dalla finestra questo interessante blog, mi inserisco nel dibattito provando a proporre un punto di vista diverso.
Le parole con cui il timoniere ha avviato la discussione sull’incombente riforma portuale bollavano come “indecente lamentazione” l’opposizione di Savona all’integrazione con il porto di Genova.
Ne sono seguiti un centinaio di interventi, più o meno tecnici e più o meno centrati sul tema. Nessuno di questi, a mio giudizio, ha però dimostrato per quale motivo l’integrazione fra i porti (o meglio fra le Autorità Portuali) di Savona e Genova dovrebbe essere salvifica per entrambi e salutata con favore dalla comunità savonese.
Dunque, perché Savona non vuole l’accorpamento?
Le ragioni della gente sono quelle tramandate di generazione in generazione: l’avversione per Genova matrigna, storico nemico che interrò il porto nel 1528. Savona più che ligure si sente piemontese: dopo Celle “sunt leones”. Questi sentimenti sono reali, profondi e diffusi, e testimoniano l’incredibile provincialismo savonese, che traspare in tutta la sua gravità quanto più si entra a contatto diretto con questa realtà che, vista dalla Lanterna, sembra solo una grigia città della Riviera (…ma probabilmente è lo stesso effetto che fa Genova a chi proviene da una metropoli come Milano).
Le folkloristiche manifestazioni savonesi di questi giorni, con gli striscioni appesi intorno alla Vecchia Darsena (#giù le mani dal porto) si inseriscono in questo misero solco. Ma rischiano di offuscare ragioni ben più serie ed oggettive.
Genova oggi è un grande porto, che però non funziona.
Nei vent’anni trascorsi dalla riforma della Legge 84/94 nessuno degli esperti (?) manager (?) chiamati a dirigerlo ha saputo smuoverlo, scuoterlo, risollevarlo (o meglio: uno ci ha provato, ma è finito male). In questi vent’anni il porto ha perso opportunità, prestigio e autorevolezza. Oggi la riforma si scrive lontano da Genova, mentre ai tempi del CAP le disposizioni del ministero della Marina Mercantile in materia portuale venivano dettate da Palazzo San Giorgio.
Savona Vado oggi è un porto piccolo, che non funziona ancora.
La ristretta comunità portuale non conosce i veti incrociati che da sempre logorano il porto di Genova e per vent’anni ha risposto ad una sola persona, scaltra e determinata, che ne ha segnato la storia recente, mettendo a segno colpi di indubbio successo: tra tutte le operazioni Costa Crociere e Maersk. Iniziative che costituiscono linfa vitale per un territorio che, come e più di Genova, ha pagato la crisi con una deindustrializzazione impietosa dalla costa alla Valbormida.
Tuttavia l’operazione Maersk è in mezzo al guado. Un progetto complesso che ha bisogno di grande attenzione e moltissimo lavoro per sistemare tutti gli aspetti che ne condizioneranno l’efficacia, a cominciare dall’integrazione con i mercati: sistema ferroviario, intermodalità, logistica. Una partita delicata che ha bisogno di una dedizione totale, che solo una gestione locale può garantire.
Mettere insieme queste due realtà, profondamente imperfette, oggi a mio giudizio non gioverebbe a nessuno. Genova non risolverebbe i suoi atavici problemi, mentre Savona rischierebbe di non portare a compimento il suo progetto.
Meglio sarebbe dare il tempo a Savona di mettere a punto il sistema Maersk fino in fondo e intanto cercare finalmente una soluzione alla gestione del porto di Genova, a cominciare da una guida autorevole e coraggiosa, che “magari” conosca di porto e trasporti.
E, mentre i due porti lavorano in autonomia ai rispettivi problemi, si potrebbe iniziare ad impostare una cooperazione su un sistema ferroviario a servizio della portualità ligure. Una gestione indipendente, dotata di mezzi e carri, in grado di abbinare manovra portuale e spole verso l’hinterland, che punti a fare massa critica e offrire un servizio regolare e a costi ragionevoli. Questo si, consentirebbe ai porti di fare un bel salto di competitività.
Le opportunità ci sono, già con la legge attuale. Basta volerlo e lavorare duro, lasciando da parte campanili, lanterne, torrette e ogni interesse di parte.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 13 maggio 2014 alle 06:13

Enrico Vigo

Ha ragione Bruno Marelli, qualche iniziativa comune (fuori tastiera), ben preparata, servirebbe a certificare e diffondere quell'idea comune che spesso qui emerge. Un contraltare alla noia e all'abbandono che fanno di Genova la capitale della lentezza burocratica e della svogliatezza amministrativa, oltre che della spremitura del contribuente con le tasse sulla casa all'aliquota massima, operazione oramai perpetrata con fredda e cinica disinvoltura. Occorre dotarsi di un "Osservatorio infrastrutture" qualificato, bisogna poter incalzare nel merito chi si affaccia dai pulpiti privilegiati di Porto, Regione e Comune a raccontarci spesso storielle periodiche con marcato tentativo di imbonimento.
12 mesi secchi nel 2013 e già 5,5 mesi nel 2014 persi brutalmente senza nuovi cantieri di infrastrutture finanziate, e gravi ritardi nei cantieri aperti, questa è la verità, e poi hanno la faccia tosta di farci anche comizietti in campagna elettorale (contando musse). Queste elezioni europee siano la sberla che i sottoboschi della burocrazia politica sempiterna locale meritano, la scossa per cambiare cavalli.
Quelli che han dato quel che potevano e sapevano dare vadano a riposo, onore delle armi purché vadano, sereni rientrino nella vita civile dei comuni mortali da auto-esodati prima d'essere cacciati brutalmente in cabina elettorale quando l'opinione pubblica ritroverà orgoglio e dignità. Serve un ricambio profondo, di persone, metodi e obiettivi, concretezza nell'amministrare, KPI per misurare l'efficienza e smetterla con le scuse per giustificare il non fatto. Spingere a ricompattarsi dietro gloriosi stendardi, giocare sull'emozione dell'appartenenza, sono vecchi metodi di chi è incapace di proporre cambiamenti e cerca l'agio del branco. Tra l'altro impazza la moda dell'autocandidatura, scomparsi anche i più pallidi residuati bellici di freni inibitori di un'epoca che non c'è più, con i relativi codazzi porta-santini e battimani , da restare allibiti, vedrete alle prossime regionali che scenari ci aspettano con caste autoreferenti agguerrite. Ma a Genova abbiamo una "opinione pubblica"? Me lo chiedo spesso, e finora non sono riuscito a darmi una risposta. Proviamoci.

Spedito da: italia Pubblicato il: 12 maggio 2014 alle 10:53

Bruno Marelli

Cari amici di Pilotina, il dibattito mi sembra un po’ afflosciato, un botta e risposta sempre tra gli stessi, si vede che siamo tutti un po’ stanchi e disillusi… Rilancio. Più che la lobby massonica ventilata da Trombetta, vorrei che le persone che navigano da anni su Pilotina diventassero con i loro comportamenti virtuosi nei più diversi settori ambasciatori di un nostro patto per il porto. Non faremmo poco se riuscissimo a creare una rete di soggetti uniti dalla condivisione di valori ed esperienze connesse alla cultura del porto e dello shipping. Innovazione, ricerca, qualità, coraggio…

Spedito da: Milano Pubblicato il: 11 maggio 2014 alle 11:03

Enrico Vigo

In questa stagione confusa di arresti eccellenti, di fughe all'estero per sottrarsi alla gabbia con reti di soccorso ramificate con cliniche, avvocati, e padrini compiacenti, del crollo fragoroso di un sistema di potere che ha dominato la scena ventennale d'Italia sfasciando lo sfasciabile, il problema dei porti italiani e del mare diventa un trafiletto malscritto in ventunesima pagina, persino dopo le inserzioni delle massaggiatrici. Questo da l'idea del clima italiano, paese continentale che non conosce il mare sui media. La campagna elettorale ci regale autorevoli conferme, tutto fuorché shipping, portualità, logistica. Dove è finita la promessa Riforma-Lupi? Domandiamoci piuttosto se sia mai esistita o se sia stata una fugace passerella elettorale. In questa stagione di novità annunciate (concretezza poca), di rivoluzioni esoteriche e involuzioni, di colpi di teatro con dietro il nulla, chiediamoci cosa fanno i nostri parlamentari genovesi, come hanno sacrificato le nostre speranze, che senso abbia il loro far politica. La riforma e l'accorpamento delle Autorità Portuali è l'unica strada, non lasciamoci travolgere dall'inedia e dalla lentezza, cambiamo musica e musicanti, senza aspettare troppo.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 11 maggio 2014 alle 07:51

Enrico Vigo

Caro Michelangelo, non giriamo intorno al problema, entriamo nel merito con obiettiva serenità. Riferendoci agli Spedizionieri genovesi (sia gli Internazionali-Forwarders che i Doganali) la via maestra è l'aggregazione, i gruppi di acquisto dei noli per i primi (molto sviluppata in Germania tra i middle-size operators) la capitalizzazione delle imprese, la vicinanza ai mercati in Italia e nella bassa Europa, oltre che overseas, non solo con robuste partnership, ma soprattutto con la presenza diretta.
Occorre prepararsi, nei prossimi 5 anni a Genova cambia il mondo, assisteremo a sconvolgimenti darwiniani negli assetti, alla spremitura forsennata delle nicchie residue da parte di taluni, i tradizionalisti incalliti (finché durano), all'aggressivo procedere dei maramaldi accovacciati e protetti dalla compromessa politica locale per cercare di reiterare i grassi favori sul filo della legalità, a qualche illuminata gestione nella direzione giusta, e con la massa degli immobili a vivacchiare. Tutti incalzati dalla ingombrante prepotenza delle multinazionali tedesche, svizzere ed USA. Per progredire occorre aver "fame", quella che le seconde generazioni di imprenditori, cullati nell'agio e ubriacati magari dallo status-symbol Bocconi (vana gloria), spesso non conoscono neppure. Ma il mercato oggi è quel che è, avaro, 100 leoni ed 1 antilope, spesso i leoni si sbranano tra loro e l'antilope se la sognano. Uscire dallo stallo dello schema "Genova", prima possibile, l'unica via di salvezza.
Sul fronte del porto si proceda con celerità con le infrastrutture dentro e fuori, e i politici arruffati, i carrieristi, i fancazzisti, i puri di spirito, i framassoni, i ricercatori di agio e di favori più per sé che per cli altri, tutte le risme, si ricordino che a Genova c'è il mare, e non solo.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 10 maggio 2014 alle 10:59

Michelangelo Trombetta

Trovo sempre molto pertinenti le osservazioni di Enrico Vigo. Vorrei fare una osservazione: attualmente, nel mio mondo della promozione finanziaria, il risparmio delle famiglie italiane non cresce (va già bene se rimane stabile); se io voglio voglio crescere devo togliere clienti a qualcun altro e non è facile perché l'uomo, per sua natura, vede il cambiamento in modo ansioso. Infatti io non dico mai: "Mi porti tutto quello che ha da un'altra parte" ma "Incominci a mettermi alla prova".
Analogamente ritengo che noi dovremmo provare a 'fottere' i porti concorrenti con la stessa logica.

Spedito da: ITALIA Pubblicato il: 10 maggio 2014 alle 10:51

gerry

Non capisco lo stupore per l'arresto di Luigi Grillo. Cosi' pure la scatola vuota della societa' Trinity Bulk Shipping della Sopaf...

Spedito da: Milano Pubblicato il: 10 maggio 2014 alle 10:33

Enrico Vigo

Civitavecchia è destinata a prendere pian piano quota verso fine 2° semestre di quest'anno e negli anni a venire (crociere e RO/RO), lo leggo nella mia sferetta di cristallo portatile, altro che perdite ... basta seguire e annusare gli indirizzi del mercato. Piuttosto, caro Michelangelo, mi concentrerei sull'integrazione delle banchine portuali di Genova-Sampierdarena-Voltri-Savona-Vado-PiattaformaMaersk, un bell'insieme da 5milioni di TEU se gestito come si deve e un futuro problematico se il tutto non viene coordinato da una regia intelligente che deve scaturire da un comitato tecnico rappresentativo delle due realtà (non delle congreghe abituate a sbranare e a sbranarsi che conosciamo fin troppo bene, avide e rapaci, talune protette e blindate dalla politica sfacciatamente compiacente).
Traghetti e RO/RO ad esempio, perché non implementare/saturare convintamente Vado Ligure, lasciando perdere il disegno inutile dell'estremo lembo di ponente a Voltri e decongestionando opportunamente Genova (Chiappella e dintorni)? Occorre ridisegnare insieme agli interessati gli spazi a Genova (migliore utilizzo dell'area traghetti e centrale Enel in dismissione 2017, allargando anche lo spazio da restituire alla città legato alla Lanterna) e a Vado, un terminal containers oggi fuori misura per potersi sviluppare seriamente, in attesa della Piattaforma Maersk, e che sta ridimensionando pericolosamente gli organici con gli ammortizzatori sociali in scadenza a breve.
Per inciso, vi siete accorti che la campagna elettorale a Genova pare quella delle città che non hanno il mare? I temi trattati sono tutti avulsi dal contesto sociale e produttivo e che i candidati vorrebbero (velleitariamente) rappresentare in Europa, DNA bolso, resta un posto in Europa per trombati in politica quaggiù.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 09 maggio 2014 alle 14:33

Michelangelo Trombetta

A proposito di Civitavecchia, mi auguro che i loro sprechi ricadano solo su di loro; un pò di numeri del 2013 rispetto al 2012: traffico totale: -13,7%; N. navi: -9,3%; N. passeggeri: -8,9%; N. automezzi -10,5%; N. container +6% (ma parliamo di numeri irrisori); n: crocieristi/imbarchi/sbarchi: + 5,9%.
Non è che, all'italiana, queste perdite vengono spalmate sulla collettività?

Spedito da: Milano Pubblicato il: 09 maggio 2014 alle 13:28

Enrico Vigo

Terremoto 10° grado scala Richter in politica in Liguria, meteoriti cadute nell’imperiese e nello spezzino, ecco cosa ci riserva la ribalta del palcoscenico nazionale, solo cronaca nera, se vogliamo una lunga scia, però queste perle mancavano alla collezione (chissà se il censore Piero da UK farà qualche riflessione, stavolta centrata, visto che i meteoriti sono picchiati nella sua area geopolitica).
periamo che la sostanza rilevata dai PM possa essere giudicata in fretta e diventi sentenza definitiva in tempi brevi, per scrivere nella storia non illazioni ma la verità legale, e che alla fine tutto serva a disboscare la mala erba (se tale) che pare crescere rigogliosa in Liguria. Dobbiamo andare avanti con le soluzioni ai problemi che tardano a venire, nonostante la carne al fuoco sia tanta, e i diversivi di cronaca non aiutano perché distolgono l’opinione pubblica dall’obiettivo maestro che è pretendere che gli amministratori pubblici facciano il loro mestiere, il “fare”.
Piaggio: avevamo un gioiello a Sestri Ponente, infilato in una buca con l’inghippo milionario “Chiaravagna” da risolvere, nessuno ha mai offerto aree demaniali alternative contigue all’aeroporto ed è nata così l’idea di Albenga (e nessuno s’è posto il problema che sarebbe, ovviamente, diventata la pietra tombale dello stabilimento di Genova). Che aquile ragazzi i nostri chiaroveggenti deputati ad immaginare il futuro di Genova negli assessorati competenti di Regione e Comune!
Mi pare che sia stato oltrepassato il punto di non ritorno per l’atto dovuto di denuncia per inadempienza dell’Accordo di Programma (aree demaniali ILVA), certificato dall’offerta di restituzione aree fatta dall’ILVA commissariata stessa, proposta la cui congruità (in ettari) deve essere vagliata con estrema attenzione. Porto e mondo dello shipping, se ci siete battete un colpo, per un momento non sbranatevi, e l’AP non si occupi solo delle rinnovate scaramucce in corso tra terminalisti (i soliti) per fagocitare qualche metro quadro in più di quel letto disfatto che è il porto di Genova, e si dia ad Ansaldo quel che merita (in area portuale a Cornigliano) per il suo “project cargo”, tanto per non lasciare un altro capitolo importante nel Limbo al quale la politica genovese ci ha tristemente relegato, ingessando qualsiasi iniziativa di sviluppo. Quale sarà il prossimo goal fatto a Genova? E quando?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 09 maggio 2014 alle 11:48

Michelangelo Trombetta

Riporto uno stralcio delle dichiarazioni rilasciate da Barroso il 23 marzo di quest'anno
“La ragione per cui abbiamo bisogno dell’Unione europea è proprio perché non è democratica. Lasciati a se stessi , i governi eletti potrebbero arrivare a fare ogni sorta di cosa semplicemente per guadagnare voti.
I governi democratici non hanno sempre ragione, se i governi democratici avessero avuto sempre ragione non avremmo la situazione che abbiamo oggi: le decisioni adottate dalle istituzioni più democratiche del mondo sono spesso molto sbagliate.....Questa è stata, in larga misura, la logica e l’obiettivo principale per l’unificazione europea. I padri fondatori avevano attraversato la Seconda Guerra Mondiale e ne sono usciti con una visione stanca di democrazia. Così hanno deliberatamente progettato un sistema in cui il potere supremo è esercitato da commissari nominati che non hanno bisogno di preoccuparsi dell’opinione pubblica. Essi – i padri fondatori – credevano che il processo democratico a volte ha bisogno di essere guidato, temperato, vincolato.”
E pensare che in nome della democrazia abbiamo occupato l'IRAQ e l'Afghanistan e bombardato la Serbia; poi abbiamo fatto fuori Geddafi, fatto casino in Siria e in Ucraina.
Fantastico!

Spedito da: Roma Pubblicato il: 09 maggio 2014 alle 10:54

Ferdinando Aiello

Il Governo deve intervenire sulla condotta dell'Autorita' portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, che dal 2004 ad oggi ha proceduto all'assunzione di personale, dipendente e dirigente, attraverso il meccanismo della chiamata diretta, eludendo la previsione di indire concorsi pubblici.
Per questo ho presentato una interrogazione alla Camera, indirizzata ai ministeri dell'Infrastrutture e dei Trasporti, della Pubblica amministrazione e dell'Economia. Nonostante le Autorita' portuali siano definite per legge personalita' giuridiche di diritto pubblico, Civitavecchia non ha mai provveduto a bandire concorsi pubblici per la selezione del personale e per quello delle societa' partecipate. A beneficiare della procedura di assunzione a chiamata diretta e' stato anche l'attuale presidente dell'Autorita' portuale, Pasqualino Monti, assunto come dirigente, pur non in possesso dell'esperienza richiesta dalla legge per assumere incarichi dirigenziali. Inoltre, come già rilevato dal Secolo XIX, il costo del personale dell'Autorita' portuale e' di gran lunga superiore a quello delle altre Authority italiane: non possono esserci enti che stringono la cinghia e altri che gestiscono allegramente risorse, consulenze e incarichi inutili'.
'Sappiamo che il Dipartimento della funzione pubblica ha richiesto un'ispezione: i ministeri competenti valutino se inoltrare gli esiti di queste verifiche alla procura regionale per il Lazio della Corte dei conti per poter accertare l'eventuale danno erariale in merito all'irregolare selezione e reclutamento del personale. Gli stessi ministeri valutino se avviare un'indagine amministrativa interna per individuare i motivi ed i responsabili della condotta dell'Autorita' portuale e se imporre alla stessa l'adozione di strumenti e di procedure in grado di permettere il rispetto della disciplina vigente in materia di reclutamento e selezione del personale.
In un momento difficile per la situazione occupazionale del Paese e' giusto che siano dati a tutti le stesse possibilita' di accesso anche ai posti piu' importanti ed e' fondamentale ribadire che non e' tollerabile l'esistenza di isole felici che tradiscono le norme sulle assunzioni nella pubblica amministrazione tramite concorsi pubblici.

On. Ferdinando Aiello, Sel

Spedito da: Genova Pubblicato il: 08 maggio 2014 alle 14:06

Michelangelo Trombetta

Immaginando di fare due chiacchiere da bar mi viene da dire che, in quanto a promesse, Matteo Renzi batte il Berlusconi dei tempi d'oro dieci a zero.
L'ultima è che dal prossimo anno cambia il 740 o Unico che dir si voglia; il fatto è che ormai è tutto un fiorir di promesse e previsioni: Moody's ha detto che, nel 2015, il PIL potrebbe crescere del 2% se si fanno le riforme; e perché non del 3%.
Sul tema dei politici che accontentano a parole chiunque abbia un problema, ha scritto tre pagine memorabili l'uomo con i baffi che non è Dalema (o D'Alema, non ricordo). Si trovano quasi all'inizio del Mein Kampf e a leggerle fanno venire i brividi. Perché, solo su quel punto, ha detto la verità.

Spedito da: Pubblicato il: 07 maggio 2014 alle 15:08

Delsanto

Corvi & avvoltoi

A distanza di un anno dalla tragedia della Torre Piloti, quella di oggi avrebbe dovuto essere a Genova soprattutto una giornata di riflessione e di preghiera. Per molti è così, ma evidentemente non per la serie di cosiddetti giornalisti che si sono sbizzarriti a dare il peggio di se stessi, da autentici sciacalli. Che tristezza

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 07 maggio 2014 alle 12:52

GIAMPAOLO

Caro Del Bene,
anche il tuo intervento su Pilotina, così come in precedenza quello di Michelangelo Trombetta, mi trova positivamente sorpreso per il tema che lancia, o meglio, che rilancia. Infatti già tre anni fa, in occasione dell'Assemblea Spediporto, era stato proposto da Roberta Oliaro un messaggio molto importante ed attualissimo agli spedizionieri genovesi: il futuro delle piccole-medie case di spedizione risiede in quella che sarà la loro capacità di creare momenti di aggregazione commerciale.
Nel mondo, ma soprattutto in Germania, tali modelli aggregativi a cui aggiungerei i c.d. gruppi di acquisto, hanno consentito, nella più assoluta osservanza di norme sulla concorrenza, prospettive di crescita e di consolidamento del ruolo delle case di spedizioni medie, rispetto ai giganti del settore, rilevanti.
Oggi il settore delle spedizioni, come ogni altro settore economico, deve imporsi una seria riflessione su come posizionare la propria presenza all'interno dei mercati e, soprattutto, su come costruire nuove geometrie relazionali in grado di accrescerne la capacità competitiva. Attualmente al nostro interno stiamo ragionando su di un paio di progetti che vanno nella direzione indicata. Allo stato stiamo scontando il peso di una cultura di settore poco incline a certe strategie, fortunatamente però sto riscontrando una nuova sensibilità su certi temi e sono dunque fiducioso del fatto che a breve prenderanno corpo almeno un paio di iniziative importanti.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 07 maggio 2014 alle 11:01

Michelangelo Trombetta

Nel mio post sulla sentenza della Cassazione c'è un errore: la sentenza non dice in modo esplicito che queste camere non sono legittimate a durare fino alla fine della presente legislatura. Secondo me lo dice il buon senso ed è per questo che sto pensando ad una iniziativa in tal senso che parte dal basso.
Mi scuso dell'errore.

Spedito da: GENOVA Pubblicato il: 07 maggio 2014 alle 10:43

GIAMPAOLO

Caro Michelangelo,
da quello che scrivi sei tutt'altro che neofita. Oltre la pertinente riflessione su varie analogie tra spedizioniere e promotore, hai colto un aspetto molto importante, poco conosciuto, dell'attività dello Spedizioniere, vale a dire la sua rilevanza finanziaria per importatori ed esportatori.
Oggi lo spedizioniere è chiamato, perché il mercato lo impone, a rilevanti anticipazioni finanziarie per conto dei mandanti, a ciò si sommano le altrettanto imponenti: coperture assicurative, fideiussioni bancarie (volute dalle amministrazioni quando opera come dichiarante doganale), responsabilità spesso solidali con il proprio mandante ed innumerevoli altri costi.
Oggi dunque la casa di spedizione si trova a coprire un ruolo di finanziatore vero e proprio delle attività di import/export che va ben al di là delle anticipazioni di cui parla il nostro cc all'art.1720. Questa nuova veste dello spedizioniere, ben conosciuta dall'amministrazione finanziaria che negli anni ha caricato lo Spedizioniere di crescenti responsabilità, non trova di fatto una adeguata regolamentazione. Da alcuni mesi stiamo però lavorando ad una interessante iniziativa.
Venendo nello specifico alla tua domanda. bisogna puntare nel porto di Genova anche sugli spedizionieri in ragione di competenze professionali che si estendono dalla materia trasportistica a quella assicurativa, sanitaria, doganale, finanziaria, bancaria etc...se la merce non vuole avere sorprese deve affidarsi a chi saprà far rendere al meglio i suoi interessi. Lo spedizioniere lavora per garantire al meglio importatori ed esportatori, il suo interesse va ben oltre il mero atto materiale del trasporto ma copre tutti gli aspetti di soddisfazione commerciale dei clienti.

Spedito da: Italia Pubblicato il: 06 maggio 2014 alle 22:09

Messico & nuvole

Arriva l'estate, e nel centro storico di Genova si iniziano ad aprire le finestre. Anzi no, si aprirebbero, se l'Autorità Portuale avesse mantenuto l'impegno assunto cinque (o sei?) anni fa di elettrificare i bacini delle riparazioni navali per ridurre il rumore dei gruppi elettrogeni che rendono la vita veramente difficile, soprattutto di notte. Ma, come al solito, si è trattato di una dichiarazione non seguita dai fatti. La stessa cosa è stata promessa per il porto di Voltri, senza tenere conto che a Genova comunque non approdano portacontainer dotate della necessaria presa di corrente.
Senza particolare spirito polemico, posso chiedere al Presidente dell'Autorità Portuale a che punto siamo? L'unica cosa certa è che fino ad ora non è stato fatto nulla di quanto promesso.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 06 maggio 2014 alle 17:34

Del Bene

Il dibattito sul ruolo degli spedizionieri avrebbe bisogno di un corollario essenziale, quello delle grandi case di spedizione, che sono cosa ben diversa dagli spedizionieri genovesi o livornesi.
Alcuni anni fa diversi spedizionieri con spirito più imprenditoriale avevano capito che per competere in Europa la strada avrebbe dovuto essere quella delle aggregazioni e della massa critica. Purtroppo le buone intenzioni non si sono tradotte in fatti concreti, e la realtà è rimasta la stessa, con il mercato continentale dominato dai grandi gruppi tedeschi, svizzeri ed olandesi. La realtà è che il mondo degli spedizionieri non è riuscito ad evolversi, così come non ci è riuscito quello degli autotrasportatori.
Lo domando al Segretario degli spedizionieri genovesi, ma anche all'associazione livornese: se la realtà è quella che ho provato a descrivere, quali sono le prospettive di una dimensione imprenditoriale più vicina alle esigenze del mercato?

Spedito da: Genova Pubblicato il: 06 maggio 2014 alle 15:25

Michelangelo Trombetta

La strana nascita del governo Renzi è un esempio di come la finanza può condizionare un paese indebitato.
20 febbraio 2014: il BTP 9% 1/11/2023 quota 144,66, oggi 150,60; il BTP 4% 1/2/37 quota 97,61, oggi 105,01; il MIB è a 20421,29, oggi a 20639,96.
Nel mio ambiente tutti sanno che ci stanno comprando alcuni grandi fondi stranieri tra cui Black Rock. Questi colossi finanziari non regalano niente a nessuno: ti dicono che cosa devi fare e non gliene frega nulla dei dettagli; devi fare delle riforme istituzionali buone o cattive che siano. Questo spiega l'iper attivismo di Renzi sul fronte degli annunci; la finanza vive di annunci. Poi qualcosa si deve concretizzare ma guai a sgarrare. Se qualcosa si inceppasse nel cammino delle riforme istituzionali, Black Rock telefona a Renzi e lo mette in riga: mantenere i patti oppure vendiamo. E' un ricatto perpetuo in cui il paese indebitato quasi sempre perde.
John Adams scrisse: vi sono due modi per sottomettere un popolo: uno è la spada, l'altro sono i debiti.

Spedito da: Milano Pubblicato il: 06 maggio 2014 alle 12:22

Enrico Vigo

Ho già dato la mia risposta alla domanda di Michelangelo, che non ha la pretesa di essere la Bibbia. Ripeto: il promoter n° 1 dello sviluppo del porto di Genova è in assoluto l'armatore, parliamo della quota di traffico più rilevante quella dei containers ovviamente (in altri casi come le rinfuse solide invece è il terminalista). In subordine un aiuto agli armatori e agli spedizionieri per la vendita/promozione dei servizi portuali può essere dato dalla competitività (costi) del sistema-Genova nel suo complesso (incluso il mark-up degli spedizionieri).
Questa è l'istantanea ad oggi, in futuro con l'arrivo delle infrastrutture lo scenario può cambiare e lo spedizioniere genovese (insieme agli armatori che hanno massa critica su cui lavorare più consistente, e quindi sono i primi attori nella vicenda) può ritagliarsi il ruolo (marginale) di promoter, se si organizza (ricapitalizzazione delle aziende espansione del network oltre appennino vicino ai mercati), altrimenti il ruolo degli spedizionieri genovesi resta secondario, se non nullo.
In generale lo spedizioniere non può avere il peso specifico di una Compagnia di Navigazione, resta comunque una figura importante che risolve alcuni problemi della catena logistica ed ha una sua precisa collocazione nel mercato, ma non si cerchino di enfatizzare figure fuori contesto. Cosa serve e perché, quindi, l'ho già detto in precedenza, basta andare indietro e rileggere.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 06 maggio 2014 alle 10:39

Michelangelo Trombetta

Devo mio malgrado ritornare ai massimi sistemi.
Gli avvocati Aldo Bozzi e Claudio Tani, quelli che hanno affossato il Porcellum, in una lettera al presidente della Repubblica, scrivono: “Vorremmo attirare la Sua attenzione sulla importantissima recente sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione, n. 8878/14 del 4 aprile 2014, nella quale, con l’efficacia del “giudicato erga omnes ” è stato accertato e dichiarato che “…i cittadini elettori non hanno potuto esercitare il diritto di voto personale, eguale, libero e diretto secondo il paradigma costituzionale, per la oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica, a causa del meccanismo di traduzione dei voti in seggi, intrinsecamente alterato dal premio di maggioranza disegnato dal legislatore del 2005, e a causa della impossibilità per i cittadini elettori di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento…”.
Fin qui niente di nuovo; ma c'è un passo della sentenza che ci deve far riflettere: “Il principio di continuità dello Stato non può legittimare fino alla fine della legislatura le Camere elette in violazione della libertà di voto e che sono il frutto della grave ferita inferta alla logica della rappresentanza consegnata dalla Costituzione”.
La Cassazione dice: lo Stato nuo può essere paralizzato dichiarando tout court le camere illegittime e non funzionanti ma questo stato di cose non può durare fino al 2018 e deve essere sanato subito con nuove elezioni. Ma con quale legge elettorale? Una c'è già: il porcellum senza premio di maggioranza e con le preferenze; la Corte Costituzionale ha detto che il Parlamento può farne una nuova ma logica vuole che non possa discostarsi più di tanto dal Porcellum emendato come sopra.
Quello che è evidente è che questo Parlamento non può riformare la Costituzione.
Dobbiamo fare qualcosa: scrivere in massa a Napolitano, volantinare, fare banchetti, convegni, qualcosa.
Non si vive di solo pane.

Spedito da: Genova Pubblicato il: 06 maggio 2014 alle 03:10

giorgio.carozzi

Caro Magolino, aspetto con piacere il riassunto, sperando sia più sintetico rispetto agli interventi di Vigo…
Apprezzo questo dibattito filosofico sul ruolo e il futuro degli spedizionieri e sono curioso di leggere le riflessioni di Botta in risposta a Cp. Micky: è porto reale. In attesa di riproporre la demenziale e sciagurata virtualità della politica…

Spedito da: Genova Pubblicato il: 05 maggio 2014 alle 15:14

Michelangelo Trombetta

Ringrazio Giampaolo Botta per le sue parole; da perfetto neofita del settore un po' di incoraggiamento non può che far piacere.
Io credo che lo Spedizioniere dovrebbe assumere un ruolo analogo a quello del Promotore Finanziario nella gestione del risparmio. La banca per cui lavoro commercializza la più vasta gamma di prodotti confezionati dalle cosiddette SGR (Società di Gestione del Risparmio); queste possono essere considerate l'analogo dei vettori; poi la banca mi dice: tu hai a disposizione questi prodotti con i relativi prezzi e trova le migliori condizioni per i clienti. Tutto ciò che ruota intorno, ossia il supporto tecnologico-organizzativo alla mia vendita, ha, nel mondo della logistica, il suo corrispettivo nelle norme, nel funzionamento della dogana e quant'altro.
La domanda a mio avviso è: quale è il ruolo degli spedizionieri nello sviluppare i traffici del porto di Genova alle condizioni attuali? Ammettiamo che la mia Banca sia il porto di genova; la domanda è: quali strategie deve adottare la Banca per incrementare le proprie masse amministrate? La mia banca, ma non solo, punta chiaramente sui promotori finanziari, ossia sugli spedizionieri.

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